Decision Maker

Roberto Fico

  • Presidente della Camera dei Deputati

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Petitioning Roberto Fico, Maria Elisabetta Alberti Casellati

#BastaVitalizi, basta privilegi

Quello dei vitalizi è uno dei più grandi scandali della Repubblica. Per gli sfacciati privilegi che i parlamentari si sono dati, per lo spreco di risorse che hanno comportato e comporteranno, per il peso che continueranno ad avere sui bilanci di Camera e Senato, dunque sulle finanze pubbliche. C’è un esercito di oltre duemila ex deputati e senatori che gode di questi ingiustificati trattamenti. In base ai quali persino chi non ha mai messo piede in Parlamento o ha partecipato a pochissime sedute delle Camere riscuote assegni di circa 2.000 euro netti mensili. Magari sommandoli ad altri vitalizi delle Regioni o del Parlamento europeo, oppure a trattamenti pensionistici maturati per le attività lavorative svolte. Per non parlare dei parlamentari eletti per più legislature, che arrivano ad incassare fino a 7 mila euro netti mensili. Cifre che i comuni cittadini neanche si sognano. Vero che a partire dal 2012 il sistema è stato riformato. E il vecchio sistema di calcolo dei vitalizi è stato rimpiazzato dal contributivo. Ciononostante, il trattamento dei rappresentanti del popolo continua a presentare elementi di smaccato favore rispetto a quello riservato ai normali lavoratori. A cominciare dall’età pensionabile. Per esempio gli eletti per la prima volta nel 2013, considerando il fatto che la legislatura è durata 4 anni 6 mesi e un giorno, con 5 anni di contributi versati, il 15 settembre 2017 hanno maturato a 65 anni il diritto ad una pensione di circa mille euro. Chi sarà eletto anche per un secondo mandato, con 10 anni di contributi, potrà iniziare a percepire l’assegno previdenziale addirittura a 60 anni. Mentre, a partire dal 2018, l’età minima richiesta ai comuni cittadini per andare in pensione salirà a 66 anni e 7 mesi. Per modificare il trattamento previdenziale degli ex parlamentari e rimuovere questo scandalo, non servono né leggi né complesse riforme costituzionali. Basta un semplice cambiamento ai regolamenti interni sui vitalizi varati dagli Uffici di presidenza di Camera e Senato. Nel maggio 2015, con una delibera approvata prima dalla Camere e poi dal Senato, sono stati eliminati i vitalizi solo per gli ex deputati condannati. Chiediamo a tutti i candidati delle elezioni che avverranno in Italia il prossimo 4 marzo, di impegnarsi affinché in futuro attraverso un nuovo regolamento, eliminino definitivamente e una volta per tutte le ingiustificate posizioni di rendita maturate dagli ex parlamentari prima della riforma del 2012 e quelle che, anche dopo quest’ultimo intervento, sono rimaste praticamente inalterate. Chiariteci la vostra posizione e quale sarà il vostro impegno in merito, una volta che salirete al Governo. Noi proponiamo che si ricalcolino tutti i vitalizi attualmente in essere con il sistema contributivo; che si elevi il limite d’età per la percezione dell’assegno previdenziale; che si introduca un tetto massimo al vitalizio di 5.000 euro lordi al mese. Un analogo tetto di 5.000 euro lordi al mese deve valere anche per tutti coloro che godono o godranno di un trattamento previdenziale frutto dei contributi versati nel corso della propria carriera professionale. Antonio Padellaro, Peter Gomez e Marco Travaglio

Il Fatto Quotidiano
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Petitioning Roberto Fico

