

UN MANIFESTO PER IL MEDITERRANEO UNITO
Il problema
L'Unione di Intenti e la Visione Strategica
Il Manifesto per la ripresa demografica e lo sviluppo endogeno delle isole mediterranee nasce dall’alleanza tra le Diocesi e le principali forze civili, economiche, sindacali e accademiche del territorio. È insieme un appello e un impegno d’azione, che intende proseguire con determinazione il cammino avviato a Cefalù il 20 giugno 2026 con il Convegno “Il Patto per le Isole. Quale strategia dell’Unione Europea per il Mediterraneo?”
Noi, istituzioni civili e religiose, forze economiche, organizzazioni sindacali, atenei e cittadini che nell’alveo dell’iniziativa del 20 giugno abbiamo scelto di unire le nostre voci in un’ampia alleanza territoriale, dichiariamo oggi l’inizio di un cammino comune. Sappiamo di non essere ancora tutti: i volti, le firme e le sigle che ci affiancano sono destinati a moltiplicarsi, perché questo patto fondativo chiama a raccolta, fin dal primo passo, tutte le energie vive — palesi o ancora silenziose — che rifiutano di rassegnarsi allo spopolamento delle nostre terre insulari.
Insieme, a nome di tutti coloro che si uniranno a noi, lanciamo un appello affinché il futuro demografico dell’Europa meridionale sia deciso da chi queste isole e queste aree interne le abita, le soffre e le custodisce ogni giorno.
Rifiutiamo la narrazione di un declino inevitabile.
Non possiamo né vogliamo assistere in silenzio al declino demografico che sta svuotando le nostre isole.
Non accettiamo che tanti dei nostri giovani siano costretti all’emigrazione, né che la progressiva chiusura di scuole, presìdi sanitari, reti di trasporto e servizi essenziali trasformi le nostre terre, dalla Sicilia alla Sardegna, dalla Corsica alle isole del Mediterraneo orientale, in periferie abbandonate a se stesse.
Ci impegniamo affinché questa desertificazione non sia accettata come un destino senza alternativa.
Unendo le nostre forze, ci impegniamo a cambiare questa narrazione.
Guardiamo al di là dei confini istituzionali, consapevoli che il Mediterraneo non è una barriera che ci separa ma uno spazio comune che ci lega alle sponde del Maghreb, del Medio Oriente, dell’Anatolia e dei Balcani occidentali.
Invitiamo le popolazioni bagnate dal Mediterraneo a intraprendere questo percorso con noi.
Vogliamo costruire ponti di mobilità circolare e qualificata, valorizzare il potenziale umano sottraendolo alle logiche dello sfruttamento, e trasformare i nuovi flussi migratori in un fattore di ripopolamento e di sviluppo economico e sociale per le nostre comunità euro-mediterranee.
Ogni passo di questo cammino è fondato sulla dignità inalienabile della persona umana e sul principio della sussidiarietà partecipativa, che orienta e misura il nostro agire.
Con questo documento poniamo le basi operative di un metodo di lavoro che nasce dal basso.
Daremo vita a tavoli di partecipazione e laboratori permanenti, promuovendo reti di protezione sociale, modelli di welfare di prossimità fondati sulla mutualità, poli di formazione a distanza e strumenti di microcredito a sostegno dell’iniziativa imprenditoriale locale.
Questo vuole essere un patto d’azione vincolante, che interpella il Parlamento europeo e le istituzioni chiamate a rispondere alle sfide demografiche del continente.
Chiamiamo a raccolta le pubbliche amministrazioni, le università, le lavoratrici e i lavoratori, le cooperative, le associazioni e tutte le donne e gli uomini di buona volontà che condividono questa aspirazione: che i nostri figli possano avere la libertà di restare. Questa è la nostra visione. Il cammino del Mediterraneo unito è appena cominciato.

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Il problema
L'Unione di Intenti e la Visione Strategica
Il Manifesto per la ripresa demografica e lo sviluppo endogeno delle isole mediterranee nasce dall’alleanza tra le Diocesi e le principali forze civili, economiche, sindacali e accademiche del territorio. È insieme un appello e un impegno d’azione, che intende proseguire con determinazione il cammino avviato a Cefalù il 20 giugno 2026 con il Convegno “Il Patto per le Isole. Quale strategia dell’Unione Europea per il Mediterraneo?”
Noi, istituzioni civili e religiose, forze economiche, organizzazioni sindacali, atenei e cittadini che nell’alveo dell’iniziativa del 20 giugno abbiamo scelto di unire le nostre voci in un’ampia alleanza territoriale, dichiariamo oggi l’inizio di un cammino comune. Sappiamo di non essere ancora tutti: i volti, le firme e le sigle che ci affiancano sono destinati a moltiplicarsi, perché questo patto fondativo chiama a raccolta, fin dal primo passo, tutte le energie vive — palesi o ancora silenziose — che rifiutano di rassegnarsi allo spopolamento delle nostre terre insulari.
Insieme, a nome di tutti coloro che si uniranno a noi, lanciamo un appello affinché il futuro demografico dell’Europa meridionale sia deciso da chi queste isole e queste aree interne le abita, le soffre e le custodisce ogni giorno.
Rifiutiamo la narrazione di un declino inevitabile.
Non possiamo né vogliamo assistere in silenzio al declino demografico che sta svuotando le nostre isole.
Non accettiamo che tanti dei nostri giovani siano costretti all’emigrazione, né che la progressiva chiusura di scuole, presìdi sanitari, reti di trasporto e servizi essenziali trasformi le nostre terre, dalla Sicilia alla Sardegna, dalla Corsica alle isole del Mediterraneo orientale, in periferie abbandonate a se stesse.
Ci impegniamo affinché questa desertificazione non sia accettata come un destino senza alternativa.
Unendo le nostre forze, ci impegniamo a cambiare questa narrazione.
Guardiamo al di là dei confini istituzionali, consapevoli che il Mediterraneo non è una barriera che ci separa ma uno spazio comune che ci lega alle sponde del Maghreb, del Medio Oriente, dell’Anatolia e dei Balcani occidentali.
Invitiamo le popolazioni bagnate dal Mediterraneo a intraprendere questo percorso con noi.
Vogliamo costruire ponti di mobilità circolare e qualificata, valorizzare il potenziale umano sottraendolo alle logiche dello sfruttamento, e trasformare i nuovi flussi migratori in un fattore di ripopolamento e di sviluppo economico e sociale per le nostre comunità euro-mediterranee.
Ogni passo di questo cammino è fondato sulla dignità inalienabile della persona umana e sul principio della sussidiarietà partecipativa, che orienta e misura il nostro agire.
Con questo documento poniamo le basi operative di un metodo di lavoro che nasce dal basso.
Daremo vita a tavoli di partecipazione e laboratori permanenti, promuovendo reti di protezione sociale, modelli di welfare di prossimità fondati sulla mutualità, poli di formazione a distanza e strumenti di microcredito a sostegno dell’iniziativa imprenditoriale locale.
Questo vuole essere un patto d’azione vincolante, che interpella il Parlamento europeo e le istituzioni chiamate a rispondere alle sfide demografiche del continente.
Chiamiamo a raccolta le pubbliche amministrazioni, le università, le lavoratrici e i lavoratori, le cooperative, le associazioni e tutte le donne e gli uomini di buona volontà che condividono questa aspirazione: che i nostri figli possano avere la libertà di restare. Questa è la nostra visione. Il cammino del Mediterraneo unito è appena cominciato.

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Petizione creata in data 21 giugno 2026