SALVIAMO IL PONTE DI INTROD

Firmatari recenti
Roberto Petey e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

Il Ponte di Introd non è solo un’infrastruttura: è un simbolo identitario, un elemento storico e paesaggistico che appartiene alla comunità di Introd e a quella valdostana. Da oltre un secolo rappresenta un punto di riferimento architettonico, culturale e affettivo non solo per i residenti di Introd, ma anche per quelli di Valsavarenche, Rhêmes-Saint-Georges e Rhêmes-Notre-Dame – i paesi a monte di questa infrastruttura fondamentale e strategica per la viabilità della zona – così come per tutti coloro che amano questi luoghi.

 

In questi ultimi giorni, l’installazione delle nuove barriere a prevenzione di gesti anti‑conservativi ha prodotto un impatto visivo e paesaggistico senza precedenti: una struttura massiccia, sgraziata e sproporzionata che altera in modo radicale la percezione del ponte e del suo contesto naturale. Una scelta tecnica che appare inadeguata e non rispettosa né del luogo né della memoria che esso custodisce.

 

Non vogliamo ignorare la gravità del fenomeno che ha colpito questo luogo dal 1993 in poi. Non c’è superficialità né indifferenza verso il dolore delle famiglie. Ma crediamo che la risposta non possa essere la cancellazione della bellezza, con la costruzione di una gabbia che deturpa un bene storico e paesaggistico.

 

Proprio perché il tema è delicato, servivano lucidità, confronto e una valutazione seria delle conseguenze. 

 

Molti cittadini hanno percepito questa decisione come affrettata, dettata da un’emotività comprensibile, ma eccessiva e soprattutto presa senza alcun coinvolgimento della comunità su un intervento così impattante.

 

L’opera realizzata solleva inoltre dubbi di coerenza rispetto alla tutela dei beni culturali: su un monumento storico non è possibile modificare quasi nulla, eppure in questo caso è stato possibile installare una struttura che ne compromette l’identità, l’immagine e persino la funzionalità, come dimostrano le difficoltà di transito di alcuni mezzi pesanti. Il ponte è anche un simbolo turistico e paesaggistico: ignorare il danno d’immagine significa non considerare una parte essenziale della vita e dell’economia del territorio.

 

Sappiamo che chi è stato colpito da tragedie personali vive questo tema in modo diverso, e lo rispettiamo profondamente. Ma proprio per questo le decisioni pubbliche devono mantenere una visione complessiva, razionale e condivisa.

 

Non si critica la ragione per cui si è intervenuti, né l’obiettivo di proteggere la vita: si critica il modo, la mancanza di confronto, l’assenza di alternative valutate, e le conseguenze non considerate.

 

Chiediamo quindi

 

-La rimozione delle attuali barriere con adeguata valutazione di soluzioni alternative meno impattanti, più moderne, dignitose e coerenti con il contesto storico e naturale.
-Un investimento concreto e strutturale in prevenzione socio‑sanitaria, potenziando i servizi territoriali, le reti di ascolto, gli interventi di prossimità e tutte le misure capaci di proteggere le fragilità umane prima che il dolore diventi disperazione. La sicurezza non può essere affidata solo al ferro: richiede cura, presenza, risorse e politiche pubbliche lungimiranti.


La sicurezza è un valore. Il paesaggio è un valore. La memoria è un valore. Non devono essere messi in contrapposizione.

 

Firma anche tu per chiedere un intervento più intelligente, più umano e più rispettoso del nostro territorio.

 

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Roberto Petey e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

Il Ponte di Introd non è solo un’infrastruttura: è un simbolo identitario, un elemento storico e paesaggistico che appartiene alla comunità di Introd e a quella valdostana. Da oltre un secolo rappresenta un punto di riferimento architettonico, culturale e affettivo non solo per i residenti di Introd, ma anche per quelli di Valsavarenche, Rhêmes-Saint-Georges e Rhêmes-Notre-Dame – i paesi a monte di questa infrastruttura fondamentale e strategica per la viabilità della zona – così come per tutti coloro che amano questi luoghi.

 

In questi ultimi giorni, l’installazione delle nuove barriere a prevenzione di gesti anti‑conservativi ha prodotto un impatto visivo e paesaggistico senza precedenti: una struttura massiccia, sgraziata e sproporzionata che altera in modo radicale la percezione del ponte e del suo contesto naturale. Una scelta tecnica che appare inadeguata e non rispettosa né del luogo né della memoria che esso custodisce.

 

Non vogliamo ignorare la gravità del fenomeno che ha colpito questo luogo dal 1993 in poi. Non c’è superficialità né indifferenza verso il dolore delle famiglie. Ma crediamo che la risposta non possa essere la cancellazione della bellezza, con la costruzione di una gabbia che deturpa un bene storico e paesaggistico.

 

Proprio perché il tema è delicato, servivano lucidità, confronto e una valutazione seria delle conseguenze. 

 

Molti cittadini hanno percepito questa decisione come affrettata, dettata da un’emotività comprensibile, ma eccessiva e soprattutto presa senza alcun coinvolgimento della comunità su un intervento così impattante.

 

L’opera realizzata solleva inoltre dubbi di coerenza rispetto alla tutela dei beni culturali: su un monumento storico non è possibile modificare quasi nulla, eppure in questo caso è stato possibile installare una struttura che ne compromette l’identità, l’immagine e persino la funzionalità, come dimostrano le difficoltà di transito di alcuni mezzi pesanti. Il ponte è anche un simbolo turistico e paesaggistico: ignorare il danno d’immagine significa non considerare una parte essenziale della vita e dell’economia del territorio.

 

Sappiamo che chi è stato colpito da tragedie personali vive questo tema in modo diverso, e lo rispettiamo profondamente. Ma proprio per questo le decisioni pubbliche devono mantenere una visione complessiva, razionale e condivisa.

 

Non si critica la ragione per cui si è intervenuti, né l’obiettivo di proteggere la vita: si critica il modo, la mancanza di confronto, l’assenza di alternative valutate, e le conseguenze non considerate.

 

Chiediamo quindi

 

-La rimozione delle attuali barriere con adeguata valutazione di soluzioni alternative meno impattanti, più moderne, dignitose e coerenti con il contesto storico e naturale.
-Un investimento concreto e strutturale in prevenzione socio‑sanitaria, potenziando i servizi territoriali, le reti di ascolto, gli interventi di prossimità e tutte le misure capaci di proteggere le fragilità umane prima che il dolore diventi disperazione. La sicurezza non può essere affidata solo al ferro: richiede cura, presenza, risorse e politiche pubbliche lungimiranti.


La sicurezza è un valore. Il paesaggio è un valore. La memoria è un valore. Non devono essere messi in contrapposizione.

 

Firma anche tu per chiedere un intervento più intelligente, più umano e più rispettoso del nostro territorio.

 

I decisori

Assessorato alla Sanità, Salute e Politiche Sociali -Regione Valle d'Aosta
Assessorato alla Sanità, Salute e Politiche Sociali -Regione Valle d'Aosta
Assessorato ai Beni e alle Attività Culturali - Regione Valle d'Aosta
Assessorato ai Beni e alle Attività Culturali - Regione Valle d'Aosta
Assessorato alle Opere Pubbliche, Territorio e Ambiente - Regione Valle d'Aosta
Assessorato alle Opere Pubbliche, Territorio e Ambiente - Regione Valle d'Aosta

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Petizione creata in data 30 aprile 2026