#iotornoascuola

0 hanno firmato. Arriviamo a 1.000.


#iotornoascuola

10 PUNTI PROGRAMMATICI PER UNA SCUOLA INCLUSIVA POST-EMERGENZA COVID-19


Alcuni docenti di un Liceo di Roma, a fronte della situazione venutasi a determinare con la diffusione del virus Sars-cov-2 e della necessità di contenere il contagio, rilevano – dopo due mesi di Didattica a Distanza (DaD) effettuata volontariamente e con senso di responsabilità – una serie di criticità la cui denuncia è non più differibile e intendono stabilire alcuni punti irrinunciabili per la ripresa delle attività didattiche a settembre 2020:

1 – la DaD non è equiparabile alla didattica in presenza: una soluzione adottata volontariamente in una situazione di emergenza non può essere istituzionalizzata in un contesto che – a distanza di 7 mesi dall’emergere della problematica legata alla diffusione del coronavirus – non può più essere definito emergenziale. Decantare le magnifiche sorti e progressive della surroga tecnologica alla didattica classica significa non conoscere minimamente l’ambiente scolastico e il portato relazionale che gli è proprio;

2 – la DaD è estremamente dannosa alla salute a causa della prolungata esposizione alle radiazioni elettromagnetiche di pc, tablet, smartphone cui sono sottoposti docenti e alunni; inoltre non tiene conto di quanto stabilito dalla Corte di Cassazione sentenza n. 45808 del 5 ottobre 2017, sulle norme di sicurezza del lavoro in rapporto alle attività svolte al di fuori dei locali aziendali, considerato che non è stata predisposta alcuna formazione preliminare sulla valutazione dei rischi connessi all'esecuzione della DaD, tanto più se i soggetti coinvolti sono minori in età scolare1;

3 – la DaD sospende il diritto alla socialità garantito dagli art. 17 e 18 della Costituzione della Repubblica Italiana, impedendo alla scuola di svolgere la sua funzione di comunità di formazione sociopedagogica del cittadino tra cittadini. La DaD inoltre non è inclusiva, tradendo una delle più alte missioni della scuola sancita dall’art. 34: La scuola è aperta a tutti2. Gli studenti con bisogni educativi speciali (includendo in questa dicitura gli alunni che richiedono una particolare esigenza educativa per problemi socioeconomici, linguistici, culturali, con dsa, con disabilità, ecc.)3 sono fortemente penalizzati. L’ansia da prestazione e l’insicurezza nell’operare, caratteristica frequente in questi allievi, rendono, infatti, ancor più necessario un contatto fisico e relazionale in cui l’empatia diventa fondamentale per superarle e la DaD non lo consente. Inoltre, soprattutto per gli alunni con disabilità le cui difficoltà relazionali, molto spesso, sono causa esclusiva del riconoscimento del supporto dell’attività di sostegno, si è obbligati moralmente a garantire un contatto umano fisico che solo la didattica in presenza può offrire. Anche in termini di autonomia e nella gestione del lavoro sia nella classe virtuale sia a casa, il riscontro della DaD dimostra, infatti, che gli alunni con disabilità necessitano della presenza di un familiare che viene a sostituire quel rapporto uno a uno che in classe s’instaura con il docente di sostegno con delle ricadute negative anche in termini di attività di osservazione necessaria per monitorare gli obiettivi prefissati all’interno della programmazione individualizzata e che in questo caso risulta fortemente alterata;

4 – la DaD è classista, perché incide maggiormente, in senso negativo, sui costi a carico dei genitorilavoratori privi di strumenti di welfare aggiuntivo: è evidente che il carico di assistenza ai figli impegnati nella didattica a distanza, costretti per ore davanti al proprio pc, è molto maggiore che in passato, e va a sommarsi con i rispettivi carichi lavorativi; il tutto con costi di connessione e strumentazione totalmente a carico delle famiglie e in contrasto con l’art. 28 della Convenzione sui diritti del fanciullo4;

5 – la DaD incide pesantemente, ancor di più, su alcuni indirizzi scolastici, che prevedono materie tecnico-pratiche. Sebbene in tutte le discipline il rapporto docente-allievo risulti menomato, nelle discipline d’indirizzo e nei relativi laboratori tale rapporto è ancor più penalizzato perché ci si trova a dover far fronte ad una forma virtuale che mal si addice alla specificità dell’intervento formativo. I laboratori, infatti, sono il luogo fisico per eccellenza nel quale docenti e discenti, attraverso un processo empatico, interagiscono materialmente e manualmente generando creatività in uno spazio fisico che non può essere ricreato a casa;

6 – qualora, e solo in quel caso, dovessero essere previsti ulteriori lockdown, i docenti sono disposti a ricorrere a forme di DaD, a patto che le piattaforme dedicate siano fornite da un ente della Repubblica italiana – e nello specifico dal Ministero dell'Istruzione – e non si ricorra a soggetti proprietari che fanno della profilazione e della raccolta di metadati strumento di lucro5. No all’ingresso dei privati nell’istruzione statale pubblica!

