Treni più economici e puntuali: il diritto a una mobilità moderna ed efficiente

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Il problema

Ogni giorno circa 1,6 milioni di persone salgono su un treno in Italia per raggiungere il lavoro, l'università o la famiglia. Per troppi di loro questo significa biglietti cari, ritardi sistematici e corse soppresse. Non è un disagio astratto: per chi deve timbrare un cartellino, sostenere un esame o arrivare in un reparto ospedaliero, la differenza tra un servizio affidabile e uno intermittente si traduce in giornate intere perse.

Questa situazione non penalizza solo i singoli cittadini. È un freno alla produttività del Paese, alla coesione tra i territori e alla transizione ecologica. Quando il treno è caro e inaffidabile, chi può ripiega sull'auto privata, con più traffico, più inquinamento e più spese per le famiglie, mentre chi non può rinuncia a spostarsi, perdendo opportunità di lavoro e di studio. È quella che gli esperti chiamano povertà di trasporto, che colpisce in modo particolare le aree periferiche e i redditi più bassi.

I numeri raccontano un settore lasciato indietro. I finanziamenti statali al trasporto su ferro e gomma sono scesi da 6,2 miliardi di euro nel 2009 a 5,2 miliardi nel 2024: un calo del 36% in termini reali una volta considerata l'inflazione (Legambiente, Pendolaria 2025). Il divario tra i territori è enorme: nel Mezzogiorno l'età media dei treni regionali supera i 17 anni, contro i 9 anni del Nord, e gran parte della rete non è ancora elettrificata. Intanto i cantieri si rincorrono senza coordinamento con gli orari reali, e linee come la ex Circumvesuviana in Campania o la Roma Nord-Viterbo, quest'ultima con oltre 5.000 corse cancellate nel solo 2024, sono diventate il simbolo di un servizio che non garantisce nemmeno standard minimi.

C'è anche una posta in gioco ambientale. I trasporti producono circa un quarto delle emissioni di CO₂ in Europa, e oltre il 70% di questa quota viene dalla strada. Il treno è di gran lunga il mezzo motorizzato più pulito: circa 14 grammi di CO₂ per passeggero-chilometro, contro le centinaia di grammi di un'auto che in Italia, in media, trasporta appena 1,42 persone (Agenzia Europea dell'Ambiente). Spostare una parte degli spostamenti dall'auto al treno significa città più respirabili e impegni climatici rispettati.

Che investire sul ferro funzioni non è una teoria. In Germania l'abbonamento unico Deutschlandticket ha ridotto nel primo anno i chilometri percorsi in auto di circa il 7,6%, evitando l'emissione di circa 6,7 milioni di tonnellate di CO₂ e portando milioni di nuovi viaggiatori sul trasporto pubblico. L'Italia dispone delle competenze, delle infrastrutture e delle risorse per costruire un sistema ferroviario all'altezza dei migliori esempi europei. Ciò che manca è la volontà politica di trattare il trasporto pubblico come una priorità strategica, e non come una voce di spesa da comprimere.

 
Al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti chiediamo un piano concreto, finanziato e verificabile per il trasporto ferroviario nazionale, con priorità ai pendolari. In particolare:

  1. Invertire il taglio dei finanziamenti. Riportare le risorse per il trasporto pubblico locale e regionale almeno ai livelli reali del 2009, indicizzandole all'inflazione, così da garantire continuità di servizio e programmazione pluriennale.
  2. Tariffe accessibili e abbonamenti semplici. Introdurre un abbonamento integrato e a costo calmierato per i pendolari, valido per treno e mezzi urbani, con riduzioni stabili per studenti, lavoratori a basso reddito e over 65, sul modello già sperimentato con successo in altri Paesi europei.
  3. Investire su manutenzione, elettrificazione ed efficienza della rete. Destinare risorse mirate al raddoppio delle linee a binario unico, all'elettrificazione delle tratte ancora a gasolio e alla manutenzione ordinaria, per ridurre ritardi e cancellazioni. Inserire un piano di adattamento climatico della rete, alla luce dei sempre più frequenti eventi meteo estremi che ne interrompono il servizio.
  4. Rinnovare il materiale rotabile e colmare il divario tra Nord e Sud. Abbassare l'età media dei treni regionali, con un piano straordinario di sostituzione dei convogli più vecchi e una quota dedicata al Mezzogiorno, oggi nettamente penalizzato.
  5. Trasparenza sulla puntualità e rimborsi automatici. Pubblicare in modo aperto e standardizzato i dati di puntualità linea per linea, e introdurre il rimborso automatico (senza dover presentare reclamo) per ritardi e soppressioni, estendendo le tutele del Regolamento (UE) 2021/782 anche al servizio regionale, oggi in parte escluso.
  6. Potenziare personale e tecnologie di gestione del traffico per aumentare la capacità operativa e la rapidità di risposta alle emergenze, riducendo l'effetto domino di guasti e ritardi.

Un sistema ferroviario efficiente non è un privilegio: è un servizio essenziale per la crescita economica, la tutela dell'ambiente e il benessere dei cittadini.

Firma questa petizione per chiedere trasporti pubblici più economici, puntuali e affidabili. Insieme possiamo costruire un'Italia in cui scegliere il treno non sia una rinuncia, ma la scelta migliore.

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Andrea ZoccaratoPromotore della petizione

I decisori

Matteo Salvini
Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Ministro dell'Interno e Segretario della Lega Nord

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