Vitalizi, poniamo fine al privilegio

Quello dei vitalizi è uno dei più grandi scandali della Repubblica. Per gli sfacciati privilegi che i parlamentari si sono dati, per lo spreco di risorse che hanno comportato e comporteranno, per il peso che continueranno ad avere sui bilanci di Camera e Senato, dunque sulle finanze pubbliche. C’è un esercito di oltre duemila ex deputati e senatori che gode di questi ingiustificati trattamenti. In base ai quali persino chi non ha mai messo piede in Parlamento o ha partecipato a pochissime sedute delle Camere riscuote assegni di circa 2.000 euro netti mensili. Magari sommandoli ad altri vitalizi delle Regioni o del Parlamento europeo, oppure a trattamenti pensionistici maturati per le attività lavorative svolte. Per non parlare dei parlamentari eletti per più legislature, che arrivano ad incassare anche oltre 10 mila euro netti mensili. Cifre che i comuni cittadini neanche si sognano. Vero che a partire dal 2012 il sistema è stato riformato. E il vecchio sistema di calcolo dei vitalizi è stato rimpiazzato dal contributivo. Ciononostante, il trattamento dei rappresentanti del popolo continua a presentare elementi di smaccato favore rispetto a quello riservato ai normali lavoratori. A cominciare dall’età pensionabile.Ecco un esempio. Gli eletti per la prima volta nel 2013, se la legislatura durerà almeno 4 anni 6 mesi e un giorno, con 5 anni di contributi versati, matureranno a 65 anni il diritto ad una pensione di circa mille euro. Chi sarà eletto anche per un secondo mandato, con 10 anni di contributi, potrà iniziare a percepire l’assegno previdenziale addirittura a 60 anni. Mentre, a partire dal 2018, l’età minima richiesta ai comuni cittadini per andare in pensione salirà a 66 anni e 7 mesi. Per modificare il trattamento previdenziale degli ex parlamentari e rimuovere questo scandalo, non servono né leggi né complesse riforme costituzionali. Basta un semplice cambiamento ai regolamenti interni sui vitalizi varati dagli Uffici di presidenza di Camera e Senato. Esattamente come uno dei tanti fatti nel corso del tempo ai primi regolamenti approvati negli anni Cinquanta. E che, progressivamente, hanno determinato le distorsioni e le posizioni di favore che conosciamo per onorevoli e senatori. Ed è proprio agli Uffici di presidenza di Montecitorio e Palazzo Madama che questa proposta-appello si rivolge. Affinché, attraverso un nuovo regolamento, eliminino definitivamente e una volta per tutte le ingiustificate posizioni di rendita maturate dagli ex parlamentari prima della riforma del 2012 e quelle che, anche dopo quest’ultimo intervento, sono rimaste praticamente inalterate.Ecco cosa proponiamo.1) Ricalcolare tutti i vitalizi attualmente in essere con il sistema contributivo in vigore a Montecitorio e Palazzo Madama dal 2012. E che prevede, in sostanza, un ammontare di circa 200 euro lordi al mese per ciascun anno di mandato parlamentare.2) Elevare il limite d’età per la percezione dell’assegno previdenziale allo stesso livello previsto dalla legge Fornero per i comuni lavoratori.3) Introdurre un tetto massimo al vitalizio di 5.000 euro lordi al mese. Anche per coloro che, avendo rivestito cariche in diverse assemblee elettive (Parlamento nazionale, Parlamento europeo e Consigli regionali), percepiscono o percepiranno, in base alle regole attualmente vigenti, più assegni previdenziali.4) Analogo tetto deve valere anche per tutti coloro che godono o godranno di un trattamento previdenziale frutto dei contributi versati nel corso della propria carriera professionale: se la pensione maturata attraverso l’attività lavorativa privata è pari o superiore a 5.000 euro lordi al mese, l’ex parlamentare non avrà diritto al vitalizio erogato dall’organo elettivo nel quale ha svolto il mandato, ma solo al rimborso dei contributi versati. Primo Di Nicola, Antonio Pitoni, Giorgio Velardi (autori del libro Orgoglio e Vitalizio per Paper First)   ---AGGIORNAMENTO: Il testo di questa petizione è stato aggiornato durante le Elezioni Politiche 2018. Il nuovo testo, con tutti gli aggiornamenti e le risposte di alcuni partiti si possono trovare al seguente collegamento: change.org/bastavitalizio

Il Fatto Quotidiano
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Petitioning Stefano Patuanelli, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Roberto Fico, Mariastella Gelmini, Francesco Lollobrigida, Riccardo Molinari, Federico Fornaro, Francesco D'Uva, Manfred Schullian, Graziano ...

STOP alla caccia alla volpe in tana!

