#Siamoaititolidicoda - Luci Spente ai David per non Spegnere il Cinema Italiano


#Siamoaititolidicoda - Luci Spente ai David per non Spegnere il Cinema Italiano
Il problema
Chiediamo ai candidati di non presentarsi alla premiazione del 71° David di Donatello il 6 Maggio 2026 e di lasciare la sala vuota. Che il mondo veda il silenzio e il vuoto creati da questa politica. Quella sala deserta sarà la conseguenza di questo scenario e il nostro grido: non siamo una colonia, siamo la Cultura Italiana.
Firma questo appello. Non per protocollo, ma per dignità, azione e sopravvivenza.
QUESTI I MOTIVI IN PUNTI, A SEGUIRE IL TESTO INTEGRALE:
Tradimento dell’Eccezione Culturale: Denuncia della trasformazione del cinema da "bene culturale" a "prodotto di mercato", favorendo le logiche del profitto globale a discapito della diversità delle storie italiane.
Asservimento alle Major Straniere: L'Italia viene ridotta a un semplice "service logistico" per le produzioni americane, sovvenzionando i monopoli esteri con fondi pubblici invece di sostenere l'indipendenza culturale nazionale.
Tagli Drastici al Settore: Il fondo per il cinema subirà tagli lineari pesanti, con una previsione di riduzione a soli 500 milioni di euro entro il 2027, mettendo a rischio la sopravvivenza dell'intera filiera. Lo scenario si aggrava vedendo le modalità di ripartire queste risorse a discapito del cinema nazionale per favorire quello estero.
Gestione di Cinecittà: L'uso dei fondi PNRR (300 milioni) viene criticato perché destinato a creare un hub per i colossi USA, con costi inaccessibili per le imprese italiane che vengono così escluse dai grandi teatri di posa.
"Censura Morbida" e Criteri di Finanziamento: Accusa di uno smantellamento culturale che boccia progetti di alto profilo civile per finanziare l'intrattenimento commerciale. Viene inoltre denunciata l'assenza di registe donne tra i progetti finanziati e la presenza di figure politiche nelle commissioni d'esperti.
Perdita di Sovranità Normativa: Critica alla presenza della Motion Picture Association (MPA) americana nelle commissioni parlamentari italiane per influenzare la scrittura delle leggi nazionali sul cinema.
Sottomissione Etica: Protesta contro il finanziamento pubblico a un sistema industriale legato a nazioni che alimentano conflitti e crisi geopolitiche.
Clima di Paura e Propaganda: Volontà di rompere il silenzio imposto dalla "gogna mediatica" e dalla propaganda ministeriale che nasconde la crisi reale del comparto dietro successi di facciata.
#SIAMOAITITOLIDICODA
6 Maggio 2026: Luci Spente ai David per non Spegnere il Cinema Italiano
Al Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, alla presidente Commissione Cultura e Istruzione Europea Nela Riehl, alle colleghe e ai colleghi, alle maestranze, attrici e attori, autrici e autori, imprese, società di servizi e a tutte le cittadine e cittadini: rivolgiamo questo appello urgente prima che le luci dei set italiani si spengano definitivamente.
Luci Spente per non Spegnere il Cinema Italiano
“Meno male che c’è il presidente Mattarella”. Con questa coraggiosa dichiarazione di Elio Germano si apriva, nel 2025, la 70ª edizione dei David di Donatello. In quell'occasione, raccogliemmo 2000 firme che si levarono per squarciare il velo di ipocrisia di un Ministero che sbandierava uno stato di "ottima salute" del settore, smentito miseramente dalla realtà.
A quella mobilitazione seguì una gogna mediatica violenta e una rappresaglia politica che ha usato la paura come arma per spegnere la lotta. Oggi, a un anno di distanza, il Cinema Italiano è ancora vittima di una gestione che sta svendendo la nostra punta di diamante culturale, trasformandola in una colonia straniera e barattando la nostra identità nazionale con numeri di facciata. Trasformare il cinema da "bene culturale" a "prodotto di mercato" non è quasi mai solo una scelta economica, ma una precisa strategia di controllo del racconto pubblico. Un pubblico che "consuma" un prodotto non è un pubblico che "pensa" a un'opera, e soprattutto imporre le regole del mercato globale significa favorire chi ha più capitali.
