

Stop alle querele temerarie: difendiamo i giornalisti e la libertà di stampa
Il problema
In Italia giornalisti, cronisti, direttori responsabili, editori, blogger, autori e operatori dell’informazione possono essere colpiti da querele e richieste di risarcimento sproporzionate, presentate non per ottenere giustizia, ma per intimidirli, costringerli al silenzio e impedire la pubblicazione di notizie di interesse pubblico.
Sono le cosiddette querele temerarie o querele bavaglio, conosciute a livello europeo come SLAPP – Strategic Lawsuits Against Public Participation.
Anche quando questi procedimenti si concludono con l’archiviazione, il proscioglimento o il rigetto della domanda, il giornalista deve sostenere per anni spese legali, pressioni psicologiche e conseguenze professionali. Per i giornalisti freelance, per le piccole testate e per l’informazione locale, una sola azione giudiziaria sproporzionata può essere sufficiente a interrompere un’inchiesta o provocare l’autocensura.
La libertà di stampa, garantita dall’articolo 21 della Costituzione, non può dipendere dalla capacità economica del giornalista di resistere a procedimenti promossi con finalità intimidatorie.
L’Unione europea ha approvato la direttiva 2024/1069 contro le azioni giudiziarie abusive. Il recepimento italiano, tuttavia, non deve limitarsi alle sole controversie civili e commerciali con implicazioni transfrontaliere. La maggior parte delle querele bavaglio contro i giornalisti italiani nasce e produce i propri effetti interamente nel territorio nazionale e spesso utilizza lo strumento penale.
Chiediamo al Parlamento e al Governo
Chiediamo l’approvazione di una legge nazionale che introduca nell’ordinamento penale e civile una disciplina specifica delle querele e delle azioni giudiziarie temerarie contro la libertà di stampa e la partecipazione pubblica.
La legge dovrà:
1. Definire la querela temeraria come la denuncia, querela, citazione civile o altra iniziativa giudiziaria manifestamente infondata, promossa in mala fede con lo scopo prevalente di intimidire, punire, ostacolare o ridurre al silenzio chi diffonde informazioni di interesse pubblico.
2. Proteggere tutti coloro che svolgono attività d’informazione, compresi giornalisti professionisti e pubblicisti, freelance, direttori, editori, autori, fotografi, videomaker, blogger, fonti giornalistiche, segnalanti, associazioni e cittadini impegnati nella partecipazione pubblica.
3. Prevedere un esame preliminare accelerato, affinché le azioni manifestamente infondate possano essere archiviate o rigettate prima che producano anni di spese e pressioni sul giornalista.
4. Introdurre una responsabilità civile aggravata per chi promuove consapevolmente un’azione giudiziaria abusiva, con:
- pagamento integrale delle spese legali sostenute dalla persona colpita;
- risarcimento dei danni patrimoniali, professionali, reputazionali e morali;
- applicazione di una sanzione pecuniaria effettiva, proporzionata e realmente deterrente;
- pubblicazione, su richiesta della vittima, del provvedimento che accerta il carattere temerario dell’azione.
5. Integrare l’articolo 96 del codice di procedura civile, prevedendo una disciplina specifica per le azioni risarcitorie o inibitorie dirette contro articoli, inchieste, libri, trasmissioni, documentari, fotografie, contenuti digitali e altre forme di informazione di interesse pubblico.
6. Prevedere conseguenze penali nei casi di falsa accusa intenzionale, attraverso un’aggravante del reato di calunnia o un’autonoma fattispecie di abuso doloso del diritto di querela, quando una persona:
- attribuisce consapevolmente al giornalista fatti falsi o inesistenti;
- sa che la persona accusata è innocente;
- altera, occulta o costruisce elementi di prova;
- agisce con lo scopo specifico di intimidire, impedire un’inchiesta o limitare la libertà d’informazione.
7. Considerare come indicatori dell’abuso la manifesta sproporzione delle somme richieste, la reiterazione di procedimenti sullo stesso contenuto, lo squilibrio economico tra le parti, la scelta pretestuosa del tribunale, le minacce preventive e l’intento dichiarato o desumibile di impedire la pubblicazione.
8. Estendere le tutele alle controversie esclusivamente nazionali, senza limitarle alle sole cause con implicazioni transfrontaliere.
