chiediamo il rispetto della sentenza e il reintegro di Salvatore Ferla sul posto di lavoro

chiediamo il rispetto della sentenza e il reintegro di Salvatore Ferla sul posto di lavoro

Il problema

Chi conosce Ferla Salvatore sa che è una persona  che da anni lotta per la difesa dei diritti dei lavoratori.

Così come è sempre stato ligio al dovere sul posto di lavoro, altrettanto lo è stato nei confronti dell’incarico ricevuto come sindacalista.

Le sue denunce su appalti sospetti, consulenze strapagate e assunzioni facili, hanno scosso le coscienze di tanti lavoratori di SEA SPA  che 3 anni fa, riconoscendosi nel suo operato, lo hanno eletto RSU  con una valanga di voti.

Il  merito per cui è  diventato scomodo è stato quello di non scendere mai a compromessi  ponendo sempre al primo posto gli interessi dei lavoratori senza se e senza ma.

Malgrado ci si aspettasse che alcuni dirigenti  avessero intenzione di estrometterlo dall’azienda per le sue continue denunce, Salvatore Ferla non ha mai cambiato il suo atteggiamento combattivo ed ispirato ad un senso di onestà poco incline a scendere a compromessi.

Dalla nascita di ADL Varese è  sempre stato in prima fila nella lotta sindacale all’interno del gruppo Sea Spa informando i lavoratori sui fatti che stavano accadendo e come questi avrebbero influito sugli scenari futuri.

Tutto ciò è stato contrastato dai dirigenti aziendali con attacchi discriminatori che l’hanno spesso messo in difficoltà: blocco dei turni, assegnazioni in postazioni isolate, controllo su ogni suo movimento da parte dei diretti superiori, volantini anonimi denigratori, impossibilità ad avere ferie o permessi, etc.…

Nel mese di febbraio 2015  la Sea Spa, con provvedimento firmato dal dirigente del personale Dott. Massimiliano Crespi, ha voluto la sua testa!

Ferla è stato licenziato a seguito di  delazioni false, riportate da dipendenti di un’altra società, di cui si sarebbe macchiato  durante la  pausa nella mensa aeroportuale e che nulla hanno a che fare con il suo lavoro.

Non riuscendo a contrastarlo  dal punto di vista sindacale e/o professionale, SEA SPA ha approfittato di  un pretesto per denigrarlo, infangare la sua integrità morale e civile e buttarlo fuori dall’azienda, il tutto a seguito di una comunicazione,  costruita ad hoc da un’altra società indispettita perché era messa in forte difficoltà dallo stesso  Ferla, che con le sue continue segnalazioni denunciava le loro inadempienze contrattuali verso SEA SPA e verso i lavoratori.

Hanno volutamente distorto e strumentalizzato il suo  ragionamento fatto con il referente serale del servizio mensa avvenuto il giorno 11 febbraio 2014, incolpandolo di aver offeso in modo molto grave le dipendenti del servizio ristorazione aeroportuale. Se le ingiurie contro tali lavoratrici sono state così gravi, perché Serist non  si è premurata di segnalare immediatamente a Sea quanto accaduto? Sea  stranamente ha fatto pervenire la contestazione a Salvatore Ferla il 16 di febbraio, esattamente il giorno dopo in cui il sindacalista segnalava l’ennesima apertura della mensa senza cuoco e senza direttore come sicuramente previsto dal contratto d’appalto.

 

NON SI COLPISCE CHI FA IL FURBO E NON RISPETTA I CONTRATTI

PER UN EVIDENTE VANTAGGIO ECONOMICO,

MA SI BASTONA CHI HA AVUTO L’ARDIRE DI DENUNCIARE.                             

 

Questo procedimento nei confronti del sindacalista si configura come un più ampio processo di arretramento sul fronte dei diritti sindacali vituperati dalla crisi e da una legislazione sempre più a favore delle aziende, è una punizione  nei confronti di chi fa denunce che deve servire da esempio-monito per fare in modo che i lavoratori siano partecipi alle attività aziendali in maniera sempre più passiva, è un provvedimento ingiusto nei confronti di chi cerca di migliorare le condizioni di lavoro nell’ambito del settore in cui opera.

E’ il campanello d’allarme che sottolinea una crisi di democrazia all’interno dei luoghi di lavoro, è un atto unilaterale, un atteggiamento padronale che non contribuisce a rendere grande l’immagine dell’azienda di appartenenza se non con spot e slogan privi di contenuto sostanziale per i lavoratori.

Un licenziamento facile che nulla ha a che vedere con l’attitudine professionale o la disattenzione procedurale durante lo svolgimento delle mansioni di Salvatore Ferla.

Vi è in questo provvedimento un atteggiamento aziendale che accentra il proprio potere sui lavoratori in una logica fuori dai principi sanciti dalla costituzione soprattutto nei primi 4 articoli e dallo statuto dei lavoratori il quale contempla un’ampia tutela dell’attività sindacale, attivita’ che ci rifiutiamo di immaginare che  Ferla Salvatore abbia utilizzato per  offendere delle lavoratrici poiché anche nel dissenso lo conosciamo come persona rispettosa.

