L’attuale crisi economica e politica ha generato un aggravio insostenibile per il Paese andando a ledere nel profondo i diritti sanciti dalla nostra Costituzione per tutti i cittadini. Condizioni di vita, opportunità lavorative, integrazione, salute, rete di protezione, sostegno, cura, rispetto, ogni giorno, troppo spesso, vengono lesi. Oggi a rischio è non solo il benessere ma, in troppi casi, addirittura la stessa sopravvivenza delle persone. 

Le difficoltà degli italiani rischiano di diventare insormontabili a causa delle condizioni di crisi economica, sociale e dell'attuale immobilismo politico. Troppo spesso mancano concreti ed efficienti punti di riferimento, programmi di sostegno e assistenza. Queste lacune sono direttamente proporzionali al rischio dell'aumento di fenomeni quali emarginazione, abbandono, solitudine.

È dalla capacità di contrastare detti meccanismi degenerativi che si misura il grado di civiltà di un Paese e delle sue Istituzioni. Ed è in questo contesto che spicca il ruolo del ministero per le Pari Opportunità, che ha il compito prendere in carico le situazioni di disagio sociale e di individuare e fornire gli strumenti adatti al superamento degli ostacoli che impediscono il conseguimento di uguaglianza ed equità sociale.

Dall’insediamento di questo governo, la delega alle Pari Opportunità non è stata assegnata ad alcun membro del Governo. Di fatto, è nelle mani del premier che, per ovvie ragioni di ordine pratico, non può occuparsene come sarebbe dovuto e necessario.

Anche in assenza di una specifica guida politica le attività del dipartimento per le Pari Opportunità non cessano, ma l'assenza di un “timoniere” non consente, alla sua azione, l'efficacia che potrebbe e dovrebbe avere. Non si tratta, come accade in altri casi, dell'ennesima poltrona in più, ma di una figura fondamentale la cui assenza ha causato stalli ed emergenze.

Di seguito sono indicate, infatti, alcune delle principali criticità, che si tramutano poi in difficoltà pratiche per la vita degli italiani. Qualora ne ravvisassero, invitiamo cittadini, associazioni e forze politiche a sottoporre ulteriori segnalazioni.

- Stallo del Piano Nazionale Antiviolenza sulle donne

Si tratta del provvedimento orientato alla prevenzione e al sostegno delle vittime di violenze, è stato approvato nel decreto “femminicidio” (art.5) dal Governo Letta. In quella fase il Piano sembrava essere a un passo dall'emanazione - l’allora vice ministro con delega alle Pari Opportunità, Cecilia Guerra aveva dichiarato che “entro 2 settimane” sarebbe stato approvato -. Ad oggi, tutto è rimasto fermo. Ricordiamo che, finora, il primo e unico piano antiviolenza è stato quello varato dal ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, e che questo doveva essere rinnovato già nel 2013. Ricordiamo anche che il Piano costituisce lo strumento di piena attuazione della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, ratificata all’unanimità dal Parlamento Italiano, prossima all’entrata in vigore il 1° Agosto 2014.

- Controversie irrisolte tra UNAR – Ufficio Antidiscriminazioni Razziali - e MIUR – Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca

La questione riguarda la diffusione di materiale informativo per il corpo docente delle scuole italiane relativo al tema delle discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere. Tuttora non si hanno delucidazioni circa il protocollo di intesa avviato tra i due enti. L’UNAR dipende dal dipartimento per le Pari Opportunità che, non avendo una guida politica, non si è espresso sulla questione se non per voce dell’ex vice ministro Cecilia Guerra, qualche giorno prima che avvenisse l'avvicendamento dal Governo Letta a quello Renzi.

- CUG - Comitati Unici di Garanzia

Creati con la finalità di prevenire ogni forma di discriminazione nei luoghi di lavoro, sono tuttora un punto interrogativo. Non si ha contezza dei risultati raggiunti, e dei conseguenti miglioramenti delle condizioni lavorative, né dell'andamento delle attività in corso, a distanza di 3 anni dalla loro costituzione.

- Mancata realizzazione del Piano d’azione biennale per la disabilità

Il Piano, adottato dal Consiglio dei Ministri nel 2013, prevede 7 linee di intervento. Il contributo del dipartimento per le Pari Opportunità è previsto espressamente nella linea di intervento relativa alla Riforma del riconoscimento dell’invalidità, per la quale anche il sottosegretario al Lavoro, Franca Biondelli ha dichiarato di volersi adoperare al più presto. Ma l'apporto del dipartimento per le Pari Opportunità è richiesto anche per le restanti linee, trattando queste di tematiche quali lavoro, inclusione nella società, inclusione scolastica. Al momento, il lavoro relativo alla realizzazione di tali linee di intervento non sembra essere stato neppure avviato.