La caccia alla volpe in tana è una pratica orribile.Cani appositamente addestrati entrano nella tana di una volpe e, incitati ed istigati dal cacciatore, ingaggiano un combattimento mortale con chiunque la occupi.Ci sono già delle leggi che proibiscono il maltrattamento e il combattimento fra animali ma la caccia in tana ancora non è vietata. Chi dirige questo tipo di caccia è conscio che il cane e l’animale braccato dovranno affrontare lotte furiose: incita i cani consapevole che andranno incontro a una serie di ferite, anche gravi, dovute alla lotta ingaggiata.L'uccisione della volpe, nella maggior parte dei casi, non avviene solo successivamente all'uscita dalla tana, con un colpo di fucile sparato dal cacciatore, ma in un modo ingiustamente crudele, dopo un cruento combattimento fra animali. Una pratica inaccettabile! LAC e Rifugio Miletta chiedono Ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati Ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati Alla Commissione Ambiente di Camera e Senato di promulgare immediatamente una legge che impedisca esplicitamente la caccia in tana. Non aspettare che qualcuno faccia qualcosa per fermare questa tortura, diventa attivista per gli animali. Firma subito la petizione e invita tutti i tuoi contatti a partecipare.Le volpi ti ringrazieranno. Ulteriori informazioni

LAC
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Petitioning Giuseppe Conte, Sergio Costa, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Roberto Fico, ministro.caposegreteria@politicheagricole.it

Caccia: stop all'utilizzo dei richiami vivi

L’utilizzo degli uccelli come richiami vivi è una pratica particolarmente crudele legata alla caccia da "capanni" fissi o temporanei. E' permesso tenere animali rinchiusi tutta la vita in minuscole gabbie, della dimensione di un foglio A4, per fungere da richiamo verso i propri simili ed attirarli così verso lo sparo di un fucile durante il periodo venatorio. I richiami vivi sono detenuti in condizioni durissime, per molto tempo al buio in modo che perdano la percezione del tempo e scambino il periodo in cui verranno esposti al capanno per la primavera. Il loro canto così attirerà maggiormente, riempiendo il carniere del cacciatore. Vivono in gabbia in condizioni igieniche precarie, senza la possibilità di distendere le ali destinate così ad atrofizzarsi e di fare le quotidiane abluzioni e bagni di sabbia, che in natura  amano fare per proteggersi dai parassiti. Costretti ad una detenzione dove le zampe si ricoprono di piaghe e ulcere, nella quale il tasso di mortalità è impressionante. A queste migliaia di piccoli uccelli migratori come allodole, cesene, merli, tordi, colombacci e pavoncelle è negata la libertà quotidiana di volare e seguire il loro istinto che li porterebbe a volare per chilometri e chilometri durante le stagioni migratorie. Migliaia perché ogni anno il "capannista" deve procurarsi degli uccelli freschi, per ragioni di richiamo o per rimpiazzare quanti sono morti nel corso dell’anno precedente. Oltre a queste specie vengono utilizzate anche anatidi per la caccia da appostamenti acquatici. Per questa pratica crudele vengono utilizzati uccelli allevati appositamente, ma troppo spesso anche frutto di catture illegali. Ogni anno  i traffici illeciti di uccelli scoperti sono tantissimi e rappresentano solo la punta di un iceberg di un business incredibile che svuota i nostri cieli e condanna gli uccelli selvatici a un'insopportabile prigionia. Per l'utilizzo ai fini di richiamo, a queste specie verrà negata la possibilità di esplicare l'attività fisiologica, un maltrattamento che cesserà solo con la fine dei loro giorni. Ai cacciatori, in alternativa ai richiami vivi, la normativa già ora consente fischietti o altri strumenti a bocca o a mano, oltre a stampi in plastica raffiguranti specie cacciabili. Mentre è già vietato l'utilizzo di richiami elettroacustici, a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico, perché ha una incontrollabile e forte attrattiva per l'avifauna, ne è però ammessa la vendita, cosa che oggigiorno ne porta ad un utilizzo illegale e diffuso. Per tutto quanto sopra esposto io sottoscritto chiedo, anche ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione : -di abolire la pratica e vietare severamente l'utilizzo di uccelli come richiami vivi. - di mantenere il divieto di utilizzo di richiami acustici a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico, con o senza amplificazione del suono e di vietarne la vendita.

