

SOS sanità, una firma per la montagna bellunese


SOS sanità, una firma per la montagna bellunese
Il problema
SOS Sanità: ripartire dalla montagna per una sanità universale pubblica per tutti
L’articolo 32 della COSTITUZIONE riconosce la tutela della Salute come un diritto fondamentale di ogni individuo e di interesse della collettività a cui deve provvedere la Repubblica. Un diritto inalienabile e universale che dovrebbe essere tutelato dal SSN istituito grazie all’intuizione e alla lungimiranza della Madre della Patria TINA ANSELMI.
Nel corso degli anni le necessità di finanza pubblica hanno determinato tagli sempre più consistenti alle voci di bilancio per la sanità pubblica da parte dei Governi che si sono succeduti nel tempo, generando una graduale e imponente riduzione di risorse con l’esito che sempre più soggetti privati si sono organizzati per gestire business.
Diverse le conseguenze. Da un lato si è generata una concorrenza “sleale” verso la sanità pubblica, a cui è rimasto ad esempio il dovere di gestire la medicina di urgenza; parallelamente, si sono innescati meccanismi di reclutamento di medici e professionisti sanitari e socio-sanitari che hanno dato origine a una fuga dalla sanità pubblica che sta producendo un sempre più accelerato processo di abbandono del territorio da parte del Servizio pubblico, anche in realtà, come quella veneta, ritenute fino a poco tempo fa una eccellenza immune a fenomeni già in essere da anni in altre parti del Paese.
È palese che questa deriva verso il privato sta determinando sempre più disuguaglianze e squilibri tra cittadini e vanificando il dettato costituzionale e i principi fondamentali che portarono alla istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, ovvero il diritto alla tutela della salute gratuito e universale.
Per di più costringendo sempre più cospicue fasce di popolazione, delle fasce medio-basse, a rinviare - se non rinunciare - alle necessità di cura per impossibilità economica o per i tempi lunghissimi di attesa per avere una prestazione con il SSN.
La stessa pandemia aveva peraltro fatto emergere in tutta la sua virulenza le fragilità del sistema sanitario pubblico, che è stato sorretto grazie all’abnegazione di migliaia e migliaia di operatori (medici, infermieri, parasanitari) che hanno operato per la tutela di tutti spesso senza mezzi e risorse e talvolta affrontando “a mani nude” un nemico invisibile che ha prodotto 140.000 vittime tra cui anche molti infermieri e medici.
In questo quadro di già evidente debolezza, determinato da tagli indiscriminati per anni e dalla sempre maggior prevalenza della sanità privata su quella pubblica, la mancata destinazione di risorse economiche per remunerare adeguatamente il personale sanitario unita all’andamento demografico del Paese, sta facendo esplodere l’abbandono di moltissime posizioni lavorative tra medici, professionisti sanitari e socio-sanitari, sia nel sistema sanitario che nel socio-assistenziale, con RSA sempre più in difficoltà nel garantire assistenza, ma soprattutto ad offrila a costi sostenibili per una famiglia media.
Deve essere chiaro che l’andamento demografico, se non adeguatamente governato e corretto, produrrà nei prossimi anni un rapidissimo peggioramento della situazione ovvero una vera e propria “epidemia demografica”, data dall’invecchiamento della popolazione, con conseguente esplosione della cronicità e dei problemi ad essa correlati, in particolare per la non autosufficienza, per sempre maggior mancanza di operatori sanitari e di risorse economiche per sostenere il servizio pubblico.
Il nostro territorio, demograficamente più fragile che altre parti del Paese e geograficamente complesso per scarsa densità abitativa e per carenza di infrastrutture e servizi sociali rischia - se non lo è già - di essere la frontiera di questo nuovo “contagio” con tutte le conseguenze che già oggi cominciamo a rilevare.