- Congedi di maternità e paternità

Rispetto alla “sperimentazione” sui congedi di paternità, avanzata dall’ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero, non è stato compiuto nessun ulteriore passo in avanti. Questo avviene in contrasto rispetto a quanto accade in altri Paesi europei, che operano in base a quanto previsto dalla direttiva 2006/54/CE, recepita nel 2010, in tema di congedi parentali.

- Direttive comunitarie non recepite /recepite parzialmente/ non recepite correttamente

Stiamo parlando della Direttiva 2000/78/CE (Parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro) e della non conformità della legge 22 dicembre 2011, n. 214 (Riforma delle pensioni) con la normativa UE in materia di parità di trattamento tra uomini e donne (direttiva 2006/54/CE).

- [Suggerito da Maurizio Braglia, 29 Luglio 2014: mancata approvazione del Piano Nazionale per gli interventi contro la tratta di esseri umani previsto nel d.lgs. 4 marzo 2014, n. 24 (“Prevenzione e repressione della tratta di esseri umani e protezione delle vittime”) all'articolo 9, che doveva essere emanato entro la fine di Giugno su proposta del Ministro per le Pari Opportunità e del Ministro dell'Interno.] 

- Mancata applicazione della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, ratificata dal Parlamento Italiano nel Giugno 2013 ed entrata ufficialmente in vigore il primo Agosto 2014. 

Più volte il Parlamento e le sue commissioni si sono trovati ad affrontare questioni inerenti il ministero per le Pari Opportunità senza però poter contare su un effettivo interlocutore. E’ indispensabile che commissioni come, ad esempio, Affari Sociali alla Camera e la commissione bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza, possano confrontarsi con un rappresentante del governo, capace di affrontare questi temi per fornire risposte rapide ed esaustive.

Per questo, sono stati già presentati atti parlamentari che affrontano la questione, a partire da due risoluzioni che impegnano il governo a nominare un nuovo ministro per le Pari Opportunità, in modo da colmare al più presto questa lacuna. Le risoluzioni, e in particolare la prima, depositata in Commissione Affari Sociali, proponeva, all'indomani delle dimissioni del ministro per le Pari Opportunità Josefa Idem, di individuare un nuovo ministro al quale assegnare anche la delega alla famiglia, avendo questa materia molte attinenze con le competenze del dipartimento. Ricordiamo che durante il governo Letta, la delega alla famiglia “giaceva” nelle mani del premier, proprio come oggi avviene con la delega alle Pari Opportunità. La richiesta contenuta nella risoluzione è solo una delle possibili soluzioni che potrebbero essere adottate. Grazie alla collaborazione di tutte le forze politiche potremmo individuarne anche altre, migliorative. Attualmente però tali sollecitazioni sono rimaste inascoltate.

Più volte il nostro Paese è stato richiamato dall'Europa, anche con atti ben precisi (procedure d’infrazione e sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), relativamente alle quasi inesistenti politiche per la parità di genere e per l’inclusione lavorativa delle persone disabili. A proposito di Europa, ricordiamo, infine, che si è appena aperto il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell'Unione Europea, dedicato proprio al tema delle pari opportunità. Quale migliore occasione, dunque, per rimetterci al passo, non solo per il bene del nostro Paese ma anche per dare all'Europa il segnale di un'Italia che su questi temi non deve prendere lezioni da nessuno?

Premesso tutto ciò, con questa petizione chiediamo che si possa rimediare a tale vuoto di responsabilità, nominando nel più breve tempo possibile un ministro per le Pari Opportunità.

Essendo questa una richiesta di buon senso e di evidente responsabilità sociale a livello nazionale ed europeo, in un momento storico particolarmente difficile, siamo certi che troverà riscontro positivo nella figura del presidente del Consiglio dei Ministri.

Distinti Saluti

I parlamentari del MOVIMENTO 5 STELLE

Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata PER L'ITALIA

Florian Kronbichler, deputato SEL

O.N.Da - Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna

Elio Lannutti, presidente ADUSBEF

Equality Italia

Arcigay Palermo

ANDDOS

Dol's Magazine - donne online dal 1999

Toponomastica femminile

Le nostre figlie non sono in vendita

Rispetto per le donne

L'agenda delle donne per l'Italia nazione europea 

Arcigay Napoli

Gaynet

(Grazie a chi ha collaborato alla stesura di questo testo, esponenti politici, esponenti della società civile, delle associazioni, attivisti, collaboratori, giornalisti.)

