Liberazione dei cittadini italiani ingiustamente detenuti a Varsavia

The Issue

E’ necessario portare all’attenzione dell’opinione pubblica i fatti di
Varsavia che hanno interessato da Giovedi’ 28 Novembre moltissimi
cittadini italiani e prevalentemente romani, in numero inizialmente di
circa 150 persone.
Piu’ di 700 tifosi erano attesi nella capitale polacca per assistere a un
match di Europa League, prima del quale si sono dati appuntamento
davanti a un noto locale di Varsavia (l’Hard Rock Cafè) per essere
scortati dalla polizia fino allo stadio, come e’ usuale in tutte le trasferte
europee. Una volta iniziato il corteo, probabilmente qualche lancio di
oggetti su delle camionette da parte di alcuni individui ha fatto
scatenare le cariche della polizia. L’unica prova di questo famigerato
lancio di oggetti e’ un filmato diffuso dalla polizia polacca che non
datato ed è vistosamente sfocato in cui si vedono solo oggetti volare
ma non da chi partano questi lanci.
Ovviamente in conseguenza delle cariche si e’ diffuso il panico e tutti i
700 tifosi hanno iniziato a scappare. Mentre alcuni sono riusciti a
fuggire per delle vie del centro, la maggior parte sono stati presi dalla
polizia già appostata nelle vie laterali. I fermati sono stati fatti stendere
per terra ma nessun fantomatico colpevole è stato potuto essere
identificato visto che neanche la polizia polacca ha potuto riconoscere
chi abbia realmente iniziato il lancio di oggetti, sempre se ci sia stato.
Dopo essere stati perquisiti e spogliati di tutti gli averi personali
compresi i telefonini ei fermati sono stati poi condotti in diversi
commissariati cittadini. Sono stati tenuti nelle celle dei commissariati o
in altri edifici alcuni per una notte e altri per due notti. Senza alcuna
reale  prova di sorta (foto o filmati) sono stati scelti nel mucchio dei
colpevoli a caso.
Questi ragazzi non sono stati rilasciati sotto il pagamento di ammende
come la maggior parte degli altri tifosi, ma condotti a un processo per
direttissima sabato mattina. A questi ragazzi, per i quali i capi di
imputazione variano da aggressione alla polizia a resistenza a pubblico
ufficiale, sono stati fatti firmare dei documenti interamente in
polacco (senza alcuna traduzione), con i quali, a parole, gli si
garantiva un processo breve al termine del quale sarebbero stati
liberati. Questi documenti, firmati da ragazzi tra i 17 e i 22 anni, erano
in realta’ delle assunzioni di responsabilita’ in cui essi rinunciavano,
con l'inganno, alla difesa legale.
In tutto questo l’ambasciata italiana a Varsavia si è dimostrata
totalmente impreparata ad affrontare la situazione, anche per un esiguo
numero di impiegati, non avendo idea dei tempi dei processi, delle
eventuali pene, e sconsigliando addirittura ai genitori di recarsi nella
capitale polacca. Fortunatamente alcuni genitori sono partiti
autonomamente e hanno potuto assistere al processo di Sabato 30
novembre. Si  e’ trattato di 8 processi svolti in contemporanea,
interamente in lingua polacca, con un solo traduttore assegnato dal
tribunale e senza alcun funzionario dell’ambasciata presente in aula. I
processi hanno visto protagonisti esclusivamente i poliziotti che hanno
sfilato uno dopo l’altro testimoniando contro i ragazzi, senza per altro
poterne riconoscere neanche uno a causa del buio in cui si è svolta
l’azione e delle giacche e dei cappelli che molti indossavano per il
freddo. Di nessun ragazzo incriminato c’erano foto o filmati che lo
identificassero chiaramente. L’ambasciata aveva assicurato la
presenza di avvocati, interpreti o quanto meno funzionari. Tutto cio’ non
si e’ verificato, anzi, i ragazzi sono stati abbandonati a loro stessi e
costretti a firmare dei fogli in cui non sapevano nemmeno cosa ci
fosse scritto.
Alla fine del processo, durato piu’ di 8 ore, sono state emesse le
sentenze, con pene per circa 22 ragazzi di tipo detentivo, dai 2 a sei
mesi. E’ bene ribadire che si e’ trattato di un processo SENZA UN
AVVOCATO DIFENSORE, con la presenza di un solo traduttore, e nel
quale non erano chiari nemmeno i capi di imputazione. Non e’ stato
mostrato alcun materiale foto o video come prova, ma solo
testimonianze di agenti presenti e per altro, come riferiscono le persone
presenti al processo, molto confuse. I ragazzi, tutti giovani, studenti
universitari, lavoratori, anche minorenni (c’e’ un ragazzo di 17 anni),
sono stati condotti immediatamente in carcere, senza alcun contatto
con l’ambasciata o la possibilita’ di contattare un legale o le
famiglie.
In tutto cio’ gli organi di stampa italiani fornivano notizie sporadiche e
inesatte, dando per scontato che i ragazzi sarebbero stati rilasciati
dietro il pagamento di una cauzione, cosa che non e’ poi avvenuta per
tutti. I ragazzi condannati sono stati in larga parte scelti a caso nel
mucchio e indicati come colpevoli di presunte aggressioni mai
verificatesi. Adesso l’ambasciata si sta muovendo cercando di fare
ricorso per queste pene ingiuste e frutto di soprusi, scaturiti
probabilmente da problemi interni alla polizia polacca, accusata
recentemente di non essere in grado di mantenere l’ordine durante
manifestazioni pubbliche. In questo caso pero’ si e’ trattato di una
ritorsione su dei cittadini italiani, non delinquenti comuni, ma ragazzi
normali tutti fermati senza alcuna ragione reale e comunque
documentata. Non e’ giusto che all’opinione pubblica vengano fornite
le solite storie sui tifosi/teppisiti, quando non si e’ verificato alcun
incidente o scontro.
Quello che chiediamo è un intervento da parte delle autorità italiane che
faccia luce sulla vicenda, chiarendo come sia stato possibile un
trattamento così sommario di cittadini italiani da parte di un paese
parte dell’Unione Europea. Vogliamo il rilascio immediato dei ragazzi
che prima sono stati ingannati e poi condannati con accuse infondate e
senza alcuna prova che li identificasse.

