Decision Maker

Enel SpA


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Petitioning Enel SpA

Esigiamo da ENEL pari trattamento: Riconversione Green della Centrale di Termini Imerese.

Nella seconda metà del 2015, Enel lancia, tramite il proprio sito web, un programma di riconversione (Progetto Futur-E) di 23 impianti su tutto il territorio nazionale. Come può leggersi nello stesso sito web (https://corporate.enel.it/it/futur-e/progetto Il progetto prevede una serie di BANDI PUBBLICI E CONCORSI DI IDEE in grado di trasformare queste 23 centrali in una nuova opportunità di sviluppo per i territori, seguendo "un nuovo approccio ambientale sostenibile per facilitare la transizione verso un’economia circolare”. Sempre dal sito web si legge che il progetto Futur-e di Enel prende spunto da esempi di riconversione di successo effettuati negli Stati Uniti, in Cina, in Inghilterra, dove grazie alla creatività, all’ASCOLTO DEI BISOGNI DEI CITTADINI e all’apertura a nuove idee, impianti obsoleti e spesso fuori servizio sono diventati occasioni di sviluppo per il territorio, riconvertendoli in musei d'arte, centri polifunzionali o spazi ricreativi e culturali. Sempre secondo Enel, quindi "I cambiamenti in atto invitano tutti ad aprirsi ai nuovi orizzonti per cercare INSIEME nuove destinazioni d’uso per i siti che ospitano le centrali e disegnare un futuro diverso, PIU' SOSTENIBILE e di lungo periodo. Termini Imerese e' inserita tra le 23 centrali da dismettere. Ma non si hanno notizie  di questa specifica riconversione sino ad inizio 2017, quando voci insistenti, mai confermate ufficialmente sino ad allora, asserivano che Enel avesse raggiunto un accordo con una società petrolifera siciliana, resasi interessata all’area dove si collocano i serbatoi ormai vuoti ed il pontile di attracco inutilizzati da un decennio, da quando la centrale elettrica aveva abbandonato l'utilizzo di idrocarburi per utilizzare il non inquinante vapore per la produzione di energia. Sino a che, in data 13 giugno 2017, Enel consegna al Comune di Termini Imerese "il progetto preliminare di frazionamento dell’area Serbatoi della centrale di Termini Imerese sviluppato dai propri uffici tecnici”. Nella lettera che accompagna tale progetto preliminare, viene precisato che la Cancascì Petroli srl “ha presentato un progetto industriale volto alla trasformazione, allo stoccaggio e alla successiva commercializzazione di biocarburanti”, prevedendo l'attracco di circa 10 petroliere annue e un'intenso traffico gommato per il relativo stoccaggio degli idrocarburi lavorati. Come è immediatamente intuibile, i principi decantati da Enel nel suo progetto Futur-e, quali la condivisione e la partecipazione della comunità nelle scelte di riconversione, l'attenzione all'ambiente e la sostenibilità, che sono stati attuati nella riconversione delle ante 22 centrali elettriche nel resto d'Italia, non vengono minimamente presi in considerazione nel progetto di riconversione della centrale "Ettore Majorana" di Termini Imerese. Anzi, in seguito alla presentazione di tale progetto preliminare, l'ufficio tecnico comunale emetteva parere contrario, cui seguiva la presa d'atto del consiglio comunale che pressoché all'unanimità, con voto contrario di 15 consiglieri su 16, bocciava tale progetto, al ché, in una incredibile nota del 12 settembre 2017, trasmessa da Enel Produzione spa al comune di Termini Imerese, la società avvertiva che, qualora l'amministrazione comunale non avesse rilasciato parere favorevole al progetto preliminare di frazionamento della Centrale Ettore Majorana di Termini Imerese, entro 15 giorni dal ricevimento della suddetta nota, avrebbe agito dinnanzi alla Autorità giudiziaria contro l'amministrazione comunale. Promessa effettivamente mantenuta, tanto che risulta tuttora incardinato presso il Tar apposito ricorso con cui Enel cita il Comune di Termini Imerese. Da allora si sono susseguite plurime manifestazioni dei cittadini di Termini Imerese e di tutte le comunità limitrofe, con la presenza di tutte le compagini politiche compatte e fortemente contrarie a questo progetto, non solo perché altamente inquinante e di impatto ambientale disastroso ma, soprattutto, assolutamente incompatibile con una visone di tipo turistico e culturale che il territorio ha deciso di intraprendere fortemente, grazie alla presenza di attrattori turistici di immenso valore quali il Parco Archeologico di Himera, Acquedotto e plurimi resti Romani quasi intatti, Acque Termali, il Museo Civico Baldassarre Romano con opere di altissimo valore artistico, Chiese di pregio artistico notissime, e un Golfo marino che va da Cefalù sino a  Palermo di una bellezza disarmante ed altro ancora. Per tutti questi motivi l'intero territorio di Termini Imerese e di tutti i paesi limitrofi che vanno da Cefalù a Palermo, compresi i comuni dell'entroterra relativo, affermano la loro assoluta contrarietà a questo progetto che rivorrebbe l'anacronistico ritorno del petrolio e degli idrocarburi in un territorio a naturale vocazione turistica e che ha espressamente manifestato tale volontà ripetutamente  ed in maniera univoca e compatta in tutte le sue formazioni politiche e sociali. Chiedendo, al contempo, ad Enel, la dismissione dei vecchi serbatoi e del pontile di attracco in concessione ormai inutilizzati da un decennio, esigendo una parità di trattamento con le altre comunità che sono state interessate da riconversione di impianti Enel in cui è stata coinvolta ed ascoltato il volere della comunità nel processo decisionale di riconversione, nel pieno rispetto dei principi presentati e pubblicizzati nel Manifesto del progetto Futur-e.

