

Tutela l'Istruzione. Dai forza ai docenti!


Tutela l'Istruzione. Dai forza ai docenti!
Il problema
Cari docenti,
Abbiamo raggiunto le prime 100 firme!
La lettera di protesta, che ha aperto questa petizione, è solo la punta dell’iceberg, rappresenta solo il primo passo per una lunga battaglia. Mai infatti, come in questo periodo la scuola ha assunto un ruolo centrale forse perché è proprio nelle emergenze che affiorano le criticità. ... e la scuola purtroppo ne ha tanti di problemi irrisolti e continua a fermarsi e a pagare sempre un prezzo molto alto.
Basti pensare ad una semplice allerta meteo che immediatamente viene imposta la chiusura delle scuole per l’inefficienza dell’edilizia stradale e/o dei trasporti. Figuriamoci una pandemia!
Ma la scuola non può essere chiusa!
Bisogna, però, fare i conti con la dura realtà: oggi la stragrande maggioranza degli istituti, molte nel sud Italia, non sono a norma e questo accade nella totale indifferenza di tutti.
In moltissimi istituti mancano ancora :
• vie di fuga sicure, finestre e aule ampie, riscaldamenti sufficienti
• spazi adeguati alla socialità (palestre e aree verdi)
• mense o punti di ristoro
• aule per consentire lo studio pomeridiano,
• infermerie attrezzate per il primo soccorso
• presidi medici e sportelli psicologici per alunni e docenti
• laboratori attrezzati e funzionanti
• sussidi didattici per alunni fragili e meno abbienti,
• TIC funzionanti per i docenti
• biblioteche virtuali,
• navette scuola-bus gratuite
• e per finire, in alcuni casi, per fortuna pochi, persino i materiali di consumo quotidiano.
La lista è ancora lunga…
Secondo dati del Ministero dell’Istruzione ci sono 8,4 milioni di studenti (di cui 7,6 milioni sono iscritti alla scuola statale, mentre circa 870 mila nelle paritarie) e 53.000 istituti scolastici (di cui il 40% sono asili, il 27,8% è al Sud e circa 13.000 sono paritarie).
Le risorse sinora assegnate non garantiscono lo sviluppo e la crescita richiestaci dall’Europa. Si pensi che solo le 40.000 scuole statali contano 7,5 milioni di studenti.
Solo per assegnare un pc del costo di €.500,00 ad ogni alunno richiederebbe il sostenimento di una spesa di oltre 3,75 miliardi di euro! Per non parlare dei costi di connessione per portare la fibra in tutte le scuole, (circa 199 milioni stimati nel 2019, per un costo medio per scuola pari a 5000 euro). Mentre nel 2012 la Corea e il Giappone viaggiavano già a banda ultra larga ( 100 Megabit per secondo) , l’Italia era coperta solo per il 10% del territorio e l’analfabetismo digitale e la scarsa conoscenza dei vantaggi della rete, ad oggi, non hanno permesso di raggiungere gli obiettivi previsti dalla stessa Agenda digitale 2020, ossia la copertura con fibra ottica al 100% dei territori.( occasione sprecata che è costata al Belpaese una perdita di crescita di circa l’1%, 1,5% del Pil annuo se si considera che la fibra non è solo internet, ma crescita e sviluppo di posti di lavoro)(dati stimati dalla Commissaria europea per l’Agenda digitale Neelie Kroes). Secondo l’ultimo aggiornamento fornito da Infratel a dicembre 2019 in Italia ci sono ancora aree bianche e grigie ossia circa 7700 comuni non ancora coperti dalla fibra (In termini reali solo il 42% del territorio è con la fibra).
È evidente che la prima necessità per adeguare la scuola italiana agli standard europei è
INVESTIRE RISORSE!
La scarsità degli investimenti effettuati nelle scuole in tutti questi anni e l’assenza di un “piano politico nazionale strategico delle emergenze”, volto a fronteggiare le ricorrenti situazioni di rischio complesso in cui si ritrova spesso la scuola, ci inducono, oggi, a richiedere una forte azione politica che scongiuri la futura compressione di diritti costituzionalmente riconosciuti a causa di inefficienze di una classe dirigente impreparata o di scelte politiche sbagliate.
