Salviamo Piazza Fontana. Simbolo del patrimonio artistico e architettonico di Taranto.


Salviamo Piazza Fontana. Simbolo del patrimonio artistico e architettonico di Taranto.
Il problema
In questi giorni è ripresa, con forza, la dialettica relativa alla nuova progettualità prevista per piazza Fontana e promossa dall’Amministrazione Comunale di Taranto attraverso un progetto (finanziato da Invitalia) che intende rimaneggiare, in maniera significativa, uno spazio urbano di grande valore architettonico e archeologico, opera di un insigne artista di origini pugliesi.
Si tratta del progetto di riconfigurazione di piazza Fontana dell’artista Nicola Carrino, realizzato tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi del decennio successivo, nell’ambito di un più vasto “Progetto per il Recupero Produttivo della Città Vecchia di Taranto”.
Nicola Carrino, docente di scultura in diverse Accademie di Belle Arti e membro della prestigiosa Accademia di San Luca, che dirige per un mandato nel biennio 2009-2010, è stato tra le figure più colte e sperimentali della scultura italiana del secondo Novecento.
Tarantino di nascita, negli anni Sessanta a Roma fonda il Gruppo 1, con cui intraprende un percorso di ricerca indirizzato all’utilizzo politico di sculture realizzate con materiali industriali. Le sue opere compaiono in numerose collezioni pubbliche in Italia e all’estero e pertengono un intreccio tra arte, paesaggio e spazio pubblico, come chiave di rilettura di relazioni sociali tra fruitore, ambiente e installazione. Suoi interventi installativi sono allestiti alle Biennali di Venezia (1966, 1970, 1976, 1986), di Parigi (1967), di San Paolo del Brasile (1971, 1979), alle Quadriennali di Roma (1965, 1973, 1986, 1999) e in spazi museali internazionali. Nel 1971 ha ricevuto il Premio per la Scultura all’XI Biennale di San Paolo del Brasile e nel 2010 la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica per la mostra antologica al MODO di Orvieto.L’allestimento della piazza Fontana compare in numerose pubblicazioni e manuali, rientra tra le opere più significative realizzate in Puglia nel dopoguerra, tanto da trovare posto Il Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Il progetto di Carrino non si limita, infatti, all’inserimento dei suoi moduli “costruttivi” che ne hanno consacrato la fama internazionale. Come avviene in numerose altre opere urbane realizzare dall’artista ma, il suo progetto, si spinge a riconfigurare l’invaso urbano come ripensamento complessivo di un ambito che tiene insieme i reperti archeologici rinvenuti nel luogo offrendo, nella composizione finale, un panoptico delle vicende del luogo, dall’epoca medioevale a quella ottocentesca. I frammenti, rinascimentali e ottocenteschi, vengono messi in tensione dalla scultura composta da trentasei moduli in acciaio inossidabile che riannodando le tracce archeologiche del sito e si spingono fino a sostenere le vasche in pietra della fontana antica, svolgendo quindi funzione sostitutiva per la parte mancante del vecchio basamento.
Non una semplice scultura quindi, ma una riflessione a scala urbana che attraverso il progetto trascende lo specifico disciplinare della scultura per restituire una lettura più estensiva dell’equilibrio tra “misura” dei luoghi stratificati nel tempo e “figura” della fontana.
Il riassetto della piazza assume, pertanto, un valore simbolico per l‘importanza del luogo urbano, per il suo porsi come nodo di convergenze viarie e di rappresentatività come fosse I ‘accesso principale alla città per chi giunge dalla stazione ferroviaria.
Si tratta, quindi di preservare un patrimonio della storia cittadina che va ben al di la del semplice elemento scultoreo significante per la contemporaneità ma che, integrando con esso i reperti architettonici dell’antica fontana ottocentesca e della originaria fontana cinquecentesca, ridefinisce un luogo e ne rilegge l’evoluzione storica in rapporto ad una porzione di città e alle quote stratigrafiche in cui gli elementi ritrovati sono ricollocati sulla piazza secondo originaria posizione.
