Riconoscere le DOMUS DE JANAS come Patrimonio dell'Umanità UNESCO

Riconoscere le DOMUS DE JANAS come Patrimonio dell'Umanità UNESCO

0 hanno firmato. Arriviamo a 7.500.
A 7.500 firme, questa petizione rientrerà nel 10% di quelle più firmate su Change.org Italia!

Cristina Muntoni ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Comitato Patrimonio Mondiale UNESCO e a

Questa petizione nasce come supporto all'azione che abbiamo intrapreso dal 2017  col Cesim Sardegna (Centro Studi Identità e Memoria)  per il riconoscimento delle Domus de Janas come patrimonio UNESCO e ha lo scopo di manifestare un interesse popolare al buon esito di questa richiesta.

Nata come proposta per l'inserimento delle Domus de Janas decorate nel patrimonio UNESCO, si è poi estesa all'arte e all'architettura preistorica sarda.

In Sardegna ci sono circa 3.500 Domus de Janas (case delle fate), spettacolari grotticelle funerarie scavate nella roccia tra il V ed il III  millennio a. C. e legate al culto della Dea.  Di queste, almeno 215 sono decorate con motivi realizzati a scultura, incisione e pittura con rappresentazioni simboliche di potente valenza rituale e propiziatoria, con astrazioni concettuali di indubbio significato magico-religioso.

Le Domus de Janas decorate rappresentano un bene culturale di valore universale eccezionale, nella maggior parte dei casi messo in pericolo dall’incuria, dall’abbandono e dal degrado. Un pezzo preziosissimo di storia e della nostra identità rischia di andare perduto pur trattandosi di una meraviglia che in qualunque altro Stato sarebbe al centro di campagne di tutela, valorizzazione e promozione turistica.

È urgente e necessario intervenire per la loro tutela. Il riconoscimento UNESCO inciderebbe considerevolmente nella consapevolezza del loro valore, nella attenzione rispetto alla loro conservazione e avrebbe come conseguenza la loro tutela.

 

Con questa petizione si fa dunque richiesta all’UNESCO affinché le Domus de Janas decorate, l'arte e l'architettura preistorica della Sardegna vengano inserite nella Lista del Patrimonio Mondiale dei beni la cui conservazione e sicurezza è ritenuta importante per la comunità mondiale possedendone tutte le caratteristiche e i requisiti richiesti dalla Convenzione UNESCO del 1972 sulla protezione del patrimonio culturale e naturale.

Elenco completo dei beni inseriti nell’elenco:

