Una strada per AMT esiste, ed è nel suo Piano: chiudere l'istruttoria sui 59,4 milioni

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Il problema

Il 5 settembre 2026 ho depositato una petizione popolare al Consiglio comunale di Genova, ai sensi dell'art. 21, comma 1, dello Statuto del Comune.

Chiede una cosa sola: che una verifica contabile aperta da anni sui conti di AMT arrivi finalmente a una conclusione, e che se ne discuta in Consiglio comunale, in seduta pubblica.

Nel Piano di risanamento con cui AMT prova a salvarsi c'è una partita da 59,4 milioni di euro che l'azienda stessa dichiara sospesa, in istruttoria, non ancora contabilizzata. Sono soldi che andrebbero a favore di AMT: se l'istruttoria li confermasse, anche solo in parte, il buco che oggi si dà per certo sarebbe più piccolo, e il futuro dell'azienda si deciderebbe su numeri diversi da quelli che circolano adesso.

Nessuno dice a che punto sia quella verifica. Intanto, dal 14 settembre, le corse dei bus si riducono.

La strada per far luce su quella partita non va inventata: è già scritta dentro il documento aziendale. Va solo percorsa, e a percorrerla deve essere Città Metropolitana di Genova, l'ente che il servizio lo ha affidato e che l'istruttoria la tiene aperta.

Il Comune di Genova, però, non è uno spettatore: di AMT possiede il 94,94%, siede nelle assemblee e ha il peso politico per chiedere che quella verifica si chiuda. È questo che la petizione gli chiede: non di decidere al posto di altri, ma di farsi parte attiva presso chi deve decidere.

Firmare qui significa dire al Consiglio comunale che la città vuole quella risposta.

IL TESTO DEPOSITATO

Quello che segue è il testo della petizione depositata al Comune di Genova il 5 settembre 2026.

Petizione popolare sulle sotto-compensazioni esposte nel Piano di risanamento di AMT

Al Consiglio comunale di Genova, tramite la Segreteria Generale.

Oggetto: petizione ai sensi dell'art. 21, comma 1, dello Statuto del Comune di Genova, a tutela di interessi collettivi.

Premesso che AMT S.p.A., azienda del trasporto pubblico locale di Genova, affidataria in house del servizio da parte dell'Ente affidante, è partecipata dal Comune di Genova, socio pubblico di maggioranza con il 94,94% del capitale, nell'ambito di un controllo analogo congiunto con gli altri soci pubblici;

che AMT si trova in composizione negoziata della crisi, e il relativo Piano industriale di risanamento del 5 maggio 2026 espone sotto-compensazioni maturate tra il 2020 e il 2024, stimate in 84,6 milioni di euro, di cui 59,4 milioni riferiti all'Ente affidante, Città Metropolitana di Genova; importo che lo stesso Piano indica come sottoposto a istruttoria e non ancora contabilizzato;

che la definizione di tali sotto-compensazioni potrebbe incidere in misura significativa sulla situazione patrimoniale di AMT e sulle condizioni di equilibrio economico-finanziario del servizio;

che il Comune di Genova, quale socio pubblico di maggioranza, concorre alle decisioni assembleari che riguardano AMT e può farsi parte attiva presso gli altri enti pubblici coinvolti,

si chiede al Comune di Genova:

  1. di adoperarsi, quale socio pubblico di maggioranza e in raccordo con gli altri soci pubblici, affinché l'Ente affidante definisca l'istruttoria sulle sotto-compensazioni esposte nel Piano;
  2. di farsi parte attiva presso Città Metropolitana di Genova e Regione Liguria per la definizione delle sotto-compensazioni esposte nel Piano e per valutare, all'esito dell'istruttoria e nelle sedi competenti, le eventuali misure conseguenti;
  3. di portare la questione all'esame del Consiglio comunale;
  4. di comunicare alla promotrice e ai sottoscrittori le determinazioni assunte dagli organi competenti, ai sensi dell'art. 21, comma 7, dello Statuto, chiedendone altresì, ove consentito, la pubblicazione sul sito istituzionale.

Atto depositato via PEC il 5 settembre 2026, ricevuta di avvenuta consegna delle 21:51. La petizione è aperta ad adesioni successive.

