Agevolazioni eque per i lavoratori pubblici lontano da casa: viaggi, affitti, detrazioni

Il problema

Noi lavoratori pubblici assunti tramite concorsi nazionali vogliamo portare all’attenzione delle Istituzioni, dei sindacati e dell’opinione pubblica una realtà che riguarda ormai migliaia di persone: l’assegnazione a sedi di servizio lontane dalla propria regione di residenza, con costi economici e umani che stanno diventando insostenibili.

Tanti vincitori dei concorsi pubblici  provengono dal Centro e Sud Italia ma sono stati destinati a sedi del Nord, spesso a centinaia di chilometri dalle nostre famiglie.

Una condizione sempre più comune nei concorsi nazionali, che però comporta conseguenze pesantissime.

Per molti di noi, rientrare a casa ogni settimana significa spendere metà dello stipendio solo in viaggio.

Chi viene da regioni ancora più lontane, semplicemente, non può permetterselo e deve rinunciare a trascorrere tempo con i propri figli e familiari.

Nessun lavoratore pubblico dovrebbe trovarsi nella condizione di dover scegliere tra affetti e sostentamento, tra presenza e sopravvivenza economica.

A questo si aggiunge un ulteriore problema che spesso viene ignorato:

gli stipendi del pubblico impiego non sono competitivi rispetto al costo della vita nelle città del Nord.

Affitti altissimi, trasporti costosi, spese quotidiane molto più elevate: con uno stipendio da neoassunto è impossibile vivere dignitosamente lontano dalla propria regione.

attualmente le convenzioni con le compagnie di trasporto sono limitate e ridotte, in molti casi al 10%, una percentuale purtroppo insufficiente rispetto ai costi effettivi sostenuti e, per di più limitata ad un numero ridotto di posti, quasi del tutto introvabili nella giornata di venerdi, quella in cui si concentra il maggior numero di rientri.

Questa sproporzione rischia di:

 • scoraggiare migliaia di potenziali candidati;

 • rendere difficile reperire personale nelle sedi più carenti;

 • costringere chi accetta a condizioni di vita insostenibili.

A rendere la situazione ancora più ingiusta, mentre alcuni neoassunti  del 2005 hanno ricevuto un contributo per la locazione, molti altri, assunti prima di quella data, non hanno avuto alcun sostegno, pur trovandosi nelle stesse identiche difficoltà economiche e logistiche.

Per tutti questi motivi chiediamo:

1. Convenzioni strutturali realmente vantaggiose con Trenitalia e altre compagnie di trasporto.

2. Contributi per l’alloggio o per i rientri periodici nella regione di residenza.

3. Possibilità di detrarre fiscalmente le spese di viaggio e alloggio sostenute per il servizio.

4. Tutela uniforme per tutti i vincitori di concorsi nazionali, senza disparità in base alla data di assunzione.

5. L’apertura di un tavolo tecnico con PA, ARAN e sindacati nell’ambito della contrattazione del nuovo CCNL.

Queste misure non sono privilegi:

sono condizioni minime di equità e dignità per chi serve lo Stato lontano da casa.

Chiediamo alle Istituzioni di ascoltare questa richiesta, che non è una lamentela individuale ma una necessità collettiva ormai non più rinviabile.

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Enzo AltobelliPromotore della petizione

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Noi lavoratori pubblici assunti tramite concorsi nazionali vogliamo portare all’attenzione delle Istituzioni, dei sindacati e dell’opinione pubblica una realtà che riguarda ormai migliaia di persone: l’assegnazione a sedi di servizio lontane dalla propria regione di residenza, con costi economici e umani che stanno diventando insostenibili.

Tanti vincitori dei concorsi pubblici  provengono dal Centro e Sud Italia ma sono stati destinati a sedi del Nord, spesso a centinaia di chilometri dalle nostre famiglie.

Una condizione sempre più comune nei concorsi nazionali, che però comporta conseguenze pesantissime.

Per molti di noi, rientrare a casa ogni settimana significa spendere metà dello stipendio solo in viaggio.

Chi viene da regioni ancora più lontane, semplicemente, non può permetterselo e deve rinunciare a trascorrere tempo con i propri figli e familiari.

Nessun lavoratore pubblico dovrebbe trovarsi nella condizione di dover scegliere tra affetti e sostentamento, tra presenza e sopravvivenza economica.

A questo si aggiunge un ulteriore problema che spesso viene ignorato:

gli stipendi del pubblico impiego non sono competitivi rispetto al costo della vita nelle città del Nord.

Affitti altissimi, trasporti costosi, spese quotidiane molto più elevate: con uno stipendio da neoassunto è impossibile vivere dignitosamente lontano dalla propria regione.

attualmente le convenzioni con le compagnie di trasporto sono limitate e ridotte, in molti casi al 10%, una percentuale purtroppo insufficiente rispetto ai costi effettivi sostenuti e, per di più limitata ad un numero ridotto di posti, quasi del tutto introvabili nella giornata di venerdi, quella in cui si concentra il maggior numero di rientri.

Questa sproporzione rischia di:

 • scoraggiare migliaia di potenziali candidati;

 • rendere difficile reperire personale nelle sedi più carenti;

 • costringere chi accetta a condizioni di vita insostenibili.

A rendere la situazione ancora più ingiusta, mentre alcuni neoassunti  del 2005 hanno ricevuto un contributo per la locazione, molti altri, assunti prima di quella data, non hanno avuto alcun sostegno, pur trovandosi nelle stesse identiche difficoltà economiche e logistiche.

Per tutti questi motivi chiediamo:

1. Convenzioni strutturali realmente vantaggiose con Trenitalia e altre compagnie di trasporto.

2. Contributi per l’alloggio o per i rientri periodici nella regione di residenza.

3. Possibilità di detrarre fiscalmente le spese di viaggio e alloggio sostenute per il servizio.

4. Tutela uniforme per tutti i vincitori di concorsi nazionali, senza disparità in base alla data di assunzione.

5. L’apertura di un tavolo tecnico con PA, ARAN e sindacati nell’ambito della contrattazione del nuovo CCNL.

Queste misure non sono privilegi:

sono condizioni minime di equità e dignità per chi serve lo Stato lontano da casa.

Chiediamo alle Istituzioni di ascoltare questa richiesta, che non è una lamentela individuale ma una necessità collettiva ormai non più rinviabile.

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