Una Ostetrica per ogni donna

Il problema

Depressione post parto, violenza ostetrica, vulvodinia sono termini sempre più diffusi che evidenziano la fragile posizione della donna nell’attuale sistema di assistenza sanitario. Questa petizione prova a dare una risposta concreta cercando di porre la donna al centro di un servizio di assistenza basato sul rapporto di fiducia, sulla conoscenza e sulla prevenzione.

Dopo la pandemia da COVID 19 c’è l’opportunità di ripensare la medicina territoriale al fine di rafforzare l’assistenza sanitaria capillare e alleggerire il lavoro delle strutture ospedaliere. Tra le opportunità c’è la possibilità di rafforzare anche la medicina di genere.

PROPOSTA

Questa petizione propone di valutare l’integrazione della figura dell’Ostetrica di Comunità / Famiglia all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.

Integrare la figura dell’Ostetrica di Comunità / Famiglia vorrebbe dire valorizzare nel Servizio Sanitario Nazionale una figura professionale a tutela della salute della donna, offrendo l’adeguata assistenza nelle diverse fasi della vita, dalla pubertà sino a dopo la menopausa, un supporto importante in eventuali gravidanze come nel post parto.

Tale figura professionale è prevista e descritta dallaFederazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica/o e permetterebbe di conseguire gli obiettivi del “Piano d’azione per la salute sessuale e riproduttiva” dell’OMS Regione Europea che prevede:

  • rendere le persone in grado di prendere decisioni consapevoli in merito alla loro salute sessuale e riproduttiva e assicurare che i loro diritti umani vengano rispettati, protetti e soddisfatti;
  • assicurare che tutte le persone possano godere del più alto livello di salute sessuale e riproduttiva e di benessere;
  • garantire l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva ed eliminare le diseguaglianze.

DEFICIT NEL SISTEMA ATTUALE

L’integrazione dell’Ostetrica di Comunità / Famiglia aiuterebbe a superare una serie di deficit ora presenti nel sistema.

Deficit di assistenza alla salute della donna

  • il 10-15% delle donne in età produttiva sono affette da endometriosi. Le donne con diagnosi conclamata sono almeno 3 milioni.
  • il 21% delle madri dichiara di aver subito violenza ostetrica durante il parto
  • il 25% delle donne soffre di incontinenza urinaria
  • il 30% delle donne soffre di prolasso (sopra ai 50 anni)
  • il 33% delle madri non si sente adeguatamente assistita dopo il parto
  • il 41% delle donne dichiara di aver subito pratiche lesive della propria dignità psico fisica durante il parto
  • il 50% delle donne soffre di cistiti
  • il 70% delle donne ha problemi di diversa natura dopo il parto
  • il 75% delle donne soffre di vaginiti

Deficit di assistenza sull’infertilità

  • il 30-50% delle donne infertili o con difficoltà a concepire soffre di endometriosi. Il picco si verifica tra i 25 e i 35 anni, ma la patologia può comparire anche in fasce di età più basse. La diagnosi arriva spesso dopo un percorso lungo e dispendioso, il più delle volte vissuto con gravi ripercussioni psicologiche per la donna.
  • Si stima che in Italia circa il 15% delle coppie sia infertile. L’infertilità può dipendere in ugual misura dalla donna e dall'uomo. Tra le cause ci sono spesso patologie prevenibili e comunque facilmente curabili se affrontate tempestivamente.
  • Nel 20% dei casi di infertilità non esiste alcuna causa apparente che possa impedire una gravidanza (infertilità idiopatica).
  • Nel complesso, queste percentuali fino a 20 anni fa erano dimezzate. 
  • Il 6% delle donne decidono di non avere un secondo figlio dopo l’esperienza negativa del primo parto.

Deficit di conoscenza su fertilità e salute riproduttiva

Ecco un paio di dati davvero preoccupanti tratti dallo Studio Nazionale Fertilità del Ministero della Salute.

