PETIZIONE CHIUSA

No alla robotizzazione dell’Università e della Ricerca

Questa petizione aveva 424 sostenitori


            La questione dell'autonomia e con questa una corretta valutazione delle Università italiane è da tempo un impegno di ogni governo. Sono molti anni che condividiamo la necessità di avviare un cammino verso l'autonomia e una corretta valutazione delle Università italiane insieme a un nuovo sistema di reclutamento del personale docente. Questo, però, non solo non si è realizzato ma quello che si sta realizzando, e al quale stiamo assistendo attoniti, è uno spettacolo penoso che ci ridicolizza davanti al mondo intero.

            Abbiamo, d'altra parte, tristemente osservato solo un progressivo soffocamento della ricerca in Italia e con questo un esodo epocale delle nostre migliori menti che fa diventare sempre più miseri i nostri atenei: riducendo i già modesti finanziamenti e congelando stipendi di docenti-ricercatori. Proprio al fine di poter premiare l'eccellenza, quindi differenziare le risorse e garantire procedure valutative corrette e nel rispetto delle peculiarità specifiche delle singole discipline facciamo appello al buon senso nell'utilizzo di indicatori o simili: rifiutiamo con decisione qualsiasi automatismo nei processi valutativi.

            L'introduzione di soglie e mediane come metri valutativi hanno come principale  risultato il rafforzamento abnorme dell'apparato burocratico, la produzione di distorsioni e danni, ancora imprevedibili nella loro portata. Certamente, contare principalmente quanta carta si produce in settori definiti con parametri definiti cancellerà intere aree di ricerca emergenti, eccellenti o di nicchia e, all'opposto, la ricerca interdisciplinare. Discipline all'interno di un settore la cui media di produzione di carta è più alta saranno cancellate. Quando questo castello di carte cadrà saranno ormai tabula rasa intere aree di ricerca seria che invece saranno fiorenti all'estero proprio grazie all'inevitabile esodo dei nostri migliori ricercatori.

            Al contrario, desideriamo e cerchiamo di costruire una Università che innalza a obiettivo strategico l'attrazione di docenti e studenti originali ed eccezionali, che permette a questi di poter disporre pienamente dei fondi europei, una Università che facilita e fortemente incentiva forme di scambio e condivisione di docenti con atenei stranieri, una Università nella quale la valutazione delle attività dei suoi docenti-ricercatori non si riduce a rozze misurazioni e automatismi che sviliscono e dequalificano sincere passioni intellettuali: in una parola, una "Universitas".

            Ecco cosa diceva il Nobel Max Perutz di Francis Crick e James Watson mentre albergavano nel suo laboratorio di Cambridge: "Pensavo che stessero sprecando il loro tempo. Talvolta però, essi come Leonardo, ottenevano i risultati migliori quando sembravano lavorare assai poco. E la loro apparente oziosità li portò a risolvere il più grande di tutti i problemi della biologia: la struttura del DNA. C'è più di un modo di fare buona scienza. Nella scienza, come nelle arti, la creatività non può essere organizzata. Sorge spontaneamente dal talento individuale. Laboratori ben condotti possono incoraggiarla, ma l'organizzazione gerarchica, le regole burocratiche inflessibili e le montagne di inutili scartoffie possono ucciderla. Le scoperte non possono essere pianificate; appaiono, come Puck, in angoli inaspettati."

            Il principio che solo regola e rende efficace il funzionamento di una "Universitas" è il merito dell'originalità. Per entrare nel merito bisogna essere almeno alla pari dell'autore o dell'oggetto che si tratta o che si è tenuti a valutare: la valutazione tra pari è l'unico metro valutativo riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale. 



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