LAC
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Petitioning Roberto Fico, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Camera dei deputati, Senato della Repubblica

#INTIMITAVIOLATA - Chiediamo una legge contro il revenge porn

ll revenge porn è la pratica, sempre più diffusa nella Rete, che consiste nella pubblicazione – o nella minaccia di pubblicazione, anche a scopo di estorsione – di foto o video intimi senza il consenso della persona interessata, spesso in risposta alla chiusura di una relazione. Un fenomeno umiliante e lesivo della dignità, che può condizionare la vita delle vittime anche nella ricerca di un impiego e nei rapporti sociali, ma non solo. “Di quanto può essere esplosiva una tale miscela – scrive Matteo Grandi in “Far Web. Il lato oscuro dei social” – abbiamo già avuto un triste esempio con un caso di cronaca italiana che si è concluso con il suicidio della protagonista. La vicenda è quella di Tiziana Cantone, che si è tolta la vita il 13 settembre 2016, dopo che un suo video hard era diventato virale in Rete.”  Il revenge porn è riconosciuto come reato in Germania, Israele e Regno Unito, e in trentaquattro Stati degli Usa. In Italia, invece, non esiste alcuna legge specifica sul revenge porn.  L’unica possibilità riconosciuta alle vittime è fare riferimento alla normativa sui reati di diffamazione, estorsione, violazione della privacy e trattamento scorretto dei dati personali, che non recepisce, però, la gravità e la peculiarità del fenomeno. Per questo chiediamo anche nel nostro Paese l’introduzione di una legge ad hoc.Occorrono azioni di prevenzione della violenza di genere e di educazione civica digitale rivolte alla popolazione generale. Occorre responsabilizzare in modo tangibile i gestori delle piattaforme e delle applicazioni attraverso le quali si effettua il revenge porn.  Occorre punire gli autori di reato, occorre dotarsi degli strumenti per fermarli.Occorre tutelare e sostenere adeguatamente le vittime, fatte oggetto di una vera e propria violazione e persecuzione, per permettere loro di tornare alla condizione di tranquillità cui tutte e tutti abbiamo diritto.Insieme in ReteI SentinelliBossy

Insieme in Rete con I Sentinelli e Bossy
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Petitioning Alfonso Bonafede, Roberto Speranza, Sergio Costa, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Roberto Fico

Animali soggetti di diritto. Pene più severe per chi li maltratta o uccide.

