Vogliamo i progetti contro violenza e discriminazioni di genere nelle scuole di Pisa!

Il problema

Come Red - Rete pisana di Educare alle differenze, composta da AIED Pisa, AMREF FDU Toscana, Arciragazzi Pisa, Casa della donna, Pinkriot - Arcigay Pisa, Nuovo Maschile, lanciamo questa petizione perché vogliamo che il Comune di Pisa aderisca al bando "Azioni di parità per la Provincia di Pisa", contenente progetti educativi rivolti a studenti/studentesse, personale ATA e docenti, promosso e finanziato dalla Regione Toscana.

L’Amministrazione comunale, infatti, decidendo di non sottoscrivere l’accordo territoriale previsto dall’avviso pubblico della Regione ha di fatto rinunciato a partecipare al progetto. Una decisione - confermata con motivazioni pretestuose e ideologiche nel consiglio comunale dello scorso 25 ottobre - che consideriamo gravissima e miope perché priva le scuole di Pisa, le uniche della provincia, dell’opportunità di partecipare ad un importante percorso di sensibilizzazione e formazione sulle discriminazioni e la violenza di genere.

Pensiamo che l’educazione alle differenze sia una materia trasversale all’educazione, non relegata a singole materie o discipline e nemmeno ad un solo contesto educativo: per questo riteniamo fondamentale la sinergia che si struttura tra associazioni, scuola, istituzioni e amministrazioni locali, famiglie. Non crediamo che ci siano argomenti di pertinenza esclusiva della famiglie, siano essi riguardanti la costruzione della propria identità, le relazioni, l’affettività.

Crediamo, invece, che sia fondamentale fornire a bambine e bambini una visione ampia, ricca di modelli plurali, di strumenti critici: ciò favorisce il diritto alla non discriminazione e alla partecipazione attiva di bambine e bambini, la possibilità di scegliere il proprio futuro in modo consapevole, di strutturare relazioni paritarie e di essere cittadine e cittadini attive.

Ecco perché abbiamo accolto con soddisfazione il bando della Regione Toscana “Sostegno alla parità di genere e alla cultura di genere” (finanziato con fondi europei e destinato alle Province), entro cui si colloca il progetto a cui il Comune di Pisa ha deciso di non aderire. Si tratta di un’iniziativa importante per rendere capillare l’azione di promozione delle pari opportunità, ancora più importante perché vincolato all’azione obbligatoria di formazione nelle scuole.

Discriminazione di genere e violenza di genere, infatti, si contrastano e prevengono con un’azione capillare e sistematica sul territorio, a partire dalla prima infanzia. La scuola e le associazioni sono fondamentali nell’informare e sensibilizzare su questi fenomeni, fornendo preziose chiavi di lettura e aiutando a conoscere i servizi territoriali che possono supportare percorsi di emancipazione, autonomia e fuoriuscita dalla violenza.

Le famiglie non possono essere considerate le uniche depositarie di questi saperi ed azioni educative, anche perché, purtroppo, in alcune famiglie sono veicolati messaggi rigidi sui ruoli e modelli di genere, ed esistono dinamiche relazionali violente. I numeri ci parlano: a livello globale una donna su tre, di età compresa tra 16 e 74 anni, esperisce nella sua vita una qualche forma di violenza; nella maggior parte dei casi la violenza è perpetrata tra le mura domestiche, in quello che viene considerato come luogo sicuro, per mano di mariti, compagni, padri, fratelli, ex. Nel 2019, un’indagine ISTAT sugli stereotipi di genere ha evidenziato come la disparità sia portante nella suddivisione dei ruoli familiari: da un terzo delle interviste emergeva una forte associazione tra maschilità, lavoro, potere decisionale e tra femminilità e ruolo di cura.

Per quale ragione dovrebbe essere, dunque, la sola famiglia titolare della discussione sull’educazione di genere? La nostra esperienza in ambito educativo mostra quanto sia importante coinvolgere e supportare le famiglie nell’educazione alla parità. I genitori stessi chiedono a gran voce di aprire le scuole a questi progetti, come dimostrano le numerose prese di posizione che in questi giorni sono state assunte pubblicamente da tanti genitori pisani, a dimostrazione della necessità di un approccio educativo condiviso.

Siamo quindi profondamente in disaccordo con la decisione dell’Amministrazione comunale di non firmare l’accordo territoriale che avrebbe permesso al Comune di Pisa di diventare destinatario delle azioni previste dall’avviso pubblico. In questo modo si privano bambine e bambini e tutto il personale scolastico di una preziosa opportunità, si sottrae alla scuola una parte della sua funzione educativa e si alimenta un clima di ostilità tra agenzie educative, dividendo a compartimenti stagni il raggio di azione di ognuna.

