LA JUVENTUS NON PUÓ ESSERE PARTNER DELL'UNESCO NELLA LOTTA AI RAZZISMI NEL CALCIO.

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Io, Angelo Forgione, scrittore e giornalista, espongo quanto segue.
La Juventus FC, in data 2/10/18, ha subito un turno di squalifica del settore dello stadio occupato dai gruppi di tifosi organizzati per cori di discriminazione territoriale nei confronti di Napoli durante la partita Juventus-Napoli del 29/09/18. Si tratta di cori che si ripetono continuamente un po’ in tutta l'Italia ma più ampiamente nell'impianto sportivo del club torinese, durante ogni partita, non solo quando è in campo il Napoli.
Al termine della partita Juventus-Napoli, l'allenatore bianconero, Massimiliano Allegri, ha risposto ai giornalisti di non aver sentito certi cori, invece ascoltati in modo nitido da tutti i telespettatori a casa. La dirigenza del club ha poi incaricato il suo avvocato, Luigi Chiappero, di presentare ricorso presso la corte sportiva nazionale. Il legale ha definito il comportamento dei tifosi bianconeri "indifendibile", ma ha contestato la sentenza perché certi cori sono tipici di tante tifoserie e non solo dei tifosi juventini, e infatti altre squalifiche sono state inflitte a diversi club in passato.
La Corte Sportiva Nazionale ha respinto il ricorso della Juventus e ha anche aggravato la sanzione: le gare da disputare con il settore interdetto sono passate a due, con la seconda sospesa con condizionale.
Questo è il club che l'UNESCO ha abbracciato come partner nella lotta al razzismo nei stadi qualche anno fa, e che, sempre in tandem, ha lanciato il video “Football’s power to overcome discrimination” in occasione della campagna promossa da Fare (“Football Against Racism in Europe”), partner UEFA. Dal sito della Juve si legge che "la Juventus crede nel potere del calcio come strumento di lotta a ogni tipo di discriminazione, legata a sesso, razza, religione, disabilità, età, etnia, origine o status economico (...)".
È questo lo stesso club che nell'autunno 2012 non ha preso le distanze dai alcuni sui tifosi e da un giornalista della Rai che, all'esterno dello stadio torinese, prima di Juventus-Napoli, registravano un servizio televisivo in cui si diceva che i napoletani si riconoscono dalla puzza, come i cinesi (La Rai chiese scusa a tutti gli italiani per questo).
www.youtube.com/watch?v=eagfgenZhtc
È lo stesso club che nell'autunno del 2015 ha presentato presso la vostra sede di Parigi la ricerca "Colour? What Colour?" in cui si legge che "la decisione più saggia sulla discriminazione territoriale consiste forse nel tollerare, temporaneamente, queste forme tradizionali di insulto catartico".
Un coro discriminatorio verso altri italiani non può essere definito "catartico", cioè benefico per lo spirito di una determinata folla a scapito di un intero popolo. È vergognoso, così come è vergognoso invitare a tollerarlo perché "tradizionale".
(pag. 73: http://www.juventus.com/media/native/csr/Report%20UNESCO_ita.pdf
L’UNESCO deve rendersi conto che un club che è suo partner nella lotta al razzismo non contrasta il razzismo dei suoi tifosi verso altri italiani e piuttosto prova a nasconderlo. Un club ha presentato ricorso contro una sanzione per razzismo e l'ha perso malamente. Un club ipocrita che non può essere esempio in tema di discriminazione, soprattutto perché in Italia i cori negli stadi contro i napoletani sono più frequenti di quelli contro i neri.
Una partnership con lo Juventus Football Club è imbarazzante per un'organizzazione mondiale che tutela l'educazione e la cultura.
Si tratta di un club che finge di lottare contro il razzismo, che non ne prende le distanze, che finge di non sentire i cori contro Napoli, che ricorre contro le punizioni per discriminazione territoriale, che si nasconde dietro a una indegna abitudine diffusa, che è rimasto implicato in connessioni con tifosi legati alla ‘ndrangheta, come ha evidenziato l’inchiesta “Alto Piemonte” e che ha favorito l'introduzione nel suo stadio di striscioni offensivi della memoria di defunti e tragedie.  Un club così non può essere partner principale dell'UNESCO nella lotta alle discriminazioni e non può interpretare un ruolo così encomiabile. Ne va dell'etica e della credibilità della più importante organizzazione culturale al mondo.



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