

Con il decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 36 (Riforma dello Sport), l'ordinamento italiano ha introdotto la figura del "cavallo atleta", riconoscendone la specificità nell'ambito dell'attività sportiva e valorizzando il ruolo dell'equino quale protagonista imprescindibile del binomio uomo–animale. Tale riconoscimento rappresenta oggi una base giuridica concreta sulla quale sviluppare ulteriori strumenti di tutela dedicati agli equini atleti.
Il Decreto del Direttore Generale per l'Ippica del 30 giugno 2026 conferma inoltre che lo Stato italiano, attraverso il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), destina 36.444.652 euro di risorse pubbliche (sovvenzioni) a favore delle società di corse per sostenere la filiera ippica, finanziando la gestione e il miglioramento degli ippodromi, l'organizzazione delle competizioni e i servizi connessi. Ciò evidenzia che l'attività agonistica degli equini non si svolge esclusivamente nell'ambito di un rapporto privato tra proprietario e animale, ma all'interno di una filiera riconosciuta, regolata e sostenuta anche attraverso risorse pubbliche.
Su questa base, EquiCammino ritiene che un primo passo concreto sia valorizzare gli strumenti giuridici già esistenti, partendo dal riconoscimento dell'equino atleta quale base giuridica sulla quale sviluppare strumenti di tutela strutturati dedicati al post-carriera.
In questo contesto, pur restando il proprietario il principale responsabile dell'equino, EquiCammino ritiene che la tutela dell'animale al termine della carriera sportiva debba essere affrontata come una responsabilità condivisa dell'intera filiera. Per questo propone l'istituzione di un Fondo per il post-carriera alimentato non dalla fiscalità generale, ma da una minima quota del valore economico generato dalle vincite e dalla filiera ippica, accompagnato da un Registro europeo degli equini atleti a fine carriera, coerente con la natura transfrontaliera dello sport equestre.
Nel corso degli anni, il dibattito istituzionale si è concentrato prevalentemente sul finanziamento delle strutture, sull'organizzazione delle competizioni e sul funzionamento della filiera ippica, mentre il tema della tutela degli equini al termine della carriera sportiva ha ricevuto un'attenzione significativamente minore. Sebbene molti proprietari continuino a garantire il mantenimento dei propri equini anche dopo la conclusione dell'attività agonistica, esistono casi documentati nei quali alcuni animali vengono ceduti, abbandonati o accolti nei centri di accoglienza perché non trovano una collocazione stabile dopo la fine della loro carriera. L'assenza di strumenti strutturati di tutela dedicati al post-carriera può lasciare alcuni equini privi di adeguate garanzie per il periodo successivo alla carriera sportiva; in alcuni casi, il loro mantenimento è sostenuto prevalentemente dall'impegno di associazioni, volontari e donazioni, anziché da strumenti dedicati e programmati. Questa realtà suggerisce l'opportunità di affrontare la questione attraverso misure strutturali di prevenzione, anziché esclusivamente mediante interventi successivi all'emergenza. L'obiettivo di EquiCammino non è sostituire la responsabilità del proprietario, ma completare il sistema di tutela affinché il contributo prestato dall'equino atleta durante la carriera possa tradursi in una concreta garanzia di benessere e dignità per il resto della sua vita.
La sicurezza degli equini atleti non si misura soltanto dalla qualità delle strutture o dalla professionalità dei fantini, ma anche dal rispetto che il sistema dimostra nei loro confronti dopo la conclusione della carriera sportiva. Il contributo dell'equino atleta non può esaurirsi con l'ultima gara.
Si tratta di una realtà spesso poco visibile che, ad oggi, non sembra aver ancora trovato una risposta strutturale nelle politiche pubbliche dedicate alla tutela degli equini atleti dopo la carriera sportiva. Per questo EquiCammino propone l'avvio di una riflessione finalizzata all'adozione di strumenti normativi e organizzativi in grado di rafforzarne la tutela.
Riconoscere l'equino come atleta significa riconoscere che la responsabilità morale e sociale nei suoi confronti non termina con la competizione. Una filiera che beneficia del contributo dell'equino atleta e che riceve anche il sostegno dello Stato attraverso risorse pubbliche dovrebbe essere progressivamente orientata a garantire strumenti di tutela anche dopo la conclusione della carriera agonistica, nel rispetto della dignità e del benessere dell'animale e del principio sancito dall'articolo 13 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che riconosce gli animali quali esseri senzienti.
Passo dopo passo, per costruire una tutela europea degli equini atleti, prima, durante e dopo la carriera sportiva.
🇬🇧 ENGLISH
With Legislative Decree No. 36 of 28 February 2021 (Sports Reform), the Italian legal system introduced the legal concept of the "athlete horse", recognising its specific role within sporting activity and acknowledging the equine as an essential partner in the human–animal partnership. This recognition now provides a concrete legal basis upon which dedicated protection measures for equine athletes can be further developed.
The Decree of the Director General for Horse Racing of 30 June 2026 further confirms that the Italian State, through the Ministry of Agriculture, Food Sovereignty and Forestry (MASAF), allocates €36,444,652 in public funds (grants) to racecourse companies to support the horse racing sector by financing the management and improvement of racecourses, the organisation of competitions and related services. This highlights that competitive equine sport is not carried out solely within a private relationship between owner and horse, but within a recognised, regulated sector that is also supported through public resources.
On this basis, EquiCammino believes that a practical first step is to build upon the existing legal framework by starting from the recognition of the equine athlete as the legal foundation for developing structured post-career protection measures.
In this context, while the owner remains primarily responsible for the horse, EquiCammino believes that protection after retirement should become a shared responsibility across the entire sector. For this reason, it proposes the creation of a Post-Career Fund financed not through general taxation but through a small share of the economic value generated by prize winnings and the horse racing industry, together with a European Register of retired equine athletes, reflecting the cross-border nature of equestrian sport.
Over the years, institutional attention has focused mainly on financing infrastructure, organising competitions and supporting the horse racing industry, while the protection of equines after retirement has received considerably less attention. Although many owners continue to care responsibly for their horses after the end of their sporting careers, documented cases show that some animals are transferred, abandoned or welcomed into equine care centres because they cannot find a stable long-term solution. The absence of structured post-career protection measures may leave some equines without adequate safeguards following retirement; in some cases, their long-term care is supported primarily by associations, volunteers and donations rather than by dedicated and structured mechanisms. This reality suggests the opportunity to address the issue through preventive structural measures rather than solely through emergency responses. EquiCammino does not seek to replace the owner's responsibility but to strengthen the existing protection system so that the contribution made by the equine athlete throughout its career is reflected in a dignified and protected life afterwards.
The safety of equine athletes cannot be measured solely by the quality of facilities or the professionalism of jockeys. It must also be measured by the respect shown to these animals after their sporting career has ended. The contribution of the equine athlete does not end with the final competition.
This is a reality that often remains largely invisible and does not yet appear to have found a structured response within public policies dedicated to retired equine athletes. For this reason, EquiCammino proposes the launch of a policy discussion aimed at developing legislative and organisational measures capable of strengthening their protection.
Recognising the equine as an athlete also means recognising that our moral and social responsibility towards these animals does not end when competition ends. A sector that benefits from the contribution of equine athletes and also receives public support should progressively develop protection mechanisms extending beyond retirement, fully respecting the dignity and welfare of the animal and the principle established by Article 13 of the Treaty on the Functioning of the European Union, which recognises animals as sentient beings.
Step by step, building a European framework for the protection of equine athletes before, during and after their sporting careers.