Candidatura dell'Arte del caffè napoletano a patrimonio UNESCO

Candidatura dell'Arte del caffè napoletano a patrimonio UNESCO

Il problema

Si chiede che l’Arte del caffè napoletano sia inserita nella lista dei beni immateriali tutelati dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità perché elemento fondante e caratterizzante della vita e della cultura napoletana e italiana.

Il caffè a Napoli è tradizione sin dai tempi della “cuccumella”, la prima caffettiera con filtro, detta la “napoletana”, con la quale si supera il sistema turco ad infusione e si apre l’epoca del caffè moderno.

Quest’ultimo prende forma nel caffè espresso, il caffè ristretto da bar preparato con una miscela particolare di qualità differenti di caffè e servito nella classica “tazzulella” bollente.

Il caffè a Napoli, non solo è consolidata abitudine alimentare (come dimostrano i dati sul suo consumo che vede la città partenopea ergersi a capitale italiana della bevanda), ma è anche costume e peculiarità culturale.

Bere un caffè al bar, infatti, è un momento d'aggregazione e d’incontro, il tramite quasi necessario per il napoletano per l'interscambio umano, sociale e culturale.

Ne è riprova il fatto che, più che altrove, il napoletano preferisca sorbire il caffè in compagnia - emblematico in tal senso Massimo Troisi che diceva che bere da soli il caffè è il massimo dell'umana solitudine - arrivando spesso a “condividerlo” anche con uno sconosciuto che berrà il “caffè sospeso” da lui offerto.

La pratica del “caffè sospeso” - l’antica e generosa usanza napoletana consistente nel lasciare pagato al bar un caffè per una persona sconosciuta che così, pur non avendo la disponibilità economica, potrà comunque berlo - sta oggi varcando i confini nazionali, proponendosi nel mondo intero.

Il caffè a Napoli è storia.

Introdotto durante l’epoca borbonica dalla regina Maria Carolina è stato reso celebre e celebrato da Gioacchino Rossini - che beveva una ricetta gourmet (caffè barbajata) - dalla martire della Rivoluzione Partenopea Eleonora de Fonseca Pimentel - che volle sorseggiarlo come ultimo desiderio prima d'essere giustiziata - dai grandi interpreti del Cafè Chantant durante la Belle Époque, dai grandi del cinema e del teatro - Eduardo De Filippo, Totò, Sophia Loren, Massimo Troisi, Eduardo De Crescenzo - e dai massimi interpreti della musica napoletana ed italiana come Domenico Modugno, Pino Daniele e Fabrizio De André.

Pertanto, per la sua valenza storica e culturale, si auspica che l’Arte del caffè napoletano, vera istituzione della società partenopea e italiana, riesca ad ottenere il giusto riconoscimento.

Firma il nostro appello e aiutaci a candidare l'Arte del caffè napoletano a patrimonio UNESCO.

Questa petizione aveva 42 sostenitori

Il problema

Si chiede che l’Arte del caffè napoletano sia inserita nella lista dei beni immateriali tutelati dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità perché elemento fondante e caratterizzante della vita e della cultura napoletana e italiana.

Il caffè a Napoli è tradizione sin dai tempi della “cuccumella”, la prima caffettiera con filtro, detta la “napoletana”, con la quale si supera il sistema turco ad infusione e si apre l’epoca del caffè moderno.

Quest’ultimo prende forma nel caffè espresso, il caffè ristretto da bar preparato con una miscela particolare di qualità differenti di caffè e servito nella classica “tazzulella” bollente.

Il caffè a Napoli, non solo è consolidata abitudine alimentare (come dimostrano i dati sul suo consumo che vede la città partenopea ergersi a capitale italiana della bevanda), ma è anche costume e peculiarità culturale.

Bere un caffè al bar, infatti, è un momento d'aggregazione e d’incontro, il tramite quasi necessario per il napoletano per l'interscambio umano, sociale e culturale.

Ne è riprova il fatto che, più che altrove, il napoletano preferisca sorbire il caffè in compagnia - emblematico in tal senso Massimo Troisi che diceva che bere da soli il caffè è il massimo dell'umana solitudine - arrivando spesso a “condividerlo” anche con uno sconosciuto che berrà il “caffè sospeso” da lui offerto.

La pratica del “caffè sospeso” - l’antica e generosa usanza napoletana consistente nel lasciare pagato al bar un caffè per una persona sconosciuta che così, pur non avendo la disponibilità economica, potrà comunque berlo - sta oggi varcando i confini nazionali, proponendosi nel mondo intero.

Il caffè a Napoli è storia.

Introdotto durante l’epoca borbonica dalla regina Maria Carolina è stato reso celebre e celebrato da Gioacchino Rossini - che beveva una ricetta gourmet (caffè barbajata) - dalla martire della Rivoluzione Partenopea Eleonora de Fonseca Pimentel - che volle sorseggiarlo come ultimo desiderio prima d'essere giustiziata - dai grandi interpreti del Cafè Chantant durante la Belle Époque, dai grandi del cinema e del teatro - Eduardo De Filippo, Totò, Sophia Loren, Massimo Troisi, Eduardo De Crescenzo - e dai massimi interpreti della musica napoletana ed italiana come Domenico Modugno, Pino Daniele e Fabrizio De André.

Pertanto, per la sua valenza storica e culturale, si auspica che l’Arte del caffè napoletano, vera istituzione della società partenopea e italiana, riesca ad ottenere il giusto riconoscimento.

Firma il nostro appello e aiutaci a candidare l'Arte del caffè napoletano a patrimonio UNESCO.

I decisori

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Petizione creata in data 16 gennaio 2020