9. Garantire assistenza legale e tutela economica ai giornalisti freelance, alle piccole testate e agli operatori dell’informazione privi di adeguata copertura assicurativa.
10. Istituire un monitoraggio nazionale delle querele temerarie, con una relazione annuale al Parlamento sul numero dei procedimenti, sul loro esito e sull’impatto prodotto sulla libertà di stampa.
Una tutela equilibrata
Non chiediamo l’impunità per i giornalisti e non vogliamo impedire a chi ritiene lesa la propria reputazione di rivolgersi alla magistratura.
Una querela non dovrà essere considerata temeraria soltanto perché archiviata o conclusa con un’assoluzione. La responsabilità dovrà essere accertata dal giudice sulla base della manifesta infondatezza dell’azione, della mala fede e della concreta finalità intimidatoria.
Il diritto alla reputazione deve essere tutelato, ma non può trasformarsi nel diritto del soggetto economicamente o politicamente più forte di soffocare le notizie scomode attraverso il peso di un processo.
La nostra richiesta
Chiediamo al Parlamento di approvare una legge organica contro le querele bavaglio e di estendere a tutti i procedimenti nazionali le garanzie previste dalla normativa europea anti‑SLAPP.
Chiediamo inoltre che questa petizione sia trasformata nel punto di partenza per la presentazione di una proposta di legge d’iniziativa popolare, redatta in articoli e sottoposta alla raccolta delle firme prevista dall’articolo 71 della Costituzione.
Informare non è un reato. Indagare non è una colpa. Intimidire un giornalista attraverso un uso doloso e abusivo della giustizia deve comportare conseguenze reali.
Firma questa petizione per difendere il diritto dei giornalisti a informare e il diritto di tutti i cittadini a essere informati.La richiesta è particolarmente attuale: lo schema italiano di recepimento della direttiva anti‑SLAPP, Atto del Governo n. 424, è stato circoscritto alle controversie civili e commerciali transfrontaliere, lasciando i casi interamente nazionali alla disciplina generale dell’articolo 96 c.p.c. Resoconto del Senato del 22 luglio 2026. La petizione chiede precisamente di colmare questa lacuna e di comprendere anche l’abuso intenzionale dello strumento penale.

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Il problema
In Italia giornalisti, cronisti, direttori responsabili, editori, blogger, autori e operatori dell’informazione possono essere colpiti da querele e richieste di risarcimento sproporzionate, presentate non per ottenere giustizia, ma per intimidirli, costringerli al silenzio e impedire la pubblicazione di notizie di interesse pubblico.
Sono le cosiddette querele temerarie o querele bavaglio, conosciute a livello europeo come SLAPP – Strategic Lawsuits Against Public Participation.
Anche quando questi procedimenti si concludono con l’archiviazione, il proscioglimento o il rigetto della domanda, il giornalista deve sostenere per anni spese legali, pressioni psicologiche e conseguenze professionali. Per i giornalisti freelance, per le piccole testate e per l’informazione locale, una sola azione giudiziaria sproporzionata può essere sufficiente a interrompere un’inchiesta o provocare l’autocensura.
La libertà di stampa, garantita dall’articolo 21 della Costituzione, non può dipendere dalla capacità economica del giornalista di resistere a procedimenti promossi con finalità intimidatorie.
L’Unione europea ha approvato la direttiva 2024/1069 contro le azioni giudiziarie abusive. Il recepimento italiano, tuttavia, non deve limitarsi alle sole controversie civili e commerciali con implicazioni transfrontaliere. La maggior parte delle querele bavaglio contro i giornalisti italiani nasce e produce i propri effetti interamente nel territorio nazionale e spesso utilizza lo strumento penale.
Chiediamo al Parlamento e al Governo
Chiediamo l’approvazione di una legge nazionale che introduca nell’ordinamento penale e civile una disciplina specifica delle querele e delle azioni giudiziarie temerarie contro la libertà di stampa e la partecipazione pubblica.
La legge dovrà:
1. Definire la querela temeraria come la denuncia, querela, citazione civile o altra iniziativa giudiziaria manifestamente infondata, promossa in mala fede con lo scopo prevalente di intimidire, punire, ostacolare o ridurre al silenzio chi diffonde informazioni di interesse pubblico.
