Specializzazione su sostegno per Pedagogisti, Psicologi ed affini nella Scuola Primaria!

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Raggiungiamo 500 firme!
Le petizioni con più di 1.000 sostenitori hanno 5 volte più possibilità di vincere!

Il problema

...Risconoscete le nostre competenze e il nostro servizio per specializzarci sul sostegno nella scuola primaria!


 Al Ministro dell’Istruzione e del Merito, al Ministro dell’Università e della Ricerca e alle Istituzioni competenti

La scuola italiana ci ha chiamati e continua a chiamarci.

Ancora oggi, quando le graduatorie non riescono a coprire tutti i posti disponibili, le scuole ricorrono agli interpelli per trovare docenti da destinare al sostegno, SOPRATTUTTO nella scuola primaria.

E noi rispondiamo.

Ma chi siamo?

Siamo pedagogisti, educatori, psicologi e professionisti dell’area educativa e psicologica .

Molti di noi possiedono lauree magistrali in ambito pedagogico, educativo o psicologico; altri hanno lauree triennali coerenti con questi settori. Abbiamo studiato pedagogia, psicologia, progettazione educativa, inclusione e relazione d'aiuto, con percorsi e competenze naturalmente differenti da persona a persona.

Non siamo persone che un giorno hanno deciso semplicemente di entrare in una classe.

Siamo persone con percorsi universitari e professionali alle spalle che la scuola, nel momento del bisogno, ha ritenuto di poter chiamare e continua a chiamare per lavorare sul sostegno nella primaria.

Entriamo nelle classi. Ci vengono affidati bambini e bambine con disabilità. Collaboriamo con le famiglie, con gli altri docenti e con gli specialisti. Partecipiamo alla progettazione educativa e alla vita quotidiana della scuola.

E, anno dopo anno, costruiamo anche qualcosa che non può essere misurato soltanto attraverso titoli, crediti ed esami universitari: un rapporto educativo, umano ed empatico con gli alunni, con le loro famiglie e con l’intera comunità scolastica.

Nel sostegno, più che in ogni altro ambito, la continuità educativa e didattica rappresenta un valore fondamentale. Un bambino con disabilità ha bisogno di punti di riferimento, di stabilità, di persone che conoscano la sua storia, le sue difficoltà, le sue potenzialità, i suoi tempi e il suo modo di comunicare e di relazionarsi.

La continuità significa anche non costringere ogni anno l’alunno e la sua famiglia a ricominciare da capo: ricostruire una relazione, spiegare nuovamente bisogni e fragilità, ritrovare fiducia in una persona nuova. Significa preservare quel rapporto di fiducia ed empatia che, soprattutto con gli alunni più fragili, richiede tempo per nascere e può diventare parte essenziale dello stesso percorso educativo.

E la continuità riguarda anche le classi. Il docente di sostegno non lavora in una dimensione separata, ma all’interno di un gruppo, insieme ai docenti curricolari. Conoscere la classe, le sue dinamiche e le relazioni che si sono costruite nel tempo significa poter realizzare concretamente quell’inclusione che la scuola afferma di voler perseguire.

Per questo disperdere ogni anno professionalità che hanno già costruito relazioni con gli alunni, con le famiglie e con le classi non significa soltanto disperdere esperienza: significa interrompere percorsi educativi e rapporti di fiducia che la scuola stessa ha contribuito a creare.

E questo non accade soltanto per qualche settimana.

Per molti di noi accade da almeno tre anni. Per altri da quattro, cinque anni o più.

Ed è qui che nasce il paradosso.

La scuola continua a considerarci necessari per lavorare come docenti, ma il sistema non ci offre un percorso specifico che ci permetta di completare la nostra formazione e conseguire la specializzazione sul sostegno per la scuola primaria.

Non chiediamo neppure che gli anni trascorsi sul sostegno ci regalino un titolo.

Chiediamo qualcosa di molto più ragionevole: valutate quello che abbiamo già studiato, riconoscete ciò che effettivamente sappiamo fare e fateci studiare e acquisire ciò che ci manca.

È questo il cuore della proposta.

Un percorso straordinario, universitario, compensativo, specializzante, rivolto a chi abbia maturato almeno tre annualità di servizio sul sostegno nella scuola primaria, con una formazione differenziata in base al titolo posseduto, agli esami realmente sostenuti e alle competenze documentate.

Non chiediamo una scorciatoia. Chiediamo un percorso formativo serio.

Un percorso formativo che permetta a un pedagogista, a uno psicologo, a un educatore o a un altro professionista con un titolo coerente di non dover fingere che tutto ciò che ha studiato e tutto ciò che ha fatto nelle scuole non esista.

Ciò che manca deve essere studiato.
 Ciò che è già stato acquisito deve poter essere valutato.
 L'esperienza maturata sul sostegno deve poter essere presa in considerazione.

Nessun automatismo. Nessuna immissione automatica in ruolo. 

Al termine, soltanto chi avrà completato il proprio percorso formativo e superato l'esame finale potrà conseguire la specializzazione sul sostegno. È esattamente quanto prevede la proposta presentata alle istituzioni.

Perché chiediamo che qualcosa cambi.

Perché mentre discutiamo di titoli, norme e percorsi universitari, nelle scuole gli interpelli continuano a essere pubblicati e qualcuno deve entrare in quelle classi.

E spesso siamo ancora noi.

La domanda che rivolgiamo alle istituzioni è allora molto semplice:

se la scuola può chiamare un pedagogista, uno psicologo o un educatore e affidargli per anni il sostegno di un bambino nella scuola primaria, perché quello stesso Stato non può costruire un percorso che gli permetta di integrare le competenze mancanti e diventare finalmente specializzato?

Non chiediamo meno formazione.

Chiediamo una formazione che parta anche da ciò che siamo, da ciò che abbiamo studiato e dal lavoro che abbiamo realmente svolto.

Chiediamo anche che non venga disperso il patrimonio di relazioni, esperienza e continuità educativa costruito in questi anni nelle nostre scuole.

La scuola continua a chiamarci. Noi continuiamo a rispondere.

Ora chiediamo al MIM, al MUR, al Governo, al Parlamento, al Senato, di ascoltare questa realtà, aprire urgentemente un tavolo tecnico e trasformare questa proposta in un percorso concreto.

Firma anche tu.

Firma perché tre, quattro, cinque anni trascorsi accanto agli alunni con disabilità non possono essere invisibili.

Firma perché dietro quegli anni non ci sono soltanto giorni di servizio: ci sono bambini che hanno trovato un punto di riferimento, famiglie che hanno costruito un rapporto di fiducia, classi che hanno imparato a lavorare insieme e percorsi educativi che meritano continuità.

Firma perché valorizzare l'esperienza non significa regalare un titolo: significa dare a chi ha già servito la scuola la possibilità di completare seriamente la propria formazione.

Firma perché una scuola davvero inclusiva ha bisogno non soltanto di trovare qualcuno quando manca un docente, ma di formare, qualificare e non disperdere le persone che da anni quell'inclusione la costruiscono ogni giorno.

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I decisori

MIM
MIM
Ministero dell'Istruzione e del Merito
Anna Maria Bernini
Anna Maria Bernini
Ministro dell'Università e della Ricerca
Giuseppe Valditara
Giuseppe Valditara
Ministro dell'Istruzione e del Merito

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