Unirsi o subire: lettera aperta per una guida comune verso una prospettiva condivisa.


Unirsi o subire: lettera aperta per una guida comune verso una prospettiva condivisa.
Il problema
Scriviamo questa lettera come elettrici ed elettori che credono nei valori della democrazia e della giustizia sociale. Non come militanti di partito, ma come persone che osservano con crescente preoccupazione quello che accade, in Italia e nel mondo, e che vogliono tornare a votare con convinzione.
Il momento che stiamo attraversando non è ordinario. L'avanzata degli autoritarismi, la crisi del diritto internazionale, l'emergenza climatica, la precarietà economica, la disinformazione e l'allargamento delle disuguaglianze non sono emergenze separate: sono i segnali di una trasformazione profonda dell'ordine globale. Una trasformazione che richiede risposte politiche all'altezza: chiare, coraggiose, capaci di tenere insieme invece di dividere.
Il governo in carica non sta dando queste risposte. Si professa patriota, ma si sottomette all’autoritarismo di Trump a discapito dell’Italia e dell’Europa. Ha tagliato fondi a scuola, sanità e ricerca, mentre garantisce vantaggi fiscali a chi è già ricco. Non ha un piano per il salario minimo, per la transizione energetica, né per governare l'impatto dell'intelligenza artificiale sul lavoro e sul nostro futuro. Davanti alla fuga dei cervelli, tace. Davanti al disagio giovanile, risponde con l'aumento delle pene, ignorando che l'inclusione si costruisce offrendo prospettive, non punizioni. E quando le contraddizioni sociali diventano scomode, punta il dito contro i migranti: un vecchio riflesso che trasforma la diversità in carburante elettorale.
Dall'altra parte, decenni di divisioni interne, di primarie vissute come rese dei conti, di leadership contese senza visione condivisa, hanno indebolito le forze progressiste proprio quando il Paese avrebbe più bisogno di vederle unite. Eppure il segnale c'è già: il referendum sulla riforma della giustizia ha dimostrato che quando esiste una direzione chiara, i giovani e gli astensionisti tornano a votare, e lo fanno in modo decisivo. Sono stati loro a far vincere il No. È un elettorato pronto a muoversi, se qualcuno lo incontra.
Quello che chiediamo a Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Carlo Calenda, Matteo Renzi, Riccardo Magi e tutte le forze progressiste è un atto di visione politica. Scegliere insieme una guida comune per presentarsi agli elettori come una coalizione matura, capace di anteporre il bene di tutti alle proprie ambizioni. La storia ricorda chi ha avuto il coraggio di farlo.
I punti su cui convergere esistono già:
- salario minimo
- difesa e rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale
- investimenti strutturali in istruzione e ricerca
- transizione ecologica per contrastare il cambiamento climatico
- redistribuzione fiscale e tassazione proporzionale al reddito
- diritti civili: autodeterminazione delle donne, matrimonio egualitario, fine vita
- riforma della cittadinanza e politiche di accoglienza fondate sul diritto internazionale
Per unirsi attorno a questi obiettivi il primo passo da compiere è scegliere una guida che sappia comunicare tenendo insieme il rigore istituzionale e i valori democratici con chiarezza e semplicità. Questa persona non dovrebbe essere qualcuno che divide per raccogliere consenso, che alimenta paure invece di proporre soluzioni, che si rivolge al mondo con un'ideologia del passato invece che con una visione del futuro. Deve essere una persona capace di unire grazie ai suoi valori, il suo linguaggio e che sappia rappresentarci con autorevolezza in un momento in cui abbiamo bisogno di ponti, non di muri.
Esistono persone con questo profilo nel panorama italiano. Silvia Salis, sindaca di Genova, è una di queste. La citiamo non per imporre una candidatura, ma per dire che chi cerchiamo esiste.
Firmiamo questa lettera perché vogliamo tornare a votare con convinzione.
Una politica all'altezza di questo momento è possibile. Costruire un campo largo con una guida credibile è un dovere morale e un bisogno dell'Italia.
Firma anche tu questa lettera aperta se condividi questi valori e questa visione.