NOI DOCENTI
chiediamo
la realizzazione del “PIANO NAZIONALE DI EMERGENZA SCOLASTICA” che deve essere necessariamente:
- PREVENTIVO
- OBBLIGATORIO
- COERENTE AI DETTAMI EUROPEI
- TEMPESTIVO
- EFFICACE
perché non si abbiano in futuro azioni scellerate, prese sull'onda della emotività e in ordine sparso, che inevitabilmente possano mettere a rischio lo stato di salute del personale scolastico e la garanzia del sacrosanto diritto all’istruzione dei nostri giovani.
Il piano
1. TUTELA LA SALUTE DELLE PERSONALE SCOLASTICO (e non solo). Garantire la tempestiva assistenza sanitaria, gratuita e in via prioritaria con ogni mezzo idoneo a contrastare gli effetti negativi dell’evento calamitoso senza sperequazioni territoriali ma adeguate e proporzionali alla densità di popolazione scolastica.
2. ASSICURA UN CLIMA “SCUOLA” attivare tempestivamente, di concerto con le Asl locali, il supporto psicologico in ogni istituto scolastico del territorio per salvaguardare il benessere psico-fisico del personale scolastico e degli studenti, condizione necessaria per garantire il sereno prosieguo delle attività didattiche.
3. GARANTISCE UNA COMUNICAZIONE TRASPARENTE
la scuola e l’indotto che ruota intorno ad essa non siano oggetto di strumentalizzazione e propaganda politica, aspetto quest'ultimo non di poco conto se si vuole auspicare una gestione didattica- pedagogica non antagonista (Basta con queste guerre intestine tra partiti! Che la classe dirigenziale ci rimandi una immagine sana, onesta e coesa di chi ci governa, il paese viene prima di tutti).
Gli scienziati, i virologi, i medici, etc.… rilascino dichiarazioni fondate su pubblicazioni su riviste scientifiche riconosciute e acclarate dalla intera comunità scientifica e non siano concesse interviste televisive (immoralmente a pagamento.) o peggio ancora attraverso l'uso personale indiscriminato dei social relative all’evento calamitoso.
4. IMPLICA ORGANIZZAZIONE STRATEGICA ED ELEVATE COMPETENZE PROFESSIONALI
La consulenza tecnica, di supporto al Governo, e i monitoraggi scientifici di ogni evento calamitoso perdurante siano affidati, dalla fase iniziale di raccolta dei dati, alla analisi e interpretazione degli stessi, da Esperti Statistici ed Esperti di Ricerca Operativa. I comitati tecnici siano composti obbligatoriamente, anche da Docenti di decennale e comprovata esperienza nella gestione delle emergenze.
5. CONSENTE LA PARTECIPAZIONE DIRETTA DEGLI INSEGNANTI.
Sia varata una Legge che, per la prima volta in Italia, consenta una partecipazione diretta, scuola per scuola, fino all'ultimo docente in servizio, a mezzo di sistemi informatici, che determini, in modo capillare, l’impatto dell’evento calamitoso, sui singoli istituti e quindi favorisca azioni di intervento mirato e ottimizzazione dei tempi di risoluzione ( in fondo se è possibile valutare le competenze di circa 2.200.000 alunni con il sistema informatico dell’Invalsi, se persino i partiti politici votano con sistemi digitali , forse è possibile anche per gli 800.000 docenti confrontarsi con le istituzioni…la tecnologia deve servire anche a questo…).
Al fine di assicurare in ogni modo la continuità del servizio Istruzione, evitando eventuali posizioni conflittuali e dilatorie, possano i docenti, in via preventiva, formulare proposte didattiche alternative adeguate all’ emergenza, esprimere pareri, se pur non vincolanti, sui mezzi e i criteri da adottare nonché sugli aspetti critici peculiari dell’evento calamitoso, che siano forieri di cambiamenti significativi e radicali nel “fare scuola”.
È ora che la professione docente sia valorizzata.
“Incoraggiare il loro lavoro e sensibilizzare l’opinione pubblica ai loro meriti e al loro contributo al progresso della società”. Obiettivo Unesco.