 

Il 13 luglio in Giudice del lavoro ha emesso la sentenza con la quale dispone  il reintegro immediato di Ferla sul posto di lavoro ritenendo sproporzionato il provvedimento di licenziamento nei suoi confronti.

SEA ha dichiarato  che farà ricorso fino al 3° grado di giudizio ma ad oggi, non tenendo in considerazione la sentenza del tribunale, non ha ricollocato il lavoratore  posto invece in aspettativa retribuita.

Comportamento che conferma  un atteggiamento discriminatorio e persecutorio nei confronti di Ferla

Ancora una volta dobbiamo assistere all’atteggiamento arrogante della Dirigenza SEA, che non bada a spese, quando si tratta di togliere di mezzo personaggi scomodi.

Purtroppo qui stiamo parlando di soldi pubblici e di una sentenza giudiziaria disattesa da SEA in netta contrapposizione con lo stato di diritto di cui i giudici sono un caposaldo.  CON SOLDI PUBBLICI  SEA paga avvocati di parte  e della controparte, spese processuali e pure lo stipendio di Ferla senza farlo lavorare!!!!! 

Soldi pubblici perché se non spesi per soddisfazioni personali, come in questo caso,  entrerebbero nelle casse del comune di Milano.

Mentre Ferla verrà pagato per stare a casa, i suoi colleghi sopperiranno alla sua mancanza con straordinari, pagati sempre da SEA.

Basta con  questa gestione aziendale, da parte di dirigenti che non mirano alla tutela del bene pubblico, ma solo alla  realizzazione del proprio ego, e all’ esposizione della propria onnipotenza!

Basta sperpero di denaro pubblico!

Per questo Vi chiediamo di sottoscrivere questa petizione con la richiesta alla proprietà, e quindi al Sindaco di Milano Dott. Giuliano Pisapia, di pretendere chiarezza sull’operato dei dirigenti di SEA SPA, nominati dalla stessa politica che gestisce il Comune di Milano.

RIFLETTETE SU QUANTO SUCCESSO INDIPENDENTEMENTE DALLA VOSTRA APPARTENENZA POLITICA O SINDACALE

NO ALLA DISCRIMINAZIONE DEL SINDACALISMO SCOMODO!!!!!!!!!

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ADL Varese ADL VaresePromotore della petizione
Questa petizione aveva 406 sostenitori

Il problema

Chi conosce Ferla Salvatore sa che è una persona  che da anni lotta per la difesa dei diritti dei lavoratori.

Così come è sempre stato ligio al dovere sul posto di lavoro, altrettanto lo è stato nei confronti dell’incarico ricevuto come sindacalista.

Le sue denunce su appalti sospetti, consulenze strapagate e assunzioni facili, hanno scosso le coscienze di tanti lavoratori di SEA SPA  che 3 anni fa, riconoscendosi nel suo operato, lo hanno eletto RSU  con una valanga di voti.

Il  merito per cui è  diventato scomodo è stato quello di non scendere mai a compromessi  ponendo sempre al primo posto gli interessi dei lavoratori senza se e senza ma.

Malgrado ci si aspettasse che alcuni dirigenti  avessero intenzione di estrometterlo dall’azienda per le sue continue denunce, Salvatore Ferla non ha mai cambiato il suo atteggiamento combattivo ed ispirato ad un senso di onestà poco incline a scendere a compromessi.

Dalla nascita di ADL Varese è  sempre stato in prima fila nella lotta sindacale all’interno del gruppo Sea Spa informando i lavoratori sui fatti che stavano accadendo e come questi avrebbero influito sugli scenari futuri.

Tutto ciò è stato contrastato dai dirigenti aziendali con attacchi discriminatori che l’hanno spesso messo in difficoltà: blocco dei turni, assegnazioni in postazioni isolate, controllo su ogni suo movimento da parte dei diretti superiori, volantini anonimi denigratori, impossibilità ad avere ferie o permessi, etc.…

Nel mese di febbraio 2015  la Sea Spa, con provvedimento firmato dal dirigente del personale Dott. Massimiliano Crespi, ha voluto la sua testa!

Ferla è stato licenziato a seguito di  delazioni false, riportate da dipendenti di un’altra società, di cui si sarebbe macchiato  durante la  pausa nella mensa aeroportuale e che nulla hanno a che fare con il suo lavoro.

Non riuscendo a contrastarlo  dal punto di vista sindacale e/o professionale, SEA SPA ha approfittato di  un pretesto per denigrarlo, infangare la sua integrità morale e civile e buttarlo fuori dall’azienda, il tutto a seguito di una comunicazione,  costruita ad hoc da un’altra società indispettita perché era messa in forte difficoltà dallo stesso  Ferla, che con le sue continue segnalazioni denunciava le loro inadempienze contrattuali verso SEA SPA e verso i lavoratori.

