Sostenere l'APAN e salvare il progetto "La cura del neonato e della sua famiglia"


Sostenere l'APAN e salvare il progetto "La cura del neonato e della sua famiglia"
Il problema
Nel 2002, con il progetto dell’ Associazione Pisana Amici del Neonato “La cura del neonato e della sua famiglia”, apre la Casa Alloggio “L’Isola che c’è”, nasce a Pisa un luogo di accoglienza e di cura per le madri dei bambini pretermine o con patologie alla nascita con l’intento di assistere le famiglie, sostenendole e accompagnandole. Non solo sollevandole dalle spese di un albergo o un alloggio, ma fornendo loro, per tutto il tempo della degenza del bambino ( a volte lungo mesi), gratuitamente interventi specializzati e mirati al contrasto delle difficoltà pratiche ed emotive che le coppie devono affrontare, soprattutto in presenza di gravi patologie o lutti.
Non una mera albergazione ma un servizio di care garantita da un’equipe multiprofessionale che sostiene le famiglie fino al rientro a casa. L’ospitalità, i servizi di supporto psicologico e sociale sono stati offerti gratuitamente ad oltre 2500 famiglie.
La casa alloggio è stata chiusa il 07/03/2024.
L'Azienda Ospedaliera Pisana ha promesso nuovi locali da destinare alle mamme ma nulla sappiamo sul proseguo del progetto, nulla sappiamo dei fondi promessi all’associazione nel 2023 e mai arrivati, il futuro è quantomai incerto ma il diritto di ogni bambino ad avere accanto la propria mamma, durante il ricovero presso la terapia intensiva o sub intensiva del reparto di neonatologia dell’ospedale Santa Chiara di Pisa, non dovrà venire meno.
Non possiamo permettere che un servizio così importante possa venire dimenticato o ridimensionato. Le statistiche mostrano chiaramente l'importanza dei programmi come questo - secondo l'Istituto Superiore di Sanità, i bambini nati prematuramente che ricevono un sostegno adeguato hanno tassi significativamente più alti di sopravvivenza e recupero (Istituto Superiore di Sanità). La Società Italiana di Neonatologia (SIN) indica che gli effetti positivi a breve e lungo termine della Care della famiglia, ovvero le cure individualizzate centrate sul nucleo familiare dei piccoli prematuri, sono noti. Quando i neonati ricoverati in TIN vengono separati dai loro genitori, diventa difficile per le mamme e i papà assumere il ruolo di caregivers primari. Sempre la SIN sottolinea che tra i principali benefici della vicinanza dei genitori, una risorsa per lo sviluppo del neonato prematuro, ci sono la riduzione della durata del ricovero ospedaliero e del tasso di complicanze mediche, il miglioramento della regolazione del sonno e della gestione del dolore e dello stress, sia del piccolo che dei genitori, il miglioramento dell’outcome relativo allo sviluppo del bambino e della qualità della vita nel corso dell’infanzia, l’aumento della Kangaroo Care e dell’allattamento al seno.
Chiediamo quindi alle autorità competenti che il progetto "La cura del neonato e della sua famiglia" dell’ APAN continui ad essere una realtà di qualità all’interno dell’Azienda Universitaria Ospedaliera pisana. È fondamentale per le nostre comunità, per le nostre madri, padri e soprattutto per i nostri bambini.
Un estratto da una lettera di una mamma:
(…) E' così, in questo stato di paura e angoscia, che sono stata raccattata, proprio raccattata, raccolta da terra, come una bella statuina, presa dal mio posto e accolta. Accolta in una famiglia di persone che pensavano quello che stavo pensando io, che provavano quello che stavo provando io. Cose che il resto del mondo ignora. Ignora totalmente. Il mondo può anche amarti cercare di starti vicino, ma nessuno può capirti come chi affronta l'inferno con te. Perchè quello è l'inferno. Anzi è oltre.
Se sono salva lo devo alla Neonatologia, alla casa alloggio e alle mie compagne di viaggio. Le ragazze che erano lì da prima di me che hanno fatto mangiare, dormire, tenuto la mano. Portato fuori dall'edificio della neonatologia. Perchè il fuori quando lasci tuo figlio in tin diventa un problema.
Nessuno genitore vuole lasciare la tin, nemmeno quando ti sbattono fuori, nemmeno quando chiude, rimani sulla porta, in corridoio. Rimani lì, perchè se te ne vai di lì è finita. Allora sta lì. Anche in corridoio. Stai lì, anche nell' androne, fuori sulla panchina, sempre e solo lì perchè è risaputo che se ti allontani più di mezzo metro dall'edificio, è finita. (…) Io sono stata raccolta e accolta da persone a me del tutto sconosciute che con amore mi hanno aiutata senza per altro chiedere niente in cambio. Anzi accettando che in molto momenti non avessi proprio nulla da dare.
