Aboliamo la frequenza obbligatoria a Medicina!

Il problema

Al presidente del Consiglio Universitario Nazionale Antonio Vicino

Al presidente del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari Alessia Conti

Al ministro dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini

Al presidente del Senato Ignazio la Russa

Nei corsi di laurea di Medicina e Chirurgia di tutta Italia la frequenza è obbligatoria.

Si tratta di un impegno di tempo estremamente consistente, la cui utilità non può assumersi uguale per tutti.  Devono essere considerati, infatti, i numerosi studenti che hanno un metodo di studio diverso e non traggono sufficienti benefici (in rapporto al tempo impegnato)  semplicemente ascoltando le esposizioni dei docenti.

Sostanzialmente tutti gli studenti sono comunque fortemente penalizzati da questo vincolo, essendo loro impedito di svolgere importantissime attività professionalizzanti e tirocini che si tengono  negli stessi orari delle lezioni.

Inoltre, le frequenze a lezione vengono spesso registrate in modo difforme dai professori, di modo che a moltissimi studenti è capitato frequentemente di non riuscire a fare valere la presenza a lezioni a cui hanno effettivamente assistito, con conseguente impossibilità di svolgere l'esame.

Perché è una delle poche facoltà in cui la frequenza è rimasta obbligatoria? La risposta è semplice: Medicina e Chirurgia ha una laurea abilitante e pertanto gli studenti al momento del conseguimento la laurea devono essere (forse più di altri) estremamente preparati, considerata la delicatezza dei loro futuri compiti. Ma ciò non si raggiunge solamente tramite lezioni frontali! Anzi, avviene soprattutto tramite attività professionalizzanti e tirocini, che tuttavia purtroppo gli studenti sono costretti a rifiutare per essere presenti a lezione.

Mentre infatti la teoria ben può essere raggiunta attraverso una adeguato mix di frequenza a lezioni e studio autonomo, le conoscenze ed abilità pratiche solo possono raggiungersi attraverso percorsi diversi e maggiormente articolati rispetto alla mera frequenza alle lezioni.

Tutto questo penalizza gli studenti e più in generale l’efficacia dei corsi universitari.

Se riuscissimo a superare questo vincolo, l’intero sistema ne trarrebbe vantaggio!

Gli stessi professori, per avere un seguito non obbligato, cercherebbero di rendere le loro lezioni più efficaci e possibilmente maggiormente interattive ed improntate alle conoscenze ed abilità pratiche.

Lasciamo che sia comunque lo studente – sia pure nell’ambito del percorso formativo stabilito – a decidere in quale misura spendere il suo tempo (necessariamente limitato) nelle diverse modalità di apprendimento disponibili. In ogni caso saranno sempre gli stessi professori a giudicare la preparazione degli studenti.

Partiamo da qui per cambiare (in meglio) tutto quello che merita di essere cambiato! Se siete d'accordo firmate la petizione. Se raggiungiamo un grande numero di firme organizzeremo varie manifestazioni nella Sapienza a Roma ed a seguire in tante altre università nel territorio nazionale.

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Bianca BersaniPromotore della petizione

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Al presidente del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari Alessia Conti

Al ministro dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini

Al presidente del Senato Ignazio la Russa

Nei corsi di laurea di Medicina e Chirurgia di tutta Italia la frequenza è obbligatoria.

Si tratta di un impegno di tempo estremamente consistente, la cui utilità non può assumersi uguale per tutti.  Devono essere considerati, infatti, i numerosi studenti che hanno un metodo di studio diverso e non traggono sufficienti benefici (in rapporto al tempo impegnato)  semplicemente ascoltando le esposizioni dei docenti.

Sostanzialmente tutti gli studenti sono comunque fortemente penalizzati da questo vincolo, essendo loro impedito di svolgere importantissime attività professionalizzanti e tirocini che si tengono  negli stessi orari delle lezioni.

Inoltre, le frequenze a lezione vengono spesso registrate in modo difforme dai professori, di modo che a moltissimi studenti è capitato frequentemente di non riuscire a fare valere la presenza a lezioni a cui hanno effettivamente assistito, con conseguente impossibilità di svolgere l'esame.

Perché è una delle poche facoltà in cui la frequenza è rimasta obbligatoria? La risposta è semplice: Medicina e Chirurgia ha una laurea abilitante e pertanto gli studenti al momento del conseguimento la laurea devono essere (forse più di altri) estremamente preparati, considerata la delicatezza dei loro futuri compiti. Ma ciò non si raggiunge solamente tramite lezioni frontali! Anzi, avviene soprattutto tramite attività professionalizzanti e tirocini, che tuttavia purtroppo gli studenti sono costretti a rifiutare per essere presenti a lezione.

Mentre infatti la teoria ben può essere raggiunta attraverso una adeguato mix di frequenza a lezioni e studio autonomo, le conoscenze ed abilità pratiche solo possono raggiungersi attraverso percorsi diversi e maggiormente articolati rispetto alla mera frequenza alle lezioni.

Tutto questo penalizza gli studenti e più in generale l’efficacia dei corsi universitari.

Se riuscissimo a superare questo vincolo, l’intero sistema ne trarrebbe vantaggio!

Gli stessi professori, per avere un seguito non obbligato, cercherebbero di rendere le loro lezioni più efficaci e possibilmente maggiormente interattive ed improntate alle conoscenze ed abilità pratiche.

Lasciamo che sia comunque lo studente – sia pure nell’ambito del percorso formativo stabilito – a decidere in quale misura spendere il suo tempo (necessariamente limitato) nelle diverse modalità di apprendimento disponibili. In ogni caso saranno sempre gli stessi professori a giudicare la preparazione degli studenti.

Partiamo da qui per cambiare (in meglio) tutto quello che merita di essere cambiato! Se siete d'accordo firmate la petizione. Se raggiungiamo un grande numero di firme organizzeremo varie manifestazioni nella Sapienza a Roma ed a seguire in tante altre università nel territorio nazionale.

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Petizione creata in data 5 maggio 2023