7 – sempre nel caso che si debba giocoforza ricorrere alla DaD, bisogna prevedere precisi protocolli di sicurezza che garantiscano: diritto alla disconnessione; diritto a un orario equo; diritto a un utilizzo equilibrato dei dispositivi elettronici. Inoltre, ogni studente deve essere dotato delle infrastrutture necessarie per poter seguire a distanza gli interventi didattici previsti;

8 – nelle more dell’emergenza, gli organi collegiali devono poter deliberare mantenendo il massimo della democrazia interna, prevedendo strumenti di condivisione delle decisioni e garantendo ai docenti la possibilità di leggere con le giuste tempistiche i punti oggetto di votazione. Ogni questione deve essere condivisa preventivamente tramite email con i componenti del Collegio dei Docenti, che devono essere messi in condizione di esaminarla e di valutarla attentamente prima di essere chiamati ad esprimersi a riguardo;

9 – i docenti si rifiutano di utilizzare i propri dispositivi elettronici ai fini della DaD. In quanto dipendenti, pretendono che – nel malaugurato caso si debba proseguire in forme di didattica a distanza o mista – gli strumenti per potere effettuare il proprio lavoro vengano forniti dal datore di lavoro: il Ministero dell'Istruzione e in subordine l’istituto di appartenenza;

10 – la valutazione dei discenti, espressa sulla base della DaD, è del tutto aleatoria per i motivi suddetti e per criticità inerenti più direttamente alla questione docimologica. Poter pensare di dare un voto sommativo ai propri studenti sulla base di questi due mesi di didattica surrogata è del tutto alieno alla professione docente, per quel che attiene ai suoi più alti valori;

Per tutti questi motivi, i suddetti docenti si professano assolutamente contrari a qualsiasi forma di ricorso alla DaD dal prossimo settembre. Al Governo, alle Regioni e ai Comuni il compito di potenziare il servizio del trasporto pubblico urbano ed extraurbano al fine di consentire a docenti e alunni di poter raggiungere in tutta sicurezza il luogo di lavoro e di formazione, al Ministero dell'Istruzione la responsabilità di provvedere, tramite ampliamento dell’organico dei docenti e ammodernamento delle strutture scolastiche, ad assicurare il diritto all’istruzione in presenza, per le classi di ogni ordine e grado. Ai sindacati il compito di farsi portavoce delle legittime perplessità e preoccupazioni dei docenti di tutta Italia: di coloro che in questi mesi di vacanza legislativa e contrattuale hanno assicurato, volontariamente e senza alcun obbligo, la continuità del dialogo educativo in una situazione di emergenza. 

L’emergenza non può essere continua, si torni a scuola in sicurezza. Come e più di prima!

#iotornoascuola

 


Note al testo

1 “I doveri di valutazione del rischio e di formazione del lavoratore gravanti sugli imputati, in quanto datori di lavoro 'mandanti' (secondo un lessico già in uso nel mondo della produzione e dei servizi) sorgono dal generale obbligo del datore di lavoro di valutare tutti i rischi presenti nei luoghi di lavoro nei quali sono chiamati ad operare i dipendenti, ovunque essi siano situati (art. 15 D.Lgs. n. 81/2008) e dal parimenti generale obbligo di formare i lavoratori, in particolare in ordine ai rischi connessi alle mansioni” (art. 37, comma 1, lett. b) D.Lgs. n. 81/2008).

2 L’art. 34 della Costituzione è l’unico in cui è usato il termine “aperta”, che evoca direttamente quella rimozione degli ostacoli di cui al 2° comma dell’art. 3 sulla cosiddetta uguaglianza sostanziale e le locuzioni “rendere utilizzabili, accessibili, disponibili, alla portata di tutti i fanciulli” dell’articolo 28 (relativo all’istruzione) della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. Così la scuola è inclusiva e non esclusiva e occlusiva. La DaD, nonostante tutti i palliativi messi in campo, non garantisce l’inclusività di tutti gli alunni con BES.

3 La Direttiva Ministeriale del 27/12/2012 riassume i BES in tre grandi sotto-categorie: quella della disabilità (tutelati dalla L. 104/92), quella dei disturbi evolutivi specifici (tra i quali i DSA, tutelati dalla L. 170/2010, e per la comune origine evolutiva anche ADHD e borderline cognitivi), e quella dello svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale. In ambito clinico esistono anche altri disturbi o situazioni non menzionati specificamente dalla Direttiva, quali ad esempio i disturbi dell’apprendimento non specifici, i disturbi dell’umore, i disturbi d’ansia, gli alunni plusdotati intellettivamente (i cosiddetti “gifted”), ecc., che possono essere ricompresi tra i BES.

4 “Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo all’educazione, ed in particolare, al fine di garantire l’esercizio di tale diritto gradualmente ed in base all’uguaglianza delle possibilità: a) Rendono l’insegnamento primario obbligatorio e gratuito per tutti; b) Incoraggiano l’organizzazione di varie forme di insegnamento secondario sia generale che professionale, che saranno aperte ed accessibili ad ogni fanciullo e adottano misure adeguate come la gratuità dell’insegnamento e l’offerta di una sovvenzione finanziaria in caso di necessità.” La convenzione è stata ratificata dall’Italia con legge 27 maggio 1991, n. 176, ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’11 giugno 1991, n. 135, S.O.

5 Per accampare la presunta legittimità della DaD tramite piattaforme di soggetti terzi, si vuole pretestuosamente assimilare l’uso privato che il docente fa dei propri strumenti informatici in totale libertà e autonomia con la scelta del Ministero dell'Istruzione di servirsi di soggetti privati ai fini dell’espletamento di una funzione di pertinenza esclusiva dello Stato. Nel caso del docente si tratta di una libera scelta; nel caso del Ministero dell'Istruzione che affida la DaD a piattaforme di soggetti terzi c’è la violazione dell’art. 33 della Costituzione. Neanche si può assimilare una qualsiasi piattaforma per la DaD con il Registro Elettronico che è in sostituzione o a supporto del Giornale di Classe e del Giornale del Docente. L’utilizzo della mera annotazione di attività svolte in classe, come anche la consegna dei compiti e la gestione degli incontri con le famiglie, non fanno parte della didattica in senso stretto. Giova ricordare che in base alla sentenza della Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 02-07-2019), 21-11- 2019, n. 47241 neanche l’utilizzo del Registro Elettronico è obbligatorio.