Italian / English / French / Spanish Al Ministro della Giustizia - Al Ministro della Salute - Al Ministro dell’Ambiente - Al Presidente del Senato della Repubblica - Al Presidente della Camera dei Deputati * PETIZIONE: ANIMALI SOGGETTI DI DIRITTO. PENE PIU’ SEVERE PER CHI LI MALTRATTA O UCCIDE. Non è più accettabile che la legge italiana classifichi gli animali “RES” (cose), alla stessa stregua di beni mobili. Chiediamo pertanto la riforma del codice civile in relazione alle esigenze di un paese più civile, affinchè tutti gli animali siano riconosciuti esseri senzienti e in quanto tali soggetti di diritto. Attualmente ciò che viene tutelato dal codice penale è il sentimento per gli animali, non l’animale stesso. Auspichiamo dal conseguimento di tale riforma cambiamenti radicali nel campo della tutela dei diritti degli animali, fra cui: - l’abolizione degli allevamenti intensivi ed estensivi, di terra ed acquatici, e dei mattatoi;- l’abolizione di caccia e pesca;- l’abolizione degli allevamenti da pelliccia con creazione di strutture che accolgano queste specie;- l’abolizione totale della sperimentazione animale, pratica antiscientifica e immorale, sostituita completamente dall’uso di metodi di ricerca senza animali e di metodi alternativi di sostituzione in tutte le aree della ricerca;- l’abolizione dei circhi e di tutte le manifestazioni (comprese quelle religiose e i palii) che prevedano l’impiego di animali;- l’abolizione di tutte quelle pratiche contrarie alla natura biologica ed etologica dell’animale;- inasprimento delle pene per chi maltratta, uccide e sfrutta sessualmente gli animali, zooerastia, con la previsione di circostanze aggravanti il reato, quali uso di armi, omissione di soccorso, motivi abietti. Se anche tu non puoi più accettare né le atroci sofferenze inflitte ai nostri amici animali, né che continuino ad essere considerati “cose mobili”, “oggetti senza valore”, aiutaci e chiedi insieme a noi che il Parlamento e le istituzioni tutte approvino rapidamente una legge per il riconoscimento della soggettività giuridica in capo a tutti gli animali e conseguente accoglimento delle ulteriori richieste formulate con la presente petizione. Firmatari §1) Comitato Tutela Diritti Animali - Presidente Simonetta Tempesti con: 2) Alba Animalista 3) Amore Randagio - Referente Anita De Cesaris 4) Amore Randagio Onlus R.E. - Presidente Bruna Mangano 5) Amore a Quattrozampe ODV - Presidente Domenico Molinini 6) Animal Liberation - Presidente Lilia Casali 7) Animalisti Volontari Pescara - Presidente Marialuisa D’Olimpio 8) Anonymous for Voiceless – Referente Eleonora Sola 9) A.N.P.A. Santeramo - Referente Maria Digirolamo 10) ANTA Onlus – Presidente Bruno Mei 11) ARIEL la speranza di chi non ha voce 12) Arte H Progettare APS - Presidente Claudia Marini 13) Associazione Animalista Franca Valeri - Referente Giulia Negri 14) Associazione Arca di Rita – Referente Francesca Raspante 15) Associazione Guardie per l’Ambiente sezione Calabria- Referenti Franco Bellantone e Marisa Allegro 16) Associazione Pelosi Felici – Referente Veronica Velisares 17) Attivisti nel cuore Italia - Presidente Ilaria Fagotto 18) AVA – Presidente Franco Libero Manco 19) A.V.C.P.P. - Presidente Giuseppe Villirillo 20) Beagle Rules Forever Beaglelandia – Referente Romano Quattropanetti 21) Be Positive Factory – Referente Enza Tammariello 22) BolognAnimale 23) Cittadini Consapevoli 24) Climate Fish Italia - Presidente Simone Scampoli 25) Comitato Unitiperloro 26) Con Fido nel Cuore Onlus - Referente Zina Giambertone 27) Coordinamento Antispecista Latina Frosinone- Referente Stefano Caccavello 28) DPA Onlus - Referente Alessia Strozzi 29) Elisabetta e I suoi angeli onlus – Presidente Paolina Bretagna 30) ENPA sezione di Parma- Referente Lella Gialdi 31) Ethicare – Referente Lara Olga Scarsella 32) Gli amici del pratone di Lissone Onlus – Referente Silvia Marotto 33) IAPL Italia Onlus – Referente Roberto Montalbano 34) I Care - Presidente Dott. Massimo Tettamanti, Criminologo Forense 35) Iene Vegane – Presidente Alessandra Di Lenge 36) Il Piccolo Santuario di Nama - Referenti Massimo Doria e Nadia Bernardi 37) Impronte Amiche onlus – Referente Cristina Cavagna 38) Insieme per FBM Proteggiamo i Levrieri No Profit - Presidente Claudio Luca Lo Campo 39) International Animal Protection League Ucraina- Presidente Andrea Cisternino 40) Italia Fish Save- Presidente Simone Scampoli 41) LEAL Lega Antivivisezionista- Presidente Gian Marco Prampolini 42) LEAL Lega Antivivisezionista sezione di Pavia - Responsabile Ugo Bettio 43) Legio Ursa- Usque ad Finem- Presidente Davide Celli  44) LIDA sezione di Ortona- Presidente Paola Stollavagli 45) MAC Movimento Anti Caccia- Presidente Paolo Perbellini 46) Movimento Etico Tutela Animali e Ambiente- Referente Italia Valerio Vassallo 47) Movimento tutela ambiente- rifugio antispecista di Valeria Dall’Oca 48) OIPA Italia sezione di Campobasso e provincia- Delegato Giancarlo Calvanese 49) Osso For Friend – Referente Marta Catarinozzo 50) Parma Etica Festival 51) Quello che Davvero Conta- Referente Luca Borreale 52) Rifugio Hope - Referente Corinne Elfie 53) Santuario Capra Libera Tutti- Referente Massimo Manni 54) The Save Movement Italia- Presidente Simone Scampoli 55) U.P.A. Unione per gli Animali- Presidente Giuseppe Panassidi 56) U.V.A. Unione Vegetariana Animalista Organizzazione di Volontariato - Presidente Arch. Massimo Andellini 57) Vegan Project Napoli- Referente Fabiana De Crescenzo 58) Zampe d’Oro Onlus- Presidente Giancarla Anigoni 59) Zampe che danno una mano Onlus - Presidente pro tempore Giada Bernardi § e con: 60) Dott.ssa Ingrid Alberti 61) Dott.ssa Sabina Bietolini, Biologa nutrizionista 62) Orietta Biguzzi 63) Emanuela Bonamore 64) Cecilia Bravo 65) Francesca Bruno 66) Francesca Caiani 67) Loredana Cannata 68) Paola Caracciolo 69) Anna Leyda Cavalli 70) Viviana Cavazzoni 71) Dott.ssa Serenella Conversi 72) Dott. Maurizio Corsini, Psichiatra 73) Prof. Bruno Fedi, Esperto Antivivisezionista 74) Dott.ssa Jamie Hard 75) Pier Ernesto Irmici 76) Riccardo Laganà 77) Amalia Lanoce 78) Mario Liti 79) Rosaria Aurora Loprete 80) Dott.ssa Candida Nastrucci, Biologa e Ricercatrice 81) Laura Sai 82) Simone Scardecchia 83) Stefania Schiaroli 84) Rossella Seno 85) Tullio Solenghi 86) Corinne Vosa 87) Massimo Wertmüller * Il nostro obiettivo finale è raggiungere le 500.000 firme.