Continua a sostenerci, firma e continua a condividere.

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Il problema
Cari docenti,
Abbiamo raggiunto le prime 100 firme!
La lettera di protesta, che ha aperto questa petizione, è solo la punta dell’iceberg, rappresenta solo il primo passo per una lunga battaglia. Mai infatti, come in questo periodo la scuola ha assunto un ruolo centrale forse perché è proprio nelle emergenze che affiorano le criticità. ... e la scuola purtroppo ne ha tanti di problemi irrisolti e continua a fermarsi e a pagare sempre un prezzo molto alto.
Basti pensare ad una semplice allerta meteo che immediatamente viene imposta la chiusura delle scuole per l’inefficienza dell’edilizia stradale e/o dei trasporti. Figuriamoci una pandemia!
Ma la scuola non può essere chiusa!
Bisogna, però, fare i conti con la dura realtà: oggi la stragrande maggioranza degli istituti, molte nel sud Italia, non sono a norma e questo accade nella totale indifferenza di tutti.
In moltissimi istituti mancano ancora :
• vie di fuga sicure, finestre e aule ampie, riscaldamenti sufficienti
• spazi adeguati alla socialità (palestre e aree verdi)
• mense o punti di ristoro
• aule per consentire lo studio pomeridiano,
• infermerie attrezzate per il primo soccorso
• presidi medici e sportelli psicologici per alunni e docenti
• laboratori attrezzati e funzionanti
• sussidi didattici per alunni fragili e meno abbienti,
• TIC funzionanti per i docenti
• biblioteche virtuali,
• navette scuola-bus gratuite
• e per finire, in alcuni casi, per fortuna pochi, persino i materiali di consumo quotidiano.
La lista è ancora lunga…
Secondo dati del Ministero dell’Istruzione ci sono 8,4 milioni di studenti (di cui 7,6 milioni sono iscritti alla scuola statale, mentre circa 870 mila nelle paritarie) e 53.000 istituti scolastici (di cui il 40% sono asili, il 27,8% è al Sud e circa 13.000 sono paritarie).
Le risorse sinora assegnate non garantiscono lo sviluppo e la crescita richiestaci dall’Europa. Si pensi che solo le 40.000 scuole statali contano 7,5 milioni di studenti.
Solo per assegnare un pc del costo di €.500,00 ad ogni alunno richiederebbe il sostenimento di una spesa di oltre 3,75 miliardi di euro! Per non parlare dei costi di connessione per portare la fibra in tutte le scuole, (circa 199 milioni stimati nel 2019, per un costo medio per scuola pari a 5000 euro). Mentre nel 2012 la Corea e il Giappone viaggiavano già a banda ultra larga ( 100 Megabit per secondo) , l’Italia era coperta solo per il 10% del territorio e l’analfabetismo digitale e la scarsa conoscenza dei vantaggi della rete, ad oggi, non hanno permesso di raggiungere gli obiettivi previsti dalla stessa Agenda digitale 2020, ossia la copertura con fibra ottica al 100% dei territori.( occasione sprecata che è costata al Belpaese una perdita di crescita di circa l’1%, 1,5% del Pil annuo se si considera che la fibra non è solo internet, ma crescita e sviluppo di posti di lavoro)(dati stimati dalla Commissaria europea per l’Agenda digitale Neelie Kroes). Secondo l’ultimo aggiornamento fornito da Infratel a dicembre 2019 in Italia ci sono ancora aree bianche e grigie ossia circa 7700 comuni non ancora coperti dalla fibra (In termini reali solo il 42% del territorio è con la fibra).
È evidente che la prima necessità per adeguare la scuola italiana agli standard europei è
INVESTIRE RISORSE!
La scarsità degli investimenti effettuati nelle scuole in tutti questi anni e l’assenza di un “piano politico nazionale strategico delle emergenze”, volto a fronteggiare le ricorrenti situazioni di rischio complesso in cui si ritrova spesso la scuola, ci inducono, oggi, a richiedere una forte azione politica che scongiuri la futura compressione di diritti costituzionalmente riconosciuti a causa di inefficienze di una classe dirigente impreparata o di scelte politiche sbagliate.
