Parità di diritti nell'istruzione

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Chi scrive è un gruppo di genitori che si avvale del diritto all’Istruzione Parentale (art. 30 della Costituzione Italiana).

Il motivo di questa lettera riguarda il Decreto-Legge n. 22 dell’8 aprile 2020, che attua misure straordinarie per l’anno scolastico 2019/2020. In particolare, ci riferiamo alle specifiche disposizioni per i candidati privatisti che il decreto intende attuare.

Tali specifiche disposizioni, nella loro stessa menzione, vengono meno a dei requisiti di ragionevolezza ed equità che ci pare possano invece essere applicati nel decreto in oggetto, semplicemente attuando misure uguali per tutta la popolazione studentesca, sia rispetto alle ammissioni alla classe successiva che alle prove d’esame.

Riteniamo che una tale omologazione delle procedure sia opportuna prendendo in considerazione tre specifiche aree:

1-NELLO SPECIFICO DEI POTENZIALI DANNI MORALI

Gli alunni in Istruzione Parentale vivono la condizione di emergenza sanitaria non diversamente dai loro compagni scolarizzati: le misure di contenimento messe in atto dal Governo inevitabilmente inficiano anche il tessuto sociale e impattano anche sul vissuto emotivo dei minori al di fuori del sistema scolastico statale o paritario. Ricordiamo che coloro che praticano l’Istruzione Parentale si appoggiano spesso a tutor, a scuole parentali, a gruppi di genitori in mutuo aiuto, a corsi specifici e via dicendo; alcuni stili educativi si fondano sul contatto con la natura, la cooperazione tra compagni di studio e il confronto con il territorio. Non è quindi lecito presumere che l’impatto delle attuali privazioni sulla didattica sia diverso per chi è iscritto ad una scuola rispetto a chi segue percorsi di studio alternativi. Di conseguenza, riteniamo che agli alunni in Istruzione Parentale debba essere accordata la medesima fiducia che viene offerta a chi studia all’interno dell’istituzione scolastica, adottando misure straordinarie uguali per tutta la popolazione studentesca  e confidando nel recupero al termine dell’emergenza, a scuola come in famiglia.

Noi reputiamo che creare disparità di trattamento tra due percorsi educativi, quello famigliare e quello scolastico statale, costituzionalmente equiparati, potrebbe pesare sui nostri figli come senso di penalizzazione, punizione, alimentando in loro sentimenti di ingiustizia e/o di sfiducia nelle istituzioni.

Vorremmo fare una puntualizzazione entrando nello specifico dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione. Esso si delinea come un vero e proprio momento di passaggio in cui tutti i differenti percorsi educativi convergono in un’esperienza di traguardo condiviso che trova il suo senso proprio nell’omologazione delle procedure. Un tale contesto fa emergere in maniera ancor più evidente l’importanza di non venir meno al principio di uguaglianza nell’adozione di misure straordinarie che, già di per sé, depauperano i presupposti stessi dell’esame di Stato. Ci sembra opportuno che ogni studente sia tutelato e supportato in un momento di disagio. Se si dovessero applicare specifiche disposizioni per i candidati privatisti, ciò significherebbe aggiungere disagio a disagio e il Governo non può non tenerne conto.

2-NELLO SPECIFICO DEI POTENZIALI RISCHI SANITARI E TEMPI TECNICI

Tra i candidati esterni, ce ne sono alcuni per cui è previsto il rientro nel sistema scolastico il prossimo settembre e ai quali l’accesso deve essere garantito, in qualsiasi forma si presenterà.

Nell’eventualità in cui gli esami non possano essere svolti in presenza a causa del rischio sanitario, ciò deve valere anche per i candidati esterni e, poiché ad oggi non è possibile stabilire quando l’emergenza rientrerà, i tempi per le procedure d’esame, quali che siano, devono comunque garantire ai privatisti l’acquisizione dei requisiti necessari per il rientro nel sistema.

3-NELLO SPECIFICO DEI RISCHI ECONOMICI

Ci sembra probabile che l’adozione di specifiche disposizioni per i candidati privatisti, in qualunque formula trovi attuazione, comporti oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. I candidati esterni, infatti, sono migliaia ed usare per loro trattamenti diversificati significa dispendio in termini di risorse umane e di altri mezzi coinvolti (materiali, utenze, etc.)

Ci domandiamo se i fondi che verrebbero messi a disposizione per le procedure di cui sopra non siano meglio impiegati per misure di recupero delle reali carenze formative degli alunni che si apprestano a rientrare nel sistema scolastico, la cui oggettiva valutazione può far capo solamente alla scuola che li prenderà in carico, all’interno di uno specifico percorso didattico ed educativo.

Chiediamo quindi che ad ogni minore siano accordate pari opportunità nell’attuazione dell’imprescindibile principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione, dagli art. 1, 2, 3, 7 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dagli art. 5, 24, 26 del Patto Internazionale del 16 dicembre 1966, dal principio decimo della Dichiarazione Universale dei Diritti del Fanciullo del 1959.