Segnalazione urgente su criticità regolamentari dei “Giochi della Gioventù”

Firmatari recenti
Maurizio Tonelato e altri 17 hanno firmato di recente.

Il problema

Gentili,
gli scriventi segnalano una criticità di particolare gravità relativa ai regolamenti dei nuovi “Giochi della Gioventù”, che introducono l’obbligo – del tutto inedito e privo di fondamento normativo – di costituire squadre composte esclusivamente da alunni/studenti appartenenti alla medesima classe.

Tale disposizione, presentata come misura “inclusiva”, produce effetti diametralmente opposti e risulta in evidente contrasto con più fonti normative vigenti, incluse le nuove Indicazioni Nazionali per il Curricolo 2025, adottate con D.M. 221 del 19 dicembre 2025, che entreranno in vigore dal prossimo anno scolastico.

A titolo esemplificativo e non esaustivo, si richiamano, di seguito, alcune norme che risultano in evidente contraddizione con tale impostazione.

1.      Le Indicazioni Nazionali 2025 (D.M. 221/2025); nella sezione dedicata all’Educazione fisica e sportiva si ribadiscono l’importanza dell’impegno personale, della responsabilità, della valutazione autentica e della valorizzazione del talento (già le precedenti Indicazioni Nazionali del 2012, adottate con D.M. 254/2012, prevedevano la valorizzazione delle capacità motorie, della collaborazione tra pari e della partecipazione consapevole, confermando una continuità di indirizzo che l’obbligo della classe unica contraddice apertamente).

2.      Le Linee guida per l’Educazione fisica e sportiva (Nota MIUR 2378/2013) stabiliscono che le attività sportive scolastiche devono “favorire l’eccellenza, la motivazione e l’impegno”. L’obbligo della classe unica elimina ogni possibilità di selezione meritocratica e snatura la funzione educativa della competizione.

3.   Il D.Lgs. 62/2017, art. 1, comma 2, prevede che la valutazione sia coerente con gli obiettivi di apprendimento e con le Indicazioni Nazionali. La partecipazione sportiva, parte integrante del percorso formativo, non può essere ridotta a un vincolo organizzativo che prescinde da impegno, competenze e merito.

4.      Le Linee guida per l’inclusione (D.M. 182/2020) affermano che l’inclusione non può esporre l’alunno a situazioni di svantaggio o mortificazione. La classe unica rischia di penalizzare proprio gli studenti con disabilità, costringendoli a competizioni non adeguate o escludendoli di fatto.

5.      Lo Statuto delle Studentesse e degli Studenti (D.P.R. 249/1998, art. 1, c. 2) garantisce il diritto alla valorizzazione delle capacità e del merito. Tale diritto viene negato quando la partecipazione dipende unicamente dalla sezione frequentata.

6.      L’Autonomia scolastica (D.P.R. 275/1999, art. 4) riconosce alle istituzioni scolastiche la facoltà      di organizzare attività nel rispetto della professionalità docente. Imporre la classe unica espropria i docenti di Scienze motorie della loro funzione selettiva e progettuale.

 

Accanto alle criticità normative, si aggiungono rilevanti criticità operative, che aggravano ulteriormente l’irragionevolezza della disposizione:

– l’obbligo della classe unica esclude automaticamente le realtà scolastiche o le singole classi che non dispongono dei numeri minimi richiesti dalle schede tecniche delle discipline;
– in alcune specialità, la composizione obbligatoriamente mista maschi/femmine determina situazioni di competizione non equilibrata, ponendo le studentesse in una condizione di svantaggio oggettivo derivante dalle diverse caratteristiche fisiche e prestative.

 

Alla luce di tali elementi, la disposizione in oggetto appare pedagogicamente infondata, organizzativamente dannosa e normativamente incoerente. Produce discriminazioni non dichiarate, abbassa il livello tecnico delle competizioni, limita la partecipazione degli alunni/studenti più motivati e introduce un criterio che non trova alcuna giustificazione nelle norme vigenti.
Chiediamo, pertanto, un chiarimento urgente sull’origine di tale scelta e una revisione immediata della stessa, affinché le scuole possano tornare a costituire squadre d’istituto secondo criteri educativi, realmente inclusivi e coerenti con la tradizione sportiva scolastica.