Esiste un principio inviolabile per cui vale sempre la pena battersi ed è l’eccezione culturale con cui si stabilisce che la cultura non è una merce come le altre. Difenderla significa sottrarre i beni culturali (cinema, musica, letteratura, arte) alle laceranti regole del libero mercato globale. Senza l'eccezione culturale, i prodotti audiovisivi sarebbero trattati come frigoriferi o bulloni. Questo permetterebbe ai colossi mondiali (come le major americane) di inondare i mercati nazionali grazie alla loro forza economica, spazzando via le produzioni locali.
Difendere l'eccezione significa proteggere il diritto di ogni popolo di raccontare le proprie storie, nella propria lingua e con i propri valori.
L'eccezione culturale permette ai governi di finanziare il proprio cinema e la propria arte con soldi pubblici (attraverso fondi selettivi, quote d'investimento o crediti d'imposta) senza che gli altri Stati possano accusarli di protezionismo illegale.
L'obiettivo è evitare che il gusto del pubblico venga educato da un unico modello narrativo e produttivo (quello hollywoodiano o delle grandi piattaforme streaming). Si tutela la possibilità che esistano film "difficili", documentari, cinema d'autore e opere indipendenti che non avrebbero speranza di sopravvivere in un mercato basato solo sul puro profitto.
Senza questa protezione, le grandi multinazionali potrebbero acquisire o schiacciare ogni realtà locale, trasformando i paesi in semplici "prestatori di manodopera" per produzioni pensate e possedute altrove.
Denunciamo il tradimento dell'eccezione culturale. Il Governo, pur usando formalmente strumenti nati per difenderla (come il Tax Credit), li stia svuotando di senso: Invece di difendere la diversità e l'indipendenza nazionale, le risorse pubbliche vengono utilizzate per sovvenzionare il monopolio americano, trasformando di fatto l'Italia in un mero service logistico per le grandi produzioni estere.
Difendere l'eccezione culturale, oggi, significa ribadire che lo Stato ha il dovere di sostenere chi crea cultura in Italia e per l'Italia, non chi usa l'Italia solo come una location a basso costo.
• La "Censura Morbida": Il Cinema come Specchio, non come Merce
Impedire al cinema di raccontare la vita significa sottrarre alla società lo specchio in cui guardarsi e riconoscersi. Una società senza specchi è una società più facile da gestire, perché perde la capacità di immaginare alternative al presente.
Spostare i fondi dalla qualità artistica (fondi selettivi) all'attrattività industriale (tax credit per le major) è l'arma finale per decidere quali storie abbiano il diritto di esistere. Se il modello narrativo diventa esclusivamente quello delle grandi piattaforme o delle major americane, smetteremo di guardare il nostro mondo per iniziare a vedere la realtà solo attraverso gli occhi di un unico centro di potere economico.
Questa riduzione del cinema a esclusivo "mercato" rappresenta lo strumento perfetto per una censura morbida: un sistema dove non si proibisce formalmente di parlare, ma si tolgono chirurgicamente i mezzi a chiunque voglia intonare una voce fuori dal coro commerciale. Non è solo una questione di budget, è una questione di libertà di pensiero.
• Il Monito Inglese: Cronaca di un Disastro Annunciato
Non stiamo ipotizzando scenari: il disastro è già avvenuto nel Regno Unito. L'Inghilterra ha puntato tutto su sgravi fiscali aggressivi per attrarre le major americane, ottenendo un boom apparente che ha gonfiato artificialmente i costi dei teatri di posa, rendendoli insostenibili per le produzioni locali.
Quando gli investimenti americani sono calati a causa di cambi strategici e scioperi negli USA, l'intero settore britannico è crollato, lasciando i lavoratori senza tutele e il Paese privo di un’industria propria. L'Italia sta seguendo passivamente questo modello suicida, degradando Cinecittà da "bottega d’arte" a mero service per l'estero, mentre il cinema indipendente nazionale viene spinto verso il fallimento.
