Un lavoro per curare mia figlia, la cosa più bella che ho

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Sono un padre di 43 anni e vivo a Caivano, un piccolo comune in provincia di Napoli. La mia gioia si chiama Serena e da sette anni è la cosa più bella che ho, il mio dono prezioso.

Serena è la mia bambina ed è affetta da una grave malattia, la Distrofia Muscolare di Becker (DMB). Una patologia genetica, caratterizzata da una degenerazione delle fibre muscolari. Un mostro che ti mortifica e ti limita nei movimenti, che non ti avverte quando viene a trovarti, aggressivo e cattivo più noi proviamo a combatterlo.

Noi, però, non ci siamo mai arresi e questo brutto mostro abbiamo sempre provato a combatterlo. Perché la vita è bella e degna di essere vissuta in ogni sua forma e ci sono cose che la malattia non può portar via: sono le emozioni e i sentimenti.

Con questo spirito abbiamo vissuto e affrontato la malattia fino a dicembre 2013, quando sono cominciati veramente i nostri problemi. Fino a quel momento la malattia non ci faceva paura.

A dicembre 2013, dall’oggi al domani, mi sono trovato senza lavoro. E ho iniziato a temere, piano piano, che a 43 anni il mondo possa anche finire.

La mancanza di un’occupazione mi impedisce di dare a Serena l’assistenza di cui ha bisogno. Sta diventando un problema persino portarla al centro “Antares” di Caserta per fare le terapie.

Ho cercato di parlare con il Sindaco di Caivano, ho parlato con l’assistente sociale del comune, con la responsabile dei lavori socialmente utili. Ho cercato, insomma, di ricevere delle risposte, ma davanti a me ho trovato soltanto indifferenza, come se fossimo marziani sbarcati sulla Terra: “Vi faremo sapere, non vi preoccupate, al più presto vedremo, i tempi sono maturi, mi invii il suo curriculum”.

Vorrei poter tornare a lavorare, ci penso ogni giorno. Voglio fare qualcosa di più per mia figlia Serena. Per questo rivolgo un appello all’Unione Industriali di Napoli e al suo Presidente Ambrogio Prezioso.

Permettetemi di garantire un futuro a mio figlia, permettetemi di curarla. Permettetemi di aiutarla a stare meglio, offritemi un lavoro. Vi chiedo solo questo: una possibilità. Non per me, ma per Serena.



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