Velocizzare la ricostruzione post sisma. Meno burocrazia per dare subito inizio ai lavori

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CHIEDIAMO UNA NORMATIVA IN DEROGA PER RICOSTRUIRE BORGHI ANTICHI “COSÌ COM'ERANO” E CON MENO BUROCRAZIA.

Conosciuta e apprezzata, a livello mondiale, l’Italia deve la sua popolarità soprattutto ai meravigliosi e caratteristici borghi che ne fanno parte e ai suoi centri storici che sono la testimonianza vivente di un’architettura del passato. Un’architettura che non risponde certo alle norme vigenti ma che conserva ancora tutto il suo fascino, la sua bellezza e la sua suggestione. Pensiamo a Vieste, costruita a strapiombo sul mare, ad Alberobello con i suoi trulli o ancora a Terracina arroccata sul mare …. impossibile qui menzionarli tutti. Vorrei però ricordare quei borghi del centro Italia che mi stanno particolarmente a cuore. Mi riferisco a tutti quei paesi colpiti dal sisma dell’agosto 2016 come Arquata, Piedilama, Amatrice, Visso, Tolentino...

Chi li conosce, ha sicuramente avuto modo di apprezzare la loro bellezza e sa bene che quei borghi sono nati in momenti storici in cui le attuali norme edilizie (come quelle sulle distanze, le altezze dei soffitti, le dimensioni minime delle stanze…) non esistevano ancora.

Pretendere di ricostruire i borghi terremotati adeguandoli alle normative vigenti equivale di fatto a impedire la ricostruzione. Ecco perché a distanza di due anni lo scenario è ancora così desolante. Cosa comporterebbe ricostruire borghi e centri storici con le norme vigenti? La risposta a questa domanda è contenuta in una relazione di un Consulente Parlamentare (Arch. Alessandro Traini) che nel corso di un’intervista ha dichiarato che “Ricostruire secondo tutti i criteri e parametri delle norme vigenti non è nemmeno pensabile. La bellezza dei borghi longobardi offesi dal sisma sta nella particolarità e spontaneità delle loro aggregazioni, a volte accavallate tra loro, incastonate come presepi tra crinali e versanti e protetti da un orizzonte fortificato o addirittura da una rocca. Se si ricostruisse rispettando i parametri - ad esempio in materia di distanze - secondo le comuni norme sopravvenute negli ultimi decenni, ci troveremmo di fronte a una sorta di diradamento, uno scenario stravolto e raggelante dal punto di vista storico-architettonico, ambientale e paesaggistico. In altri termini, ricostruire questi borghi "normalizzandoli" riguardo alle distanze equivarrebbe a un altro genere di distruzione, dopo quella del sisma: la distruzione dell'identità e della bellezza”.

E’ sempre più indispensabile dunque che le disposizioni ordinarie lascino il passo a norme in deroga, di carattere emergenziale e straordinario. Ciò al fine di ricostruire qui borghi così com’erano, preservando la loro “edilizia d’autore”.

Del resto come evidenzia lo stesso Consulente, “nei centri storici i piani urbanistici di norma vietano la demolizione e la ricostruzione, ciò che ad oggi impedirebbe comunque e a chiunque di ricostruire anche in situazioni geologicamente favorevoli: rispetto a tali norme non può non delinearsi la necessità di una deroga”.

E’ giunto il momento di fare scelte chiare e coraggiose e consentire, a chi ne fa richiesta, di ricostruire la propria casa nello stato legittimo in cui si trovava prima del sisma ma con tecniche costruttive che garantiscano stabilità e tenuta dell’immobile anche nella malaugurata ipotesi di future scosse di forte intensità.
Chiediamo dunque al nuovo Commissario al Sisma Piero Farabollini e al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte di intervenire per dare spazio a una normativa in deroga che preveda:

1. La possibilità per i privati di ricostruire nello stato legittimo anteriore al sisma (documentato anche da materiale fotografico);

2. La responsabilizzazione di progettisti e imprese che dovranno adottare tecniche costruttive tali da garantire stabilità e sicurezza degli immobili;

3. Lo snellimento burocratico per consentire di spostare le attività di controllo prevalentemente nella fase esecutiva piuttosto che in quella solo progettuale.



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