NOI DOCENTI
chiediamo
la realizzazione del “PIANO NAZIONALE DI EMERGENZA SCOLASTICA” che deve essere necessariamente:
- PREVENTIVO
- OBBLIGATORIO
- COERENTE AI DETTAMI EUROPEI
- TEMPESTIVO
- EFFICACE
perché non si abbiano in futuro azioni scellerate, prese sull'onda della emotività e in ordine sparso, che inevitabilmente possano mettere a rischio lo stato di salute del personale scolastico e la garanzia del sacrosanto diritto all’istruzione dei nostri giovani.
Il piano
1. TUTELA LA SALUTE DELLE PERSONALE SCOLASTICO (e non solo). Garantire la tempestiva assistenza sanitaria, gratuita e in via prioritaria con ogni mezzo idoneo a contrastare gli effetti negativi dell’evento calamitoso senza sperequazioni territoriali ma adeguate e proporzionali alla densità di popolazione scolastica.
2. ASSICURA UN CLIMA “SCUOLA” attivare tempestivamente, di concerto con le Asl locali, il supporto psicologico in ogni istituto scolastico del territorio per salvaguardare il benessere psico-fisico del personale scolastico e degli studenti, condizione necessaria per garantire il sereno prosieguo delle attività didattiche.
3. GARANTISCE UNA COMUNICAZIONE TRASPARENTE
la scuola e l’indotto che ruota intorno ad essa non siano oggetto di strumentalizzazione e propaganda politica, aspetto quest'ultimo non di poco conto se si vuole auspicare una gestione didattica- pedagogica non antagonista (Basta con queste guerre intestine tra partiti! Che la classe dirigenziale ci rimandi una immagine sana, onesta e coesa di chi ci governa, il paese viene prima di tutti).
Gli scienziati, i virologi, i medici, etc.… rilascino dichiarazioni fondate su pubblicazioni su riviste scientifiche riconosciute e acclarate dalla intera comunità scientifica e non siano concesse interviste televisive (immoralmente a pagamento.) o peggio ancora attraverso l'uso personale indiscriminato dei social relative all’evento calamitoso.
4. IMPLICA ORGANIZZAZIONE STRATEGICA ED ELEVATE COMPETENZE PROFESSIONALI
La consulenza tecnica, di supporto al Governo, e i monitoraggi scientifici di ogni evento calamitoso perdurante siano affidati, dalla fase iniziale di raccolta dei dati, alla analisi e interpretazione degli stessi, da Esperti Statistici ed Esperti di Ricerca Operativa. I comitati tecnici siano composti obbligatoriamente, anche da Docenti di decennale e comprovata esperienza nella gestione delle emergenze.
5. CONSENTE LA PARTECIPAZIONE DIRETTA DEGLI INSEGNANTI.
Sia varata una Legge che, per la prima volta in Italia, consenta una partecipazione diretta, scuola per scuola, fino all'ultimo docente in servizio, a mezzo di sistemi informatici, che determini, in modo capillare, l’impatto dell’evento calamitoso, sui singoli istituti e quindi favorisca azioni di intervento mirato e ottimizzazione dei tempi di risoluzione ( in fondo se è possibile valutare le competenze di circa 2.200.000 alunni con il sistema informatico dell’Invalsi, se persino i partiti politici votano con sistemi digitali , forse è possibile anche per gli 800.000 docenti confrontarsi con le istituzioni…la tecnologia deve servire anche a questo…).
Al fine di assicurare in ogni modo la continuità del servizio Istruzione, evitando eventuali posizioni conflittuali e dilatorie, possano i docenti, in via preventiva, formulare proposte didattiche alternative adeguate all’ emergenza, esprimere pareri, se pur non vincolanti, sui mezzi e i criteri da adottare nonché sugli aspetti critici peculiari dell’evento calamitoso, che siano forieri di cambiamenti significativi e radicali nel “fare scuola”.
È ora che la professione docente sia valorizzata.
“Incoraggiare il loro lavoro e sensibilizzare l’opinione pubblica ai loro meriti e al loro contributo al progresso della società”. Obiettivo Unesco.
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Petizione creata in data 16 ottobre 2020