Salviamo il Bosco Ospizio: appello agli studenti di tutta Italia

172

Raggiungiamo 200 firme!
Le petizioni con più di 1.000 sostenitori hanno 5 volte più possibilità di vincere!

Il problema

Il Bosco dell'Ospizio di Reggio Emilia è un'area verde di circa 45.000 metri quadri, formatasi spontaneamente negli ultimi vent'anni sull'area dismessa di un vecchio ricovero per anziani nel quartiere Ospizio. Oggi è un importante polmone verde e isola di biodiversità urbana, con centinaia di alberi adulti, in una zona attraversata da una delle strade più trafficate di Reggio. Il progetto urbanistico promosso da Conad Centro Nord prevede la realizzazione di un nuovo grande supermercato — il quarto nel raggio di pochi chilometri —, altri edifici commerciali, parcheggi e servizi pubblici, con un significativo stravolgimento della zona. Secondo i comitati ambientalisti, circa 31.000 metri quadri di suolo verrebbero urbanizzati e il bosco maturo verrebbe in larga parte eliminato. L'amministrazione comunale sostiene che il progetto rappresenti una riqualificazione, con nuove piantumazioni, interventi di compensazione ambientale e la realizzazione di servizi pubblici. Nel progetto aggiornato il numero degli abbattimenti sarebbe stato ridotto rispetto alla proposta iniziale e sarebbero previste centinaia di nuovi alberi. La contestazione, tuttavia, riguarda in primis proprio il concetto di compensazione: cittadini, agronomi e associazioni ambientaliste ci dicono, sulla base di ricerche già note — come quelle di William Moomaw, professore emerito di International Environmental Policy, premio Nobel 2007 —, che giovani alberi appena piantati non possano sostituire nel breve e medio periodo un ecosistema urbano già maturo, capace di assorbire CO₂, mitigare le temperature estive e ospitare biodiversità. La mobilitazione è stata ampia: sono già state raccolte migliaia di firme e organizzate manifestazioni pubbliche. Nonostante ciò, nel febbraio 2026 il Comune ha rilasciato i permessi per costruire. Il 3 agosto, giorno fissato per l'avvio del cantiere, decine di cittadini si sono presentati all'alba ai cancelli del bosco per impedire l'ingresso delle ruspe. La protesta, inizialmente spontanea, si trasforma nei giorni successivi in un presidio permanente: centinaia di persone, arrivate anche da altre città italiane, si alternano giorno e notte per difendere il bosco. Ma questo sembra non bastare, e non possiamo fermarci ora.

Siamo la generazione che vivrà più a lungo le conseguenze delle decisioni prese oggi. Per questo non possiamo restare indifferenti davanti alla trasformazione del Bosco dell'Ospizio, uno degli ultimi spazi verdi maturi vicini al centro urbano di Reggio Emilia. Non si tratta soltanto di salvaguardare la natura, bensì di immaginare che tipo di città vogliamo abitare nei prossimi anni. A scuola, fin da piccoli, e poi all'università, sui social, attraverso ogni mezzo di comunicazione, impariamo che il cambiamento climatico è una delle sfide più importanti del nostro tempo. Questo appello viene da noi ed è per noi, perché decisioni che pesano sul vivere comune non possono più fare leva sull'ignoranza (intesa quale mancanza di strumenti per comprendere la realtà): lo stretto legame che intercorre tra la natura e il nostro futuro è sui libri che studiamo, è negli esami che prepariamo — trasversalmente, dalle materie STEM a quelle umanistiche. Ci viene richiesto di ridurre gli sprechi, usare meno plastica, muoverci in modo sostenibile, riciclare, cambiare le nostre abitudini, delinare progetti sostenibili, creare nuovi materiali, riflettere sul rapporto tra uomo e ambiente, sui concetti di responsabilità collettiva e individuale. E allora è legittimo domandarsi: perché i giovani vengono sollecitati a modificare il loro comportamento, mentre le città, le imprese, le classi dirigenti continuano a consumare (o a permettere di consumare) suolo e aree verdi? Un bosco urbano assorbe anidride carbonica, riduce il caldo estivo, migliora la qualità dell'aria e ospita specie animali e vegetali. Un ecosistema costruito dalla natura in anni non può essere sostituito immediatamente da qualche nuova piantumazione. C'è poi un'altra questione che riguarda direttamente noi giovani: le priorità. In un periodo in cui ogni investimento dovrebbe essere valutato anche sulla base dei suoi effetti sociali e ambientali di lungo periodo, dobbiamo ripensare a quali sono le nostre priorità come comunità. Si destinano tempo e burocrazia a procedure amministrative e autorizzazioni per iniziative private come la costruzione di nuove superfici commerciali, ma noi ci domandiamo se, prima di consumare altro territorio, non sia giusto che le nostre autorità dedichino invece più attenzione al recupero degli edifici già esistenti, alla manutenzione degli spazi pubblici e alla tutela del patrimonio comune. Non siamo contrari allo sviluppo: siamo contrari all'idea che sviluppo significhi in automatico costruire ancora, continuamente, quando delle alternative esistono e quando il costo ambientale ricade soprattutto sulle generazioni future. Come studenti, auspichiamo che le decisioni che incidono sul nostro avvenire siano prese con maggiore trasparenza e con un reale coinvolgimento dei cittadini, soprattutto dei giovani. Chiediamo che il valore ambientale di un bosco urbano, e di altre aree simili, venga considerato non solo in termini economici, ma anche per i benefici che offre alla salute, alla qualità della vita e alla resilienza della città di fronte alle ondate di calore e agli eventi climatici estremi. Chiediamo che non si agisca sul futuro nostro e di tutti i cittadini come se noi non fossimo in grado di comprendere. Il Bosco dell'Ospizio ci pone di fronte a un quesito chiave: quale futuro vogliamo davvero costruire e qual è il nostro ruolo in tutto questo? Noi studenti pretendiamo che questa domanda venga ascoltata, perché vicende come quella del Bosco dell'Ospizio, in tutta Italia, non riguardano soltanto il presente, ma il futuro di tutti. Vogliamo delle città vivibili. E vogliamo una comunità che ascolti quegli stessi giovani che educa.

 

 
 

avatar of the starter
Martina PerlaPromotore della petizione

Aggiornamenti sulla petizione