• Cinecittà: Il Paravento del PNRR
Il Governo sta investendo 300 milioni di euro del PNRR per potenziare Cinecittà, ma la domanda è: a chi giova davvero? Non certo alle imprese nazionali, stritolate da una crisi che rende i teatri di posa inaccessibili per i costi proibitivi.
Questi fondi pubblici vengono utilizzati per tenere in piedi artificialmente un hub a uso esclusivo dei colossi americani, trasformando Cinecittà in una "vetrina" che serve a nascondere il deserto culturale circostante. Per scongiurare un fallimento che sarebbe un suicidio politico e un crack contabile davanti all’Europa, il Ministero sta drenando risorse dalla filiera nazionale per pomparle negli studios.
Il risultato è paradossale: si salvano le mura per affittarle agli stranieri, mentre si lasciano svanire le imprese, le maestranze e gli autori che dentro quelle stesse mura dovrebbero dare vita alla cultura italiana.
• Il "Frankenstein Normativo" e la Sottomissione Geopolitica
Da due anni assistiamo a una riscrittura dei decreti che ha generato un caos amministrativo senza precedenti, mandando in tilt l'intero sistema produttivo e lacerando il tessuto che garantiva il pluralismo occupazionale e culturale.
Ma c'è di più. È umiliante constatare che, mentre la Commissione Cultura della Camera discute la futura legge cinema, i rappresentanti della MPA (Motion Picture Association) intervengano in lingua inglese per dettare l'indirizzo normativo, spingendo per favorire smaccatamente l'industria internazionale dentro le nostre massime istituzioni costituzionali.
Questa sottomissione non è solo economica, è etica. Mentre il mondo contesta la condotta imperialista di nazioni che alimentano conflitti, crisi energetiche e genocidi, l'Italia apre loro le porte, finanziando con soldi pubblici un sistema globale che genera povertà e guerra, a discapito della propria sovranità culturale.
• Oltre la Propaganda: La Verità sui Tagli e i Favori del MiC
Nonostante le rassicurazioni del Governo sulla tutela dell'identità nazionale, la gestione dei fondi per il cinema rivela una crisi sistemica indotta da precise scelte politiche. Le recenti decisioni della commissione di esperti nominata dal Ministro Giuli per l'assegnazione dei contributi selettivi hanno già dato un segnale inequivocabile: la bocciatura di progetti di alto profilo civile e internazionale a favore di opere di puro intrattenimento commerciale. Tuttavia, è nei decreti di riparto che si consuma il vero smantellamento strutturale della cultura italiana.
Il piano per il prossimo biennio prefigura uno scenario di paralisi per l'intera filiera. La strategia ministeriale appare chiara: trasformare l'Italia in un mero "centro servizi" per capitali esteri, sacrificando la piccola produzione indipendente e la tutela del patrimonio.
La contrazione complessiva del fondo del 13% è solo la punta dell'iceberg di una serie di azzeramenti chirurgici:
L'eliminazione totale dei fondi per la digitalizzazione del patrimonio bloccano di fatto la conservazione della nostra storia. Il settore dei contributi selettivi subisce un taglio brutale del 54%. A farne le spese sono soprattutto le opere documentaristiche e i film di particolare qualità artistica, i cui sostegni vengono falcidiati fino al 75%, soffocando la biodiversità culturale e il racconto dell'identità reale del Paese. Anche la diffusione della cultura cinematografica (festival, rassegne, sale d'essai) subisce flessioni critiche. Il crollo dell'80% dei fondi per la ristrutturazione e l'adeguamento tecnologico degli schermi condanna le sale italiane all'obsolescenza. Il taglio del 92% per le industrie tecniche e di post-produzione rischia di spingere i nostri talenti tecnici verso mercati esteri, depauperando le competenze e le esperienze nazionali.
Ma attenzione, mentre la produzione originale italiana viene asfissiata, il fondo per l'attrazione di investimenti stranieri cresce vertiginosamente del 138%.
Caro Presidente Sergio Mattarella, colleghe, colleghi e cittadini italiani, non possiamo più accettare la propaganda ministeriale che sbandiera successi basati sull’attrattività di Cinecittà per le produzioni internazionali, mentre il fondo per il settore subisce tagli drastici che lo ridurranno a soli 500 milioni di euro entro il 2027, condannando a morte il settore con tutto il suo bagaglio di esperienze e memoria.