1.      Necropoli di Santu Pedru ad Alghero

2.      Necropoli di Anghelu Ruju ad Alghero

3.      Necropoli di Puttu Codinu a Villanova Monteleone

4.      Necropoli di Pubusattile a Villanova Monteleone

5.      Necropoli di Monte Siseri / S'Incantu a Putifigari

6.      Complesso fortificato del Monte Baranta ad Olmedo

7.      Necropoli di Mesu 'e Montes a Ossi

8.      Necropoli di S'Adde 'e Asile a Ossi

9.      Complesso archeologico con l'Altare di Monte d'Accoddi a Sassari

10.  Necropoli di Su Crucifissu Mannu a Porto Torres

11.  Necropoli di Montalè a Sassari

12.  Domus de janas dell'Orto del Beneficio Parrocchiale di Sennori

13.  Elefant Domus de janas a Castel Sardo

14.  Necropoli di Li Muri ad Arzachena

15.  Necropoli di Su Murrone a Chiaramonti

16.  Necropoli di Mandra Antine a Thiesi

17.  Parco dei petroglifi a Cheremule

18.  Dolmen di Sa Coveccada a Mores

19.  Rifugio di Luzzanas a Ozieri

20.  Necropoli di Sant'Andrea Priu a Bonorva

21.  Necropoli di Sa Pala Larga a Bonorva (SS)

22.  Necropoli di Molia a Illorai

23.  Necropoli di Sos Furrighesos ad Anela

24.  Necropoli della Tomba del Labirinto a Benetutti

25.  L'insediamento di Serra Linta a Sedilo

26.  Necropoli di Ispiluncas a Sedilo

27.  Necropoli di Mrangias / Mandras ad Ardauli

28.  Necropoli di Sas Arzolas de goi a Nughedu Santa Vittoria

29.  Necropoli di Brodu ad Oniferi

30.  Necropoli di Istevene, a Mamoiada

31.  Grotta Corbeddu di Oliena

32.  Laboratori litici di Sennisceddu-Pau

33.  Parco Archeologico di Pranu Mutteddu a Goni

34.  Domus de janas di Corongiu a Pimentel

35.  Necropoli di Montessu a Villaperuccio

Questi beni costituiscono una testimonianza “unica” di una tradizione culturale e di una civiltà ormai estinte. Questo varrebbe a consentire l‘iscrizione di questi beni in un’apposita Lista del patrimonio mondiale. A oggi, dell'immenso patrimonio archeologico della Sardegna soltanto il complesso nuragico di Barumini è stato iscritto nella Lista, mentre risultano del tutto ignorati gli altri beni archeologici, in particolare quelli risalenti al periodo della Sardegna preistorica. 

L’identità della Sardegna, profondamente radicata nella sua insularità, risulterebbe significativamente rafforzata dal riconoscimento dell’eccezionalità di un patrimonio culturale troppo spesso dimenticato, così come è stato sottolineato da Giuseppa Tanda, già professoressa ordinaria di  Preistoria e Protostoria dell’Università di Cagliari che presiede il Cesim Sardegna, il centro studi storici con approccio multidisciplinare con cui stiamo promuovendo il progetto del riconoscimento UNESCO

PRESS

Video servizio di Videolina con intervista alla professoressa Giuseppa Tanda 

Puntata di aprofondimento su Sardegna Uno TV Thesauro con le professoresse Giuseppa Tanda, Stella Piro Vernier, Barbara De Nicolo e Crisatina Muntoni

Servizio di Sardegna Uno TV al minuto 11:27 

Radio Rai Uno al minuto 20:52 

Intervento di Nicola Castangia, professore emerito di Diritto Internazionale presso l’Università degli Studi di Sassari 

 

L’iter per l'inserimento nella Lista è lungo e complesso. Grazie all’iniziativa del Centro Studi Identità e Memoria (che il 26 ottobre 2018 ha organizzato un convegno sul tema a Nuoro coinvolgendo l’Assessorato Regionale ai beni culturali e specialisti di chiara fama delle Università di Cagliari - Riccardo Cicilloni e Carlo Luglié -, Sassari - Paolo Fois e Anna Depalmas -, Milano - Tullio Scovazzi - e Malta - Anthony Bonanno - oltre ad esperti/e delle soprintendenze) è partita la grande macchina burocratica che porterà a presentare la richiesta che va inoltrata al Comitato Nazionale Italiano dell’UNESCO che poi la inoltrerà al Ministero dei Beni Culturali che, dopo una complessa procedura, se passa arriverà al vaglio del Comitato del Patrimonio Mondiale. Il ruolo del movimento popolare è importante perché può incidere come stimolo in ogni fase della procedura, a partire dalla prima che prevede la creazione di una rete tra i Comuni sardi coinvolti e la loro attivazione per il progetto.

 

LE DOMUS DE JANAS

DESCRIZIONE

Le Domus de Janas - chiamate così perché, secondo la mitologia sarda, sarebbero le abitazioni delle fate tessitrici che lì nascondevano i loro tesori – si presentano come cavità nella roccia raggruppate in necropoli individuate in almeno 53 siti. A queste necropoli dovrebbero corrispondere altrettanti villaggi, non sempre individuati o individuabili. Le necropoli che presentano il maggior numero di domus de janas sono quelle di Montessu a Villaperuccio (con 39 tombe), Anghelu Ruju ad Alghero (38), Ispiluncas a Sedilo (33), San Pantaleo ad Ozieri (con 31). Più comunemente si presentano isolate o in gruppi più piccoli. La concentrazione maggiore di Domus de Janas si osserva nella Sardegna centro settentrionale, probabilmente perché era più facile scavare le grotticelle nelle rocce tenere caratteristiche della zona (soprattutto calcaree e arenarie), o – come spiega Tanda – per la presenza dell’altare preistorico di Monte d’Accoddi, situato a circa 12 km da Sassari, monumento unico in Sardegna e nel Mediterraneo, componente significativa del sistema culturale sviluppatosi in Sardegna tra il Neolitico e la I'età del Bronzo.

