Videogiochi: fondi pubblici anche per autori e team indipendenti

Videogiochi: fondi pubblici anche per autori e team indipendenti

Il problema

In Italia il videogioco è ormai riconosciuto come un settore culturale, creativo e industriale. È un linguaggio che unisce arte, tecnologia, scrittura, musica, design, programmazione e produzione audiovisiva. Proprio per questo dovrebbe essere sostenuto non solo nella fase più avanzata, quando esistono già società strutturate, ma anche nella fase iniziale, quando un’idea prova a diventare un prototipo.

Molti videogiochi nascono prima da una persona, da un piccolo gruppo di sviluppatori, da studenti, freelance, artisti, game designer o programmatori indipendenti. Solo in un secondo momento, se il progetto dimostra di avere valore, possono nascere una società, una produzione vera e propria, nuovi posti di lavoro e nuove opportunità per il settore.

 

Oggi, però, l’accesso a molti strumenti pubblici di sostegno è spesso pensato per soggetti già costituiti: imprese, società, titolari di partita IVA, realtà con requisiti economici minimi e una struttura amministrativa già avviata. Questo può essere comprensibile per alcune misure, come i crediti d’imposta o gli incentivi destinati a imprese già operative, ma lascia scoperta una fase fondamentale: quella del prototipo, del first playable, della prima versione concreta del gioco.

Il risultato è che molti progetti validi rischiano di non nascere mai. Non perché manchino talento, competenze o serietà, ma perché manca l’accesso iniziale alle risorse minime necessarie per trasformare un’idea in qualcosa di verificabile, valutabile e presentabile.

Se le istituzioni parlano di innovazione, cultura digitale, competitività europea e crescita dell’industria creativa, allora anche l’accesso ai fondi pubblici deve diventare più inclusivo. L’Italia e l’Europa investono sul futuro, sui giovani, sulla creatività e sulla transizione digitale: è giusto che una parte di queste opportunità possa raggiungere anche chi non è ancora un’impresa, ma può diventarlo grazie a un primo sostegno concreto.

 

Non si chiede di distribuire fondi senza controllo. Al contrario, si chiede una misura seria, trasparente e rendicontata: una linea pubblica di finanziamento a fondo perduto destinata allo sviluppo di prototipi e first playable di videogiochi, accessibile anche a sviluppatori indipendenti, autori, freelance e team informali non ancora costituiti in società o titolari di partita IVA.

Questa misura dovrebbe prevedere criteri chiari, selezione basata sulla qualità del progetto, documentazione tecnica e creativa, rendicontazione delle spese e obbligo di utilizzare i fondi esclusivamente per attività legate allo sviluppo del videogioco.

Sostenere questa fase non significa sostituire i fondi destinati alle imprese già esistenti. Significa aggiungere un livello precedente, necessario e complementare: quello che permette a nuove idee di emergere, di essere valutate e, se valide, di diventare imprese, prodotti culturali, opere interattive e occasioni di lavoro.

Il talento nasce spesso prima dell’impresa. Se vogliamo davvero far crescere il settore videoludico italiano, dobbiamo sostenere anche il momento più fragile: quello in cui un progetto non ha ancora una società alle spalle, ma ha già una visione, competenze e la possibilità di diventare qualcosa di reale.

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Roma IndiesPromotore della petizione

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Il problema

In Italia il videogioco è ormai riconosciuto come un settore culturale, creativo e industriale. È un linguaggio che unisce arte, tecnologia, scrittura, musica, design, programmazione e produzione audiovisiva. Proprio per questo dovrebbe essere sostenuto non solo nella fase più avanzata, quando esistono già società strutturate, ma anche nella fase iniziale, quando un’idea prova a diventare un prototipo.

Molti videogiochi nascono prima da una persona, da un piccolo gruppo di sviluppatori, da studenti, freelance, artisti, game designer o programmatori indipendenti. Solo in un secondo momento, se il progetto dimostra di avere valore, possono nascere una società, una produzione vera e propria, nuovi posti di lavoro e nuove opportunità per il settore.

 

Oggi, però, l’accesso a molti strumenti pubblici di sostegno è spesso pensato per soggetti già costituiti: imprese, società, titolari di partita IVA, realtà con requisiti economici minimi e una struttura amministrativa già avviata. Questo può essere comprensibile per alcune misure, come i crediti d’imposta o gli incentivi destinati a imprese già operative, ma lascia scoperta una fase fondamentale: quella del prototipo, del first playable, della prima versione concreta del gioco.

Il risultato è che molti progetti validi rischiano di non nascere mai. Non perché manchino talento, competenze o serietà, ma perché manca l’accesso iniziale alle risorse minime necessarie per trasformare un’idea in qualcosa di verificabile, valutabile e presentabile.

Se le istituzioni parlano di innovazione, cultura digitale, competitività europea e crescita dell’industria creativa, allora anche l’accesso ai fondi pubblici deve diventare più inclusivo. L’Italia e l’Europa investono sul futuro, sui giovani, sulla creatività e sulla transizione digitale: è giusto che una parte di queste opportunità possa raggiungere anche chi non è ancora un’impresa, ma può diventarlo grazie a un primo sostegno concreto.

 

Non si chiede di distribuire fondi senza controllo. Al contrario, si chiede una misura seria, trasparente e rendicontata: una linea pubblica di finanziamento a fondo perduto destinata allo sviluppo di prototipi e first playable di videogiochi, accessibile anche a sviluppatori indipendenti, autori, freelance e team informali non ancora costituiti in società o titolari di partita IVA.

Questa misura dovrebbe prevedere criteri chiari, selezione basata sulla qualità del progetto, documentazione tecnica e creativa, rendicontazione delle spese e obbligo di utilizzare i fondi esclusivamente per attività legate allo sviluppo del videogioco.

Sostenere questa fase non significa sostituire i fondi destinati alle imprese già esistenti. Significa aggiungere un livello precedente, necessario e complementare: quello che permette a nuove idee di emergere, di essere valutate e, se valide, di diventare imprese, prodotti culturali, opere interattive e occasioni di lavoro.

Il talento nasce spesso prima dell’impresa. Se vogliamo davvero far crescere il settore videoludico italiano, dobbiamo sostenere anche il momento più fragile: quello in cui un progetto non ha ancora una società alle spalle, ma ha già una visione, competenze e la possibilità di diventare qualcosa di reale.

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Petizione creata in data 15 maggio 2026