Petition updateSi estenda Circumetnea con la Ferrovia dei Parchi Natura in Sicilia Randazzo-Troina-CefalùIL FUTURO DELLA TERRA DIPENDE SOLO DA NOI, ANCHE CON IL TRE.NO.SICILIA, E NON DAI GRANDI PAESI
Paolo GrazianoCatania, Italy
Nov 18, 2021

Buon venerdì mattina agli amici sostenitori del TRENO DEI PARCHI NATURA E DEI NORMANNI IN SICILIA, che invitiamo ancora a firmare questa petizione http://chng.it/yRxW9Lgb , perché anche e soprattutto dopo la Cop26 IL FUTURO DELLA TERRA DIPENDE SOLO DA NOI E NON DAI GRANDI PAESI. Infatti alla fine dei lavori congressuali, tra lacrime e timidissimi passi in avanti, non potremo parlare ai nostri nipoti di un successo climatico, che salvi il pianeta. Spenti i riflettori su Glasgow, la domanda è una sola: cosa è cambiato? Piccolo, modesto ed annacquato si dice sia l’accordo, ma non è effettivamente una débâcle. Rimane la sensazione che quella del “Patto di Glasgow per il clima” sia stata piuttosto la dimostrazione della montagna che partorisce il topolino, e delle grandi multinazionali che non vogliono perdere il loro potere economico, rischiando sulla pelle dei nostri figli e nipoti. Ecco una sintesi dei risultati dell'appena conclusa COP26 di Glasgow:

1. Fonti fossili e carbone
Un impegno sempre più ridimensionato: dal phase out si è passati a un debolissimo phasing down – riduzione e non eliminazione. Misura, che, beffa, riguarda solo il carbone “unabated”, senza sistemi di cattura e stoccaggio della CO2. Quanti ai sussidi alle fonti fossili, si parla di blocco solo a quelli “inefficienti”, con buona pace Russia e Arabia Saudita e come tra l’altro ci aveva già spiegato Gianni Silvestini di Kyoto Club.

2. Obiettivo a 1,5 gradi
Viene ribadito l’impegno a fare i massimi sforzi per stare “ben sotto i 2 gradi” di aumento delle temperature. Almeno quello. Compare, infatti, per la prima volta un obiettivo di riduzione delle emissioni al 2030 del 45% (rispetto al 2010), per contenere il riscaldamento globale entro +1,5 °C a fine secolo.

3. I 100 miliardi
I Paesi ricchi non hanno mai raggiunto nel 2020 i 100 miliardi di dollari all’anno a sostegno della transizione energetica che erano stati stabiliti nel 2009 a di Copenhagen. Ora l’impegno preso sarebbe quello di aumentare e raddoppiare gli stanziamenti  in futuro tra il 2025 e il 2030. Intanto, però, il traguardo dei 100 miliardi è posticipato al 2023. Cosa succederà per i finanziamenti mai arrivati? Un capitolo a parte è dedicato alla finanza per l’adattamento, ossia quella serie di azioni messe in campo per adeguarsi agli scenari futuri provocati dalla crisi del clima. Dopo sei anni di trattativa, uno dei risultati di Cop26 è stato aver trovato un accordo su come regolamentare il mercato dei crediti, ossia un sistema di scambio delle emissioni tra i Paesi, attraverso cui chi inquina meno compensa chi sfora i limiti o ha bisogno di aiuto per non superarli. 

4. Il carbonio
Trovato un accordo su come regolamentare il mercato dei crediti, un sistema di scambio delle emissioni tra i Paesi, attraverso cui chi inquina meno compensa chi sfora i limiti o ha bisogno di aiuto per non superarli. Ma non c’è una trattenuta su queste transazioni destinata a sostenere i Paesi in via di sviluppo. E i crediti maturati nei protocolli di Kyoto fino all’anno scorso (dal 2021 entrano in vigore gli accordi di Parigi) grazie alla riduzione della deforestazione, che sarebbero stati di aiuto per i Paesi più piccoli sono stati eliminati.

5. Il metano
Già nella prima settimana, ci sono stati molti accordi multilaterali, tra cui quello per limitare le emissioni di metano del 30% rispetto a quelle del 2020 entro la fine del decennio. Una iniziativa guidata da Europa e Stati Uniti e sottoscritta da 105 Paesi, tranne Cina, Russia, Australia. 

6. Loss and damage, perdite e danni
L’intesa riconosce solo il diritto a perdite e danni, ma non si parla di soldi. Ovviamente, ne traggono svantaggi Africa, Stati insulari ed America Latina.

7. Gli NDC, i Nationally determined contributions
Secondo il patto, ogni Paese dovrà fornire alle Nazioni unite i suoi piani sul clima per cicli quinquennali, ma lo stesso patto si limita a “incoraggiare” a presentare nel 2025 il pacchetto di impegni per ridurre le emissioni e centrare gli obiettivi degli accordi di Parigi, detti contributi determinati a livello nazionale (Nationally determined contributions, Ndc) del 2035, nel 2030 quelli del 2040. 

NOI ANDIAMO AVANTI CON LA NOSTRA NUOVA STRADA FERRATA

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