Altri lo stanno facendo, perché noi non possiamo? L'Italia pianti 500 milioni di alberi

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Gentili Ministri,

nel programma del nuovo governo c’è un capitolo che va sotto il nome "Green new deal", che mira a inserire “la protezione dell'ambiente e della biodiversità tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale". Proprio in questi giorni il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, è alle prese con la stesura del decreto legge sull'emergenza climatica, che dovrebbe costituire un primo segnale di questo “cambio di paradigma”.

Noi, firmatari di questa petizione, chiediamo che il Ministero dell’ambiente, di concerto con il Ministero delle politiche agricole e forestali, inserisca in questo decreto un grande piano di riforestazione del nostro Paese, che punti alla piantumazione di almeno 500 milioni di alberi.

Altri Paesi, come l’India, l’Etiopia, l’Irlanda, stanno predisponendo piani del genere, rimboschimenti e creazione di nuovi boschi dove non c’erano mai stati, con centinaia di milioni di piante; quindi perché noi non possiamo?

Abbiamo il dovere di fare qualcosa, per compensare almeno in parte ai gravissimi disastri ambientali che sono avvenuti e continuano ad avvenire, pensiamo ai recenti immensi incendi in Amazzonia e Siberia, ma pensiamo anche alle devastazioni dei boschi italiani, causate da incendi, per lo più dolosi, e alluvioni, come quella avvenuta tra Veneto e Trentino, che in un solo giorno ha sradicato milioni di abeti rossi.

Dobbiamo farlo perché per contrastare l’aumento di CO2 e i devastanti effetti che essa sta già avendo sul clima, non saranno di certo sufficienti le misure finora pensate dai trattati internazionali, ammesso che esse vengano davvero messe in atto.

Dobbiamo farlo perché l’elevato rischio idrogeologico, cui è soggetto gran parte del territorio nazionale, è dovuto principalmente proprio ai disboscamenti che negli anni passati sono stati compiuti in maniera scellerata, e ripristinare i boschi significherebbe mettere nuovamente in sicurezza molte aree.

Dobbiamo farlo, infine, perché cambiare paradigma significa rendersi conto che noi non siamo padroni del mondo, ma semplici abitanti, che questa è l’unica casa che abbiamo, e dobbiamo averne cura.