

Uno spazio di pace e riflessione in memoria di Raffaele Stipa a Reggio Emilia
Il problema
La sera di lunedì 29 giugno 2026, la nostra comunità è stata scossa da una tragedia inaccettabile: la violenta e improvvisa scomparsa di Raffaele Stipa.
Per oltre vent'anni, Raffaele e la sua storica pizzeria Yoghi sono stati un punto di riferimento insostituibile nel cuore del quartiere intorno a via Che Guevara a Reggio Emilia. Raffaele non era semplicemente un commerciante; era un lavoratore instancabile, un volto amico, una presenza costante, rassicurante e generosa per chiunque vivesse o lavorasse in questa zona. Di fronte a un dramma così inconcepibile, centinaia di cittadini, clienti storici e colleghi delle aziende vicine (a partire dai dipendenti dell'area informatica SINFO di CREDEM) hanno scelto di non restare indifferenti. In pochissimi giorni, una straordinaria ondata di solidarietà ha unito oltre 300 donatori, permettendo di superare i 6.000 euro attraverso una raccolta fondi spontanea sulla piattaforma GoFundMe (https://gofund.me/c5c4c9e38)
I numeri di questa mobilitazione testimoniano quanto profondo sia il vuoto lasciato da Raffaele, ma oggi vi chiediamo di fare un passo in più. C'è una motivazione più profonda che ci spinge a non fermarci alla sola solidarietà economica, ed è il rifiuto totale e categorico di ogni forma di violenza.
Questa petizione nasce da un'esigenza civile e morale: l'urgente necessità di interrogarci su come, come collettività, si possa generare e tollerare una simile brutalità. Non possiamo ignorare la violenza sistematica che scaturisce dall'esclusione sociale e dall'emarginazione dei soggetti più fragili, né possiamo voltarci dall'altra parte di fronte al fatto che la nostra stessa società produca elementi capaci di compiere atti così efferati. Promuovere questa iniziativa significa compiere un atto di resistenza culturale contro l'indifferenza, l'esclusione e il degrado dei legami umani.
Pochi giorni fa ho avuto l'opportunità di incontrare personalmente Alan, il figlio di Raffaele, per consegnargli l'abbraccio della nostra comunità. In quel momento così doloroso, ciò che mi ha profondamente commosso è stato il suo unico, dignitoso desiderio istituzionale: Alan non ha chiesto vendetta o grandi opere monumentali. Ha espresso solo il desiderio che la città possa dedicare a suo padre un piccolo spazio pubblico nel quartiere. Un luogo semplice e tranquillo — un angolo di un parco, un'area verde o semplicemente una panchina dedicata — dove le persone possano sedersi, fermarsi a riflettere e trovare un momento di pace.
Vogliamo che questo spazio diventi un presidio di memoria attiva contro ogni forma di violenza e, al contempo, un simbolo tangibile dell'umanità e dell'affetto che la nostra comunità ha saputo dimostrare in questi giorni bui. Un luogo dove ricordare che la cura del prossimo e l'inclusione sono gli unici veri antidoti alla barbarie.
Chiediamo quindi formalmente al Sindaco Marco Massari, all'Assessora Annalisa Rabitti e a tutta l'Amministrazione Comunale di Reggio Emilia di accogliere questa proposta, aiutandoci a individuare, riqualificare e intitolare un piccolo spazio urbano in memoria di Raffaele Stipa.
Firma anche tu questa petizione. Unisciti a noi per sostenere la famiglia Stipa, per chiedere alle istituzioni un impegno concreto sulla memoria e per lasciare un segno indelebile di speranza, pace e giustizia sociale nel nostro quartiere. Ogni firma è un abbraccio ad Alan ed è una richiesta formale di civiltà per tutta la città di Reggio Emilia.

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Il problema
La sera di lunedì 29 giugno 2026, la nostra comunità è stata scossa da una tragedia inaccettabile: la violenta e improvvisa scomparsa di Raffaele Stipa.
Per oltre vent'anni, Raffaele e la sua storica pizzeria Yoghi sono stati un punto di riferimento insostituibile nel cuore del quartiere intorno a via Che Guevara a Reggio Emilia. Raffaele non era semplicemente un commerciante; era un lavoratore instancabile, un volto amico, una presenza costante, rassicurante e generosa per chiunque vivesse o lavorasse in questa zona. Di fronte a un dramma così inconcepibile, centinaia di cittadini, clienti storici e colleghi delle aziende vicine (a partire dai dipendenti dell'area informatica SINFO di CREDEM) hanno scelto di non restare indifferenti. In pochissimi giorni, una straordinaria ondata di solidarietà ha unito oltre 300 donatori, permettendo di superare i 6.000 euro attraverso una raccolta fondi spontanea sulla piattaforma GoFundMe (https://gofund.me/c5c4c9e38)
I numeri di questa mobilitazione testimoniano quanto profondo sia il vuoto lasciato da Raffaele, ma oggi vi chiediamo di fare un passo in più. C'è una motivazione più profonda che ci spinge a non fermarci alla sola solidarietà economica, ed è il rifiuto totale e categorico di ogni forma di violenza.
Questa petizione nasce da un'esigenza civile e morale: l'urgente necessità di interrogarci su come, come collettività, si possa generare e tollerare una simile brutalità. Non possiamo ignorare la violenza sistematica che scaturisce dall'esclusione sociale e dall'emarginazione dei soggetti più fragili, né possiamo voltarci dall'altra parte di fronte al fatto che la nostra stessa società produca elementi capaci di compiere atti così efferati. Promuovere questa iniziativa significa compiere un atto di resistenza culturale contro l'indifferenza, l'esclusione e il degrado dei legami umani.
Pochi giorni fa ho avuto l'opportunità di incontrare personalmente Alan, il figlio di Raffaele, per consegnargli l'abbraccio della nostra comunità. In quel momento così doloroso, ciò che mi ha profondamente commosso è stato il suo unico, dignitoso desiderio istituzionale: Alan non ha chiesto vendetta o grandi opere monumentali. Ha espresso solo il desiderio che la città possa dedicare a suo padre un piccolo spazio pubblico nel quartiere. Un luogo semplice e tranquillo — un angolo di un parco, un'area verde o semplicemente una panchina dedicata — dove le persone possano sedersi, fermarsi a riflettere e trovare un momento di pace.
Vogliamo che questo spazio diventi un presidio di memoria attiva contro ogni forma di violenza e, al contempo, un simbolo tangibile dell'umanità e dell'affetto che la nostra comunità ha saputo dimostrare in questi giorni bui. Un luogo dove ricordare che la cura del prossimo e l'inclusione sono gli unici veri antidoti alla barbarie.
Chiediamo quindi formalmente al Sindaco Marco Massari, all'Assessora Annalisa Rabitti e a tutta l'Amministrazione Comunale di Reggio Emilia di accogliere questa proposta, aiutandoci a individuare, riqualificare e intitolare un piccolo spazio urbano in memoria di Raffaele Stipa.
Firma anche tu questa petizione. Unisciti a noi per sostenere la famiglia Stipa, per chiedere alle istituzioni un impegno concreto sulla memoria e per lasciare un segno indelebile di speranza, pace e giustizia sociale nel nostro quartiere. Ogni firma è un abbraccio ad Alan ed è una richiesta formale di civiltà per tutta la città di Reggio Emilia.

I decisori
Voci dei sostenitori
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Petizione creata in data 6 luglio 2026