This petition had 2,910 supporters

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E’ necessario portare all’attenzione dell’opinione pubblica i fatti di
Varsavia che hanno interessato da Giovedi’ 28 Novembre moltissimi
cittadini italiani e prevalentemente romani, in numero inizialmente di
circa 150 persone.
Piu’ di 700 tifosi erano attesi nella capitale polacca per assistere a un
match di Europa League, prima del quale si sono dati appuntamento
davanti a un noto locale di Varsavia (l’Hard Rock Cafè) per essere
scortati dalla polizia fino allo stadio, come e’ usuale in tutte le trasferte
europee. Una volta iniziato il corteo, probabilmente qualche lancio di
oggetti su delle camionette da parte di alcuni individui ha fatto
scatenare le cariche della polizia. L’unica prova di questo famigerato
lancio di oggetti e’ un filmato diffuso dalla polizia polacca che non
datato ed è vistosamente sfocato in cui si vedono solo oggetti volare
ma non da chi partano questi lanci.
Ovviamente in conseguenza delle cariche si e’ diffuso il panico e tutti i
700 tifosi hanno iniziato a scappare. Mentre alcuni sono riusciti a
fuggire per delle vie del centro, la maggior parte sono stati presi dalla
polizia già appostata nelle vie laterali. I fermati sono stati fatti stendere
per terra ma nessun fantomatico colpevole è stato potuto essere
identificato visto che neanche la polizia polacca ha potuto riconoscere
chi abbia realmente iniziato il lancio di oggetti, sempre se ci sia stato.
Dopo essere stati perquisiti e spogliati di tutti gli averi personali
compresi i telefonini ei fermati sono stati poi condotti in diversi
commissariati cittadini. Sono stati tenuti nelle celle dei commissariati o
in altri edifici alcuni per una notte e altri per due notti. Senza alcuna
reale  prova di sorta (foto o filmati) sono stati scelti nel mucchio dei
colpevoli a caso.
Questi ragazzi non sono stati rilasciati sotto il pagamento di ammende
come la maggior parte degli altri tifosi, ma condotti a un processo per
direttissima sabato mattina. A questi ragazzi, per i quali i capi di
imputazione variano da aggressione alla polizia a resistenza a pubblico
ufficiale, sono stati fatti firmare dei documenti interamente in
polacco (senza alcuna traduzione), con i quali, a parole, gli si
garantiva un processo breve al termine del quale sarebbero stati
liberati. Questi documenti, firmati da ragazzi tra i 17 e i 22 anni, erano
in realta’ delle assunzioni di responsabilita’ in cui essi rinunciavano,
con l'inganno, alla difesa legale.
In tutto questo l’ambasciata italiana a Varsavia si è dimostrata
totalmente impreparata ad affrontare la situazione, anche per un esiguo
numero di impiegati, non avendo idea dei tempi dei processi, delle
eventuali pene, e sconsigliando addirittura ai genitori di recarsi nella
capitale polacca. Fortunatamente alcuni genitori sono partiti
autonomamente e hanno potuto assistere al processo di Sabato 30
novembre. Si  e’ trattato di 8 processi svolti in contemporanea,
