Aboliamo l'ordine dei giornalisti

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L'Ordine dei Giornalisti - che non trova omologhi in nessun altro Paese europeo - è nato nel 1925 per controllare l'esercizio della professione. Novantatré anni dopo appare sorpassata la visione corporativa di un "ceto" che ha perso tutta la vocazione di tutela degli iscritti, ma non quella a preservare gli interessi economici di quanti vi gravitano attorno in qualità di presidenti, consiglieri, componenti delle varie commissioni, docenti.

Tra ordini nazionale e regionali, commissioni e gruppi di lavoro, sono più di un migliaio i titolari di incarichi d'oro che vengono spostati da una poltrona all'altra, foraggiati dalle quote di iscrizione e dalle tasse degli oltre 100mila iscritti ai vari albi. Lo scorso marzo, è stato l'ex presidente Odg Iacopino a dire, dimettendosi, basta: “Prevalgono - ha detto - un gioco perverso e irresponsabile di opposte militanze, il settarismo, la superficialità, le urla, le volgarità. Ci sono polemiche alimentate da ‘professori del diritto’, che si dividono tra analfabeti del diritto e oltre”.

Eppure questo marasma di "incompetenze e strette di mano" può contare su diversi milioni l'anno: cinque quelli dichiarati nel 2013, al netto dei finanziamenti erogati ad associazioni vicine all'ordine (per esempio "Carta di Roma") dal magnate e manipolatore mediatico di Open Society George Soros. Un "giro di affari", non l'ente di diritto in grado di garantire l'esercizio della professione ai propri iscritti e di tutelarli nelle diverse sedi. Anche i criteri di accesso alla professione e la gestione degli esami di Stato presentano degli aspetti ambigui, già rilevati da una serie di inchieste della giornalista Zaira Bartucca e confermati dal giurista Antonio Giangrande nel libro "Concorsopoli ed Esamopoli".

Eppure l'Ordine, protetto dal silenzio dei giornalisti che temono ritorsioni quali la cancellazione dall'Albo o richiami disciplinari, si sente protetto. E' ora di rompere questo silenzio. Alberto Moravia e Milena Gabanelli, sono solo alcuni dei competenti giornalisti che, in tempi diversi, l'Odg ha pensato di escludere. E' quindi lecito domandarsi: qual è il suo ruolo se non è in grado neppure di adottare criteri meritocratici - ma spesso solo clientelari - per l'accesso alla professione? E' giusto che il governo tenta in piedi un organismo che serve a rinfrescare, senza nessun tornaconto per la collettività e per i giornalisti, le tasche di pochi?

Al Ministro di Grazia e Giustizia, cui spetta la vigilanza su tutti i Consigli e che avrà il potere - oltre che l'obbligo dettato dal suo dicastero - di sciogliere l'attuale Consiglio per inosservanza degli obblighi imposti dalla Legge;

Al del Consiglio dei Ministri cui spetta, sentiti i ministri, di trovare alternative valide all'Odg, del resto già rintracciabili nella Legge 4/2013, "Disposizioni in materia di professioni non organizzate" in ordine e collegi, esercitate "abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale".

Al Ministro con delega all'Informazione e alla Comunicazione, cui spetta il compito di prendere atto del malcontento dei giornalisti impossibilitati a lavorare liberamente o di avanzare di grado se non si scende a patti con un sistema ambiguo;

Alla Procura della Repubblica, cui si chiede di acquisire tutto il materiale pubblicato in merito ai bandi di gara dell'Odg e di sospendere in via d'urgenza gli Esami di Stato finché non verrà fatta chiarezza sulla loro gestione e sull'esistenza o meno di fenomeni di corruzione, chiediamo:

di prendere visione della petizione per l'abolizione dell'ordine dei giornalisti, e di portare le istanze dei firmatari presso le sedi competenti.

Ha aderito alla petizione anche il Portavoce M5S alla Camera dei Deputati Paolo Parentela. 



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