Accogliere significa srotolare qualcuno che è chiuso a riccio, farlo tornare a muovere, camminare, respirare. Dargli un posto, una casa. E ci tengo a precisare che anche se sono di Pisa, la casa alloggio mi ha dato un posto, un posto tutto mio. Un rifugio perchè potessi stare tranquilla. Lontana dalle domande, dai giudizi delle persone, tanto se una gravidanza va male è sempre colpa della mamma, lontana dalla cattiveria più becera che ci sia. Un posto nel quale fuggire se tutto il resto del mondo non fosse andato bene. Se tutti gli altri posti fossero stati sbagliati.
Tutto questo susseguirsi di pensieri, di ricordi, è per spiegare a chi si chiede se una casa alloggio serva quale stato d'animo possa avere una persona in un momento simile, che disagio e che dolore profondo viva.
(…) Non si può uscire da un'esperienza del genere da soli. E' impensabili farcela da soli. Ci si può riuscire soltanto in gruppo. Quando si è del tutto inermi, inermi davvero, si è schiacciati, spappolati, stritolati dalla vita, si ha bisogno degli altri. E la casa alloggio è proprio questo: un insieme di entità buone, positive che si curano di te. Che ti supportano e ti forniscono il materiale per poter uscire di lì e poter essere ancora te. Puoi essere la persona più preparata al mondo, la più colta, la più intelligente, ma in quei frangenti non sai più nulla, a stento ti ricordi il tuo nome e alla fine non sei nemmeno più nulla. O almeno ti pare sia così.
Devo tutto alla neonatologia e alla casa alloggio, alle donne della casa alloggio, alle mie amiche. Devo loro la vita. L' aver capito di potercela fare, non solo lì in quel momento ,ma nella vita.
Negli anni a seguire ho raggiunto obiettivi che non avrei mai nemmeno sperato di raggiungere. Mi hanno fatto scoprire la parte migliore di me, quella che è autosufficiente, quella che si basta da sè.
Da lì potevo uscire morta, ma grazie agli strumenti che mi sono stati dati, sono uscita rinata. E se la vita è meravigliosa, lo devo a loro. A voi.
Ancora grazie”.
2830
Il problema
Nel 2002, con il progetto dell’ Associazione Pisana Amici del Neonato “La cura del neonato e della sua famiglia”, apre la Casa Alloggio “L’Isola che c’è”, nasce a Pisa un luogo di accoglienza e di cura per le madri dei bambini pretermine o con patologie alla nascita con l’intento di assistere le famiglie, sostenendole e accompagnandole. Non solo sollevandole dalle spese di un albergo o un alloggio, ma fornendo loro, per tutto il tempo della degenza del bambino ( a volte lungo mesi), gratuitamente interventi specializzati e mirati al contrasto delle difficoltà pratiche ed emotive che le coppie devono affrontare, soprattutto in presenza di gravi patologie o lutti.
Non una mera albergazione ma un servizio di care garantita da un’equipe multiprofessionale che sostiene le famiglie fino al rientro a casa. L’ospitalità, i servizi di supporto psicologico e sociale sono stati offerti gratuitamente ad oltre 2500 famiglie.
La casa alloggio è stata chiusa il 07/03/2024.
L'Azienda Ospedaliera Pisana ha promesso nuovi locali da destinare alle mamme ma nulla sappiamo sul proseguo del progetto, nulla sappiamo dei fondi promessi all’associazione nel 2023 e mai arrivati, il futuro è quantomai incerto ma il diritto di ogni bambino ad avere accanto la propria mamma, durante il ricovero presso la terapia intensiva o sub intensiva del reparto di neonatologia dell’ospedale Santa Chiara di Pisa, non dovrà venire meno.
Non possiamo permettere che un servizio così importante possa venire dimenticato o ridimensionato. Le statistiche mostrano chiaramente l'importanza dei programmi come questo - secondo l'Istituto Superiore di Sanità, i bambini nati prematuramente che ricevono un sostegno adeguato hanno tassi significativamente più alti di sopravvivenza e recupero (Istituto Superiore di Sanità). La Società Italiana di Neonatologia (SIN) indica che gli effetti positivi a breve e lungo termine della Care della famiglia, ovvero le cure individualizzate centrate sul nucleo familiare dei piccoli prematuri, sono noti. Quando i neonati ricoverati in TIN vengono separati dai loro genitori, diventa difficile per le mamme e i papà assumere il ruolo di caregivers primari. Sempre la SIN sottolinea che tra i principali benefici della vicinanza dei genitori, una risorsa per lo sviluppo del neonato prematuro, ci sono la riduzione della durata del ricovero ospedaliero e del tasso di complicanze mediche, il miglioramento della regolazione del sonno e della gestione del dolore e dello stress, sia del piccolo che dei genitori, il miglioramento dell’outcome relativo allo sviluppo del bambino e della qualità della vita nel corso dell’infanzia, l’aumento della Kangaroo Care e dell’allattamento al seno.