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Petitioning Enel SpA, Gas Natural

Endesa-Enel y Gas Natural Fenosa: Que sigan quemando carbón autóctono

Las Mujeres del Carbón de Aragón, junto con las Mujeres del Carbón de Asturias y León, queremos trasladar nuestra preocupación por la situación en la que seguimos sumidos en las comarcas mineras. No estamos hablando solo del sector del carbón, estamos hablando de todo, este no es un problema de los que trabajan en la mina o en las centrales térmicas, es un problema de toda la sociedad que vive en las comarcas mineras y como no lo veamos así, mal nos irá. En todas las comarcas mineras tenemos el mismo problema. Se habla mucho de que hay que dar soluciones, pero todavía no se han puesto encima de la mesa esas soluciones, al contrario cada vez las cosas están peor. O luchamos todos por lo nuestro, que no es solo el carbón, si no todo por todo lo que se ha generado alrededor. Y porque se haga ya la reindustrialización industrial tan demandada durante muchos años. Ya sabéis las ultimas noticias, algunas empresas vinculadas que extraen carbón, se ven en la necesidad de paralizar sus explotaciónes de Cielo Abierto. Debido a que ENDESA y Gas Natural Fenosa no quieren invertir y no les compran carbón, por lo cual no pueden seguir sacando mas mineral, consecuencia, despidos unidos a los que han venido produciéndose desde hace años. ¿Qué podemos hacer?, Volver a luchar por el futuro de nuestras comarcas mineras, para que se siga sacando carbón de nuestras minas y que no venga el carbón de importación. Esto supone que nuestros pueblos y ciudades vivan. Si las centrales dejan de echar humo, todo lo demás desaparecerá. Está a punto de ocurrir, y ocurrirá si los Gobiernos Autonómicos y de España no le ponen remedio. Y el remedio no es otro que obligar a ENDESA  y Gas Natural a que invierta y utilicen el carbón nacional. Los Gobiernos Autonómicos se tiene que posicionar a nuestro lado pero demostrándolo con hechos. Que no olvide que gracias al "plan miner" han podido ahorrar mucho en muchos presupuestos de la comunidad. A Endesa y Gas Natural, decirles que deje de jugar con nosotr@s. Estas zonas les han hecho ganar mucho dinero, y las tienen abandonadas. ¡Que inviertan ya! Al Gobierno Central, al que ahora está en funciones, en cinco años no han hecho nada, ni les hemos importado nada. Es triste ver que un gobierno de un país no sepa hacer bien los deberes y no ver que tenemos recursos naturales para producir energía eléctrica.  ¿De qué forma se puede encontrar una solución? Sabemos que es muy difícil, pero no imposible. Solo con decisión y unidad política y social podría conseguirse. Las Mujeres del Carbón creemos que es necesario:1. Un nuevo Decreto del carbón autóctono. Esto obligaría a mantener el suministro de nuestro carbón y sobre todo a la continuidad de las CTT 2. Proyectar un Plan Estratégico de la energía en nuestras CCAA, comprometiéndose el Gobierno a formar parte del mismo.3. Un Plan Nacional de reserva estratégica de carbón y nuevo modelo de desarrollo integral y sostenible de las comarcas mineras. No es capricho, es supervivencia y necesidad, gracias a las Centrales y a las minas Teruel, Asturias y León siguen viviendo Esta lucha quiere  ser la voz de toda la ciudadanía  asturiana, leonesa y aragonesa   afectada por la misma situación, pues luchamos por un objetivo común: que las centrales térmicas de nuestras comarcas sigan quemando carbón autóctono.  Todavía no es el fin de nuestras comarcas mineras. Por ello, pedimos el apoyo ciudadano y de nuestros propios Gobiernos Autonómicos, que tanto se han enriquecido con el dinero de este sector. ¡Luchamos y lucharemos por un futuro con carbón! Mujeres del Carbón de Aragón, Asturias y León.   

Mujeres del carbón Aragón
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