Riteniamo inoltre insoddisfacenti le dichiarazioni della Giunta comunale rilasciate a mezzo stampa in questi giorni, in cui si evidenziava che non vi erano tempi sufficienti per contribuire alla stesura di un testo relativamente all’accordo territoriale ed aderendo alle iniziative ed ai progetti indicati nell’ambito delle azioni 1, 3 e 4, riservandosi di valutare le proposte eventualmente attivate nell'ambito dell'azione 2. Le azioni 2, cioè quelle educative, erano necessarie, da bando, com’è ovvio che siano: la parità di genere si promuove cambiando la mentalità che sostiene le diseguaglianze. In primis, dunque, educando. Senza questo approccio si rischia di compiere azioni indispensabili ma tardive e più instabili, prive di una visione d’insieme: si curano le foglie di un albero malato, ma non le radici.

Infine, ci domandiamo quali siano le politiche dell’Amministrazione pisana riguardanti la parità di genere, se quasi a fine mandato e con alcuni mesi di tempo per scegliere se aderire o meno all’accordo territoriale era necessario ulteriore tempo per elaborare un testo di risposta alla domanda di adesione della Provincia. Temiamo che dietro a questo composto formalismo si possa celare una fragilità e una carenza di progettualità strutturata riguardo a queste tematiche.

Chiediamo ai cittadini e alle cittadine di Pisa e a tutte e tutti coloro che hanno accolto con grande sconcerto e preoccupazione la decisione del Comune di Pisa di firmare questa petizione e di unirsi alla battaglia della Rete pisana di Educare alle differenze perché il Comune di Pisa ridiscuta e approvi l’adesione all’accordo e porti nelle scuole pisane i progetti finanziati dalla Regione. Ciò senza ulteriori indugi e dando ascolto alle tante voci che si sono sollevate a favore dell’accordo e hanno sottoscritto questo appello. 

Per approfondimenti sulle attività della Rete puoi visitare la pagina Facebook Red - Educare alle differenze Pisa.

1191

Il problema

Come Red - Rete pisana di Educare alle differenze, composta da AIED Pisa, AMREF FDU Toscana, Arciragazzi Pisa, Casa della donna, Pinkriot - Arcigay Pisa, Nuovo Maschile, lanciamo questa petizione perché vogliamo che il Comune di Pisa aderisca al bando "Azioni di parità per la Provincia di Pisa", contenente progetti educativi rivolti a studenti/studentesse, personale ATA e docenti, promosso e finanziato dalla Regione Toscana.

L’Amministrazione comunale, infatti, decidendo di non sottoscrivere l’accordo territoriale previsto dall’avviso pubblico della Regione ha di fatto rinunciato a partecipare al progetto. Una decisione - confermata con motivazioni pretestuose e ideologiche nel consiglio comunale dello scorso 25 ottobre - che consideriamo gravissima e miope perché priva le scuole di Pisa, le uniche della provincia, dell’opportunità di partecipare ad un importante percorso di sensibilizzazione e formazione sulle discriminazioni e la violenza di genere.

Pensiamo che l’educazione alle differenze sia una materia trasversale all’educazione, non relegata a singole materie o discipline e nemmeno ad un solo contesto educativo: per questo riteniamo fondamentale la sinergia che si struttura tra associazioni, scuola, istituzioni e amministrazioni locali, famiglie. Non crediamo che ci siano argomenti di pertinenza esclusiva della famiglie, siano essi riguardanti la costruzione della propria identità, le relazioni, l’affettività.

Crediamo, invece, che sia fondamentale fornire a bambine e bambini una visione ampia, ricca di modelli plurali, di strumenti critici: ciò favorisce il diritto alla non discriminazione e alla partecipazione attiva di bambine e bambini, la possibilità di scegliere il proprio futuro in modo consapevole, di strutturare relazioni paritarie e di essere cittadine e cittadini attive.

Ecco perché abbiamo accolto con soddisfazione il bando della Regione Toscana “Sostegno alla parità di genere e alla cultura di genere” (finanziato con fondi europei e destinato alle Province), entro cui si colloca il progetto a cui il Comune di Pisa ha deciso di non aderire. Si tratta di un’iniziativa importante per rendere capillare l’azione di promozione delle pari opportunità, ancora più importante perché vincolato all’azione obbligatoria di formazione nelle scuole.

