

Valorizziamo il ruolo delle educatrici di asilo nido: salari adeguati alle responsabilità


Valorizziamo il ruolo delle educatrici di asilo nido: salari adeguati alle responsabilità
Il problema
IL VALORE MAI RICONOSCIUTO DELLE EDUCATRICI DI ASILO NIDO
Sono un'educatrice di asilo nido. Ogni mattina con dedizione accolgo bambini molto piccoli, alcuni di pochi mesi. Mi viene affidata la loro sicurezza, il loro benessere, il loro sviluppo emotivo, cognitivo e relazionale. Accompagno i loro primi passi e le loro prime conquiste. Sostengo le famiglie nei momenti di difficoltà e contribuisco a costruire le fondamenta del futuro di una comunità.
Eppure, nonostante l'assoluta ed enorme responsabilità che questo lavoro comporta, la retribuzione che ricevo è di circa 1.350 euro al mese. Scrivere questa cifra nero su bianco fa quasi più effetto che viverla, poiché non rappresenta una vita dignitosa: significa fare i conti ogni mese con affitto o mutuo, bollette, spesa, trasporti e imprevisti. Significa rinunciare, rimandare, preoccuparsi costantemente del futuro. Significa svolgere un lavoro fondamentale per la società senza poter godere di quella serenità economica che dovrebbe essere garantita a chi lavora con professionalità e dedizione. Vorrei porre una domanda semplice: quanto vale, per questo Paese, il lavoro di chi si prende cura dei suoi bambini?
Abbiamo due risvolti della medaglia: da una parte si riconosce a parole l'importanza dell'educazione nella prima infanzia parlando di natalità e sostegno alle famiglie, dall'altra chi ogni giorno rende possibile tutto questo continua a essere tra le figure meno valorizzate economicamente.
Ogni giorno ci viene chiesto di essere preparate, responsabili, empatiche, aggiornate. Ci viene chiesto di osservare, educare, prevenire, documentare, collaborare con famiglie e con servizi territoriali. Ci viene chiesto di assumerci responsabilità enormi, ma con organici ridotti, carichi di lavoro crescenti e risorse limitate.
Eppure, quando si parla di riconoscimento economico, il nostro lavoro sembra diventare improvvisamente invisibile.
Non scrivo questa lettera per lamentarmi. La scrivo perché credo che esista un problema strutturale che riguarda migliaia di educatrici ed educatori. Un problema che rischia di allontanare persone competenti da una professione fondamentale e che rende sempre più difficile attrarre nuove figure qualificate, un problema che ricadrà inevitabilmente sulla qualità dei servizi offerti alle famiglie.
Come si può continuare a chiedere professionalità e responsabilità enormi offrendo compensi che spesso non consentono di vivere con tranquillità? La cura e l'educazione dei bambini non sono un costo da contenere. Sono un investimento.
Per questo chiedo alle istituzioni, ai datori di lavoro, alle organizzazioni sindacali e a chi ha responsabilità decisionali di affrontare seriamente il tema delle retribuzioni nel settore educativo della prima infanzia. Non si tratta di una richiesta di privilegio, ma di riconoscimento e dignità professionale.
Spero e chiedo che si apra una discussione pubblica reale sul valore del nostro lavoro.
Spero e chiedo che si ascolti la voce di chi ogni giorno opera nei nidi.
Spero e chiedo che alle parole "centralità dell'infanzia" seguano finalmente scelte concrete.
Perché non può esistere una società che dichiara di mettere i bambini al centro e che, al contempo, continua a sottovalutare chi si prende cura di loro.
Con rispetto, ma anche con determinazione,
Un'educatrice di asilo nido

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Il problema
IL VALORE MAI RICONOSCIUTO DELLE EDUCATRICI DI ASILO NIDO
Sono un'educatrice di asilo nido. Ogni mattina con dedizione accolgo bambini molto piccoli, alcuni di pochi mesi. Mi viene affidata la loro sicurezza, il loro benessere, il loro sviluppo emotivo, cognitivo e relazionale. Accompagno i loro primi passi e le loro prime conquiste. Sostengo le famiglie nei momenti di difficoltà e contribuisco a costruire le fondamenta del futuro di una comunità.
Eppure, nonostante l'assoluta ed enorme responsabilità che questo lavoro comporta, la retribuzione che ricevo è di circa 1.350 euro al mese. Scrivere questa cifra nero su bianco fa quasi più effetto che viverla, poiché non rappresenta una vita dignitosa: significa fare i conti ogni mese con affitto o mutuo, bollette, spesa, trasporti e imprevisti. Significa rinunciare, rimandare, preoccuparsi costantemente del futuro. Significa svolgere un lavoro fondamentale per la società senza poter godere di quella serenità economica che dovrebbe essere garantita a chi lavora con professionalità e dedizione. Vorrei porre una domanda semplice: quanto vale, per questo Paese, il lavoro di chi si prende cura dei suoi bambini?
Abbiamo due risvolti della medaglia: da una parte si riconosce a parole l'importanza dell'educazione nella prima infanzia parlando di natalità e sostegno alle famiglie, dall'altra chi ogni giorno rende possibile tutto questo continua a essere tra le figure meno valorizzate economicamente.
Ogni giorno ci viene chiesto di essere preparate, responsabili, empatiche, aggiornate. Ci viene chiesto di osservare, educare, prevenire, documentare, collaborare con famiglie e con servizi territoriali. Ci viene chiesto di assumerci responsabilità enormi, ma con organici ridotti, carichi di lavoro crescenti e risorse limitate.
Eppure, quando si parla di riconoscimento economico, il nostro lavoro sembra diventare improvvisamente invisibile.
Non scrivo questa lettera per lamentarmi. La scrivo perché credo che esista un problema strutturale che riguarda migliaia di educatrici ed educatori. Un problema che rischia di allontanare persone competenti da una professione fondamentale e che rende sempre più difficile attrarre nuove figure qualificate, un problema che ricadrà inevitabilmente sulla qualità dei servizi offerti alle famiglie.
Come si può continuare a chiedere professionalità e responsabilità enormi offrendo compensi che spesso non consentono di vivere con tranquillità? La cura e l'educazione dei bambini non sono un costo da contenere. Sono un investimento.
Per questo chiedo alle istituzioni, ai datori di lavoro, alle organizzazioni sindacali e a chi ha responsabilità decisionali di affrontare seriamente il tema delle retribuzioni nel settore educativo della prima infanzia. Non si tratta di una richiesta di privilegio, ma di riconoscimento e dignità professionale.
Spero e chiedo che si apra una discussione pubblica reale sul valore del nostro lavoro.
Spero e chiedo che si ascolti la voce di chi ogni giorno opera nei nidi.
Spero e chiedo che alle parole "centralità dell'infanzia" seguano finalmente scelte concrete.
Perché non può esistere una società che dichiara di mettere i bambini al centro e che, al contempo, continua a sottovalutare chi si prende cura di loro.
Con rispetto, ma anche con determinazione,
Un'educatrice di asilo nido

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Petizione creata in data 17 giugno 2026