Per queste ragioni chiediamo:
Disertare la serata della premiazione dei David di Donatello del 6 maggio 2026: chiediamo a tutti i nominati e partecipanti alla kermesse di presiedere solo ed esclusivamente all’incontro istituzionale del Quirinale con il Presidente della Repubblica Mattarella, con le troupe sotto il Quirinale dove chiedere di ascoltare la denuncia del settore, disertare la serata della premiazione e radunarsi tutti la sera stessa alle porte di Cinecittà e indire una conferenza stampa internazionale.
• Un’udienza unitaria con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché si ripristini la tutela immediata dell’Eccezione Culturale tradita dall’attuale governo.
• Chiediamo all'Unione Europea di intervenire per verificare se la politica cinematografica italiana stia violando il principio dell'Eccezione Culturale. Denunciamo lo spostamento massiccio di risorse pubbliche verso major extra-UE, una pratica che distorce la concorrenza a danno delle Piccole e Medie Imprese culturali europee e che trasforma un Paese fondatore dell'Unione in una mera piattaforma logistica per interessi transatlantici, minando alla base la sovranità culturale del continente.
• Le dimissioni immediate della sottosegretaria Lucia Borgonzoni e una presa di responsabilità del Ministro Alessandro Giuli per aver abbandonato il settore alle major straniere.
• Il ripristino dei fondi cinema a livelli accettabili, con quota maggioritaria destinata alla produzione nazionale indipendente riportando a 40 milioni le quote tax credit estere, il ministero della Cultura Italiana deve prima di ogni cosa sostenere e tutelare la Cultura Italiana e non l’industria internazionale.
Per riuscirci invitiamo tutto il comparto a un atto di dignità: chiediamo ai candidati di non presentarsi alla premiazione del 71° David di Donatello il 6 Maggio 2026 e di lasciare la sala vuota. Che il mondo veda il silenzio e il vuoto creati da questa politica. Quella sala deserta sarà la conseguenza di questo scenario e il nostro grido: non siamo una colonia, siamo la Cultura Italiana.
Firma questo appello. Non per protocollo, ma per dignità, azione e sopravvivenza.

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Il problema
Chiediamo ai candidati di non presentarsi alla premiazione del 71° David di Donatello il 6 Maggio 2026 e di lasciare la sala vuota. Che il mondo veda il silenzio e il vuoto creati da questa politica. Quella sala deserta sarà la conseguenza di questo scenario e il nostro grido: non siamo una colonia, siamo la Cultura Italiana.
Firma questo appello. Non per protocollo, ma per dignità, azione e sopravvivenza.
QUESTI I MOTIVI IN PUNTI, A SEGUIRE IL TESTO INTEGRALE:
Tradimento dell’Eccezione Culturale: Denuncia della trasformazione del cinema da "bene culturale" a "prodotto di mercato", favorendo le logiche del profitto globale a discapito della diversità delle storie italiane.
Asservimento alle Major Straniere: L'Italia viene ridotta a un semplice "service logistico" per le produzioni americane, sovvenzionando i monopoli esteri con fondi pubblici invece di sostenere l'indipendenza culturale nazionale.
Tagli Drastici al Settore: Il fondo per il cinema subirà tagli lineari pesanti, con una previsione di riduzione a soli 500 milioni di euro entro il 2027, mettendo a rischio la sopravvivenza dell'intera filiera. Lo scenario si aggrava vedendo le modalità di ripartire queste risorse a discapito del cinema nazionale per favorire quello estero.
Gestione di Cinecittà: L'uso dei fondi PNRR (300 milioni) viene criticato perché destinato a creare un hub per i colossi USA, con costi inaccessibili per le imprese italiane che vengono così escluse dai grandi teatri di posa.
"Censura Morbida" e Criteri di Finanziamento: Accusa di uno smantellamento culturale che boccia progetti di alto profilo civile per finanziare l'intrattenimento commerciale. Viene inoltre denunciata l'assenza di registe donne tra i progetti finanziati e la presenza di figure politiche nelle commissioni d'esperti.
Perdita di Sovranità Normativa: Critica alla presenza della Motion Picture Association (MPA) americana nelle commissioni parlamentari italiane per influenzare la scrittura delle leggi nazionali sul cinema.