Discriminazione di genere e violenza di genere, infatti, si contrastano e prevengono con un’azione capillare e sistematica sul territorio, a partire dalla prima infanzia. La scuola e le associazioni sono fondamentali nell’informare e sensibilizzare su questi fenomeni, fornendo preziose chiavi di lettura e aiutando a conoscere i servizi territoriali che possono supportare percorsi di emancipazione, autonomia e fuoriuscita dalla violenza.

Le famiglie non possono essere considerate le uniche depositarie di questi saperi ed azioni educative, anche perché, purtroppo, in alcune famiglie sono veicolati messaggi rigidi sui ruoli e modelli di genere, ed esistono dinamiche relazionali violente. I numeri ci parlano: a livello globale una donna su tre, di età compresa tra 16 e 74 anni, esperisce nella sua vita una qualche forma di violenza; nella maggior parte dei casi la violenza è perpetrata tra le mura domestiche, in quello che viene considerato come luogo sicuro, per mano di mariti, compagni, padri, fratelli, ex. Nel 2019, un’indagine ISTAT sugli stereotipi di genere ha evidenziato come la disparità sia portante nella suddivisione dei ruoli familiari: da un terzo delle interviste emergeva una forte associazione tra maschilità, lavoro, potere decisionale e tra femminilità e ruolo di cura.

Per quale ragione dovrebbe essere, dunque, la sola famiglia titolare della discussione sull’educazione di genere? La nostra esperienza in ambito educativo mostra quanto sia importante coinvolgere e supportare le famiglie nell’educazione alla parità. I genitori stessi chiedono a gran voce di aprire le scuole a questi progetti, come dimostrano le numerose prese di posizione che in questi giorni sono state assunte pubblicamente da tanti genitori pisani, a dimostrazione della necessità di un approccio educativo condiviso.

Siamo quindi profondamente in disaccordo con la decisione dell’Amministrazione comunale di non firmare l’accordo territoriale che avrebbe permesso al Comune di Pisa di diventare destinatario delle azioni previste dall’avviso pubblico. In questo modo si privano bambine e bambini e tutto il personale scolastico di una preziosa opportunità, si sottrae alla scuola una parte della sua funzione educativa e si alimenta un clima di ostilità tra agenzie educative, dividendo a compartimenti stagni il raggio di azione di ognuna.

Riteniamo inoltre insoddisfacenti le dichiarazioni della Giunta comunale rilasciate a mezzo stampa in questi giorni, in cui si evidenziava che non vi erano tempi sufficienti per contribuire alla stesura di un testo relativamente all’accordo territoriale ed aderendo alle iniziative ed ai progetti indicati nell’ambito delle azioni 1, 3 e 4, riservandosi di valutare le proposte eventualmente attivate nell'ambito dell'azione 2. Le azioni 2, cioè quelle educative, erano necessarie, da bando, com’è ovvio che siano: la parità di genere si promuove cambiando la mentalità che sostiene le diseguaglianze. In primis, dunque, educando. Senza questo approccio si rischia di compiere azioni indispensabili ma tardive e più instabili, prive di una visione d’insieme: si curano le foglie di un albero malato, ma non le radici.

Infine, ci domandiamo quali siano le politiche dell’Amministrazione pisana riguardanti la parità di genere, se quasi a fine mandato e con alcuni mesi di tempo per scegliere se aderire o meno all’accordo territoriale era necessario ulteriore tempo per elaborare un testo di risposta alla domanda di adesione della Provincia. Temiamo che dietro a questo composto formalismo si possa celare una fragilità e una carenza di progettualità strutturata riguardo a queste tematiche.

Chiediamo ai cittadini e alle cittadine di Pisa e a tutte e tutti coloro che hanno accolto con grande sconcerto e preoccupazione la decisione del Comune di Pisa di firmare questa petizione e di unirsi alla battaglia della Rete pisana di Educare alle differenze perché il Comune di Pisa ridiscuta e approvi l’adesione all’accordo e porti nelle scuole pisane i progetti finanziati dalla Regione. Ciò senza ulteriori indugi e dando ascolto alle tante voci che si sono sollevate a favore dell’accordo e hanno sottoscritto questo appello. 

Per approfondimenti sulle attività della Rete puoi visitare la pagina Facebook Red - Educare alle differenze Pisa.

I decisori

Sindaco di Pisa Michele Conti
Sindaco di Pisa Michele Conti
Comune di Pisa

Aggiornamenti sulla petizione