2. Proteggere tutti coloro che svolgono attività d’informazione, compresi giornalisti professionisti e pubblicisti, freelance, direttori, editori, autori, fotografi, videomaker, blogger, fonti giornalistiche, segnalanti, associazioni e cittadini impegnati nella partecipazione pubblica.
3. Prevedere un esame preliminare accelerato, affinché le azioni manifestamente infondate possano essere archiviate o rigettate prima che producano anni di spese e pressioni sul giornalista.
4. Introdurre una responsabilità civile aggravata per chi promuove consapevolmente un’azione giudiziaria abusiva, con:
- pagamento integrale delle spese legali sostenute dalla persona colpita;
- risarcimento dei danni patrimoniali, professionali, reputazionali e morali;
- applicazione di una sanzione pecuniaria effettiva, proporzionata e realmente deterrente;
- pubblicazione, su richiesta della vittima, del provvedimento che accerta il carattere temerario dell’azione.
5. Integrare l’articolo 96 del codice di procedura civile, prevedendo una disciplina specifica per le azioni risarcitorie o inibitorie dirette contro articoli, inchieste, libri, trasmissioni, documentari, fotografie, contenuti digitali e altre forme di informazione di interesse pubblico.
6. Prevedere conseguenze penali nei casi di falsa accusa intenzionale, attraverso un’aggravante del reato di calunnia o un’autonoma fattispecie di abuso doloso del diritto di querela, quando una persona:
- attribuisce consapevolmente al giornalista fatti falsi o inesistenti;
- sa che la persona accusata è innocente;
- altera, occulta o costruisce elementi di prova;
- agisce con lo scopo specifico di intimidire, impedire un’inchiesta o limitare la libertà d’informazione.
7. Considerare come indicatori dell’abuso la manifesta sproporzione delle somme richieste, la reiterazione di procedimenti sullo stesso contenuto, lo squilibrio economico tra le parti, la scelta pretestuosa del tribunale, le minacce preventive e l’intento dichiarato o desumibile di impedire la pubblicazione.
8. Estendere le tutele alle controversie esclusivamente nazionali, senza limitarle alle sole cause con implicazioni transfrontaliere.
9. Garantire assistenza legale e tutela economica ai giornalisti freelance, alle piccole testate e agli operatori dell’informazione privi di adeguata copertura assicurativa.
10. Istituire un monitoraggio nazionale delle querele temerarie, con una relazione annuale al Parlamento sul numero dei procedimenti, sul loro esito e sull’impatto prodotto sulla libertà di stampa.
Una tutela equilibrata
Non chiediamo l’impunità per i giornalisti e non vogliamo impedire a chi ritiene lesa la propria reputazione di rivolgersi alla magistratura.
Una querela non dovrà essere considerata temeraria soltanto perché archiviata o conclusa con un’assoluzione. La responsabilità dovrà essere accertata dal giudice sulla base della manifesta infondatezza dell’azione, della mala fede e della concreta finalità intimidatoria.
Il diritto alla reputazione deve essere tutelato, ma non può trasformarsi nel diritto del soggetto economicamente o politicamente più forte di soffocare le notizie scomode attraverso il peso di un processo.
La nostra richiesta
Chiediamo al Parlamento di approvare una legge organica contro le querele bavaglio e di estendere a tutti i procedimenti nazionali le garanzie previste dalla normativa europea anti‑SLAPP.
Chiediamo inoltre che questa petizione sia trasformata nel punto di partenza per la presentazione di una proposta di legge d’iniziativa popolare, redatta in articoli e sottoposta alla raccolta delle firme prevista dall’articolo 71 della Costituzione.
Informare non è un reato. Indagare non è una colpa. Intimidire un giornalista attraverso un uso doloso e abusivo della giustizia deve comportare conseguenze reali.
Firma questa petizione per difendere il diritto dei giornalisti a informare e il diritto di tutti i cittadini a essere informati.La richiesta è particolarmente attuale: lo schema italiano di recepimento della direttiva anti‑SLAPP, Atto del Governo n. 424, è stato circoscritto alle controversie civili e commerciali transfrontaliere, lasciando i casi interamente nazionali alla disciplina generale dell’articolo 96 c.p.c. Resoconto del Senato del 22 luglio 2026. La petizione chiede precisamente di colmare questa lacuna e di comprendere anche l’abuso intenzionale dello strumento penale.

I decisori

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Petizione creata in data 25 agosto 2026

