Decision Maker

Giorgio Lattanzi

  • Presidente Corte Costituzionale

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Petitioning Giorgio Lattanzi

Decreto (IN)Sicurezza: Democrazia sotto attacco

Il 27 novembre 2018 sarà ricordato come il Martedì Nero della Repubblica italiana perché il Parlamento ha trasformato in legge il Decreto Sicurezza che è in netta contraddizione con i principi della nostra Costituzione. E questo è avvenuto senza una discussione parlamentare e senza la possibilità di inserire emendamenti. Altro che centralità del Parlamento! E’ un brutto segnale per la nostra democrazia! Infatti il Decreto Sicurezza è una legge repressiva anche nei confronti degli italiani. Rende reato, per esempio, il blocco delle strade o delle ferrovie (strategia nonviolenta attiva), proibisce l’assembramento di persone (elemento costitutivo della stessa democrazia), impone il daspo e gli sgomberi . E’ forse l’inizio di un sistema poliziesco guidato dall’uomo forte? Ma la gravità di questo Decreto sta nel fatto che nega i principi di solidarietà e di uguaglianza che sono alla base della nostra Costituzione. Infatti questo Decreto prevede per i migranti l’abolizione della protezione umanitaria, il raddoppio dei tempi di trattenimento nei Centri per il Rimpatrio (CPR), lo smantellamento dei centri SPRAR (Sistema per i richiedenti asilo e rifugiati) affidati ai Comuni (un’esperienza ammirata a livello internazionale, per non parlare di Riace), la soppressione dell’iscrizione anagrafica con pesanti e concrete conseguenze, l’esclusione all’iscrizione del servizio sanitario nazionale e la revoca di cittadinanza per reati gravi. Trovo particolarmente grave il diniego del diritto d’asilo per i migranti, un diritto riconosciuto in tutte le democrazie occidentali, menzionato ben due volte nella nostra Costituzione. Questa è una legge che trasuda la ‘barbarie’ leghista e rappresenta un veleno micidiale per la nostra democrazia. Di fatto il decreto è profondamente ingiusto perché degrada la persona dei migranti e crea due classi di cittadini, rendendo lo ‘straniero’ una minaccia, un nemico e sancendo così la nascita del ‘tribalismo’ italiano, come lo definisce G. Zagrebelsky. Anzi crea l’apartheid giuridica e reale. E questo conduce alla separazione e la separazione è peccato. Per di più questo Decreto che si chiama sicurezza, ma sicurezza non offre, perché moltiplicherà il numero dei clandestini e degli irregolari che verranno sbattuti per strada. E l’effetto è già sotto i nostri occhi: tre migranti su quattro si sono visti negare l’asilo, migliaia di titolari di un permesso di soggiorno sono stati messi alla porta, circa quarantamila usciranno dagli SPRAR. E sono spesso donne con bambini che hanno attraversato l’inferno per arrivare da noi! Così entro il 2020 si prevedono oltre 130.000 irregolari per strada. E gli irregolari verranno rinchiusi nei nuovi lager, i CPR. A questi verrà ingiunto, entro sette giorni, di ritornare nei loro paesi. Ma né i migranti né il governo hanno i mezzi per farlo. Così rimarranno in Italia mano d’opera a basso prezzo per il caporalato del nord e del sud. E’ questa la conclusione amara di un lungo cammino xenofobo di questo paese, iniziato con la Turco-Napolitano(i CIE!), seguito dalla Bossi-Fini, dai decreti Maroni e dalla legge Orlando-Minniti, oltre che al criminale accordo di Minniti con la Libia. Questo Razzismo di Stato è poi sfociato in una guerra contro le ONG presenti nel Mediterraneo, per salvare vite umane, e alla chiusura dei porti, in barba a leggi nazionali e internazionali! Non c’è più Legge che tenga, la legge la fa la maggioranza di turno al governo! E’ in ballo il diritto, la legge, la nostra stessa democrazia. E’ grave che ora anche il Presidente della Repubblica abbia firmato questo Decreto. Non possiamo più tacere. Dobbiamo reagire, organizzare la resistenza per salvare la nostra comune umanità . Per questo ci appelliamo a: - Corte Costituzionale , perché dichiari il Decreto sicurezza incostituzionale; - Giuristi, perché portino queste violazioni dei diritti umani alla Corte Europea di Strasburgo ; - Conferenza Episcopale Italiana perché abbia il coraggio di bollare questo Decreto e la politica razzista di questo governo come antitetici al Vangelo; - Istituti missionari, perché facciano udire con forza la loro voce, mettendo a disposizione le loro case per ‘clandestini’ come tante famiglie in Italia stanno facendo; - Parroci, perché abbiano il coraggio di offrire l’asilo nelle chiese ai profughi destinati alla deportazione, attuando il Sanctuary Movement, praticato negli USA  e in Germania; - Responsabili degli SPRAR, CAS e altro, perché disobbediscano, trattenendo nelle strutture i migranti, soprattutto donne con bambini; - Medici, perché continuino a offrire gratuitamente servizi sanitari ai clandestini; - Cittadinanza attiva, perché in un momento così difficile e buio, si oppongano con coraggio a questa deriva anti-democratica, xenofoba e razzista anche con la ‘disobbedienza civile’ così ben utilizzata da Martin Luther King che affermava : ”L’individuo, che infrange una legge perché la sua coscienza la ritiene ingiusta ed è disposto ad accettare la pena del carcere per risvegliare la coscienza della comunità riguardo alla sua ingiustizia, manifesta in realtà il massimo rispetto per la legge!” Coraggio, inizia ora la Resistenza civile!   Alex Zanotelli Napoli, 4 dicembre 2018  