Pensare di obliterare questo in maniera significativa e irreversibile tutto questo sarebbe una occasione persa. Perché l’operazione assume un significato che va ben oltre l’opportunità di preservare un patrimonio della storia cittadina e l’elemento scultoreo, pur significativo, realizzato da Carrino. Specie per una classe dirigente che afferma di voler tradurre il paradigma industriale della città e del suo recente passato, assecondando una legittima vocazione culturale legata al proprio patrimonio, la tutela dell’attuale conformazione di piazza Fontana sarebbe un atto di coerenza.
E, ancor di più, un’occasione per iniziare a dare corpo, finalmente, a questa ambizione.
Per questo ci si appella al Sindaco e all’Amministrazione di Taranto, al Presidente della Regione Puglia, agli assessorati regionali competenti, agli enti territoriali delle Soprintendenze , agli ordini professionali e, soprattutto, alla comunità dei cittadini perché sia scongiurata l’obliterazione di una vicenda significativa della cultura architettonica contemporanea. Un gesto che priverebbe inopinatamente la città di Taranto di uno dei patrimoni architettonici più significativi realizzati negli ultimi anni.
proponente
Prof. ANTONIO LABALESTRA, professore di storia dell'architettura contemporanea, Politecnico di Bari
Tra i primi firmatari:
MARIO LUPANO professore ordinario, IUAV Venezia
RENATO CAPOZZI professore ordinario, Università Federico II di Napoli
ORONZO BRUNETTI professore associato, Università Federico II di Napoli
FABRIZIO DI MARCO professore associato, Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell'architettura , Università Sapienza di Roma
ANTONELLO ALICI professore associato, Università Politecnica delle Marche, presidente DOCOMOMO
ELIANA AUGUSTI professore associato, Università del Salento
RAFFAELLA MADDALUNO Universidade de Lisboa
ETLEVA DOBJANI professore associato, direttore del dipartimento di architettura e Design della Barleti University di Tirana, Albania.
SAIMIR KRISTO, professore associato, Barleti University di Tirana, Albania.
GERDI PAPA, ricercatore Barleti University di Tirana, Albania.
SAMANTA BARTOCCI professore associato, Università di Sassari Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica
CESARE SPOSITO, professore associato, Università di Palermo
DARIO RUSSO, professore associato, Università di Palermo
FEDERICO BULFONE GRANSINIGH ricercatore, Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara e Università degli Studi dell’Aquila
STEFANO MAIS ricercatore, Università di Cagliari
LORENZO MINGARDI ricercatore, Università di Firenze
MATTEO IANELLO professore associato, Università di UDINE
GIAN PAOLO CONSOLI professore ordinario, Politecnico di Bari
MONICA LIVADIOTTI professore ordinario, Politecnico di Bari
ANGELA BARBANENTE professore ordinario, Politecnico di Bari
ROBERTA BELLI professore associato, Politecnico di Bari
GIANLUCA PERCOCO professore ordinario, Politecnico di Basri
VINCENZO PAOLO BAGNATO professore associato, Politecnico di Bari
ALESSANDRO CANNAVALE professore associato, Politecnico di Bari
VALENTINA CASTAGNOLO professore associato, Politecnico di Bari
ANNALINDA NEGLIA professore associato, Politecnico di Bari
ALESSANDRA SCARCELLI professore associato, Politecnico di Bari
DOMENICO PASTORE ricercatore, Politecnico di Bari
TIZIANO DE VENUTO ricercatore, Politecnico di Bari
ANTONELLO FINO ricercatore, Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del paesaggio, Politecnico di Bari
VALENTINA SANTORO ricercatore, Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del paesaggio, Politecnico di Bari
DAVIDE FALCO archeologo e docente del Politecnico di Bari
PAOLO BRUNI architetto, presidente OAPPC Taranto
PORZIA PIETRANTONIO architetto, vice presidente OAPPC Bari
ITALO COLUCCI architetto, OAPPC Bari
MARIA CRISTINA ANGIULI architetto, OAPPC Bari

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Il problema
In questi giorni è ripresa, con forza, la dialettica relativa alla nuova progettualità prevista per piazza Fontana e promossa dall’Amministrazione Comunale di Taranto attraverso un progetto (finanziato da Invitalia) che intende rimaneggiare, in maniera significativa, uno spazio urbano di grande valore architettonico e archeologico, opera di un insigne artista di origini pugliesi.