Sottomissione Etica: Protesta contro il finanziamento pubblico a un sistema industriale legato a nazioni che alimentano conflitti e crisi geopolitiche.
Clima di Paura e Propaganda: Volontà di rompere il silenzio imposto dalla "gogna mediatica" e dalla propaganda ministeriale che nasconde la crisi reale del comparto dietro successi di facciata.
#SIAMOAITITOLIDICODA
6 Maggio 2026: Luci Spente ai David per non Spegnere il Cinema Italiano
Al Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, alla presidente Commissione Cultura e Istruzione Europea Nela Riehl, alle colleghe e ai colleghi, alle maestranze, attrici e attori, autrici e autori, imprese, società di servizi e a tutte le cittadine e cittadini: rivolgiamo questo appello urgente prima che le luci dei set italiani si spengano definitivamente.
Luci Spente per non Spegnere il Cinema Italiano
“Meno male che c’è il presidente Mattarella”. Con questa coraggiosa dichiarazione di Elio Germano si apriva, nel 2025, la 70ª edizione dei David di Donatello. In quell'occasione, raccogliemmo 2000 firme che si levarono per squarciare il velo di ipocrisia di un Ministero che sbandierava uno stato di "ottima salute" del settore, smentito miseramente dalla realtà.
A quella mobilitazione seguì una gogna mediatica violenta e una rappresaglia politica che ha usato la paura come arma per spegnere la lotta. Oggi, a un anno di distanza, il Cinema Italiano è ancora vittima di una gestione che sta svendendo la nostra punta di diamante culturale, trasformandola in una colonia straniera e barattando la nostra identità nazionale con numeri di facciata. Trasformare il cinema da "bene culturale" a "prodotto di mercato" non è quasi mai solo una scelta economica, ma una precisa strategia di controllo del racconto pubblico. Un pubblico che "consuma" un prodotto non è un pubblico che "pensa" a un'opera, e soprattutto imporre le regole del mercato globale significa favorire chi ha più capitali.
Esiste un principio inviolabile per cui vale sempre la pena battersi ed è l’eccezione culturale con cui si stabilisce che la cultura non è una merce come le altre. Difenderla significa sottrarre i beni culturali (cinema, musica, letteratura, arte) alle laceranti regole del libero mercato globale. Senza l'eccezione culturale, i prodotti audiovisivi sarebbero trattati come frigoriferi o bulloni. Questo permetterebbe ai colossi mondiali (come le major americane) di inondare i mercati nazionali grazie alla loro forza economica, spazzando via le produzioni locali.
Difendere l'eccezione significa proteggere il diritto di ogni popolo di raccontare le proprie storie, nella propria lingua e con i propri valori.
L'eccezione culturale permette ai governi di finanziare il proprio cinema e la propria arte con soldi pubblici (attraverso fondi selettivi, quote d'investimento o crediti d'imposta) senza che gli altri Stati possano accusarli di protezionismo illegale.
L'obiettivo è evitare che il gusto del pubblico venga educato da un unico modello narrativo e produttivo (quello hollywoodiano o delle grandi piattaforme streaming). Si tutela la possibilità che esistano film "difficili", documentari, cinema d'autore e opere indipendenti che non avrebbero speranza di sopravvivere in un mercato basato solo sul puro profitto.
Senza questa protezione, le grandi multinazionali potrebbero acquisire o schiacciare ogni realtà locale, trasformando i paesi in semplici "prestatori di manodopera" per produzioni pensate e possedute altrove.
Denunciamo il tradimento dell'eccezione culturale. Il Governo, pur usando formalmente strumenti nati per difenderla (come il Tax Credit), li stia svuotando di senso: Invece di difendere la diversità e l'indipendenza nazionale, le risorse pubbliche vengono utilizzate per sovvenzionare il monopolio americano, trasformando di fatto l'Italia in un mero service logistico per le grandi produzioni estere.
Difendere l'eccezione culturale, oggi, significa ribadire che lo Stato ha il dovere di sostenere chi crea cultura in Italia e per l'Italia, non chi usa l'Italia solo come una location a basso costo.