Alex Zanotelli
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Aprire le adozioni ai single: modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184

 Al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella  Al Presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati  Al Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico  Al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte  Al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede  All'Onorevole Laura Ravetto Camera dei Deputati  Aprire le adozioni ai single: modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184                     Petizione dedicata al piccolo “Gianfranco” Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione da parte di persone singole In riferimento alla proposta del Legge presentata il 16 maggio 2016 (N. 3832) alla CAMERA DEI DEPUTATI dall’On. Laura Ravetto, si intende presentare una petizione popolare per sensibilizzare la classe politica al tema delle adozioni da parte di persone singole al fine di dare un seguito concreto alla proposta di Legge dell’On. Ravetto. E’ evidente come i tempi siano maturi per affrontare una questione fin troppe volte ignorata dal dibattito politico: le adozioni da parte di persone singole.  L'articolo 6 della legge 4 maggio 1983, n. 184, indica i requisiti necessari per adottare un minore. Il primo è l'esistenza di un vincolo matrimoniale stabile che perduri da almeno tre anni. Il legislatore, anche con le modifiche del 2001, ha voluto perpetuare, con l'adozione, il modello di rapporto naturale che pone il minore in relazione con un padre e con una madre, uniti da un vincolo forte e chiaramente identificabile quale il matrimonio. Questo indirizzo contrasta, però, con l'orientamento, oggetto in passato di un ampio dibattito e recepito da convenzioni internazionali, secondo il quale l'adozione dovrebbe essere consentita anche ai singoli. Il riferimento, in particolare, riguarda l'articolo 6 della Convenzione europea in materia di adozione di minori, firmata a Strasburgo il 24 aprile 1967, resa esecutiva dalla legge 22 maggio 1974, n. 357, che prevede l'illimitata possibilità della persona singola di adottare un minore.  La normativa in vigore in Italia contempla già le adozioni per i single (denominate adozioni speciali), ma solo nei casi tassativamente individuati dall'articolo 44 della legge n. 184 del 1983, ovvero: quando tra la persona non coniugata e il minore orfano di padre e di madre si è instaurato un rapporto stabile e duraturo, preesistente alla morte dei genitori; nel caso di adozione di un minore orfano di padre e di madre, in condizione di disabilità ai sensi dell'articolo 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104; nel caso di adozione di un minore per la cui particolare situazione sia stata constatata l'impossibilità di un affidamento pre-adottivo (ad esempio nel caso in cui, per le caratteristiche di età o di salute, fisica o mentale, del minore, non si riesca a individuare una coppia aspirante all'adozione che abbia i requisiti adeguati alle necessità del minore, ovvero quando tra l'adottando e il single esiste una pregressa relazione affettiva particolarmente importante, la cui interruzione può verosimilmente produrre gravi danni psicologici al minore). Occorre, però, tenere presenti due obiettivi, entrambi riconducibili all'interesse del minore. Da un lato è necessario ampliare la platea dei possibili adottanti, e dall'altro è opportuno porre fine ai pregiudizi e alle categorie astratte. Se il tribunale deve valutare i requisiti di coloro che si propongono come adottanti e, ai sensi dell'articolo 22, comma 5, della legge n. 184 del 1983 deve scegliere i soggetti che appaiono più in grado di corrispondere alle esigenze del minore, non sembra opportuno porre ostacoli pregiudiziali.  L'esame da svolgere in concreto costituisce la migliore garanzia e ogni prerequisito è potenzialmente idoneo a diminuire la capacità di garantire al meglio l'interesse del minore. Può esistere una persona singola in grado di dare al minore un apporto affettivo ed educativo superiore a quello che può normalmente fornire una coppia. Ciò che si sostiene è che, se si ritiene che i tribunali abbiano la competenza per individuare, in concreto, l'interesse del minore, è opportuno lasciare che essi svolgano la propria attività senza imporre pregiudiziali ideologiche, quale quella secondo cui il doppio riferimento paterno e materno è, a imitazione della natura, non solo la soluzione migliore, ma l'unica possibile, tanto da affermare che è meglio una «non adozione», cioè lasciare il minore in un istituto o presso una comunità e comunque non garantirgli i diritti e il senso definitivo di identità che l'adozione comporta, piuttosto che consentire che il rapporto adottivo sia costruito con una persona singola.  L'adozione da parte dei single è quindi consentita, come già rilevato, ma nelle forme limitate dell'adozione in casi particolari, di cui agli articoli 44 e seguenti della legge n. 184 del 1983. Ma tali disposizioni, anche se storicamente hanno il pregio di aver costituito un primo passo nell'ampliamento delle categorie degli adottanti, devono essere superate integralmente per fare spazio all'equiparazione integrale e non discriminatoria delle coppie coniugate rispetto alle persone singole.  La Corte di cassazione, prima sezione civile, con la sentenza n. 6078 del 18 marzo 2006, nel rigettare la richiesta di adozione di una madre romena, avente la doppia cittadinanza, nei confronti di una bambina già da lei adottata secondo la legge di quel Paese, ha sottolineato che proprio sulla base dell'articolo 6 della Convenzione di Strasburgo del 1967 il legislatore nazionale «ben potrebbe provvedere – nel concorso di particolari circostanze, tipizzate dalla legge o rimesse di volta in volta al prudente apprezzamento del giudice – ad un ampliamento dell'ambito di ammissibilità dell'adozione di minore da parte di una singola persona, anche qualificandola con gli effetti dell'adozione legittimante, ove tale soluzione sia giudicata più conveniente all'interesse del minore». La medesima Corte ha avuto modo di sollecitare ulteriormente il legislatore in tal senso anche con la sentenza n. 3572 del 14 febbraio 2011 che recita: «Il legislatore nazionale ben potrebbe provvedere, nel concorso di particolari circostanze, ad un ampliamento dell'ambito di ammissibilità dell'adozione di minore da parte di una singola persona anche con gli effetti dell'adozione legittimante».  Se diamo uno sguardo alla legislazione degli altri Paesi scopriamo che l'adozione per i single è già prevista in diversi ordinamenti: in gran parte dell'Europa i single possono infatti adottare un minore. In Gran Bretagna possono adottare un bambino i single o le coppie che abbiano più di 21 anni di età; in Francia possono adottare sia un single che una coppia sposata da almeno due anni; in Spagna possono adottare i single con più di 25 anni di età; anche in Germania è consentito adottare un minore individualmente, anche da parte di persone non coniugate. Anche negli Stati Uniti d'America e perfino in Cina l'adozione per i single è consentita con gli stessi parametri previsti per le coppie. In tal senso dovremmo guardare ai Paesi che, nel mondo, hanno adattato i loro ordinamenti in materia di adozione consentendola anche alle persone singole estendendo la piena possibilità anche ai single in possesso dei requisiti previsti per le adozioni. Al centro di tutto c'è l'amore che è in grado di dare anche una persona singola e il giovamento che può portare alla salute e alla crescita del bambino. Il nostro ordinamento ha il dovere di seguire l'evoluzione dei tempi. Senza rinnegare alcun valore, si chiede solo di riconoscere anche alle persone singole la possibilità di amare e di crescere un minore, nel suo pieno interesse. http://www.camera.it/leg17/995?sezione=documenti&tipoDoc=lavori_testo_pdl&idLegislatura=17&codice=17PDL0041650&back_to=http://www.camera.it/leg17/126?tab=2-e-leg=17-e-idDocumento=3832-e-sede=-e-tipo=          

