
Buongiorno a tutti.
A tre giorni dall'avvio della raccolta di firme per salvare dalla demolizione la Fontana dei giardini di Arona, la risposta degli utenti è stata notevolissima, anche e a maggior ragione considerando il periodo di vacanza in cui ci troviamo: qui, su Change.org, la petizione ha registrato più di un centinaio di firme verificate e un altro centinaio di like sono arrivati sull'account Instagram (@fiammettabonazzi) che veicola la medesima iniziativa. Su entrambe le piattaforme le visualizzazioni certificate sono al momento (14 agosto) oltre 5000.
A scorrere l'elenco dei firmatari, si scoprono con piacere tanti nomi di "vecchi" aronesi e dei loro figli e nipoti, ma fra gli interessati ci sono anche persone residenti altrove, che evidentemente frequentano Arona e vogliono bene alla città (e alla sua fontana). La signora Lorena di Laveno Mombello, che ha lasciato un commento alla petizione, ha deciso di firmare "perché ogni progetto significativo per un territorio va condiviso prima di tutto con chi lo abita e ha cura dell'identità e della specificità dei luoghi. Le fontane a raso le stanno realizzando ovunque... Da una parte si fa un gran parlare di biodiversità, dall'altra si vuole globalizzare la percezione della bellezza, fatua, perché tra pochi anni la fontana a raso sarà già obsoleta. Anzi, lo è già prima di essere realizzata".
A fronte delle polemiche sollevate intorno alla notizia di un possibile smantellamento della Fontana dei giardini, portata allo scoperto in città da Antonio Bertinotti e Fausto Ferrara, che peraltro non fanno parte né della giunta né del consiglio comunale, l'amministrazione aronese ha temporaneamente sospeso l'iter di approvazione del nuovo progetto, e si è resa disponibile ad "ascoltare la gente".
Ora: posto che, su una questione del genere, il coinvolgimento attivo della cittadinanza andava promosso PRIMA di commissionare uno studio di fattibilità, la disponibilità (tardiva) ad "ascoltare" suona un po' come una formula vuota che probabilmente prelude a qualche diretta social. Bene: generosamente ascoltiamo. Ma poi? Più utile e corretto sarebbe invece che l'amministrazione comunale, che si dà tempo fino al 30 settembre 2025 per raccogliere idee e progetti alternativi sul futuro della fontana dei giardini, attivasse un canale istituzionale al quale gli aronesi e non solo loro ("la gente") possano inviare le loro considerazioni. Necessario sarebbe inoltre rendere pubbliche le informazioni tecniche sullo stato di conservazione e sulla funzionalità dell'attuale fontana, sui costi per la riparazione del manufatto esistente e magari sul nome dei progettisti e l'iter burocratico che ha portato alla decisione di smantellare la fontana e di affidare a dei professionisti lo studio per un ipotetico restyling. E infine, indispensabile sarebbe capire, una volta concluso il tempo di ascolto, che fine faranno le osservazioni recapitate all'amministrazione.
La massiccia dimostrazione d'interesse per la vicenda-fontana, che di fatto nasconde un disagio più profondo verso un certo modus operandi oggi purtroppo comune a molti amministratori e a tanti governanti a livello locale e nazionale, mi spinge - come aronese figlia e nipote di aronesi (e si resta aronesi sempre, anche quando si vive altrove, in Italia o all'estero) - ad aprire una casella mail dedicata
salviamolafontana@outlook.com
dove vi invito a inviare immagini, scatti di famiglia, cartoline, disegni ma soprattutto i ricordi legati alla nostra fontana.
Iniziamo oggi a raccogliere questo materiale per trasformarlo più avanti in una testimonianza concreta per l'affetto verso Arona. Perché una città vive in primo luogo delle memorie di chi la abita e di chi vi è cresciuto. Una città vive della cura del suo patrimonio e dei suoi luoghi, anche quelli minimi, anche i meno appariscenti, quelli che la Sovrintendenza non tutela per non raggiunti limiti d'età. Una città non vive solo di eventi, di fuochi d'artificio e di bolle-dehor, di cene in bianco e notti rosa. Una città vive e cresce dentro una geografia di storie e sentimenti che lasciano la loro impronta nelle cose. E quelle "cose" non possono essere gettate via per incuria o per mero desiderio di cancellare il passato, marcando il territorio all'insegna della novità.
Mi fa piacere poter illustrare il primo aggiornamento alla nostra raccolta di firme con questa foto gentilmente concessa in uso dall'aronese Annarita Campolonghi: lei, bambina negli anni Sessanta, vi è ritratta accanto alla mamma Angela. Nello sguardo di questa signora di Arona, seduta con l'eleganza di un'attrice sul bordo della fontana, si legge tutta la bellezza di un'Italia autentica, vera, non omologata. Un'Italia che c'è, esiste, resiste. E che insieme va protetta e valorizzata.
Un grazie a tutti e a presto.
Fiammetta Bonazzi