12 mesi per denunciare una violenza sessuale non bastano: serve giustizia, non scadenze


12 mesi per denunciare una violenza sessuale non bastano: serve giustizia, non scadenze
Il problema
Attualmente in Italia, l’articolo 609-septies del Codice Penale impone alle vittime di violenza sessuale di sporgere querela entro 12 mesi dall’episodio (fino al 2019 i mesi erano addirittura solo 6).
Gestisco la pagina Insta Potevo_essere_io e ho raccolto tantissime storie di ragazze e di donne che hanno subìto una violenza sessuale e non sono riuscite a denunciare perché “oltre i termini di legge”.
Dodici mesi per raccogliere i frammenti di una vita distrutta, per superare l’angoscia, la vergogna e quel peso insopportabile del senso di colpa che troppe vittime portano nel cuore NON BASTANO.
Dodici mesi per trasformare il dolore in parole, per avere il coraggio di raccontare ciò che nessuno dovrebbe mai vivere NON BASTANO.
Il dolore non segue i calendari, uno stupro non è uno yogurt.
Per molte vittime, il percorso per dare un nome alla violenza e affrontare il trauma è lungo e complesso. La vittima ha bisogno di tempo per dare un nome a ciò che è successo, per riuscire ad elaborarlo, ad aprirsi, a raccontarlo, a chiedere aiuto superando vergogna e sensi di colpa.
A volte subisce anche violenza psicologica sotto forma di ricatti o di minacce (“Se lo dici a qualcuno, ti ammazzo” oppure “Perderai il lavoro” se si tratta del capo oppure “Nessuno ti crederà perché io sono più potente di te, oppure perché “non hai prove, la tua parola contro la mia, dirò che anche tu lo volevi”).
Non c’è informazione adeguata rispetto a questa scadenza, non c’è un contesto accogliente per supportare e sostenere le vittime nel denunciare. Spesso non si conoscono i centri antiviolenza, non si sa a chi rivolgersi anche solo per un confronto anonimo, ci vuole tempo per trovare la strada.
Quindi spesso si scopre dell’esistenza di questo termine solo quando è troppo tardi e la porta verso la giustizia si chiude, lasciando le vittime intrappolate nel silenzio e nella solitudine.
In altri Paesi europei (e non), il sistema è diverso: in Francia la denuncia può essere presentata entro sei anni. In Germania, tre anni. In Spagna, cinque; si arriva a 20 per i casi più gravi. In Svezia non esiste un limite di tempo. E noi? Possiamo davvero continuare a imporre un termine così breve, spegnendo la speranza di giustizia per chi soffre?
Chiediamo che anche l’Italia cambi.
Le vittime hanno bisogno di tempo, di ascolto, di comprensione. Non di scadenze che soffocano la loro voce.
Cancelliamo o, come minimo, estendiamo i termini per denunciare le violenze sessuali e rendiamo giustizia a chi merita di essere ascoltato e protetto.
È tempo di cambiare, di stare dalla parte delle vittime.

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Il problema
Attualmente in Italia, l’articolo 609-septies del Codice Penale impone alle vittime di violenza sessuale di sporgere querela entro 12 mesi dall’episodio (fino al 2019 i mesi erano addirittura solo 6).
Gestisco la pagina Insta Potevo_essere_io e ho raccolto tantissime storie di ragazze e di donne che hanno subìto una violenza sessuale e non sono riuscite a denunciare perché “oltre i termini di legge”.
Dodici mesi per raccogliere i frammenti di una vita distrutta, per superare l’angoscia, la vergogna e quel peso insopportabile del senso di colpa che troppe vittime portano nel cuore NON BASTANO.
Dodici mesi per trasformare il dolore in parole, per avere il coraggio di raccontare ciò che nessuno dovrebbe mai vivere NON BASTANO.
Il dolore non segue i calendari, uno stupro non è uno yogurt.
Per molte vittime, il percorso per dare un nome alla violenza e affrontare il trauma è lungo e complesso. La vittima ha bisogno di tempo per dare un nome a ciò che è successo, per riuscire ad elaborarlo, ad aprirsi, a raccontarlo, a chiedere aiuto superando vergogna e sensi di colpa.
A volte subisce anche violenza psicologica sotto forma di ricatti o di minacce (“Se lo dici a qualcuno, ti ammazzo” oppure “Perderai il lavoro” se si tratta del capo oppure “Nessuno ti crederà perché io sono più potente di te, oppure perché “non hai prove, la tua parola contro la mia, dirò che anche tu lo volevi”).
Non c’è informazione adeguata rispetto a questa scadenza, non c’è un contesto accogliente per supportare e sostenere le vittime nel denunciare. Spesso non si conoscono i centri antiviolenza, non si sa a chi rivolgersi anche solo per un confronto anonimo, ci vuole tempo per trovare la strada.
Quindi spesso si scopre dell’esistenza di questo termine solo quando è troppo tardi e la porta verso la giustizia si chiude, lasciando le vittime intrappolate nel silenzio e nella solitudine.
In altri Paesi europei (e non), il sistema è diverso: in Francia la denuncia può essere presentata entro sei anni. In Germania, tre anni. In Spagna, cinque; si arriva a 20 per i casi più gravi. In Svezia non esiste un limite di tempo. E noi? Possiamo davvero continuare a imporre un termine così breve, spegnendo la speranza di giustizia per chi soffre?
Chiediamo che anche l’Italia cambi.
Le vittime hanno bisogno di tempo, di ascolto, di comprensione. Non di scadenze che soffocano la loro voce.
Cancelliamo o, come minimo, estendiamo i termini per denunciare le violenze sessuali e rendiamo giustizia a chi merita di essere ascoltato e protetto.
È tempo di cambiare, di stare dalla parte delle vittime.

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Petizione creata in data 17 novembre 2024