  • solo il 6% degli adulti sa con esattezza a che età inizia a ridursi la fertilità nella donna;
  • l’85% degli adolescenti predilige internet come fonte di informazioni sul tema della fertilità e della salute riproduttiva e solo l’11% si rivolge ad un medico.

Deficit nel servizio offerto dai consultori

Ecco solo alcuni dati evidenziati dal Progetto Nazionale Consultori Familiari del 2019:

  • solo il 3% dei maschi e il 7% delle femmine in età adolescenziale si rivolge ai consultori;
  • solo in 2 regioni e 1 provincia autonoma la disponibilità di consultori è in linea con quanto previsto dal legislatore e in 7 regioni l’utenza è più che doppia rispetto a quanto previsto dalla legge;
  • nei consultori la presenza media settimanale per un’utenza di 20.000 residenti è di sole 24 ore per la figura dell’ostetrica, di 15 ore per la figura dello psicologo, di 11 ore per la figura del ginecologo e 10 ore per la figura dell’assistente sociale;
  • il numero medio di utenti dei consultori è pari al 5% della popolazione

Deficit di assistenza territoriale alla salute

Si stima che nei prossimi 7 anni ci saranno 18.000 medici di medicina generale in meno.

Deficit nella formazione dei professionisti di medicina territoriale

Solo l’8% dei Pediatri Libera Scelta e il 21% di Medici Medicina Generale ha partecipato a eventi formativi e di aggiornamento in materia di tutela della fertilità e di salute riproduttiva - fonte: Studio Nazionale Fertilità - Ministero della Salute 2018

Deficit di formazione professionale

Dati Almalaurea evidenziano che solo il 48% dei laureati in ostetricia esercita poi tale professione, disperdendo competenze e risorse.

AMBITI DI INTERVENTO DELL’OSTETRICA DI COMUNITÀ / FAMIGLIA

Conoscenza del proprio corpo
Accompagnando la donna dalla pubertà nella conoscenza e consapevolezza del funzionamento del proprio corpo.

Gravidanza
Offrendo ad ogni donna la possibilità di avere un professionista ad assisterla per tutta la durata della gravidanza, sugli aspetti di competenza dell’ostetrica.

Parto
La donna potrebbe richiedere la presenza della proprio ostetrica di comunità in sala parto o in reparto per prevenire atti di “violenza ostetrica” e accompagnare la donna nella comprensione di ciò che avviene in sala parto.

Post Parto
Offrendo un’assistenza costante (anche a domicilio) nel periodo dopo il parto per allattamento, prime cure al neonato, controllo psicofisico della donna.

Salute generale della donna
Informando la donna sulle diverse infezioni sessualmente trasmissibili, effettuando pap e HPV test, insegnando l’autopalpazione al seno, praticando l’ecografia all’apparato riproduttivo qualora necessario e diagnosticando eventuali problematiche al pavimento pelvico.

Natalità e ricerca di una gravidanza
Accompagnando la donna nella conoscenza dei tempi del proprio corpo, analizzando eventuali problematiche, promuovendo il monitoraggio dei tempi di fertilità e informando su eventuali procedure di fecondazione assistita.

Gravidanze non programmate
Accompagnando la donna nelle scelte e nei percorsi che possono essere seguiti e offendo assistenza costante.

Violenza di genere
L’Ostetrica di Comunità avrebbe un canale preferenziale per intercettare eventuali abusi e o atti di violenza subita dalle proprie donne grazie al rapporto di fiducia e intimità che si andrebbe ad instaurare.

VANTAGGI DALL’INSERIMENTO DELLA FIGURA DELL’OSTETRICA DI COMUNITÀ/ FAMIGLIA

Ecco i vantaggi generali legati all’integrazione della figura dell’Ostetrica di Comunità / Famiglia all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.