Questi i numeri che danno l’idea della drammatica situazione in cui si trova il territorio bellunese, già segnato da enormi squilibri, con le conseguenti problematiche sociali:
- mancano 250 professionisti sanitari e socio-sanitari e almeno 150 accompagnatori/badanti, numeri da far tremare i polsi se si pensa che siamo solo all’inizio della “pandemia demografica”;
- mancano almeno 40/50 infermieri come minimo “vitale” per garantire la sostenibilità sociale basilare;
- mancano circa 45 medici di Medicina generale, pur dovendo evidenziare che i 100 in attività hanno ben più assistiti in carico dei 1.500 pazienti previsti, fra i quali molti anziani con grandi difficoltà di mobilità e assistenza in ambulatorio;
- i redditi bassi o medio bassi stanno generando l’abbandono di molte posizioni di ospitalità e degenza nelle RSA, facendo crescere le difficoltà per molte famiglie e/o anziani a integrare il pagamento dei servizi domiciliari.
LA TUTELA DELLA SALUTE STA DIVENTANDO SEMPRE PIÙ UN PRIVILEGIO PER POCHI ANZICHÈ UN DIRITTO UNIVERSALE PER TUTTI.
È urgente per il territorio bellunese un insieme coordinato di provvedimenti attraverso la costituzione di un TAVOLO PERMANENTE con la presenza di tutte le istituzioni: ORGANIZZAZIONI SINDACALI CGIL, CISL e UIL, AULSS1, PROVINCIA DI BELLUNO, CONFERENZA DEI SINDACI, COORDINATORI RRSSAA, UNIONI MONTANE, ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO E DEL TERZO SETTORE e ASSOCIAZIONI DATORIALI, con l’obiettivo di:
- avere più medici, infermieri, personale sanitario e assistenziale adeguatamente formato e valorizzato, riconoscendone il ruolo strategico e adeguando salari, diritti e progressioni di carriera;
- rafforzare l’assistenza territoriale per dare concretezza alla presa in cura delle persone, dare sostegno ai caregiver, favorire l’integrazione sociale e sanitaria per garantire la domiciliarità e la creazione di centri di erogazione accessibili, riconoscibili, aperti almeno nelle 12 ore diurne;
- rivedere l’organizzazione della Medicina generale e pediatrica, assicurare l’operatività di team multiprofessionali con livelli assistenziali; prevedere minimi obbligatori per tutti i medici che assicurino orari di apertura diffusi per gli assistiti, in particolare se associati in studi medici, minimi anche per la dotazione di personale di studio o di infermieri e se partecipare o meno alle attività vaccinali o di screening a maggior ragione se associati;
- mettere in sicurezza gli ospedali a partire dai Pronto Soccorso e dall’Emergenza-Urgenza;
- fare realmente delle Case della Comunità una sede in grado di semplificare l’accesso ai servizi, un luogo di partecipazione dei cittadini, del volontariato, del terzo settore;
- realizzare gli Ospedali di comunità per consentire la transizione dalla fase di ricovero in ospedale al ritorno alla vita normale;
- difendere e sviluppare le eccellenze del sistema sanitario pubblico del territorio;
- creare condizioni per una maggior attrattività del territorio: edilizia agevolata, servizi sociali per l’infanzia, infrastrutture materiali e immateriali.
È del tutto evidente che per poter realizzare o rafforzare gli interventi sopraelencati servono risorse e azioni legislative su scala nazionale a partire da una lotta senza quartiere all’evasione fiscale e attraverso un sistema fiscale equo e progressivo.
La proposta di Legge delega sulla riforma fiscale unitamente alla manovra finanziaria 2023 perpetuano la volontà di ridurre le risorse per i servizi sociali e sanitari e favoriscono l’evasione fiscale.
L’approvazione della Legge delega sulla non-autosufficienza è un primo passo che dovrà però essere tradotto in provvedimenti concreti che soddisfino realmente le necessità del territorio a partire dalle realtà montane in cui le distanze tra strutture e servizi socio-sanitari e abitazioni della cittadinanza aggravano ancor di più le disuguaglianze e amplificano la desertificazione sociale. Vanno realizzati interventi concreti per i servizi domiciliari e quelli residenziali, il sostegno a caregiver e badanti, a partire dalla costituzione di un Albo della professione delle Badanti.
