PETIZIONE CHIUSA

KJ2 il progetto orsi in trentino deve essere gestito da persone estranee al trentino.

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(testo più dettagliato modificato dopo il 3 settembre 2017)

Il progetto, secondo le direttive europee, iniziato a fine anni ’90 aveva come obiettivo il ripristino dell’equilibrio dell’ecosistema trentino, anche attraverso la reintroduzione dell’orso bruno, che si trova al vertice della catena alimentare.

 Prevenzione sull’ecosistema inesistente: la catena alimentare in cui è inserito l’orso bruno è piuttosto complessa e piuttosto che monitorare l’orso bruno andrebbe monitorata la catena alimentare in quanto la scarsità di risorse alimentari potrebbe aumentare l’aggressività di questo tipo di animale sempre che di aggressività si tratti e non piuttosto di reazioni a provocazioni umane,  il che sommato alla presenza di cuccioli può rendersi molto indesiderabile. 

•    Negli ultimi anni i cambiamenti climatici abbiano influenzato la biodisponibilità in natura a causa di prolungate siccità***, in particolare nel trentino, nei mesi estivi con una punta mai vista nel mese di luglio agosto 2017 (quando l’orsa KJ2 ha aggredito ).

*** Se, infatti, l’area meridionale e centrale del Trentino può contare su apporti di 1000-1500 millimetri d’acqua per metro quadro annui, alcune zone interne dell’Alto Adige (Val Venosta, media Val d’Isarco, Val Pusteria) rimangono al di sotto dei 700, con minimi anche intorno ai 500 mm, inferiori a quelli di molte località mediterranee conosciute per il clima caldo e le distese assolate di sabbia e fichi d’India. (http://www.marcobonatti.it/contenuti/scienza/pluvio.php

Non ci risulta che il Trentino Alto Adige abbia mai fatto in modo serio:

-       analisi delle opzioni nutrizionali,

-       analisi dell'attuazione delle misure di gestione della fauna selvatica,

-       analisi dell'attuazione delle misure nell'ambiente della fauna selvatica

-       valutazioni dell'armonia della fauna selvatica con l'ambiente,

-       analisi dello stato delle foreste e di eventuali punti di attraversamento della fauna selvatica, viste le numerose infrastrutture stradali.

 Prevenzione sui comportamenti inadeguati delle persone:

Gli attacchi di un orso avvengono quando una persona si avvicina silenziosamente (anche se inavvertitamente) a un orso il quale reagisce se inaspettatamente se la trova a una distanza di pochi metri, se la distanza è superiore l’orso mette in scena un comportamento di avvertimento mostrando le unghie, i denti ed emettendo il tipico ruglio. Se una persona risponde al comportamento di avvertimento con un comportamento percepito dall’orso come un comportamento di attacco, per esempio si agita o corre: “percepito dall’orso come: per andarsi a procurare qualcosa per attaccare meglio”, prende oggetti “percepito dall’orso come oggetti per poterlo attaccare meglio”, l’orso si avvicina e attacca prima che questo comportamento possa metterlo in una situazione di difficoltà e debolezza difensiva.

Ci sarebbero dei modi per evitare questa situazione nei boschi popolati da orsi, per esempio produrre dei suoni, con campanelli legati alle caviglie. Il Trentino Alto Adige non risulta abbia dato adeguate informazioni, e fatto adeguata prevenzione circa il comportamento da adottare quando si va in boschi dove vivono orsi.

 La protezione delle risorse alimentari antropiche (allevamenti coltivazioni), con recinti elettrificati è praticamente inesistente, nelle parti più interne e in prossimità di boschi dove gli orsi sono più concentrati, talvolta i recinti sono ridicoli per esempio con un solo filo in modo che l’orso possa agevolmente passare sotto, oppure discreta ma solo in prossimità di strade, sembra che si voglia far credere che fanno di tutto per evitare danni provocati da orsi. (vedi foto)

I guardia parco sembra che si concentrino  più sull’orso spaventandolo e stressandolo con anestesie, video camere e controlli ossessivi piuttosto  che sulle persone, per esempio garantendo delle distanze di rispetto e spiegando alla gente come comportarsi assicurandosi che il messaggio arrivi a tutti in particolare agli anziani.

Rispetto l'Apennino,  con la gestione - orsi  dell'Adamello-Brenta si sono verificate uccisioni di  orsi più frequentemente (istituzionalmente o tramite bracconaggio):

Dopo l'uccisione, nel 2014,  di un orsa che forse attaccò  per difendere i cuccioli, Il 24 luglio 2017: ancor prima dei responsi genetici e senza sapere se l’orso, oltre a essere ipoteticamente stato innervosito dal cane e dalla bastonata, fosse una femmina con i cuccioli, viene emessa ordinanza contingibile e urgente per l’ipotesi di massima pericolosità prevista dal Pacobace:

“ORSO CHE ATTACCA SENZA ESSERE PROVOCATO PER IL QUALE E’ PREVISTA LA CATTURA PER CAPTIVAZIONE PERMANENTE O L’ABBATTIMENTO”

La misura massima dell’abbattimento è giustificata dal fatto che l’orso ha posto in essere il comportamento che indica, appunto, l’ipotesi massima di pericolosità: orso che attacca senza essere provocato.