PER CAPIRE MEGLIO

Che cosa sono le sotto-compensazioni

Quando un ente pubblico affida ad AMT il servizio dei bus, firma un contratto: tu fai un certo numero di chilometri di corse all'anno, io ti pago quello che ti costa farle.

Poi i costi sono saliti. Pandemia, inflazione, rinnovo dei contratti dei lavoratori. E quello che l'ente versava non bastava più. La differenza l'ha messa AMT, di tasca sua.

Si chiamano sotto-compensazioni. E su quella parte della partita AMT non è la debitrice: è la creditrice.

I numeri, e da dove vengono

Non sono stime di parte. Sono scritte nel Piano industriale di risanamento di AMT del 5 maggio 2026, il documento su cui si regge il salvataggio dell'azienda.

Fra il 2020 e il 2024 le sotto-compensazioni maturate sono stimate in 84,6 milioni di euro. Di questi:

  1. 59,4 milioni sono riferiti dal Piano all'Ente affidante, cioè Città Metropolitana di Genova
  2. 18,1 milioni sono attribuiti ad AMT stessa
  3. 7,1 milioni restano non attribuiti

Attenzione a non leggerli male, perché è l'errore che gira di più: AMT non è creditrice di 84,6 milioni. Gli 84,6 sono il totale del fenomeno. La parte su cui l'azienda può vantare qualcosa verso un altro ente è quella da 59,4 milioni. È di quella che parliamo qui.

Il Piano scrive poi la cosa più importante di tutte: quell'importo è sottoposto a istruttoria e non ancora contabilizzato. Tradotto: la verifica è aperta, e finché non si chiude quei soldi non esistono in bilancio, né per chi li deve né per chi li deve avere.

Perché riguarda chi aspetta il bus

AMT è in composizione negoziata della crisi dal 14 ottobre 2025: un esperto nominato dalla Camera di commercio prova a far accordare l'azienda con i creditori prima che si finisca in tribunale.

Nel progetto di bilancio 2024, approvato dal consiglio di amministrazione il 30 gennaio 2026, la perdita d'esercizio è di quasi 56 milioni di euro.

Dal 14 settembre 2026 il servizio si riduce: circa il 10% di corse in meno, in media. Non lo dice un'attivista, lo dice il Comune nel comunicato del 31 agosto 2026.

E intanto una posta da decine di milioni, che secondo il documento stesso dell'azienda è a credito, resta in istruttoria. Senza una data. Senza che nessuno dica pubblicamente a che punto è.

Non sto dicendo che quei 59,4 milioni siano dovuti così come sono scritti: lo deve stabilire l'istruttoria, ed è esattamente il punto. Sto dicendo che una città non può discutere del taglio delle proprie corse mentre la partita che potrebbe cambiare il quadro resta ferma in un cassetto.

Che cosa questa petizione non chiede

Lo dico esplicitamente, perché è la prima obiezione che arriverà e perché è anche una condizione di ammissibilità: lo Statuto del Comune tiene le petizioni popolari fuori dalle materie di bilancio e di tariffe.

Quindi qui non si chiede di stanziare soldi. Non si chiede di alzare o abbassare tariffe. Non si chiede di ricapitalizzare AMT, né di scrivere un numero in un bilancio.

Si chiede una cosa sola: che una verifica che l'azienda dichiara aperta arrivi a una conclusione, e che il Comune se ne faccia carico presso chi quella verifica deve chiuderla.

Se l'istruttoria stabilirà che a quei 59,4 milioni corrisponde una cifra minore, o diversa, sarà comunque un risultato: oggi la città non ha nemmeno quel dato.

I tempi

Il 10 settembre le commissioni consiliari si riuniscono sul piano di risanamento. Il 14 settembre il servizio si riduce. Dalla protocollazione della petizione decorrono 30 giorni.

Le firme servono adesso.

La firma su carta

Questa firma su Change.org è un sostegno pubblico: conta come numero, come pressione, come segnale al Consiglio comunale.

Accanto a questa, la petizione depositata prevede anche una raccolta di firme su modulo cartaceo, secondo le regole dello Statuto. Nei prossimi giorni pubblicherò un aggiornamento di questa petizione con giorno, ora e luogo: ci vediamo in strada, e lì si firma anche sul modulo.

Chi firma qui riceverà l'aggiornamento.

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Alice SalvatorePromotore della petizione

I decisori

Consiglio comunale di Genova
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