Comitato Tutela Diritti Animali
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Petitioning Giuseppe Conte, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Roberto Fico, Alfonso Bonafede, e ai segretari, leader e capigruppo di tutti i partiti politici

No ai permessi premio per i boss stragisti che non collaborano. Vogliamo subito una legge!

La Corte costituzionale ha stabilito che i boss mafiosi all'ergastolo per stragi e omicidi potranno ottenere permessi premio, anche se non collaborano con la giustizia. Dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo e della Grande Chambre, questo è un altro colpo mortale all'ergastolo “ostativo”: la condanna a vita che impedisce la concessione di benefici ai detenuti per mafia, stragi e omicidi che si rifiutano di rompere i legami con le organizzazioni criminali raccontando tutto quello che sanno. Si tratta di una crepa nella legislazione contro le cosche che rischia di allargarsi se la politica (e il governo) non interverranno subito. La Consulta, infatti, ha dichiarato incostituzionale l'articolo 4 bis comma 1 dell'Ordinamento penitenziario "nella parte in cui non prevede la concessione di permessi premio in assenza di collaborazione con la giustizia, anche se sono stati acquisiti elementi tali da escludere sia l'attualità della partecipazione all'associazione criminale sia, più in generale, il pericolo del ripristino di collegamenti con la criminalità organizzata. Sempre che, ovviamente, il condannato abbia dato piena prova di partecipazione al percorso rieducativo". Ma come si fa a capire se boss all’ergastolo, come Leoluca Bagarella e Giuseppe Graviano, condannati per le stragi, stiano realmente compiendo un percorso rieducativo? Nei casi degli altri ergastolani “comuni” (per i quali già prima della sentenza della Consulta era permesso ottenere benefici) la valutazione si basa principalmente sul comportamento da loro tenuto in carcere. Un comportamento che per i boss mafiosi è, però, tradizionalmente sempre impeccabile. Come allora stabilire se un capomafia vuole cambiare davvero vita e non sta fingendo? È realmente possibile concedere benefici ai boss delle stragi, sebbene non abbiano raccontato i segreti di cui sono depositari? L'ergastolo ostativo era stato introdotto dopo la strage di Capaci. Da oggi in poi basterà invece trovare un giudice di sorveglianza che applichi pedissequamente la sentenza della Consulta per vedere mafiosi pericolosissimi uscire dal carcere in permesso premio. Anche perché se un giudice da solo dovrà decidere se concedere un beneficio a un boss, sarà inevitabilmente esposto alle pressioni, ai ricatti, alle minacce di morte (per sé e i suoi familiari) e ai tentativi di corruzione dei clan. E' qui che entra in campo la politica. Se la Consulta ha considerato incostituzionale l'articolo 4 bis dell'Ordinamento penitenziario, il legislatore deve adoperarsi subito per approvare una nuova norma che stabilisca parametri e principi fissi da seguire per concedere o negare i permessi agli ergastolani “ostativi”. Una legge che li sottragga alla discrezionalità dei semplici giudici di sorveglianza sul “percorso rieducativo” e “l'attualità della partecipazione all'associazione criminale”. “Mi aspetto e voglio un legislatore che riduca la fisarmonica del potere discrezionale del giudice”, ha detto per esempio Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro. “Spero che la politica sappia prontamente reagire e approvi le modifiche normative necessarie a evitare che le porte del carcere si aprano indiscriminatamente ai mafiosi e ai terroristi condannati all'ergastolo”, ha commentato Nino Di Matteo, componente del Csm ed esperto pm antimafia. Un altro membro di Palazzo dei Marescialli, Sebastiano Ardita, teme per la "pressione" che le organizzazioni mafiose potrebbero esercitare sui magistrati di sorveglianza. Ora, dice, “il legislatore ha il compito di modulare in concreto l'ampiezza di questa innovazione e impedire che quella che dovrebbe essere una eccezione diventi una regola, che va a beneficio di personaggi capaci di riorganizzare Cosa nostra e non rivolta a chi sta fuori dalla organizzazione". Alfonso Sabella, l'ex pm che catturò decine di boss corleonesi latitanti, invoca una "norma salva-magistrati" che preveda una “competenza collegiale" e non monocratica, per non "personalizzare la decisione" e "diluire le responsabilità tra i magistrati e quindi proteggerli". Per questo, considerata la necessità e urgenza della lotta alla mafia, chiediamo una legge - o meglio ancora un decreto legge - che impedisca a capimafia e agli altri responsabili di stragi di truffare lo Stato, i magistrati e i cittadini onesti ottenendo permessi e altri benefici senza meritarli. Una norma che il Parlamento dovrebbe approvare all’unanimità.