Hanno volutamente distorto e strumentalizzato il suo  ragionamento fatto con il referente serale del servizio mensa avvenuto il giorno 11 febbraio 2014, incolpandolo di aver offeso in modo molto grave le dipendenti del servizio ristorazione aeroportuale. Se le ingiurie contro tali lavoratrici sono state così gravi, perché Serist non  si è premurata di segnalare immediatamente a Sea quanto accaduto? Sea  stranamente ha fatto pervenire la contestazione a Salvatore Ferla il 16 di febbraio, esattamente il giorno dopo in cui il sindacalista segnalava l’ennesima apertura della mensa senza cuoco e senza direttore come sicuramente previsto dal contratto d’appalto.

 

NON SI COLPISCE CHI FA IL FURBO E NON RISPETTA I CONTRATTI

PER UN EVIDENTE VANTAGGIO ECONOMICO,

MA SI BASTONA CHI HA AVUTO L’ARDIRE DI DENUNCIARE.                             

 

Questo procedimento nei confronti del sindacalista si configura come un più ampio processo di arretramento sul fronte dei diritti sindacali vituperati dalla crisi e da una legislazione sempre più a favore delle aziende, è una punizione  nei confronti di chi fa denunce che deve servire da esempio-monito per fare in modo che i lavoratori siano partecipi alle attività aziendali in maniera sempre più passiva, è un provvedimento ingiusto nei confronti di chi cerca di migliorare le condizioni di lavoro nell’ambito del settore in cui opera.

E’ il campanello d’allarme che sottolinea una crisi di democrazia all’interno dei luoghi di lavoro, è un atto unilaterale, un atteggiamento padronale che non contribuisce a rendere grande l’immagine dell’azienda di appartenenza se non con spot e slogan privi di contenuto sostanziale per i lavoratori.

Un licenziamento facile che nulla ha a che vedere con l’attitudine professionale o la disattenzione procedurale durante lo svolgimento delle mansioni di Salvatore Ferla.

Vi è in questo provvedimento un atteggiamento aziendale che accentra il proprio potere sui lavoratori in una logica fuori dai principi sanciti dalla costituzione soprattutto nei primi 4 articoli e dallo statuto dei lavoratori il quale contempla un’ampia tutela dell’attività sindacale, attivita’ che ci rifiutiamo di immaginare che  Ferla Salvatore abbia utilizzato per  offendere delle lavoratrici poiché anche nel dissenso lo conosciamo come persona rispettosa.

 

Il 13 luglio in Giudice del lavoro ha emesso la sentenza con la quale dispone  il reintegro immediato di Ferla sul posto di lavoro ritenendo sproporzionato il provvedimento di licenziamento nei suoi confronti.

SEA ha dichiarato  che farà ricorso fino al 3° grado di giudizio ma ad oggi, non tenendo in considerazione la sentenza del tribunale, non ha ricollocato il lavoratore  posto invece in aspettativa retribuita.

Comportamento che conferma  un atteggiamento discriminatorio e persecutorio nei confronti di Ferla

Ancora una volta dobbiamo assistere all’atteggiamento arrogante della Dirigenza SEA, che non bada a spese, quando si tratta di togliere di mezzo personaggi scomodi.

Purtroppo qui stiamo parlando di soldi pubblici e di una sentenza giudiziaria disattesa da SEA in netta contrapposizione con lo stato di diritto di cui i giudici sono un caposaldo.  CON SOLDI PUBBLICI  SEA paga avvocati di parte  e della controparte, spese processuali e pure lo stipendio di Ferla senza farlo lavorare!!!!! 

Soldi pubblici perché se non spesi per soddisfazioni personali, come in questo caso,  entrerebbero nelle casse del comune di Milano.

Mentre Ferla verrà pagato per stare a casa, i suoi colleghi sopperiranno alla sua mancanza con straordinari, pagati sempre da SEA.

Basta con  questa gestione aziendale, da parte di dirigenti che non mirano alla tutela del bene pubblico, ma solo alla  realizzazione del proprio ego, e all’ esposizione della propria onnipotenza!

Basta sperpero di denaro pubblico!

Per questo Vi chiediamo di sottoscrivere questa petizione con la richiesta alla proprietà, e quindi al Sindaco di Milano Dott. Giuliano Pisapia, di pretendere chiarezza sull’operato dei dirigenti di SEA SPA, nominati dalla stessa politica che gestisce il Comune di Milano.

RIFLETTETE SU QUANTO SUCCESSO INDIPENDENTEMENTE DALLA VOSTRA APPARTENENZA POLITICA O SINDACALE

NO ALLA DISCRIMINAZIONE DEL SINDACALISMO SCOMODO!!!!!!!!!

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ADL Varese ADL VaresePromotore della petizione

I decisori

Giuliano Poletti
Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali
Sindaco Giuliano Pisapia
Sindaco Giuliano Pisapia

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Petizione creata in data 14 settembre 2015