Carcere di Rebibbia: No ai tagli alla Scuola! Ripristinare tutte le classi !

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La lettera che segue è stata scritta dalle studentesse e dagli studenti della Scuola Statale nel Carcere di Rebibbia, dopo solo due giorni sono state raccolte 200 firme tra studenti, semplici reclusi, docenti di tutti gli ordini e gradi della scuola. Nella giornata di oggi è stata inviata a tutti gli organi competenti.

La loro richiesta è semplice: VOGLIONO STUDIARE.

La Riforma della Scuola per Adulti, definita già con il DPR 263 del 2012, e l'attivazione dei CPIA, sta avendo nella Scuola in Carcere un impatto pesante sia sulla didattica (con la riduzione dell'orario settimanale) che in termini di numero di classi attivate. A Rebibbia dopo decenni di duro lavoro per far entrare la scuola in carcere in tutti i reparti, quest'anno abbiamo registrato un taglio di classi che sta mettendo a rischio la stessa funzione della Scuola, che la svuota dall'interno per favorire la sua privatizzazione.

Vi chiediamo di sostenere la nostra richiesta di ripristino di tutte le classi, perchè una società è civile quando mette in pratica le leggi e i principi che declama e lo dimostra anche a chi le ha infrante e, tanto più, a chi ancora è in attesa di un giudizio.

Far uscire dalle "quattro mura" di Rebibbia questa richiesta è il modo più sicuro per richiamare gli organi preposti, Ministri, Dirigenti, Capi e Provveditori, a far si che miopi conti economici dell'oggi o la povertà umana di certa opinione pubblica di "vendicatori" (in genere sui più deboli), non possano rendere ancor più dispendioso lo sforzo sociale di costruire una società sui principi di uguaglianza e giustizia sociale come indicato dalla nostra Costituzione.

"La Scuola pubblica e statale non va tolta a nessuno né dentro né fuori."

"Qui si formano madri e padri che spiegheranno ai propri figli come cambia la vita con lo studio."

Alla C.A. del

                                             Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca

                                             Ministro della Giustizia

                                             Al capo del D.A.P.

                                             Al Provveditore del Prap Lazio

                                             Ai Direttori del carcere di Rebibbia

                                             All’Ufficio Scolastico Regione Lazio

                                           Ai Dirigenti del 1°C.P.I.A di Roma e delle Istituzioni scolastiche

                                            Al Garante Nazionale per Diritti dei Detenuti

                                            Al Garante Regione Lazio Per i Diritti dei Detenuti

p.c. alle testate giornalistiche

 Siamo studenti, aspiranti, frequentanti o già diplomati, siamo docenti dalle elementari all’università, siamo semplici reclusi.

Tutti confidiamo nella Scuola ritenendola uno strumento di emancipazione da una realtà fatta, troppo spesso, di privazioni culturali e di emarginazione sociale.

Quest’anno abbiamo iniziato l’anno scolastico scoprendo che tutte le Scuole presenti a Rebibbia hanno subito gravi tagli; in alcuni reparti i corsi sono stati moncati senza neanche dare la possibilità di frequentare l’ultimo anno ai diplomandi e la situazione è diventata particolarmente difficile nei reparti speciali.

Sembra che chi ha deciso questi tagli non consideri il fatto che gli studenti non possano muoversi liberamente nel carcere: le donne non possono stare con gli uomini, chi è in alta sicurezza non può stare con i comuni e viceversa.

Togliere una classe da un reparto, significa immediatamente negare il diritto allo studio, un diritto inalienabile sancito dalla Costituzione italiana. Il diritto allo studio va garantito anche al singolo studente. Oggi la Scuola su quali criteri dovrebbe distribuire le poche classi rimaste, nei vari reparti?

La Scuola pubblica e statale non va tolta a nessuno né dentro né fuori.

Qui si formano madri e padri che spiegheranno ai propri figli come cambia la vita con lo studio.

Studiare in carcere non è mai stato facile ma non impossibile. Insieme abbiamo superato i problemi strutturali, aule a volte buie e fredde, difficoltà nel conciliare i tempi della scuola con la vita nel carcere, con il lavoro, con i trasferimenti e i processi, con il mancato sussidio per studio.

Se non ci sono le classi non abbiamo neanche la possibilità di provarci. In queste condizioni viene messa in discussione l’esistenza stessa della Scuola.

In conclusione nel rispetto delle leggi e in coerenza con le dichiarazioni ufficiali a tutti i livelli di governo:

CHIEDIAMO

Che vengano istituite tutte le classi richieste e necessarie per la continuità didattica e lo sviluppo della scuola in carcere.

 



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