interamente in lingua polacca, con un solo traduttore assegnato dal
tribunale e senza alcun funzionario dell’ambasciata presente in aula. I
processi hanno visto protagonisti esclusivamente i poliziotti che hanno
sfilato uno dopo l’altro testimoniando contro i ragazzi, senza per altro
poterne riconoscere neanche uno a causa del buio in cui si è svolta
l’azione e delle giacche e dei cappelli che molti indossavano per il
freddo. Di nessun ragazzo incriminato c’erano foto o filmati che lo
identificassero chiaramente. L’ambasciata aveva assicurato la
presenza di avvocati, interpreti o quanto meno funzionari. Tutto cio’ non
si e’ verificato, anzi, i ragazzi sono stati abbandonati a loro stessi e
costretti a firmare dei fogli in cui non sapevano nemmeno cosa ci
fosse scritto.
Alla fine del processo, durato piu’ di 8 ore, sono state emesse le
sentenze, con pene per circa 22 ragazzi di tipo detentivo, dai 2 a sei
mesi. E’ bene ribadire che si e’ trattato di un processo SENZA UN
AVVOCATO DIFENSORE, con la presenza di un solo traduttore, e nel
quale non erano chiari nemmeno i capi di imputazione. Non e’ stato
mostrato alcun materiale foto o video come prova, ma solo
testimonianze di agenti presenti e per altro, come riferiscono le persone
presenti al processo, molto confuse. I ragazzi, tutti giovani, studenti
universitari, lavoratori, anche minorenni (c’e’ un ragazzo di 17 anni),
sono stati condotti immediatamente in carcere, senza alcun contatto
con l’ambasciata o la possibilita’ di contattare un legale o le
famiglie.
In tutto cio’ gli organi di stampa italiani fornivano notizie sporadiche e
inesatte, dando per scontato che i ragazzi sarebbero stati rilasciati
dietro il pagamento di una cauzione, cosa che non e’ poi avvenuta per
tutti. I ragazzi condannati sono stati in larga parte scelti a caso nel
mucchio e indicati come colpevoli di presunte aggressioni mai
verificatesi. Adesso l’ambasciata si sta muovendo cercando di fare
ricorso per queste pene ingiuste e frutto di soprusi, scaturiti
probabilmente da problemi interni alla polizia polacca, accusata
recentemente di non essere in grado di mantenere l’ordine durante
manifestazioni pubbliche. In questo caso pero’ si e’ trattato di una
ritorsione su dei cittadini italiani, non delinquenti comuni, ma ragazzi
normali tutti fermati senza alcuna ragione reale e comunque
documentata. Non e’ giusto che all’opinione pubblica vengano fornite
le solite storie sui tifosi/teppisiti, quando non si e’ verificato alcun
incidente o scontro.
Quello che chiediamo è un intervento da parte delle autorità italiane che
faccia luce sulla vicenda, chiarendo come sia stato possibile un
trattamento così sommario di cittadini italiani da parte di un paese
parte dell’Unione Europea. Vogliamo il rilascio immediato dei ragazzi
che prima sono stati ingannati e poi condannati con accuse infondate e
senza alcuna prova che li identificasse.

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The Decision Makers

Emma Bonino
Leader di +Europa
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