SIMBOLOGIA

Le Domus de Janas sono cavità nella roccia che richiamano simbolicamente la forma del ventre materno. I corpi venivano coperti di ocra rossa, simbolicamente ripetendo il sangue dell’utero con cui i bambini e le bambine nascenti erano avvolti nel momento della nascita. I corpi venivano deposti rannicchiati in posizione fetale, proprio come dentro il grembo. Nella mano destra tenevano una piccola statuina della Dea, come a proteggerli nel passaggio che avrebbero fatto dallo stato di morte alla nuova vita.

STRUTTURA

Le planimetrie si sviluppano per lo più in maniera semplice, talvolta, in maniera molto articolata, arricchendosi man mano, per arrivare fino a 20 camere. Ad esempio ad Ossi,

nella domus II di Mesu ‘e Montes e nella Tomba Maggiore. L’estensione massima, di 140,45 mq, è stata misurata nella domus de janas denominata Tomba del Capo, situata a Monte d’Accoddi, Sassari. La complessità degli ipogei è il risultato di ristrutturazioni e di aggiunte avvenute nel lungo arco di tempo, talvolta millenario, in cui vennero usate le grotticelle. Tale continua riutilizzazione evidenzia il loro valore identitario e “politico” delle tombe, legato anche alla funzione di segno di possesso e di marca territoriale del gruppo umano che le aveva escavate.

 USO

I vani permettevano di svolgere due funzioni: la prima era quella di accogliere il defunto o la defunta in un vano riservato che ne assicurava la protezione; la seconda consisteva nel dare accoglienza ai culti rituali in uno spazio circoscritto, rendendo forse possibile, con visite periodiche, la comunicazione spirituale di tipo individuale con i morti ma anche quella di tipo collettivo, instaurando, nel tempo, rituali aperti all’intera comunità.

 

DECORI

Tra le 3.500 Domus de janas recensite, 215 sono decorate con motivi realizzati a scultura, incisione e pittura.

Il rosso dei decori richiama simbolicamente il sangue del ventre materno a cui la persona defunta ritornerebbe con la sepoltura nei vani delle Domus per poi rinascere a nuova vita.

I motivi individuati vengono racchiusi in 5 categorie:

1.    Protomi, cioè motivi a forma di testa di bovino (o corniformi o bucrani, cioè crani di bovini);

2.    Pettiniformi;

3.    Antropomorfi  ;

4.    Armi ed Utensili;

5.    Figure geometriche.

La protome è senza dubbio il motivo più diffuso e la sua rappresentazione nelle Domus de Janas assumeva valenza rituale, diventando anche propiziatoria: il simbolo assicurava la ricchezza, la forza e soprattutto la fecondità cioè il perpetuarsi del gruppo, minacciato dalla morte. Con l’esecuzione del simbolo la crisi esistenziale di sistema, determinata dalla morte, veniva risolta. Allo stesso tempo veniva concluso il “trasporto” vale a dire il passaggio del defunto nella vita ultraterrena.

L’analisi dei motivi ha rivelato un processo di evoluzione stilistica che ha portato a una progressiva semplificazione e stilizzazione e delle raffigurazioni sino alla fusione, sul piano architettonico, con il portello che rappresenta un’astrazione concettuale magico-religiosa collegata, chiaramente, al costume funerario. Il portello, che sostituisce la testa dell’animale, diventa il segno del passaggio, della transizione fra il mondo dei vivi e quello dei morti, tra il mondo di qua e l’Altrove. Il portello si trasforma in falsa porta, costituendo l’elemento architettonico-cultuale centrale: l’introduzione del defunto o della defunta attraverso di essa, assume un valore magico rituale, forse di tipo purificatorio, iniziatico e propiziatorio.

In 89 ipogei sono stati rappresentati elementi comunemente interpretati come la rappresentazione/ed imitazione di elementi architettonici tipici dell’abitazione dei vivi: come il soffitto a doppio o unico spiovente, a semicerchio, colonne, pilastri e semipilastri, lesene, zoccoli, gradini, focolari. In alcune tombe sono imitati perfino gli arredi come i banconi, i tavoli, i tappeti.

È probabile che con l’imitazione della casa si volesse rendere operativo, in chiave magico-rituale, il richiamo simbolico al mondo dei vivi, ad una realtà passata che si voleva evocare, per completare il ciclo di vita-morte-rinascita dell’ideologia funeraria del V-III millennio a. C

 

Foto : Domus de janas S’Incantu, Putifigari (SS), a cura di Nicola Castangia

0 hanno firmato. Arriviamo a 7.500.
A 7.500 firme, questa petizione rientrerà nel 10% di quelle più firmate su Change.org Italia!