Atualização do abaixo-assinadoSiamo già osteopati: vogliamo l’equipollenza, non altri esamiÈ davvero questo il futuro dell’osteopatia? Sembrerebbe di sì leggi….
Andrew T. StillRome, Itália
19 de out. de 2025

Questo testo di opinione, volto esclusivamente a stimolare un confronto costruttivo nella categoria….

Ho capito una cosa.Che spesso si organizzano riunioni, incontri, momenti di confronto che dovrebbero servire a unire una categoria…Ma è davvero così?

O sono solo la dimostrazione di quanto questa professione venga ancora tenuta ai margini del proprio destino?

È stato davvero un dialogo aperto, o una partecipazione solo apparente?

Una forma di confronto senza voce, dove tutto sembrava già scritto?

Non si poteva parlare, solo scrivere — e solo alla fine — sperando che il proprio messaggio venisse letto.

Ma è normale che in un momento così importante si possa solo “assistere”?

Poche domande selezionate, molte ignorate… era davvero questa l’idea di partecipazione che ci aspettavamo?

O abbiamo semplicemente assistito a un processo già deciso?

 


C’è stato davvero qualcuno che ha rappresentato i professionisti,

o ci si è limitati ad allinearsi a ciò che era già stato definito, proponendo piccoli aggiustamenti formali?

C’è stata una difesa autentica, una presa di posizione netta?

O tutto è scivolato via nel silenzio, come se si trattasse solo di un dettaglio tecnico?

Ma non stiamo parlando dell’identità stessa della nostra professione?

 


Il profilo che viene delineato, ci rappresenta davvero?

È questa l’osteopatia che vogliamo — ridotta a un ambito puramente muscolo-scheletrico,

impoverita nella visione e nella profondità che l’hanno sempre definita?

E per chi lavora, studia e insegna da anni,

è giusto dover tornare sui banchi, sostenere nuovi esami e rifare ciò che già fa con competenza?

Si può davvero chiamare crescita, o è piuttosto un’umiliazione?

 


E poi, perché la nostra equipollenza dovrebbe essere diversa da tutte le altre?

Perché tutte le altre professioni sanitarie hanno avuto un riconoscimento pieno, diretto, giusto,

e a noi si chiede di ripartire da zero, con esami integrativi e percorsi a pagamento?

E dove verranno fatti questi esami?

Negli stessi luoghi che resteranno, ancora una volta, al centro del sistema?

È accettabile che chi lavora da anni debba giustificare ogni giorno la propria competenza,

mentre altri continuano a decidere per lui?

 


E poi, perché questa fretta di chiudere tutto?

Perché la sensazione costante che si voglia archiviare la questione senza un vero confronto?

È davvero così difficile ascoltare una categoria intera?

O è più comodo fingere che tutto vada bene, mentre cresce un malessere profondo, vissuto in silenzio da tanti?

 


Nei prossimi giorni si parlerà ancora della questione.

Ci sarà finalmente un confronto vero, aperto, costruttivo?

O sarà solo un nuovo tentativo di calmare le acque?

Non è forse arrivato il momento di far valere i nostri diritti in modo chiaro e determinato?

Forse dovremmo ringraziare chi sta cercando di reagire,

perché — in questo momento — è una delle poche voci che ha avuto il coraggio di dire, con lucidità e rispetto,

che così non va bene.

Ma quante altre voci servono ancora per essere ascoltati davvero?

Forse questo messaggio potrà arrivare a chi ancora non sa,

a chi ha bisogno di capire davvero cosa sta accadendo.

Ognuno potrà formarsi la propria opinione — ma la domanda resta:

vogliamo accettare tutto questo in silenzio?

L’osteopatia ha davvero bisogno di essere rifatta, o semplicemente riconosciuta?

E chi la rappresenta, avrà mai il coraggio di dirlo apertamente?

Questo è un momento qualunque?

O è il momento di decidere se continuare ad accettare in silenzio,

oppure difendere con dignità tutto ciò che abbiamo costruito?

Firmare oggi è solo un gesto simbolico?

O è un atto di consapevolezza,

un modo per dire che questa professione non può essere ridotta, controllata o svuotata da chi dovrebbe tutelarla?

Forse la domanda più grande è questa:

vogliamo ancora tacere, o finalmente farci sentire?

FAI FIRMARE. FAI GIRARE. 

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