• La "Censura Morbida": Il Cinema come Specchio, non come Merce
Impedire al cinema di raccontare la vita significa sottrarre alla società lo specchio in cui guardarsi e riconoscersi. Una società senza specchi è una società più facile da gestire, perché perde la capacità di immaginare alternative al presente.
Spostare i fondi dalla qualità artistica (fondi selettivi) all'attrattività industriale (tax credit per le major) è l'arma finale per decidere quali storie abbiano il diritto di esistere. Se il modello narrativo diventa esclusivamente quello delle grandi piattaforme o delle major americane, smetteremo di guardare il nostro mondo per iniziare a vedere la realtà solo attraverso gli occhi di un unico centro di potere economico.
Questa riduzione del cinema a esclusivo "mercato" rappresenta lo strumento perfetto per una censura morbida: un sistema dove non si proibisce formalmente di parlare, ma si tolgono chirurgicamente i mezzi a chiunque voglia intonare una voce fuori dal coro commerciale. Non è solo una questione di budget, è una questione di libertà di pensiero.
• Il Monito Inglese: Cronaca di un Disastro Annunciato
Non stiamo ipotizzando scenari: il disastro è già avvenuto nel Regno Unito. L'Inghilterra ha puntato tutto su sgravi fiscali aggressivi per attrarre le major americane, ottenendo un boom apparente che ha gonfiato artificialmente i costi dei teatri di posa, rendendoli insostenibili per le produzioni locali.
Quando gli investimenti americani sono calati a causa di cambi strategici e scioperi negli USA, l'intero settore britannico è crollato, lasciando i lavoratori senza tutele e il Paese privo di un’industria propria. L'Italia sta seguendo passivamente questo modello suicida, degradando Cinecittà da "bottega d’arte" a mero service per l'estero, mentre il cinema indipendente nazionale viene spinto verso il fallimento.
• Cinecittà: Il Paravento del PNRR
Il Governo sta investendo 300 milioni di euro del PNRR per potenziare Cinecittà, ma la domanda è: a chi giova davvero? Non certo alle imprese nazionali, stritolate da una crisi che rende i teatri di posa inaccessibili per i costi proibitivi.
Questi fondi pubblici vengono utilizzati per tenere in piedi artificialmente un hub a uso esclusivo dei colossi americani, trasformando Cinecittà in una "vetrina" che serve a nascondere il deserto culturale circostante. Per scongiurare un fallimento che sarebbe un suicidio politico e un crack contabile davanti all’Europa, il Ministero sta drenando risorse dalla filiera nazionale per pomparle negli studios.
Il risultato è paradossale: si salvano le mura per affittarle agli stranieri, mentre si lasciano svanire le imprese, le maestranze e gli autori che dentro quelle stesse mura dovrebbero dare vita alla cultura italiana.
• Il "Frankenstein Normativo" e la Sottomissione Geopolitica
Da due anni assistiamo a una riscrittura dei decreti che ha generato un caos amministrativo senza precedenti, mandando in tilt l'intero sistema produttivo e lacerando il tessuto che garantiva il pluralismo occupazionale e culturale.
Ma c'è di più. È umiliante constatare che, mentre la Commissione Cultura della Camera discute la futura legge cinema, i rappresentanti della MPA (Motion Picture Association) intervengano in lingua inglese per dettare l'indirizzo normativo, spingendo per favorire smaccatamente l'industria internazionale dentro le nostre massime istituzioni costituzionali.
Questa sottomissione non è solo economica, è etica. Mentre il mondo contesta la condotta imperialista di nazioni che alimentano conflitti, crisi energetiche e genocidi, l'Italia apre loro le porte, finanziando con soldi pubblici un sistema globale che genera povertà e guerra, a discapito della propria sovranità culturale.
• Oltre la Propaganda: La Verità sui Tagli e i Favori del MiC
Nonostante le rassicurazioni del Governo sulla tutela dell'identità nazionale, la gestione dei fondi per il cinema rivela una crisi sistemica indotta da precise scelte politiche. Le recenti decisioni della commissione di esperti nominata dal Ministro Giuli per l'assegnazione dei contributi selettivi hanno già dato un segnale inequivocabile: la bocciatura di progetti di alto profilo civile e internazionale a favore di opere di puro intrattenimento commerciale. Tuttavia, è nei decreti di riparto che si consuma il vero smantellamento strutturale della cultura italiana.