Chiediamo quindi alle autorità competenti che il progetto "La cura del neonato e della sua famiglia" dell’ APAN continui ad essere una realtà di qualità all’interno dell’Azienda Universitaria Ospedaliera pisana. È fondamentale per le nostre comunità, per le nostre madri, padri e soprattutto per i nostri bambini.
Un estratto da una lettera di una mamma:
(…) E' così, in questo stato di paura e angoscia, che sono stata raccattata, proprio raccattata, raccolta da terra, come una bella statuina, presa dal mio posto e accolta. Accolta in una famiglia di persone che pensavano quello che stavo pensando io, che provavano quello che stavo provando io. Cose che il resto del mondo ignora. Ignora totalmente. Il mondo può anche amarti cercare di starti vicino, ma nessuno può capirti come chi affronta l'inferno con te. Perchè quello è l'inferno. Anzi è oltre.
Se sono salva lo devo alla Neonatologia, alla casa alloggio e alle mie compagne di viaggio. Le ragazze che erano lì da prima di me che hanno fatto mangiare, dormire, tenuto la mano. Portato fuori dall'edificio della neonatologia. Perchè il fuori quando lasci tuo figlio in tin diventa un problema.
Nessuno genitore vuole lasciare la tin, nemmeno quando ti sbattono fuori, nemmeno quando chiude, rimani sulla porta, in corridoio. Rimani lì, perchè se te ne vai di lì è finita. Allora sta lì. Anche in corridoio. Stai lì, anche nell' androne, fuori sulla panchina, sempre e solo lì perchè è risaputo che se ti allontani più di mezzo metro dall'edificio, è finita. (…) Io sono stata raccolta e accolta da persone a me del tutto sconosciute che con amore mi hanno aiutata senza per altro chiedere niente in cambio. Anzi accettando che in molto momenti non avessi proprio nulla da dare.
Accogliere significa srotolare qualcuno che è chiuso a riccio, farlo tornare a muovere, camminare, respirare. Dargli un posto, una casa. E ci tengo a precisare che anche se sono di Pisa, la casa alloggio mi ha dato un posto, un posto tutto mio. Un rifugio perchè potessi stare tranquilla. Lontana dalle domande, dai giudizi delle persone, tanto se una gravidanza va male è sempre colpa della mamma, lontana dalla cattiveria più becera che ci sia. Un posto nel quale fuggire se tutto il resto del mondo non fosse andato bene. Se tutti gli altri posti fossero stati sbagliati.
Tutto questo susseguirsi di pensieri, di ricordi, è per spiegare a chi si chiede se una casa alloggio serva quale stato d'animo possa avere una persona in un momento simile, che disagio e che dolore profondo viva.
(…) Non si può uscire da un'esperienza del genere da soli. E' impensabili farcela da soli. Ci si può riuscire soltanto in gruppo. Quando si è del tutto inermi, inermi davvero, si è schiacciati, spappolati, stritolati dalla vita, si ha bisogno degli altri. E la casa alloggio è proprio questo: un insieme di entità buone, positive che si curano di te. Che ti supportano e ti forniscono il materiale per poter uscire di lì e poter essere ancora te. Puoi essere la persona più preparata al mondo, la più colta, la più intelligente, ma in quei frangenti non sai più nulla, a stento ti ricordi il tuo nome e alla fine non sei nemmeno più nulla. O almeno ti pare sia così.
Devo tutto alla neonatologia e alla casa alloggio, alle donne della casa alloggio, alle mie amiche. Devo loro la vita. L' aver capito di potercela fare, non solo lì in quel momento ,ma nella vita.
Negli anni a seguire ho raggiunto obiettivi che non avrei mai nemmeno sperato di raggiungere. Mi hanno fatto scoprire la parte migliore di me, quella che è autosufficiente, quella che si basta da sè.
Da lì potevo uscire morta, ma grazie agli strumenti che mi sono stati dati, sono uscita rinata. E se la vita è meravigliosa, lo devo a loro. A voi.
Ancora grazie”.
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I decisori
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Petizione creata in data 28 marzo 2024