Se tenete alla tradizione, ritorniamo alla tradizione.

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Il problema

Dopo anni di personalismi, è giunta l'ora di pensare in maniera comunitaria e identitaria. La festa di Maria SS dei Miracoli e del SS Crocifisso, protettori di Caltabellotta è celebrata, da 42 anni, in un periodo dell'anno non tradizionale.

La storia.

La festa, prima del 1983, cadeva l'ultima domenica di maggio, mese tradizionalmente dedicato al culto mariano. La figura di Maria, secondo la dottrina religiosa cattolica, guida il popolo verso Cristo, "Dio vero", come unica salvezza. Questo aspetto è presente nella tradizione caltabellottese che poi si è espansa nei paesi dell'hinterland agrigentino che ricadevano nel territorio storico della contea di Caltabellotta. Ci si riferisce alle dinamiche che iniziano durante la festa di Pasqua. La domenica mattina, la figura di San Michele, passa per tutte le vie del paese per annunziare la risurrezione di Cristo al popolo. Il popolo, guidato dal festante San Michele e capeggiato da Maria, ancora velata dal dolore, incontra di nuovo Cristo.

 

 

 

 

In prossimità della fine del tempo pasquale, che si conclude con la solennità della Pentecoste, si introduceva la festa di Maria SS dei Miracoli e del SS Crocifisso, il cui inizio ricalca, in tutto e per tutto, proprio l'incontro pasquale. La storia popolare vuole che già il tronco, da cui successivamente si ricavò la statua che viene portata in processione, si recasse, di notte, presso la chiesa madre per stare accanto alla statua del Crocifisso. Ovviamente non c'è nessun riscontro di tale avvenimento, ma come tutte le religioni, le storie vanno lette in chiave allegorica e teologica. Cos'è la notte se non il lutto e l'oscurità dello smarrimento? Ecco che, come Maria velata dal lutto guida comunque il popolo alla risurrezione del figlio di Dio, così anche il tronco, nell'oscurità della notte, si faceva ritrovare nell'alba presso il Crocifisso. La festa di Caltabellotta è, dunque, una festa dall'altissimo valore simbolico e teologico e come tale deve essere celebrata.

 

 

 

 

Tuttavia, come tutte le cose umane, anche la festa di Caltabellotta, che per secoli aveva segnato la fine del mese mariano, dovette fare i conti economici.

Il tradimento

Nel 1983, quando l'inflazione era galoppante e i soldi provenienti dai numerosi emigrati erano sicuramente consistenti (chi scrive non conosce i numeri certi dei movimenti economici delle feste di allora, ma sicuramente erano considerevoli), si decise di spostare la festa a due mesi più tardi, cioé all'ultima domenica di luglio. Anche allora ci furono discussioni, ma ahimé il fattore economico prevalse, andando a snaturare la festa del suo significato intrinseco. La festa continuava a essere un punto di riferimento, almeno fino a quando gli emigrati riuscivano a tornare, con i figli ancora abbastanza giovani da non svincolarsi dalle dinamiche familiari siciliane. Tuttavia si nota, soprattutto negli ultimi 15 anni, un forte declino sia di presenze sia, sulla base di testimonianze indirette, della percentuale di finanziamenti provenienti dall'estero.

Il punto della situazione

La festa, ormai snaturata dal suo periodo originario e con sempre meno presenze, continua a essere effettuata nell'ultima domenica di luglio, con programmi sempre più blandi e dispersivi. Senza neanche considerare che altre comunità, anche facenti parte dello stesso comune, organizzano eventi nello stesso periodo. Pertanto è obbligatoria quantomeno una riflessione comunitaria su un fattore cruciale: il finanziamento. Sarebbe, infatti, opportuno, se non necessario, che i comitati organizzatori, possibilmente spontaneamente ma eventualmente incalzati dall'assessore alle tradizioni popolari, dal sindaco e dal consiglio comunale, pubblicassero sul sito dedicato i bilanci delle edizioni passate, con un'analisi quanto più dettagliata possibile. Se, da questa analisi, la percentuale di offerte provenienti da caltabellottesi emigrati risultasse essere inferiore alla percentuale delle offerte provenienti dai residenti, cadrebbe automaticamente il motivo principale dello spostamento dalla tradizionale data della festa. Anche i più strenui difensori di questo deturpamento culturale, perderebbero la loro battaglia, che difendono anche spargendo falsità, come il fatto che la festa non possa essere spostata per ordine clericale, perché sono passati troppi anni dallo spostamento. Peccato che non conoscano che la Chiesa, oltre 400 anni fa, cambiò addirittura il calendario perché le feste non coincidevano con gli avvenimenti astronomici che ci si aspettava. Anzi, chi scrive è abbastanza sicuro che la Chiesa sarebbe felice se si ritornasse al vero significato liturgico della festa, e non si inseguissero i soldi.