Per questo il TAVOLO PERMANENTE dovrà occuparsi anche di realizzare proposte per rafforzare o creare infrastrutture per la mobilità interna alle valli e per consolidare il servizio pubblico di mobilità sul territorio favorendo la sperimentazione di nuovi modelli assistenziali, più incentrati sulla persona, meno orientati alla “erogazione della prestazione”.
Va cambiato il paradigma dell’assistenza che deve partire dal mettere al centro la salute e il benessere dei singoli e della collettività.
Dobbiamo creare, nel nostro territorio, quelle condizioni per cui siano più attrattive tutte quelle professioni che “si prendono cura delle Persone” e rendere fruibile a tutta la popolazione quel diritto alla salute costituzionalmente garantito.
È FONDAMENTALE RICONDURRE SOTTO UN’UNICA REGIA E UN UNICO COORDINAMENTO LE DIVERSE E FRASTAGLIATE AZIONI CHE VEDONO MOLTI SOGGETTI ANDARE IN ORDINE SPARSO.
È NECESSARIO UN NEW DEAL PER LA PROVINCIA DI BELLUNO che sia capace di intercettare e pianificare le risorse del PNRR unitamente ai Fondi di Confine e ai Fondi per la Montagna e le Aree interne.
DI FRAMMENTAZIONE E SCOLLEGAMENTO SI MUORE!
È TEMPO DI FAR SENTIRE IL PESO E LA VOCE DELLA COMUNITÀ BELLUNESE, PER QUESTO INVITIAMO TUTTI I CITTADINI A FIRMARE PER SOSTENERE L’APPELLO:
SOS - SANITÀ in MONTAGNA
RIPARTIRE DALLA MONTAGNA PER UNA SANITÀ UNIVERSALE PUBBLICA PER TUTTI

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Il problema
SOS Sanità: ripartire dalla montagna per una sanità universale pubblica per tutti
L’articolo 32 della COSTITUZIONE riconosce la tutela della Salute come un diritto fondamentale di ogni individuo e di interesse della collettività a cui deve provvedere la Repubblica. Un diritto inalienabile e universale che dovrebbe essere tutelato dal SSN istituito grazie all’intuizione e alla lungimiranza della Madre della Patria TINA ANSELMI.
Nel corso degli anni le necessità di finanza pubblica hanno determinato tagli sempre più consistenti alle voci di bilancio per la sanità pubblica da parte dei Governi che si sono succeduti nel tempo, generando una graduale e imponente riduzione di risorse con l’esito che sempre più soggetti privati si sono organizzati per gestire business.
Diverse le conseguenze. Da un lato si è generata una concorrenza “sleale” verso la sanità pubblica, a cui è rimasto ad esempio il dovere di gestire la medicina di urgenza; parallelamente, si sono innescati meccanismi di reclutamento di medici e professionisti sanitari e socio-sanitari che hanno dato origine a una fuga dalla sanità pubblica che sta producendo un sempre più accelerato processo di abbandono del territorio da parte del Servizio pubblico, anche in realtà, come quella veneta, ritenute fino a poco tempo fa una eccellenza immune a fenomeni già in essere da anni in altre parti del Paese.
È palese che questa deriva verso il privato sta determinando sempre più disuguaglianze e squilibri tra cittadini e vanificando il dettato costituzionale e i principi fondamentali che portarono alla istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, ovvero il diritto alla tutela della salute gratuito e universale.
Per di più costringendo sempre più cospicue fasce di popolazione, delle fasce medio-basse, a rinviare - se non rinunciare - alle necessità di cura per impossibilità economica o per i tempi lunghissimi di attesa per avere una prestazione con il SSN.