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Il problema
Scriviamo questa lettera come elettrici ed elettori che credono nei valori della democrazia e della giustizia sociale. Non come militanti di partito, ma come persone che osservano con crescente preoccupazione quello che accade, in Italia e nel mondo, e che vogliono tornare a votare con convinzione.
Il momento che stiamo attraversando non è ordinario. L'avanzata degli autoritarismi, la crisi del diritto internazionale, l'emergenza climatica, la precarietà economica, la disinformazione e l'allargamento delle disuguaglianze non sono emergenze separate: sono i segnali di una trasformazione profonda dell'ordine globale. Una trasformazione che richiede risposte politiche all'altezza: chiare, coraggiose, capaci di tenere insieme invece di dividere.
Il governo in carica non sta dando queste risposte. Si professa patriota, ma si sottomette all’autoritarismo di Trump a discapito dell’Italia e dell’Europa. Ha tagliato fondi a scuola, sanità e ricerca, mentre garantisce vantaggi fiscali a chi è già ricco. Non ha un piano per il salario minimo, per la transizione energetica, né per governare l'impatto dell'intelligenza artificiale sul lavoro e sul nostro futuro. Davanti alla fuga dei cervelli, tace. Davanti al disagio giovanile, risponde con l'aumento delle pene, ignorando che l'inclusione si costruisce offrendo prospettive, non punizioni. E quando le contraddizioni sociali diventano scomode, punta il dito contro i migranti: un vecchio riflesso che trasforma la diversità in carburante elettorale.
Dall'altra parte, decenni di divisioni interne, di primarie vissute come rese dei conti, di leadership contese senza visione condivisa, hanno indebolito le forze progressiste proprio quando il Paese avrebbe più bisogno di vederle unite. Eppure il segnale c'è già: il referendum sulla riforma della giustizia ha dimostrato che quando esiste una direzione chiara, i giovani e gli astensionisti tornano a votare, e lo fanno in modo decisivo. Sono stati loro a far vincere il No. È un elettorato pronto a muoversi, se qualcuno lo incontra.
Quello che chiediamo a Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Carlo Calenda, Matteo Renzi, Riccardo Magi e tutte le forze progressiste è un atto di visione politica. Scegliere insieme una guida comune per presentarsi agli elettori come una coalizione matura, capace di anteporre il bene di tutti alle proprie ambizioni. La storia ricorda chi ha avuto il coraggio di farlo.
I punti su cui convergere esistono già:
- salario minimo
- difesa e rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale
- investimenti strutturali in istruzione e ricerca
- transizione ecologica per contrastare il cambiamento climatico
- redistribuzione fiscale e tassazione proporzionale al reddito
- diritti civili: autodeterminazione delle donne, matrimonio egualitario, fine vita
- riforma della cittadinanza e politiche di accoglienza fondate sul diritto internazionale
Per unirsi attorno a questi obiettivi il primo passo da compiere è scegliere una guida che sappia comunicare tenendo insieme il rigore istituzionale e i valori democratici con chiarezza e semplicità. Questa persona non dovrebbe essere qualcuno che divide per raccogliere consenso, che alimenta paure invece di proporre soluzioni, che si rivolge al mondo con un'ideologia del passato invece che con una visione del futuro. Deve essere una persona capace di unire grazie ai suoi valori, il suo linguaggio e che sappia rappresentarci con autorevolezza in un momento in cui abbiamo bisogno di ponti, non di muri.
Esistono persone con questo profilo nel panorama italiano. Silvia Salis, sindaca di Genova, è una di queste. La citiamo non per imporre una candidatura, ma per dire che chi cerchiamo esiste.
Firmiamo questa lettera perché vogliamo tornare a votare con convinzione.
Una politica all'altezza di questo momento è possibile. Costruire un campo largo con una guida credibile è un dovere morale e un bisogno dell'Italia.
Firma anche tu questa lettera aperta se condividi questi valori e questa visione.

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Petizione creata in data 3 aprile 2026