Il piano per il prossimo biennio prefigura uno scenario di paralisi per l'intera filiera. La strategia ministeriale appare chiara: trasformare l'Italia in un mero "centro servizi" per capitali esteri, sacrificando la piccola produzione indipendente e la tutela del patrimonio.
La contrazione complessiva del fondo del 13% è solo la punta dell'iceberg di una serie di azzeramenti chirurgici:
L'eliminazione totale dei fondi per la digitalizzazione del patrimonio bloccano di fatto la conservazione della nostra storia. Il settore dei contributi selettivi subisce un taglio brutale del 54%. A farne le spese sono soprattutto le opere documentaristiche e i film di particolare qualità artistica, i cui sostegni vengono falcidiati fino al 75%, soffocando la biodiversità culturale e il racconto dell'identità reale del Paese. Anche la diffusione della cultura cinematografica (festival, rassegne, sale d'essai) subisce flessioni critiche. Il crollo dell'80% dei fondi per la ristrutturazione e l'adeguamento tecnologico degli schermi condanna le sale italiane all'obsolescenza. Il taglio del 92% per le industrie tecniche e di post-produzione rischia di spingere i nostri talenti tecnici verso mercati esteri, depauperando le competenze e le esperienze nazionali.
Ma attenzione, mentre la produzione originale italiana viene asfissiata, il fondo per l'attrazione di investimenti stranieri cresce vertiginosamente del 138%.
Caro Presidente Sergio Mattarella, colleghe, colleghi e cittadini italiani, non possiamo più accettare la propaganda ministeriale che sbandiera successi basati sull’attrattività di Cinecittà per le produzioni internazionali, mentre il fondo per il settore subisce tagli drastici che lo ridurranno a soli 500 milioni di euro entro il 2027, condannando a morte il settore con tutto il suo bagaglio di esperienze e memoria.
Per queste ragioni chiediamo:
Disertare la serata della premiazione dei David di Donatello del 6 maggio 2026: chiediamo a tutti i nominati e partecipanti alla kermesse di presiedere solo ed esclusivamente all’incontro istituzionale del Quirinale con il Presidente della Repubblica Mattarella, con le troupe sotto il Quirinale dove chiedere di ascoltare la denuncia del settore, disertare la serata della premiazione e radunarsi tutti la sera stessa alle porte di Cinecittà e indire una conferenza stampa internazionale.
• Un’udienza unitaria con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché si ripristini la tutela immediata dell’Eccezione Culturale tradita dall’attuale governo.
• Chiediamo all'Unione Europea di intervenire per verificare se la politica cinematografica italiana stia violando il principio dell'Eccezione Culturale. Denunciamo lo spostamento massiccio di risorse pubbliche verso major extra-UE, una pratica che distorce la concorrenza a danno delle Piccole e Medie Imprese culturali europee e che trasforma un Paese fondatore dell'Unione in una mera piattaforma logistica per interessi transatlantici, minando alla base la sovranità culturale del continente.
• Le dimissioni immediate della sottosegretaria Lucia Borgonzoni e una presa di responsabilità del Ministro Alessandro Giuli per aver abbandonato il settore alle major straniere.
• Il ripristino dei fondi cinema a livelli accettabili, con quota maggioritaria destinata alla produzione nazionale indipendente riportando a 40 milioni le quote tax credit estere, il ministero della Cultura Italiana deve prima di ogni cosa sostenere e tutelare la Cultura Italiana e non l’industria internazionale.
Per riuscirci invitiamo tutto il comparto a un atto di dignità: chiediamo ai candidati di non presentarsi alla premiazione del 71° David di Donatello il 6 Maggio 2026 e di lasciare la sala vuota. Che il mondo veda il silenzio e il vuoto creati da questa politica. Quella sala deserta sarà la conseguenza di questo scenario e il nostro grido: non siamo una colonia, siamo la Cultura Italiana.
Firma questo appello. Non per protocollo, ma per dignità, azione e sopravvivenza.

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Petizione creata in data 7 aprile 2026