Petition updateNon archiviate il caso Alpi-Hrovatin!MEDITERRANEO MARE TRAFFICATO DI TRAFFICANTI
Daniela ZiniRoma, Italy
Oct 10, 2017
Dove finiscono le armi quando finiscono le guerre? Tutto ha origine quando l’Unione Sovietica inizia a dismettere gli arsenali e la preoccupazione di un Terza Guerra Mondiale viene meno. I Balcani costituiscono, da sempre, un’area molto appetibile per i mercanti di armi: guerre continue, sia pure di portata regionale, a causa della forte compresenza di diverse etnie e religioni. Scrive Ilaria Alpi su un taccuino, alla vigilia della sua partenza per la Somalia, nel marzo del 1994: “Bosaso, Mugne, Shifco, 1 400 miliardi di lire… dove è finita questa impressionante mole di denaro…”, Non si può parlare del caso Alpi-Hrovatin senza parlare di navi, di 6 navi per l’esattezza, tutte costruite nel cantiere di Viareggio nel decennio ‘80-‘90 e donate, sotto il Governo Craxi, dal Dipartimento della Cooperazione del Ministero degli Affari Esteri al Governo della Somalia, per incentivarne l’attività peschiera. Il 13 marzo 1994, sette giorni prima dell’agguato, in cui perderanno la vita, a Mogadiscio, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, il cargo Jadran Express, partito dall’Ucraina e diretto a Rijeka, in Croazia, battente bandiera maltese, viene bloccato da una corvetta della NATO, nel Canale di Otranto, e il suo carico di armi, destinato alla Croazia, sequestrato perché viola la Risoluzione 713 [http://www.un.org/fr/documents/view_doc.asp?symbol=S/RES/713[1991], adottata, il 25 settembre 1991, dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che decreta l’embargo generale sulle armi e sull’equipaggiamento militare contro l’intera Federazione Jugoslava. Le armi sequestrate vengono stipate nei bunkers di Guardia del Moro, nell’Isola di Santo Stefano dell’Arcipelago della Maddalena. Ma non rimarranno ad arrugginirsi [http://www.ilgiornale.it/news/politica/ecco-larsenale-preparato-roma-razzi-e-mitra-sequestrati-agli-1045731.html]! La Jadran Express non ha fatto solo questo viaggio. Lo riferisce il pentito della ‘Ndrangheta Francesco Fonti, entrato da picciotto e uscito da santista dalla famiglia Romeo di San Luca: “[…] I pescherecci in questione erano il Mohamud Harbi e l’Oman Raghe, entrambi di proprietà della Shifco, che a sua volta faceva capo alla Al-Mahdi Group Company. Le armi erano 75 casse di kalashnikov, 25 casse di munizioni e 30 di mitragliette Uzi, che furono caricate in Ucraina [Odessa, all’inizio del 1993 n.d.r.] dalla fabbrica Ukrespets Export in Ucraina, a bordo della nave Jadran Express con bandiera maltese, affittata per mio conto dall’avvocato Pasquale Ciola di Ostuni e dal suo amico Pasquale Locatelli, i quali avevano società a Gibilterra, Cipro e in Croazia, che si chiamavano Rio Plata Limited e Business Investiment Company. La Jadran Express fece scalo a Trieste, dove le armi furono caricate su due camion e trasferite nel porto di La Spezia, luogo in cui furono trasbordate dentro un capannone portuale, in attesa di essere reimbarcate sulla nave Mohamud Harbi. Nel frattempo, Martini versava alla Ukrespets Export 375 milioni di lire, facendo una transazione tramite la Kreditna Banka di Trieste. Io invece mi sono in parallelo preoccupato di organizzare il traffico dei rifiuti tossici e radioattivi. […]” Sui traffici di armi e mercenari tra Italia, Austria, Somalia, Croazia e Bosnia indagavano, durante la guerra nell’ex-Jugoslavia, Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Xavier Gautier e Jonathan Moyle, tutti e quattro morti in circostanze mai chiarite, proprio come i marescialli Vincenzo Li Causi e Marco Mandolini, che di questi traffici dovevano essere, probabilmente, informati. Traffici riconducibili al siriano Monzer Al-Kassar, noto per la sua partecipazione nello scandalo Iran-Contras, durante la Guerra Iran-Iraq, e nel sequestro della Achille Lauro. NON ARCHIVIATE IL CASO ALPI-HROVATIN! Daniela Zini
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