Si tratta del progetto di riconfigurazione di piazza Fontana dell’artista Nicola Carrino, realizzato tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi del decennio successivo, nell’ambito di un più vasto “Progetto per il Recupero Produttivo della Città Vecchia di Taranto”.
Nicola Carrino, docente di scultura in diverse Accademie di Belle Arti e membro della prestigiosa Accademia di San Luca, che dirige per un mandato nel biennio 2009-2010, è stato tra le figure più colte e sperimentali della scultura italiana del secondo Novecento.
Tarantino di nascita, negli anni Sessanta a Roma fonda il Gruppo 1, con cui intraprende un percorso di ricerca indirizzato all’utilizzo politico di sculture realizzate con materiali industriali. Le sue opere compaiono in numerose collezioni pubbliche in Italia e all’estero e pertengono un intreccio tra arte, paesaggio e spazio pubblico, come chiave di rilettura di relazioni sociali tra fruitore, ambiente e installazione. Suoi interventi installativi sono allestiti alle Biennali di Venezia (1966, 1970, 1976, 1986), di Parigi (1967), di San Paolo del Brasile (1971, 1979), alle Quadriennali di Roma (1965, 1973, 1986, 1999) e in spazi museali internazionali. Nel 1971 ha ricevuto il Premio per la Scultura all’XI Biennale di San Paolo del Brasile e nel 2010 la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica per la mostra antologica al MODO di Orvieto.L’allestimento della piazza Fontana compare in numerose pubblicazioni e manuali, rientra tra le opere più significative realizzate in Puglia nel dopoguerra, tanto da trovare posto Il Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Il progetto di Carrino non si limita, infatti, all’inserimento dei suoi moduli “costruttivi” che ne hanno consacrato la fama internazionale. Come avviene in numerose altre opere urbane realizzare dall’artista ma, il suo progetto, si spinge a riconfigurare l’invaso urbano come ripensamento complessivo di un ambito che tiene insieme i reperti archeologici rinvenuti nel luogo offrendo, nella composizione finale, un panoptico delle vicende del luogo, dall’epoca medioevale a quella ottocentesca. I frammenti, rinascimentali e ottocenteschi, vengono messi in tensione dalla scultura composta da trentasei moduli in acciaio inossidabile che riannodando le tracce archeologiche del sito e si spingono fino a sostenere le vasche in pietra della fontana antica, svolgendo quindi funzione sostitutiva per la parte mancante del vecchio basamento.
Non una semplice scultura quindi, ma una riflessione a scala urbana che attraverso il progetto trascende lo specifico disciplinare della scultura per restituire una lettura più estensiva dell’equilibrio tra “misura” dei luoghi stratificati nel tempo e “figura” della fontana.
Il riassetto della piazza assume, pertanto, un valore simbolico per l‘importanza del luogo urbano, per il suo porsi come nodo di convergenze viarie e di rappresentatività come fosse I ‘accesso principale alla città per chi giunge dalla stazione ferroviaria.
Si tratta, quindi di preservare un patrimonio della storia cittadina che va ben al di la del semplice elemento scultoreo significante per la contemporaneità ma che, integrando con esso i reperti architettonici dell’antica fontana ottocentesca e della originaria fontana cinquecentesca, ridefinisce un luogo e ne rilegge l’evoluzione storica in rapporto ad una porzione di città e alle quote stratigrafiche in cui gli elementi ritrovati sono ricollocati sulla piazza secondo originaria posizione.