  • Rafforzamento della medicina territoriale e di genere
  • Riduzione degli accessi agli ambulatori e ai reparti ospedalieri
  • Riduzione di numerose patologie grazie ad azioni preventive
  • Sostegno attivo alla natalità
  • Assistenza costante alla donna
  • Rafforzamento dell’approccio multidisciplinare

Dal nostro punto di vista sarebbe auspicabile che il Servizio Sanitario Nazionale offrisse una Ostetrica di Comunità / Famiglia ogni 2.00/2.500 donne. In Italia sono presenti 28 milioni di donne sopra i 10 anni.

Ipotizzando 1 ostetrica di comunità ogni 2.500 donne, servirebbero circa 12.000 ostetriche di comunità.

COPERTURA COSTI

L’integrazione della figura dell’ostetrica di comunità potrebbe essere coperta da costi già attualmente sostenuti, previa redistribuzione degli stessi.

I dati relativi alla gestione dei consultori, con il personale e nelle modalità attuali, evidenziano un rapporto economico costi benefici inefficace e la revisione degli stessi aprirebbe ad un miglior utilizzo dei fondi.

In più l’ostetrica di comunità potrebbe andare anche a sostituire completamente le azienda sanitarie locali (e quindi sarebbe possibile redistribuire i fondi previsti per tali attività) nello screening previsto per il tumore al collo dell’utero, l’esecuzione di PAP Test e HPV test ed altri servizi legati alla donna.

Senza valutare il risparmio economico legato alla prevenzione e riduzione dei ricoveri e interventi in ambito ospedaliero.

SOSTIENICI

Chiediamo pertanto a chiunque pensi che tale petizione debba essere valutata dagli interlocutori competenti di sostenerci tramite una firma e la condivisione dei contenuti di questa pagina.

avatar of the starter
Luciana BassiniPromotore della petizioneGià Presidente del Collegio delle Ostetriche della Provincia di Perugia, responsabile per la ASL 1 Umbria del dipartimento Materno Infantile e Coordinatrice progetto Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna programma “Bollini Rosa”.

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Il problema

Depressione post parto, violenza ostetrica, vulvodinia sono termini sempre più diffusi che evidenziano la fragile posizione della donna nell’attuale sistema di assistenza sanitario. Questa petizione prova a dare una risposta concreta cercando di porre la donna al centro di un servizio di assistenza basato sul rapporto di fiducia, sulla conoscenza e sulla prevenzione.

Dopo la pandemia da COVID 19 c’è l’opportunità di ripensare la medicina territoriale al fine di rafforzare l’assistenza sanitaria capillare e alleggerire il lavoro delle strutture ospedaliere. Tra le opportunità c’è la possibilità di rafforzare anche la medicina di genere.

PROPOSTA

Questa petizione propone di valutare l’integrazione della figura dell’Ostetrica di Comunità / Famiglia all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.

Integrare la figura dell’Ostetrica di Comunità / Famiglia vorrebbe dire valorizzare nel Servizio Sanitario Nazionale una figura professionale a tutela della salute della donna, offrendo l’adeguata assistenza nelle diverse fasi della vita, dalla pubertà sino a dopo la menopausa, un supporto importante in eventuali gravidanze come nel post parto.

Tale figura professionale è prevista e descritta dallaFederazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica/o e permetterebbe di conseguire gli obiettivi del “Piano d’azione per la salute sessuale e riproduttiva” dell’OMS Regione Europea che prevede:

  • rendere le persone in grado di prendere decisioni consapevoli in merito alla loro salute sessuale e riproduttiva e assicurare che i loro diritti umani vengano rispettati, protetti e soddisfatti;
  • assicurare che tutte le persone possano godere del più alto livello di salute sessuale e riproduttiva e di benessere;
  • garantire l’accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva ed eliminare le diseguaglianze.

DEFICIT NEL SISTEMA ATTUALE

L’integrazione dell’Ostetrica di Comunità / Famiglia aiuterebbe a superare una serie di deficit ora presenti nel sistema.

