Una firma perché Roma ricordi Fausto Delle Chiaie

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Il problema

Roma ha perso uno dei suoi interpreti più sensibili: Fausto Delle Chiaie, artista che per oltre trent’anni ha trasformato Piazza Augusto Imperatore e il marciapiede di fronte all'Ara Pacis in un museo a cielo aperto, gratuito, quotidiano, imprevedibile. Un artista che non chiedeva biglietti, non aveva orari, non aveva guardianie: aveva solo la città, i passanti, gli oggetti dimenticati, e una visione radicale e poetica dell’arte pubblica.

Roma lo ha visto ogni giorno, ma non sempre lo ha guardato davvero. Eppure la sua presenza discreta e costante ha rappresentato una delle esperienze più autentiche dell’arte contemporanea italiana. Non a caso esiste una quantità di persone che hanno parlato con lui, che hanno una sua opera, che lo hanno visto una volta o ogni giorno, che tributano il loro affetto attraverso i social e che chiedono qualcosa che lo ricordi per sempre. 

 

Chi era Fausto Delle Chiaie
Fausto raccoglieva ciò che la città scartava: lattine, ferri arrugginiti, giocattoli rotti, scarpe spaiate, cartelli abbandonati. Ogni oggetto ritrovava una dignità nuova attraverso giochi di parole, accostamenti ironici, intuizioni poetiche. Il rifiuto diventava racconto, il relitto scultura, l’abbandono occasione di riflessione.

La sua arte non cercava lo scandalo né l’effetto spettacolare: cercava il sorriso, lo stupore, la possibilità di cambiare per un istante lo sguardo di chi passava. Era un poeta del recupero, capace di restituire voce agli oggetti dimenticati e di ricordare che la bellezza può nascere ovunque, persino da ciò che abbiamo deciso di buttare via.

La sua ricerca si collocava tra Art Brut e Street Art, tra le intuizioni di Duchamp e le provocazioni di Manzoni, con un linguaggio fatto di ironia, visione, rigore e una creatività militante che ha segnato profondamente la cultura visiva romana.

Le sue opere erano destinate a scomparire con il tempo, con la pioggia o con il passaggio degli addetti alla pulizia. Forse era proprio questa la loro forza: insegnavano che l’arte, come la vita, non vive soltanto nella durata, ma nella capacità di cambiare anche solo per un momento lo sguardo di chi incontra.

Le sue mostre in Italia e all’estero
Nonostante la sua scelta radicale di vivere ai margini del sistema dell’arte, Fausto Delle Chiaie ha esposto in contesti significativi, sempre mantenendo la sua poetica dell’accessibilità:

Roma-Boooo (1988–1989), Galleria Sciarra, Roma
Roma-Boooo (versione ampliata), Pantheon, Roma
Scala Mercalli – Il terremoto dell’arte in Italia 2000–2010 (2008), Auditorium Parco della Musica, Roma
Mostre e interventi urbani a Fontanella Borghese, Ara Pacis, Mausoleo di Augusto (anni ’90–2020)
Bruxelles, interventi urbani e installazioni (anni ’90)
Anversa, progetti di arte pubblica (anni ’90)
Limerick (Irlanda), interventi site-specific (anni 2000)

Settembre 2020 - aprile 2021 ha esposto con una personale, curata da Boris Brollo e Alessandro Maganza, al Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro (VE)

La sua presenza internazionale è sempre stata coerente con la sua poetica: interventi urbani, opere effimere, installazioni leggere e ironiche, mai spettacolarizzate.


Fausto Delle Chiaie e il mondo ufficiale dell'arte
Una sua opera sul distanziamento sociale, realizzata durante la pandemia, è entrata nella Collezione Farnesina – Arte Contemporanea, la raccolta ufficiale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Un riconoscimento istituzionale importante, che conferma la rilevanza del suo lavoro nel panorama dell’arte italiana contemporanea.