1 agosto 2017: dopo soli 6 giorni dalla seconda ordinanza viene catturata e radiocollarata KJ2 orsa latitante da un anno e mezzo, orsa che vive in zone impervie e irraggiungibili e per questo mai raggiunta dalla precedente ordinanza di cattura.

12 agosto 2017: la pericolosa KJ2 viene uccisa utilizzando un fucile dalla distanza di 150 metri.

L’orsa aveva il radiocollare. Era monitorabile. Per metterle il radiocollare sono bastati 6 giorni. Viveva in zone impervie, lontane dai paesi, era schiva e aveva cuccioli?

La Provincia sapeva benissimo che non si trattava di un orso che aveva attaccato senza essere provocato, ma di una mamma orsa che ha probabilmente ha inscenato un falso attacco per difendere i cuccioli dalla presenza del cane ma che, raggiunta dal colpo di bastone, ha reagito .

insomma il nuovo Pacobace sembra più una dichiarazione di guerra agli orsi, orsi reintrodotti volutamente e ora divenuti politicamente scomodi, piuttosto che la realtà di un progetto europeo a favore dell'ecosistema ambientale.

La Provincia sta cercando di ottenere piena autonomia decisionale per non dover richiedere il parere del Ministero dell’Ambiente e dell’Ispra ove intendesse catturare o abbattere un orso.

Si pubblicano tre tabelle riportanti gli interventi da porre i atto in base ai comportamenti tenuti dall’orso (vedere in fondo all'articolo). La prima tabella riguarda l’orso marsicano, la seconda riguardava l’orso bruno delle Alpi fino all’anno 2015, la terza si applica attualmente all’orso bruno delle Alpi. Le differenze di interventi tra la prima e la terza tabella saltano agli occhi e non necessitano di commenti.

PROTOCOLLO LIFE ARCTOS (Appennino) rimozione solo per i punti N (orso che si introduce in strutture ove vi è la presenza umana in atto) O (orso che si introduce in centri abitati o casa con presenza umana in atto e tiene atteggiamento aggressivo) P (orso che attacca senza essere provocato)

PACOBACE ANTE MODIFICA DEL 2015 (alpi nord orientali) dove j sta per cattura per captivazione permenente e K per abbattimento

PACOBACE POST MODIFICA DEL 2015 (alpi nord orientali) resa esecutiva con Decreto Direttoriale Prot. 0015137 PNM del 30/07/2015 dove j sta per cattura per captivazione permanente e K per abbattimento

fine modifica testo

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(testo fine al 3 settembre) Il progetto di ripopolamento di fauna selvatica fu voluto dalla Comunità Europea per riequilibrare gli ecosistemi, ma gestito dal trentino in modo esclusivamente affaristico per fare gli interessi di un piccolo gruppo di persone, prevalentemente cacciatori, che avrebbero voluto   trasformare (utilizzando denaro  pubblico), questo progetto in un progetto a propria misura, ovvero una riserva di caccia all'orso.

E' un dibattito che si è aperto a livello internazionale con l'uccisione di Daniza.  A differenza di Abruzzo e Marche , (anche queste regioni  sono interessate da progetti di ripopolamento di fauna selvatica - orsi) dove hanno un diverso rispetto per la natura ( quando qualcuno del posto agisce, avvelenando orsi, intervengono localmente per fargli passare la voglia), in trentino invece stanno montando una "situazione di pericolosità" dell'orso, molestando orse con cuccioli, e questo porterebbe a poter sostenere che il numero di orsi sia eccessivo e che sarebbe utile aprire  stagioni di "caccia all'orso", naturalmente gli animalisti dicono che in situazioni di evidente sovrannumero basterebbe sterilizzare alcuni maschi per contenere il numero di esemplari,  che andrebbero spostati da valle più in alto dove non ci sono paesi e abitanti, che si potrebbero evitate sovraffollamenti di orsi in determinati posti, e altre soluzioni non cruente, ma i trentini si ostinano  a lasciare gli orsi a valle dove ci sono paesi e persone. E' questa loro ostinazione che fa capire che a monte del problema potrebbe esserci cattiva fede e che stia prevalendo la posizione del "gruppo di cacciatori", di cui farebbero parte, anche magistrati e politici del posto, chi ha emesso l'ordinanza di uccisione dell'orso è stato eletto anche con il voto di questo “gruppo cacciatori” che nelle valli del trentino è piuttosto consistente.

Quindi la domanda finale è: è giusto fare una riserva di caccia all'orso con i soldi pubblici? Oppure è più giusto proseguire con il progetto di riequilibrio dell'ecosistema  trentino spostando progressivamente gli orsi più in alto? E obbligando gli allevatori a fare recinzioni adatte a tutelare i loro animali (invece di chiedere sempre risarcimenti con soldi pubblici) ponendo delle barriere per evitare che gli orsi scendano a valle, aumentando la vegetazione a monte, che serve per il loro nutrimento (bacche di vario tipo)  infatti c'è anche questo problema i trentini spazzolano tutto (mirtilli funghi ...) e gli orsi cercano progressivamente più a valle il cibo. In altre parole chiediamo che il progetto sia gestito o quanto meno severamente controllato con poteri decisionali, da persone che non siano del posto, perchè se il progetto a favore dell'ecosistema alpino viene gestito dai trentini questi fanno il loro esclusivo interesse e tornaconto a danno della collettività e degli orsi.



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