Il Fatto Quotidiano
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Petitioning Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Roberto Fico, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Giuseppe Conte, Sergio Costa

VIA LA PLASTICA MONOUSO DAI PALAZZI DELLA POLITICA #STOPSINGLEUSEPLASTIC

Marevivo ha scritto al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ai Vice Presidenti Luigi di Maio e Matteo Salvini, al Presidente della Camera Roberto Fico, alla Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e a tutti i Ministri per chiedere di dare sin da subito il buon esempio introducendo il divieto dell’impiego di prodotti di plastica monouso (bottiglie, stoviglie, cannucce e tutti gli oggetti in plastica che utilizziamo una volta sola prima di buttare via) nei servizi e negli uffici delle istituzioni. Ogni minuto nel mondo vengono acquistate un milione di bottiglie in plastica. Metà della plastica che viene prodotta è utilizzata soltanto una volta per poi essere gettata via, secondo i dati riportati dall’Unep. Negli ultimi 60 anni si stima che siano state prodotte circa 8,3 miliardi di tonnellate di plastica e di queste circa il 60% sia finito in discarica o disperso nell’ambiente naturale.  “Rifiutare quello che non si può riutilizzare” ha dichiarato Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite.  L’attenzione è, dunque, ancora una volta sull’inquinamento da plastica e sulla necessità di agire per contrastare il problema: a questo scopo le Nazioni Unite hanno lanciato la campagna #BeatPlasticPollution, per sensibilizzare i cittadini ed invitarli a ridurre il consumo di plastica monouso. Lo scorso 28 maggio la Commissione Europea ha presentato la Proposta di direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio, COM(2018) 340 final – 2018/0172 (COD), relativa alla riduzione dell’impatto sull’ambiente, in particolare su quello marino, di alcuni prodotti di plastica. La direttiva prevede per gli Stati membri, entro due anni dalla sua entrata in vigore, l’obbligo di attuare provvedimenti finalizzati a vietare le plastiche monouso e a ridurre l’impatto degli altri rifiuti contenenti plastica. Grazie all’azione di Marevivo, il nostro Paese è stato il primo nell’UE ad approvare misure finalizzate a vietare l’impiego di materiale non biodegradabile nei bastoncini per la pulizia delle orecchie e delle microplastiche nei cosmetici. In vista di questa lungimiranza, l’associazione chiede l’emanazione di un idoneo e appropriato provvedimento che vieti l’uso delle plastiche monouso in tutte le sedi delle istituzioni. Nel 2020 la Francia vieterà la produzione e la vendita di tutte le stoviglie monouso di plastica, spingendo i produttori a sostituirle con quelle biodegradabili. Anche la Regina Elisabetta di Inghilterra ha recentemente bandito l’uso della plastica monouso a Buckingham Palace e nelle altre residenze reali, sia per il pubblico, che per gli addetti agli uffici. E se in Gran Bretagna, come ha sottolineato la Premier Theresa May: “la quantità di plastica monouso sprecata ogni anno riempirebbe 1000 Royal Albert Hall”, nel nostro Paese quante volte la plastica monouso sprecata colmerebbe il Colosseo? Una tua firma può dare forza al nostro appello se credi che il mostro che ci sta invadendo possa essere fermato. Agisci subito!

Marevivo
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