Letter to
Ufficio del Segretario Generale
Ufficio di segreteria del Consiglio dei Ministri
Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi
and 5 others
Matteo Renzi
Ufficio Stampa Consiglio dei Ministri
Portavoce Consiglio dei Ministri
Ufficio per il programma di Governo
Consigliera di Renzi Giovanna Martelli
Nomini il Ministro per le Pari Opportunità.
L’attuale crisi economica e politica ha generato un aggravio insostenibile per il Paese andando a ledere nel profondo i diritti sanciti dalla nostra Costituzione per tutti i cittadini. Condizioni di vita, opportunità lavorative, integrazione, salute, rete di protezione, sostegno, cura, rispetto, ogni giorno, troppo spesso, vengono lesi. Oggi a rischio è non solo il benessere ma, in troppi casi, addirittura la stessa sopravvivenza delle persone.

Le difficoltà degli italiani rischiano di diventare insormontabili a causa delle condizioni di crisi economica, sociale e dell'attuale immobilismo politico. Troppo spesso mancano concreti ed efficienti punti di riferimento, programmi di sostegno e assistenza. Queste lacune sono direttamente proporzionali al rischio dell'aumento di fenomeni quali emarginazione, abbandono, solitudine.

È dalla capacità di contrastare detti meccanismi degenerativi che si misura il grado di civiltà di un Paese e delle sue Istituzioni. Ed è in questo contesto che spicca il ruolo del ministero per le Pari Opportunità, che ha il compito prendere in carico le situazioni di disagio sociale e di individuare e fornire gli strumenti adatti al superamento degli ostacoli che impediscono il conseguimento di uguaglianza ed equità sociale.

Dall’insediamento di questo governo, la delega alle Pari Opportunità non è stata assegnata ad alcun membro del Governo. Di fatto, è nelle mani del premier che, per ovvie ragioni di ordine pratico, non può occuparsene come sarebbe dovuto e necessario.

Anche in assenza di una specifica guida politica le attività del dipartimento per le Pari Opportunità non cessano, ma l'assenza di un “timoniere” non consente, alla sua azione, l'efficacia che potrebbe e dovrebbe avere. Non si tratta, come accade in altri casi, dell'ennesima poltrona in più, ma di una figura fondamentale la cui assenza ha causato stalli ed emergenze.

Di seguito sono indicate, infatti, alcune delle principali criticità, che si tramutano poi in difficoltà pratiche per la vita degli italiani. Qualora ne ravvisassero, invitiamo cittadini, associazioni e forze politiche a sottoporre ulteriori segnalazioni.

- Stallo del Piano Nazionale Antiviolenza sulle donne

Si tratta del provvedimento orientato alla prevenzione e al sostegno delle vittime di violenze, è stato approvato nel decreto “femminicidio” (art.5) dal Governo Letta. In quella fase il Piano sembrava essere a un passo dall'emanazione - l’allora vice ministro con delega alle Pari Opportunità, Cecilia Guerra aveva dichiarato che “entro 2 settimane” sarebbe stato approvato -. Ad oggi, tutto è rimasto fermo. Ricordiamo che, finora, il primo e unico piano antiviolenza è stato quello varato dal ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, e che questo doveva essere rinnovato già nel 2013. Ricordiamo anche che il Piano costituisce lo strumento di piena attuazione della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, ratificata all’unanimità dal Parlamento Italiano, prossima all’entrata in vigore il 1° Agosto 2014.

- Controversie irrisolte tra UNAR – Ufficio Antidiscriminazioni Razziali - e MIUR – Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca

La questione riguarda la diffusione di materiale informativo per il corpo docente delle scuole italiane relativo al tema delle discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere. Tuttora non si hanno delucidazioni circa il protocollo di intesa avviato tra i due enti. L’UNAR dipende dal dipartimento per le Pari Opportunità che, non avendo una guida politica, non si è espresso sulla questione se non per voce dell’ex vice ministro Cecilia Guerra, qualche giorno prima che avvenisse l'avvicendamento dal Governo Letta a quello Renzi.

- CUG - Comitati Unici di Garanzia

Creati con la finalità di prevenire ogni forma di discriminazione nei luoghi di lavoro, sono tuttora un punto interrogativo. Non si ha contezza dei risultati raggiunti, e dei conseguenti miglioramenti delle condizioni lavorative, né dell'andamento delle attività in corso, a distanza di 3 anni dalla loro costituzione.

- Mancata realizzazione del Piano d’azione biennale per la disabilità

Il Piano, adottato dal Consiglio dei Ministri nel 2013, prevede 7 linee di intervento. Il contributo del dipartimento per le Pari Opportunità è previsto espressamente nella linea di intervento relativa alla Riforma del riconoscimento dell’invalidità, per la quale anche il sottosegretario al Lavoro, Franca Biondelli ha dichiarato di volersi adoperare al più presto. Ma l'apporto del dipartimento per le Pari Opportunità è richiesto anche per le restanti linee, trattando queste di tematiche quali lavoro, inclusione nella società, inclusione scolastica. Al momento, il lavoro relativo alla realizzazione di tali linee di intervento non sembra essere stato neppure avviato.