Serena Caprio
25,276 supporters
Petitioning Sergio Mattarella, Giorgio Lattanzi, Giuseppe Conte, Giulia Grillo, Lorenzo Fioramonti, Nunzia Catalfo, Papa Francesco Bergoglio

Che l'applicazione della legge sull'aborto ritorni laica nelle strutture dello stato

La scelta della maternità è un cardine personale e sociale. Su di essa si fonda un armonioso sviluppo della cellula famiglia e del corpo collettivo. Ma deve essere volontaria, consapevole e sostenibile. Diversamente non può essere imposta. Questi concetti hanno trovato tutela nella fondamentale Legge 22 maggio 1978, n. 194, cd legge sull'aborto, fortemente voluta dalle donne italiane e condivisa dalla maggioranza dei cittadini. A distanza di anni  però,l'applicazione della stessa è stata gradualmente inficiata dall'esercizio del diritto di obiezione di coscienza esercitato anche all'interno delle strutture sanitarie pubbliche, sia per convinzione ma anche per condizionamento. E questo non è accettabile.  La scelta abortiva per una donna è scelta dolorosa per sempre, non è lecito fraintendere. Se ne combattono le motivazioni con una corretta politica di sostegno alle donne in primis e alle famiglie e con una chiara, scientifica e laica educazione sessuale e civica impartita nelle scuole sin dalla più tenera età. I Patti Lateranensi sono stati recepiti nella nostra Carta Costituzionale con chiarezza nei suoi articoli 7 e 8. Si chiede quindi di voler introdurre nei criteri cardinali per le assunzioni di ogni ordine e grado nelle strutture sanitarie pubbliche la dichiarazione di non obiezione di coscienza riguardo al rispetto delle leggi dello stato in materia sanitaria.

Loretta Bertolotti
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