Deficit di assistenza alla salute della donna

  • il 10-15% delle donne in età produttiva sono affette da endometriosi. Le donne con diagnosi conclamata sono almeno 3 milioni.
  • il 21% delle madri dichiara di aver subito violenza ostetrica durante il parto
  • il 25% delle donne soffre di incontinenza urinaria
  • il 30% delle donne soffre di prolasso (sopra ai 50 anni)
  • il 33% delle madri non si sente adeguatamente assistita dopo il parto
  • il 41% delle donne dichiara di aver subito pratiche lesive della propria dignità psico fisica durante il parto
  • il 50% delle donne soffre di cistiti
  • il 70% delle donne ha problemi di diversa natura dopo il parto
  • il 75% delle donne soffre di vaginiti

Deficit di assistenza sull’infertilità

  • il 30-50% delle donne infertili o con difficoltà a concepire soffre di endometriosi. Il picco si verifica tra i 25 e i 35 anni, ma la patologia può comparire anche in fasce di età più basse. La diagnosi arriva spesso dopo un percorso lungo e dispendioso, il più delle volte vissuto con gravi ripercussioni psicologiche per la donna.
  • Si stima che in Italia circa il 15% delle coppie sia infertile. L’infertilità può dipendere in ugual misura dalla donna e dall'uomo. Tra le cause ci sono spesso patologie prevenibili e comunque facilmente curabili se affrontate tempestivamente.
  • Nel 20% dei casi di infertilità non esiste alcuna causa apparente che possa impedire una gravidanza (infertilità idiopatica).
  • Nel complesso, queste percentuali fino a 20 anni fa erano dimezzate. 
  • Il 6% delle donne decidono di non avere un secondo figlio dopo l’esperienza negativa del primo parto.

Deficit di conoscenza su fertilità e salute riproduttiva

Ecco un paio di dati davvero preoccupanti tratti dallo Studio Nazionale Fertilità del Ministero della Salute.

  • solo il 6% degli adulti sa con esattezza a che età inizia a ridursi la fertilità nella donna;
  • l’85% degli adolescenti predilige internet come fonte di informazioni sul tema della fertilità e della salute riproduttiva e solo l’11% si rivolge ad un medico.

Deficit nel servizio offerto dai consultori

Ecco solo alcuni dati evidenziati dal Progetto Nazionale Consultori Familiari del 2019:

  • solo il 3% dei maschi e il 7% delle femmine in età adolescenziale si rivolge ai consultori;
  • solo in 2 regioni e 1 provincia autonoma la disponibilità di consultori è in linea con quanto previsto dal legislatore e in 7 regioni l’utenza è più che doppia rispetto a quanto previsto dalla legge;
  • nei consultori la presenza media settimanale per un’utenza di 20.000 residenti è di sole 24 ore per la figura dell’ostetrica, di 15 ore per la figura dello psicologo, di 11 ore per la figura del ginecologo e 10 ore per la figura dell’assistente sociale;
  • il numero medio di utenti dei consultori è pari al 5% della popolazione

Deficit di assistenza territoriale alla salute

Si stima che nei prossimi 7 anni ci saranno 18.000 medici di medicina generale in meno.

Deficit nella formazione dei professionisti di medicina territoriale

Solo l’8% dei Pediatri Libera Scelta e il 21% di Medici Medicina Generale ha partecipato a eventi formativi e di aggiornamento in materia di tutela della fertilità e di salute riproduttiva - fonte: Studio Nazionale Fertilità - Ministero della Salute 2018

Deficit di formazione professionale

Dati Almalaurea evidenziano che solo il 48% dei laureati in ostetricia esercita poi tale professione, disperdendo competenze e risorse.

AMBITI DI INTERVENTO DELL’OSTETRICA DI COMUNITÀ / FAMIGLIA

Conoscenza del proprio corpo
Accompagnando la donna dalla pubertà nella conoscenza e consapevolezza del funzionamento del proprio corpo.

Gravidanza
Offrendo ad ogni donna la possibilità di avere un professionista ad assisterla per tutta la durata della gravidanza, sugli aspetti di competenza dell’ostetrica.

