Paola ArmelliniItaly
Aug 20, 2015
Tutti si chiedono come sia successo. Noi, invece, vogliamo sapere le cause. Perché un Comune, sciolto nel 2012, può utilizzare un palazzo dello sport, mai collaudato, derogando alla normativa che ne vieta l’uso. Perché non si è trovata traccia di comunicazioni sul massimo del peso che quel pavimento sopraelevato poteva sopportare. Perché un progettista può procedere senza le necessarie informazioni su dove il palco sarà costruito. Con l’aggravante che progettista e fornitore delle strutture erano gli stessi che avevano operato a Trieste. Perché non c’è stata alcuna collaborazione tra Coordinatore per la Sicurezza in fase di Progettazione e Progettista (come previsto dall’Allegato XV del D. Lgs. 81/08). Perché si faccia tanta fatica a considerare committenti dei lavori l’agenzia dell’artista (….). Perché un lavoratore dello spettacolo che ha smontato un palco ad Ancona durante la notte, può dover ricominciare poche ore dopo a Reggio Calabria. Perché i tecnici specializzati che realizzano palchi e impianti eccezionali sono ancora definiti “operai”, negando la loro specifica professionalità. Perché tutti fanno finta di non sapere che le cooperative sono spesso solo un sistema per scaricare i Service dei lavoratori che operano per loro conto. Perché, infine, un imputato che si proclama innocente continua ad offrire soldi alle parti civili che dovrebbero essere risarcite dal colpevole? Noi vogliamo dare un nome ai responsabili; la morte di un lavoratore non può essere solo l’“effetto collaterale” di un business milionario. Lo dobbiamo a Matteo e a tutti i Matteo che ogni giorno rischiano la vita, non sempre consapevolmente, perché “the show must go on”.
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