 

Prof. Edoardo Citarelli

Dirigente scolastico

I.C. “Federico Torre” – Benevento

avatar of the starter
Zullo CorinnePromotore della petizione

33

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Maurizio Tonelato e altri 17 hanno firmato di recente.

Il problema

Gentili,
gli scriventi segnalano una criticità di particolare gravità relativa ai regolamenti dei nuovi “Giochi della Gioventù”, che introducono l’obbligo – del tutto inedito e privo di fondamento normativo – di costituire squadre composte esclusivamente da alunni/studenti appartenenti alla medesima classe.

Tale disposizione, presentata come misura “inclusiva”, produce effetti diametralmente opposti e risulta in evidente contrasto con più fonti normative vigenti, incluse le nuove Indicazioni Nazionali per il Curricolo 2025, adottate con D.M. 221 del 19 dicembre 2025, che entreranno in vigore dal prossimo anno scolastico.

A titolo esemplificativo e non esaustivo, si richiamano, di seguito, alcune norme che risultano in evidente contraddizione con tale impostazione.

1.      Le Indicazioni Nazionali 2025 (D.M. 221/2025); nella sezione dedicata all’Educazione fisica e sportiva si ribadiscono l’importanza dell’impegno personale, della responsabilità, della valutazione autentica e della valorizzazione del talento (già le precedenti Indicazioni Nazionali del 2012, adottate con D.M. 254/2012, prevedevano la valorizzazione delle capacità motorie, della collaborazione tra pari e della partecipazione consapevole, confermando una continuità di indirizzo che l’obbligo della classe unica contraddice apertamente).

2.      Le Linee guida per l’Educazione fisica e sportiva (Nota MIUR 2378/2013) stabiliscono che le attività sportive scolastiche devono “favorire l’eccellenza, la motivazione e l’impegno”. L’obbligo della classe unica elimina ogni possibilità di selezione meritocratica e snatura la funzione educativa della competizione.

3.   Il D.Lgs. 62/2017, art. 1, comma 2, prevede che la valutazione sia coerente con gli obiettivi di apprendimento e con le Indicazioni Nazionali. La partecipazione sportiva, parte integrante del percorso formativo, non può essere ridotta a un vincolo organizzativo che prescinde da impegno, competenze e merito.

4.      Le Linee guida per l’inclusione (D.M. 182/2020) affermano che l’inclusione non può esporre l’alunno a situazioni di svantaggio o mortificazione. La classe unica rischia di penalizzare proprio gli studenti con disabilità, costringendoli a competizioni non adeguate o escludendoli di fatto.

5.      Lo Statuto delle Studentesse e degli Studenti (D.P.R. 249/1998, art. 1, c. 2) garantisce il diritto alla valorizzazione delle capacità e del merito. Tale diritto viene negato quando la partecipazione dipende unicamente dalla sezione frequentata.

6.      L’Autonomia scolastica (D.P.R. 275/1999, art. 4) riconosce alle istituzioni scolastiche la facoltà      di organizzare attività nel rispetto della professionalità docente. Imporre la classe unica espropria i docenti di Scienze motorie della loro funzione selettiva e progettuale.

 

Accanto alle criticità normative, si aggiungono rilevanti criticità operative, che aggravano ulteriormente l’irragionevolezza della disposizione:

– l’obbligo della classe unica esclude automaticamente le realtà scolastiche o le singole classi che non dispongono dei numeri minimi richiesti dalle schede tecniche delle discipline;
– in alcune specialità, la composizione obbligatoriamente mista maschi/femmine determina situazioni di competizione non equilibrata, ponendo le studentesse in una condizione di svantaggio oggettivo derivante dalle diverse caratteristiche fisiche e prestative.

 

Alla luce di tali elementi, la disposizione in oggetto appare pedagogicamente infondata, organizzativamente dannosa e normativamente incoerente. Produce discriminazioni non dichiarate, abbassa il livello tecnico delle competizioni, limita la partecipazione degli alunni/studenti più motivati e introduce un criterio che non trova alcuna giustificazione nelle norme vigenti.
Chiediamo, pertanto, un chiarimento urgente sull’origine di tale scelta e una revisione immediata della stessa, affinché le scuole possano tornare a costituire squadre d’istituto secondo criteri educativi, realmente inclusivi e coerenti con la tradizione sportiva scolastica.

 

Prof. Edoardo Citarelli

Dirigente scolastico

I.C. “Federico Torre” – Benevento

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