Petition updateNon archiviate il caso Alpi-Hrovatin!Mogadiscio, dicembre 1992: l’umanitarismo ipocrita di Washington

Daniela ZiniRoma, Italy

Oct 21, 2017
“Solo gli Stati Uniti dispongono di una potenza globale in grado di sbarcare una massiccia forza d’intervento nelle località più lontane e inaccessibili, con la rapidità e l’efficienza necessarie per salvare la vita a migliaia di innocenti.”
George W. Bush , President’s Address on Somalia, New York Times, 5 dicembre 1992
L’intervento militare in Somalia aveva, innanzitutto, obiettivi umanitari. Ma anche in questa occasione – come in Iraq e in Bosnia – si videro profilarsi divergenze tra gli Stati Uniti e l’ONU sul modo di assicurare la stabilità del nuovo ordine mondiale.
A Mogadiscio, a metà dicembre del 1992, un funzionario dell’ufficio di collegamento politico delle Nazioni Unite, addetto al Rappresentante Speciale, Ismat Kittani, decide di uscire dai locali dell’ONU per recarsi a un incontro con Ali Mahdi, a Nord della “linea verde”, che divide la città.
Problema: dallo sbarco delle truppe americane, il 9 dicembre 1992, ha dovuto separarsi dalla sua scorta di mercenari somali a bordo dei loro technicals, quei veicoli 4 × 4 equipaggiati di mitragliatrici e di cannoni senza rinculo, che gli abitanti della capitale chiamano Mad Max.
Impossibile circolare soli!
Il personale delle Nazioni Unite è stato, già, preso di mira in varie occasioni.
Chiede, dunque, una scorta al comandante della task force americana, che gliela rifiuta.
Stupore del funzionario, tanto più che una scorta è stata, appena, fornita a un membro del WFP, World Food Programme [Programma Alimentare Mondiale] dell’ONU, che si è recato nel Nord.
"Sì, »
gli risponde l’ufficiale americano,
“ma lui è un umanitario e lei è un politico. I miei ordini sono precisi, la nostra missione in Somalia è puramente umanitaria e non deve, in alcun caso, scivolare verso la politica.”
Questo aneddoto illustra l’ambiguità delle relazioni tra i due principali attori dell’azione umanitaria in Somalia, le Nazioni Unite, da una parte, i cui obiettivi sono legati alla politica somala e regionale, e gli Stati Uniti, dall’altra, la cui azione è dettata da considerazioni di politica nazionale, sia interna sia estera.
Diverse l’una dall’altra, queste politiche obbediscono entrambe a logiche alquanto lontane dal puro umanitarismo, che pretendono incarnare.
Le Nazioni Unite, da parte loro, soffrono di una sorta di peccato originale, che risale al modo stesso in cui si sono fatte carico del problema somalo.
Ma per comprendere bene questa situazione caotica, dovremo tornare indietro nel tempo.
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Daniela Zini
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