- Congedi di maternità e paternità

Rispetto alla “sperimentazione” sui congedi di paternità, avanzata dall’ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero, non è stato compiuto nessun ulteriore passo in avanti. Questo avviene in contrasto rispetto a quanto accade in altri Paesi europei, che operano in base a quanto previsto dalla direttiva 2006/54/CE, recepita nel 2010, in tema di congedi parentali.

- Direttive comunitarie non recepite /recepite parzialmente/ non recepite correttamente
- [Suggerito da Maurizio Braglia, 29 Luglio 2014: mancata approvazione del Piano Nazionale per gli interventi contro la tratta di esseri umani previsto nel d.lgs. 4 marzo 2014, n. 24 (“Prevenzione e repressione della tratta di esseri umani e protezione delle vittime”) all'articolo 9, che doveva essere emanato entro la fine di Giugno su proposta del Ministro per le Pari Opportunità e del Ministro dell'Interno.]

Stiamo parlando della Direttiva 2000/78/CE (Parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro) e della non conformità della legge 22 dicembre 2011, n. 214 (Riforma delle pensioni) con la normativa UE in materia di parità di trattamento tra uomini e donne (direttiva 2006/54/CE).

- Mancata applicazione della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, ratificata dal Parlamento Italiano nel Giugno 2013 ed entrata ufficialmente in vigore il primo Agosto 2014.

Più volte il Parlamento e le sue commissioni si sono trovati ad affrontare questioni inerenti il ministero per le Pari Opportunità senza però poter contare su un effettivo interlocutore. E’ indispensabile che commissioni come, ad esempio, Affari Sociali alla Camera e la commissione bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza, possano confrontarsi con un rappresentante del governo, capace di affrontare questi temi per fornire risposte rapide ed esaustive.

Per questo, sono stati già presentati atti parlamentari che affrontano la questione, a partire da due risoluzioni che impegnano il governo a nominare un nuovo ministro per le Pari Opportunità, in modo da colmare al più presto questa lacuna. Le risoluzioni, e in particolare la prima, depositata in Commissione Affari Sociali, proponeva, all'indomani delle dimissioni del ministro per le Pari Opportunità Josefa Idem, di individuare un nuovo ministro al quale assegnare anche la delega alla famiglia, avendo questa materia molte attinenze con le competenze del dipartimento. Ricordiamo che durante il governo Letta, la delega alla famiglia “giaceva” nelle mani del premier, proprio come oggi avviene con la delega alle Pari Opportunità. La richiesta contenuta nella risoluzione è solo una delle possibili soluzioni che potrebbero essere adottate. Grazie alla collaborazione di tutte le forze politiche potremmo individuarne anche altre, migliorative. Attualmente però tali sollecitazioni sono rimaste inascoltate.

Più volte il nostro Paese è stato richiamato dall'Europa, anche con atti ben precisi (procedure d’infrazione e sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), relativamente alle quasi inesistenti politiche per la parità di genere e per l’inclusione lavorativa delle persone disabili. A proposito di Europa, ricordiamo, infine, che si è appena aperto il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell'Unione Europea, dedicato proprio al tema delle pari opportunità. Quale migliore occasione, dunque, per rimetterci al passo, non solo per il bene del nostro Paese ma anche per dare all'Europa il segnale di un'Italia che su questi temi non deve prendere lezioni da nessuno?

Premesso tutto ciò, con questa petizione chiediamo che si possa rimediare a tale vuoto di responsabilità, nominando nel più breve tempo possibile un ministro per le Pari Opportunità.

Essendo questa una richiesta di buon senso e di evidente responsabilità sociale a livello nazionale ed europeo, in un momento storico particolarmente difficile, siamo certi che troverà riscontro positivo nella figura del presidente del Consiglio dei Ministri.

Distinti Saluti

I parlamentari del MOVIMENTO 5 STELLE

Fucsia Nissoli Fitzgerald, deputata PER L'ITALIA

Florian Kronbichler, deputato SEL

O.N.Da - Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna

Elio Lannutti, presidente ADUSBEF

Equality Italia

Arcigay Palermo

ANDDOS
Dol's Magazine - donne online dal 1999
Toponomastica femminile
Le nostre figlie non sono in vendita
Rispetto per le donne
L'agenda delle donne per l'Italia nazione europea
Arcigay Napoli

Gaynet

(Grazie a chi ha collaborato alla stesura di questo testo, esponenti politici, esponenti della società civile, delle associazioni, attivisti, collaboratori, giornalisti.)