Achille Bonito Oliva ha definito la sua opera una “democrazia dello sguardo”, capace di coinvolgere chiunque passi, senza mediazioni, senza barriere, senza gerarchie. Un giudizio che colloca Fausto Delle Chiaie nel solco delle ricerche più radicali sull’arte pubblica e sulla relazione tra opera e spettatore.

Molti critici hanno sottolineato la sua capacità di trasformare la città in un dispositivo poetico, concependo l'arte come incontro, gli oggetti come racconti, la strada come museo e i passanti come custodi temporanei delle sue opere. 

La sua figura è stata raccontata anche in due importanti lavori audiovisivi. Il docufilm “Ho fatto una barca di soldi – Fausto Delle Chiaie, ritratto d’artista” (2012), diretto da Dario Acocella, segue l’artista dall’alba alla notte, dalla sua casupola a Sgurgola fino al marciapiede dell’Ara Pacis, documentando la sua routine quotidiana, la costruzione delle opere e la sua ironia. È il ritratto più completo della sua vita discreta e radicale.

La sua presenza è stata poi narrata nel celebre reportage “Che Ci Faccio Qui – Io sono qui”, curato da Domenico Iannacone e andato in onda su Rai 3 nel 2020, che offre uno sguardo intimo e profondo sulla sua quotidianità sul marciapiede, sulle opere create con materiali di recupero e sulla sua scelta di non chiudere mai la sua “galleria”, nemmeno durante la pandemia. Questi documenti audiovisivi hanno contribuito a far conoscere la sua opera a un pubblico più ampio, restituendo la forza poetica e civile della sua pratica.

È doveroso ricordare anche il volume “Fuori Catalogo”, il libro-opera dell'artista Fausto Delle Chiaie. Ideato e curato da Pino Giannini con fotografie di Paolo Buatti (Kellermann Editore, 2018).

Infine: nonostante abbia scelto la povertà come conseguenza necessaria per scardinare il grande mercato dell’arte, quando è stato necessario sostenerlo  ben 27mila persone, tra cui moltissimi intellettuali, hanno firmato affinché potesse essere sostenuto economicamente attraverso la legge Bacchelli a partire dal 2023. 


Le nostre richieste al Sindaco di Roma e all’Assessorato alla Cultura
1. Una targa commemorativa sul muretto di Piazza Augusto Imperatore

Il muretto dove Fausto ha allestito per decenni il suo museo quotidiano è un luogo simbolico della cultura romana contemporanea. Chiediamo una targa che riconosca ufficialmente quel sito come spazio storico dell’arte pubblica e come testimonianza della sua opera.

2. Un mosaico che riproduca il suo lavoro sul marciapiede dell’Ara Pacis

Proponiamo la realizzazione di un mosaico che riproduca uno dei suoi lavori, come gesto di memoria e di continuità.
Un’opera pubblica, permanente,  che celebri la sua capacità di trasformare l’ordinario in poesia.

3. Una mostra gratuita in sua memoria presso il Museo dell’Ara Pacis
Fausto ha vissuto artisticamente accanto all’Ara Pacis per oltre trent’anni. Chiediamo che il Museo dell’Ara Pacis ospiti una mostra dedicata alla sua opera, gratuita e visibile dall’esterno, in continuità con la sua poetica dell’accessibilità. Le opere potrebbero essere esposte nella parte a ingresso libero del monumento, affinché la mostra sia davvero aperta a tutti, come lui ha sempre voluto.

Chiediamo tutto questo nella certezza di rispondere ai desideri di chi lo ha conosciuto, dei tantissimi studenti dell'Accademia di Belle Arti, di Santa Cecilia, delle Scuola d'Arte e Mestieri,  che sono cresciuti alla sua ombra per generazioni, ma anche perché il mondo sappia che quelle mura hanno ospitato una poesia inimmaginabile. Perché chi passa, chi non sa, chi è lì solo per un selfie, possa imparare che quel muretto ha fatto parte dell'identità stessa della città attraverso l'opera di un uomo intelligente, dimesso e gentile. 

Siamo convinti che Roma, che è stato il suo amore, la sua galleria, il luogo cui ha dedicato la sua vita e la sua arte, gli debba tutto questo

 

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