Parto
La donna potrebbe richiedere la presenza della proprio ostetrica di comunità in sala parto o in reparto per prevenire atti di “violenza ostetrica” e accompagnare la donna nella comprensione di ciò che avviene in sala parto.

Post Parto
Offrendo un’assistenza costante (anche a domicilio) nel periodo dopo il parto per allattamento, prime cure al neonato, controllo psicofisico della donna.

Salute generale della donna
Informando la donna sulle diverse infezioni sessualmente trasmissibili, effettuando pap e HPV test, insegnando l’autopalpazione al seno, praticando l’ecografia all’apparato riproduttivo qualora necessario e diagnosticando eventuali problematiche al pavimento pelvico.

Natalità e ricerca di una gravidanza
Accompagnando la donna nella conoscenza dei tempi del proprio corpo, analizzando eventuali problematiche, promuovendo il monitoraggio dei tempi di fertilità e informando su eventuali procedure di fecondazione assistita.

Gravidanze non programmate
Accompagnando la donna nelle scelte e nei percorsi che possono essere seguiti e offendo assistenza costante.

Violenza di genere
L’Ostetrica di Comunità avrebbe un canale preferenziale per intercettare eventuali abusi e o atti di violenza subita dalle proprie donne grazie al rapporto di fiducia e intimità che si andrebbe ad instaurare.

VANTAGGI DALL’INSERIMENTO DELLA FIGURA DELL’OSTETRICA DI COMUNITÀ/ FAMIGLIA

Ecco i vantaggi generali legati all’integrazione della figura dell’Ostetrica di Comunità / Famiglia all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.

  • Rafforzamento della medicina territoriale e di genere
  • Riduzione degli accessi agli ambulatori e ai reparti ospedalieri
  • Riduzione di numerose patologie grazie ad azioni preventive
  • Sostegno attivo alla natalità
  • Assistenza costante alla donna
  • Rafforzamento dell’approccio multidisciplinare

Dal nostro punto di vista sarebbe auspicabile che il Servizio Sanitario Nazionale offrisse una Ostetrica di Comunità / Famiglia ogni 2.00/2.500 donne. In Italia sono presenti 28 milioni di donne sopra i 10 anni.

Ipotizzando 1 ostetrica di comunità ogni 2.500 donne, servirebbero circa 12.000 ostetriche di comunità.

COPERTURA COSTI

L’integrazione della figura dell’ostetrica di comunità potrebbe essere coperta da costi già attualmente sostenuti, previa redistribuzione degli stessi.

I dati relativi alla gestione dei consultori, con il personale e nelle modalità attuali, evidenziano un rapporto economico costi benefici inefficace e la revisione degli stessi aprirebbe ad un miglior utilizzo dei fondi.

In più l’ostetrica di comunità potrebbe andare anche a sostituire completamente le azienda sanitarie locali (e quindi sarebbe possibile redistribuire i fondi previsti per tali attività) nello screening previsto per il tumore al collo dell’utero, l’esecuzione di PAP Test e HPV test ed altri servizi legati alla donna.

Senza valutare il risparmio economico legato alla prevenzione e riduzione dei ricoveri e interventi in ambito ospedaliero.

SOSTIENICI

Chiediamo pertanto a chiunque pensi che tale petizione debba essere valutata dagli interlocutori competenti di sostenerci tramite una firma e la condivisione dei contenuti di questa pagina.

avatar of the starter
Luciana BassiniPromotore della petizioneGià Presidente del Collegio delle Ostetriche della Provincia di Perugia, responsabile per la ASL 1 Umbria del dipartimento Materno Infantile e Coordinatrice progetto Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna programma “Bollini Rosa”.

I decisori

Federazione Nazionale degli Ordini  della Professione di Ostetrica/o
Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica/o
Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica/o
Presidenza del consiglio dei ministri, Governo Italiano
Presidenza del consiglio dei ministri, Governo Italiano

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Petizione creata in data 14 aprile 2023