La stessa pandemia aveva peraltro fatto emergere in tutta la sua virulenza le fragilità del sistema sanitario pubblico, che è stato sorretto grazie all’abnegazione di migliaia e migliaia di operatori (medici, infermieri, parasanitari) che hanno operato per la tutela di tutti spesso senza mezzi e risorse e talvolta affrontando “a mani nude” un nemico invisibile che ha prodotto 140.000 vittime tra cui anche molti infermieri e medici.
In questo quadro di già evidente debolezza, determinato da tagli indiscriminati per anni e dalla sempre maggior prevalenza della sanità privata su quella pubblica, la mancata destinazione di risorse economiche per remunerare adeguatamente il personale sanitario unita all’andamento demografico del Paese, sta facendo esplodere l’abbandono di moltissime posizioni lavorative tra medici, professionisti sanitari e socio-sanitari, sia nel sistema sanitario che nel socio-assistenziale, con RSA sempre più in difficoltà nel garantire assistenza, ma soprattutto ad offrila a costi sostenibili per una famiglia media.
Deve essere chiaro che l’andamento demografico, se non adeguatamente governato e corretto, produrrà nei prossimi anni un rapidissimo peggioramento della situazione ovvero una vera e propria “epidemia demografica”, data dall’invecchiamento della popolazione, con conseguente esplosione della cronicità e dei problemi ad essa correlati, in particolare per la non autosufficienza, per sempre maggior mancanza di operatori sanitari e di risorse economiche per sostenere il servizio pubblico.
Il nostro territorio, demograficamente più fragile che altre parti del Paese e geograficamente complesso per scarsa densità abitativa e per carenza di infrastrutture e servizi sociali rischia - se non lo è già - di essere la frontiera di questo nuovo “contagio” con tutte le conseguenze che già oggi cominciamo a rilevare.
Questi i numeri che danno l’idea della drammatica situazione in cui si trova il territorio bellunese, già segnato da enormi squilibri, con le conseguenti problematiche sociali:
- mancano 250 professionisti sanitari e socio-sanitari e almeno 150 accompagnatori/badanti, numeri da far tremare i polsi se si pensa che siamo solo all’inizio della “pandemia demografica”;
- mancano almeno 40/50 infermieri come minimo “vitale” per garantire la sostenibilità sociale basilare;
- mancano circa 45 medici di Medicina generale, pur dovendo evidenziare che i 100 in attività hanno ben più assistiti in carico dei 1.500 pazienti previsti, fra i quali molti anziani con grandi difficoltà di mobilità e assistenza in ambulatorio;
- i redditi bassi o medio bassi stanno generando l’abbandono di molte posizioni di ospitalità e degenza nelle RSA, facendo crescere le difficoltà per molte famiglie e/o anziani a integrare il pagamento dei servizi domiciliari.
LA TUTELA DELLA SALUTE STA DIVENTANDO SEMPRE PIÙ UN PRIVILEGIO PER POCHI ANZICHÈ UN DIRITTO UNIVERSALE PER TUTTI.
