Il ciclo biologico-sportivo e la fase di uscita dalla carriera


Nel nuovo decreto MASAF del luglio 2026 sui criteri per il calendario delle corse 2027 compare un'espressione che merita particolare attenzione.
L'art. 19, comma 6, prevede che l'Amministrazione possa adottare linee guida per una programmazione articolata su due semestri, «al fine di assicurare una più efficace programmazione tecnica della carriera agonistica dei cavalli, tenuto conto del ciclo biologico-sportivo e dei passaggi di età».
Il riferimento al ciclo biologico-sportivo è inserito dal decreto nell'ambito della programmazione tecnica della carriera agonistica e dei passaggi di età. Non intendiamo attribuire a questa espressione un significato diverso da quello previsto dal provvedimento. Proprio a partire da tale riferimento, riteniamo tuttavia opportuno porre una questione ulteriore: cosa accade all'equino quando la carriera agonistica termina?
Il provvedimento disciplina diversi aspetti della permanenza del cavallo nel circuito: programmazione delle corse, passaggi di età, categorie, dotazioni, condizioni degli impianti, sicurezza, benessere animale e sistemi di tracciamento connessi alle competizioni.
La cessazione dell'attività sportiva non determina tuttavia la conclusione della vita dell'animale né delle sue esigenze di benessere. La messa a riposo, il ritiro dalle competizioni e la successiva destinazione dell'equino costituiscono una fase successiva che merita di essere considerata nell'ambito delle politiche di tutela e di tracciabilità.
Il fatto che il cavallo non sia più atleta non significa che il suo percorso biologico sia terminato, né che venga meno l'esigenza di tutelarne il benessere.
Senza attribuire al quadro normativo vigente responsabilità ulteriori rispetto a quelle espressamente previste, riteniamo opportuno che anche la fase di uscita dal circuito agonistico possa essere oggetto di una specifica disciplina e di strumenti di tutela, così da evitare una discontinuità nella tracciabilità e nella protezione dell'animale.
In particolare, appare meritevole di valutazione la possibilità di prevedere strumenti di tracciabilità continua, sistemi idonei ad accertare le condizioni di benessere e soluzioni finalizzate ad assicurare una destinazione compatibile con il benessere e la dignità dell'equino, anche nei casi in cui, per qualsiasi ragione, venga meno una destinazione certa o una presa in carico adeguata.
Una proposta per una tutela europea
Per questo chiediamo al Parlamento europeo di valutare l'opportunità di promuovere un registro europeo degli equini atleti, interoperabile con i sistemi nazionali esistenti, volto a garantire la continuità della tracciabilità dell'animale durante la carriera sportiva e nella fase successiva all'attività agonistica, indipendentemente dallo Stato membro nel quale l'equino si trovi.
Gli equini atleti hanno infatti una dimensione che supera frequentemente i confini nazionali: possono essere allevati in un Paese, allenati in un altro, trasferiti e competere in diversi Stati membri. La loro tutela dopo la carriera agonistica richiede pertanto strumenti capaci di accompagnarne il percorso anche oltre i confini nazionali.
La proposta non intende mettere in discussione le responsabilità già previste dall'ordinamento né sostituire i proprietari o gli operatori nelle loro specifiche responsabilità. Intende piuttosto proporre una responsabilità condivisa e una continuità di tutela all'interno del sistema sportivo che ha beneficiato della partecipazione dell'equino.
Una parte delle risorse generate dall'attività sportiva potrebbe così essere destinata, secondo criteri trasparenti e verificabili, alla tutela dell'equino quando la sua carriera agonistica giunge al termine.
Chiediamo inoltre di valutare l'istituzione di un fondo post-carriera degli equini atleti, senza necessariamente ricorrere a ulteriori risorse della fiscalità generale, ma attraverso un meccanismo di contribuzione interno al sistema sportivo.
La finalità non è attribuire responsabilità o colpe, ma sottoporre all'attenzione delle istituzioni una possibile discontinuità nella tutela dell'equino al termine della carriera agonistica e proporre strumenti che possano garantire continuità di tracciabilità, tutela e benessere anche nella fase successiva.
Passo dopo passo. Grazie a chi ha firmato, a chi condividerà e a chi crede nello sport come valore, nel rispetto e nella tutela di tutti gli equini atleti, anche oltre la loro carriera.
🇬🇧 ENGLISH
The biological-sporting cycle and the transition out of an athletic career
The new MASAF decree of July 2026 on the criteria for the 2027 racing calendar contains an expression that deserves particular attention.
Article 19(6) provides that the Administration may adopt guidelines for programming structured over two six-month periods, “in order to ensure more effective technical planning of horses’ athletic careers, taking into account the biological-sporting cycle and age transitions.”
The reference to the biological-sporting cycle is made by the decree in the context of the technical planning of the athletic career and age transitions. We do not intend to attribute to this expression a meaning different from that provided for by the measure. Starting from this reference, however, we believe it is appropriate to raise a further question: what happens to the horse when its athletic career comes to an end?
The measure regulates various aspects of the horse’s participation in the sporting circuit: race planning, age transitions, categories, facilities, safety, animal welfare and tracking systems connected with competitions.
The end of sporting activity does not, however, mean the end of the animal’s life or of its welfare needs. Retirement, withdrawal from competitions and the horse’s subsequent destination constitute a subsequent phase that deserves to be considered within policies for animal protection and traceability.
The fact that a horse is no longer an athlete does not mean that its biological journey has ended, nor that the need to protect its welfare disappears.
Without attributing to the existing legal framework responsibilities beyond those expressly provided for, we believe that the transition out of the sporting circuit should also be considered through specific rules and protection mechanisms, in order to avoid a discontinuity in the traceability and protection of the animal.
In particular, it would be worth considering continuous traceability mechanisms, systems capable of assessing welfare conditions and solutions aimed at ensuring a destination compatible with the welfare and dignity of the horse, including cases in which, for whatever reason, a certain destination or adequate care arrangement is no longer available.
A proposal for European protection
For this reason, we ask the European Parliament to consider the opportunity to promote a European register for equine athletes, interoperable with existing national systems, aimed at ensuring continuity of traceability during the sporting career and after the end of competitive activity, regardless of the Member State in which the horse is located.
Equine athletes frequently have a dimension that extends beyond national borders: they may be bred in one country, trained in another, transferred and compete in several Member States. Their protection after their athletic careers therefore requires instruments capable of accompanying them beyond national borders.
The proposal does not seek to challenge the responsibilities already established by law, nor to replace the specific responsibilities of owners or operators. Rather, it seeks to propose shared responsibility and continuity of protection within the sporting system that has benefited from the horse’s participation.
A portion of the resources generated by sporting activity could therefore be allocated, according to transparent and verifiable criteria, to the protection of the horse when its athletic career comes to an end.
We also ask that the establishment of a post-career fund for equine athletes be considered, without necessarily relying on additional general public funds, but through a contribution mechanism within the sporting system itself.
The purpose is not to attribute responsibility or blame, but to draw the attention of institutions to a possible discontinuity in the protection of the horse at the end of its athletic career and to propose instruments that could ensure continuity of traceability, protection and welfare also during the subsequent phase.
Step by step. Thank you to everyone who has signed, to everyone who will share, and to everyone who believes in sport as a value, in the respect and protection of all equine athletes, even beyond their sporting careers.