Pensare di obliterare questo in maniera significativa e irreversibile tutto questo sarebbe una occasione persa. Perché l’operazione assume un significato che va ben oltre l’opportunità di preservare un patrimonio della storia cittadina e l’elemento scultoreo, pur significativo, realizzato da Carrino. Specie per una classe dirigente che afferma di voler tradurre il paradigma industriale della città e del suo recente passato, assecondando una legittima vocazione culturale legata al proprio patrimonio, la tutela dell’attuale conformazione di piazza Fontana sarebbe un atto di coerenza.
E, ancor di più, un’occasione per iniziare a dare corpo, finalmente, a questa ambizione.
Per questo ci si appella al Sindaco e all’Amministrazione di Taranto, al Presidente della Regione Puglia, agli assessorati regionali competenti, agli enti territoriali delle Soprintendenze , agli ordini professionali e, soprattutto, alla comunità dei cittadini perché sia scongiurata l’obliterazione di una vicenda significativa della cultura architettonica contemporanea. Un gesto che priverebbe inopinatamente la città di Taranto di uno dei patrimoni architettonici più significativi realizzati negli ultimi anni.
proponente
Prof. ANTONIO LABALESTRA, professore di storia dell'architettura contemporanea, Politecnico di Bari
Tra i primi firmatari:
MARIO LUPANO professore ordinario, IUAV Venezia
RENATO CAPOZZI professore ordinario, Università Federico II di Napoli
ORONZO BRUNETTI professore associato, Università Federico II di Napoli
FABRIZIO DI MARCO professore associato, Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell'architettura , Università Sapienza di Roma
ANTONELLO ALICI professore associato, Università Politecnica delle Marche, presidente DOCOMOMO
ELIANA AUGUSTI professore associato, Università del Salento
RAFFAELLA MADDALUNO Universidade de Lisboa
ETLEVA DOBJANI professore associato, direttore del dipartimento di architettura e Design della Barleti University di Tirana, Albania.
SAIMIR KRISTO, professore associato, Barleti University di Tirana, Albania.
GERDI PAPA, ricercatore Barleti University di Tirana, Albania.
SAMANTA BARTOCCI professore associato, Università di Sassari Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica
CESARE SPOSITO, professore associato, Università di Palermo
DARIO RUSSO, professore associato, Università di Palermo
FEDERICO BULFONE GRANSINIGH ricercatore, Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara e Università degli Studi dell’Aquila
STEFANO MAIS ricercatore, Università di Cagliari
LORENZO MINGARDI ricercatore, Università di Firenze
MATTEO IANELLO professore associato, Università di UDINE
GIAN PAOLO CONSOLI professore ordinario, Politecnico di Bari
MONICA LIVADIOTTI professore ordinario, Politecnico di Bari
ANGELA BARBANENTE professore ordinario, Politecnico di Bari
ROBERTA BELLI professore associato, Politecnico di Bari
GIANLUCA PERCOCO professore ordinario, Politecnico di Basri
VINCENZO PAOLO BAGNATO professore associato, Politecnico di Bari
ALESSANDRO CANNAVALE professore associato, Politecnico di Bari
VALENTINA CASTAGNOLO professore associato, Politecnico di Bari
ANNALINDA NEGLIA professore associato, Politecnico di Bari
ALESSANDRA SCARCELLI professore associato, Politecnico di Bari
DOMENICO PASTORE ricercatore, Politecnico di Bari
TIZIANO DE VENUTO ricercatore, Politecnico di Bari
ANTONELLO FINO ricercatore, Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del paesaggio, Politecnico di Bari
VALENTINA SANTORO ricercatore, Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del paesaggio, Politecnico di Bari
DAVIDE FALCO archeologo e docente del Politecnico di Bari
PAOLO BRUNI architetto, presidente OAPPC Taranto
PORZIA PIETRANTONIO architetto, vice presidente OAPPC Bari
ITALO COLUCCI architetto, OAPPC Bari
MARIA CRISTINA ANGIULI architetto, OAPPC Bari

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Petizione creata in data 23 gennaio 2026