È urgente per il territorio bellunese un insieme coordinato di provvedimenti attraverso la costituzione di un TAVOLO PERMANENTE con la presenza di tutte le istituzioni: ORGANIZZAZIONI SINDACALI CGIL, CISL e UIL, AULSS1, PROVINCIA DI BELLUNO, CONFERENZA DEI SINDACI, COORDINATORI RRSSAA, UNIONI MONTANE, ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO E DEL TERZO SETTORE e ASSOCIAZIONI DATORIALI, con l’obiettivo di:
- avere più medici, infermieri, personale sanitario e assistenziale adeguatamente formato e valorizzato, riconoscendone il ruolo strategico e adeguando salari, diritti e progressioni di carriera;
- rafforzare l’assistenza territoriale per dare concretezza alla presa in cura delle persone, dare sostegno ai caregiver, favorire l’integrazione sociale e sanitaria per garantire la domiciliarità e la creazione di centri di erogazione accessibili, riconoscibili, aperti almeno nelle 12 ore diurne;
- rivedere l’organizzazione della Medicina generale e pediatrica, assicurare l’operatività di team multiprofessionali con livelli assistenziali; prevedere minimi obbligatori per tutti i medici che assicurino orari di apertura diffusi per gli assistiti, in particolare se associati in studi medici, minimi anche per la dotazione di personale di studio o di infermieri e se partecipare o meno alle attività vaccinali o di screening a maggior ragione se associati;
- mettere in sicurezza gli ospedali a partire dai Pronto Soccorso e dall’Emergenza-Urgenza;
- fare realmente delle Case della Comunità una sede in grado di semplificare l’accesso ai servizi, un luogo di partecipazione dei cittadini, del volontariato, del terzo settore;
- realizzare gli Ospedali di comunità per consentire la transizione dalla fase di ricovero in ospedale al ritorno alla vita normale;
- difendere e sviluppare le eccellenze del sistema sanitario pubblico del territorio;
- creare condizioni per una maggior attrattività del territorio: edilizia agevolata, servizi sociali per l’infanzia, infrastrutture materiali e immateriali.
È del tutto evidente che per poter realizzare o rafforzare gli interventi sopraelencati servono risorse e azioni legislative su scala nazionale a partire da una lotta senza quartiere all’evasione fiscale e attraverso un sistema fiscale equo e progressivo.
La proposta di Legge delega sulla riforma fiscale unitamente alla manovra finanziaria 2023 perpetuano la volontà di ridurre le risorse per i servizi sociali e sanitari e favoriscono l’evasione fiscale.
L’approvazione della Legge delega sulla non-autosufficienza è un primo passo che dovrà però essere tradotto in provvedimenti concreti che soddisfino realmente le necessità del territorio a partire dalle realtà montane in cui le distanze tra strutture e servizi socio-sanitari e abitazioni della cittadinanza aggravano ancor di più le disuguaglianze e amplificano la desertificazione sociale. Vanno realizzati interventi concreti per i servizi domiciliari e quelli residenziali, il sostegno a caregiver e badanti, a partire dalla costituzione di un Albo della professione delle Badanti.
Per questo il TAVOLO PERMANENTE dovrà occuparsi anche di realizzare proposte per rafforzare o creare infrastrutture per la mobilità interna alle valli e per consolidare il servizio pubblico di mobilità sul territorio favorendo la sperimentazione di nuovi modelli assistenziali, più incentrati sulla persona, meno orientati alla “erogazione della prestazione”.
Va cambiato il paradigma dell’assistenza che deve partire dal mettere al centro la salute e il benessere dei singoli e della collettività.
Dobbiamo creare, nel nostro territorio, quelle condizioni per cui siano più attrattive tutte quelle professioni che “si prendono cura delle Persone” e rendere fruibile a tutta la popolazione quel diritto alla salute costituzionalmente garantito.
È FONDAMENTALE RICONDURRE SOTTO UN’UNICA REGIA E UN UNICO COORDINAMENTO LE DIVERSE E FRASTAGLIATE AZIONI CHE VEDONO MOLTI SOGGETTI ANDARE IN ORDINE SPARSO.
È NECESSARIO UN NEW DEAL PER LA PROVINCIA DI BELLUNO che sia capace di intercettare e pianificare le risorse del PNRR unitamente ai Fondi di Confine e ai Fondi per la Montagna e le Aree interne.
DI FRAMMENTAZIONE E SCOLLEGAMENTO SI MUORE!
È TEMPO DI FAR SENTIRE IL PESO E LA VOCE DELLA COMUNITÀ BELLUNESE, PER QUESTO INVITIAMO TUTTI I CITTADINI A FIRMARE PER SOSTENERE L’APPELLO:
SOS - SANITÀ in MONTAGNA
RIPARTIRE DALLA MONTAGNA PER UNA SANITÀ UNIVERSALE PUBBLICA PER TUTTI

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Petizione creata in data 11 aprile 2023