I vantaggi

Il ritorno al periodo originario della festa, sebbene sarebbe strano per chi ha meno di 50 anni (ma pensate a quanto era strana la festa a luglio alla popolazione di circa settemila persone abituate da secoli alla festa a maggio), avrebbe anche diversi vantaggi:

  1. gli emigrati sarebbero più incentivati. Sembrerebbe strano, ma il periodo di fine maggio è considerato di bassa stagione per la maggior parte degli operatori turistici, pertanto i costi del viaggio (molto spesso l'aereo) sarebbero più economici. Una simulazione con un noto vettore low cost, un volo andata/ritorno di 7 giorni Torino - Palermo a maggio costerebbe circa 140 euro, mentre a luglio lo stesso volo viene venduto a un prezzo base di 198 euro. 58 euro in più, che le famiglie risparmierebbero volentieri, così come studenti e, anche, eventuali turisti. 58 euro che potrebbero spendere volentieri presso le attività commerciali caltabellottesi o anche per finanziare la stessa festa.
  2. clima più fresco. Il cambiamento climatico ha intaccato anche il periodo tardoprimaverile, tuttavia esso rimane più favorevole alle sempre più persistenti ondate di calore anche a 950m sul livello del mare, dove la temperatura minima non scende al di sotto dei 30°C, con dati alla mano grazie alla locale stazione meteo. Il clima decisamente più fresco della fine di maggio sarebbe ideale non solo per garantire la sicurezza dei portatori e delle persone, in quanto la temperatura ambiente sarebbe più idoneo per lo sforzo fisico, ma anche garantirebbe una diminuzione del rischio di incendio per i giochi pirotecnici, in quanto la vegetazione non è ancora completamente secca e l'occasionale pioggia primaverile manterebbe uno strato umido a sufficienza per evitare danni ambientali devastanti.
  3. possibilità di aggiornare la festa. Con la traslazione del Crocifisso la domenica precedente dopo la riapertura della chiesa madre, si è cercato di introdurre a Caltabellotta il concetto di ottavario, allungando così il periodo festivo nell'arco della settimana. Il concetto poteva funzionare con maggiori finanziamenti e, soprattutto, un maggior numero di presenze fisse (cioé residenti) nel paese. In realtà, anche parlando con qualche membro di comitati passati, è diventato un onere sempre più gravoso economicamente e intelletualmente, inventarsi attività per riempire la settimana festiva. Con il ritorno all'ultima domenica di maggio, la festa potrebbe concentrarsi solo sul fine-settimana, iniziando venerdì, giorno in cui la Chiesa, in tempo normale, ricorda la crocifissione, con la traslazione del Crocifisso dalla chiesa di sant'Agostino alla chiesa madre e concludendosi il lunedì, con la riposizione delle offerte votive. Ciò non solo sarebbe meno gravoso dal punto di vista organizzativo, ma migliorerebbe anche il numero di presenze per l'intera durata della festa, quindi incidendo positivamente sugli emigrati: chi scrive ritiene molto più semplice, per chi lavora o studia, prendersi due giorni di ferie per stare un finesettimana lungo con i propri familiari anziché almeno 6 giorni di ferie in un periodo estivo molto richiesto. Inoltre, la scarsità di eventi di rilievo nell'hinterland nell'ultimo fine settimana di maggio gioverebbe ulteriormente alla capacità di attrarre visitatori dai paesi limitrofi, con l'opportunità di organizzare un unico grande evento artistico durante il sabato sera.
  4. riorganizzazione della spesa. Puntare ad avere un numero minore di giornate a disposizione, cercando di massimizzare il numero di presenze (vedasi i punti precedenti), dovrebbe favorire anche una riorganizzazione della spesa delle offerte raccolte. Le feste, considerando anche quelle private, sono sempre fonte di introiti extra che dovrebbero essere riservati per spese un po' meno frivole, ma che possano garantire il perpetrare degli eventi. In parole più semplici, riuscendo a raccogliere un certo numero di offerte, sarebbe opportuno che parte di queste offerte vengano dirottate per spese di manutenzioni straordinarie e ordinarie degli edifici di culto della comunità. Chi scrive dubita che nessuno, con i soldi ricevuti in feste private, non abbia provveduto a migliorare una propria condizione: chi si sposa magari è riuscito a comprare un arredamento particolare da condividere con i propri amici quando verranno a far visita. Chi ha festeggiato un battesimo avrà investito qualche regalo in oggetti preziosi per il futuro. Perché, dunque, per la festa comunitaria e identitaria, non si dirottano parte delle offerte per ammodernare e mantenere gli stessi luoghi di culto che ospitano le fasi salienti della festa? Viene per esempio in mente un sistema di climatizzazione funzionante e moderno per la chiesa madre, o anche, per idee più ambiziose, l'installazione di pannelli fotovoltaici sugli immensi tetti, altrimenti inutilizzati, delle chiese. Con la possibilità non solo di creare ulteriore introito (attraverso la vendita dell'energia elettrica), ma anche di ammodernare certe strutture con sistemi antifurto e di video sorveglianza autosufficienti.

Onoriamo le nostre tradizioni

Il maggiore obiettivo sarebbe di riuscire a iniziare questo percorso virtuoso già questa estate, per ritornare alla tradizione già la prossima primavera. Un obiettivo sicuramente ambizioso, ma che può essere raggiunto se lo si vuole veramente. E sono sicuro che la maggioranza dei caltabellottesi lo desidera raggiungere il più presto possibile, per continuare a onorare in maniera degna le nostre tradizioni.

 

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Giuseppe PipiaPromotore della petizione

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